domenica 22 giugno 2008

Uno sfregio

Mia moglie E. mi ha raccontato questa storia (sempre per parlare di maturandi. E di grandi poeti).
Qualche anno fa il terribile esame di maturità incombeva su sua sorella, la perfida A., che un giorno, fuori di sé dalla preoccupazione per l'evento imminente, si rivolse ad E. in questo modo: "E se mi chiedono le tematiche di Leopardi?".
"Le tematiche di Leopardi?", fece E. "Che problema c'è?".
E cominciò ad enumerare: "La tristezza. La gobba...".


La battuta di mia moglie, che io trovo empia ma divertente, mi ha portato a ricordare una certa poesia di Angelo Manna.
L'ho sentita per la prima volta da Vittorio Gassman, che la recitò da par suo in un programma televisivo di molti anni fa. Rammento che mi vennero le lacrime agli occhi, per il gran ridere.
Ocio: è in dialetto napoletano...



A GIACOMO LEOPARDI


Na tanfa 'e 'nchiuso, n'aria 'e campusanto
spannette tuorno tuorno, addo' 'a jettaste,
sta rimma toja, muféteca e ammurbanta
chiena 'e patenze, tutta mierche e gnaste.

Avisse scritto maje: « stono in salute,
oggi mi sento il cuorio in allecrìa... »
Niente: na mutria eterna, nu tavùto,
na morta 'ncuollo a ogne passo 'e via.

L'ommo fuj' fatto ca nu surzo doce
sott' 'o cantaro 'e fele pure 'o trova:
à vita nun è maj' tutta na croce:
e pure tu n'avist 'a 'vé na prova.

E invece no! Chissà che te custava
d'ausà pure 'a panella assiem' 'a mazza!
E mo vulisse ca scrivesse « Bravo! »?
Ma va fa nculo! Nun ce scassà 'o cazzo.



Avete bisogno della traduzione, nevvero?
Provo a fornirvela, con l'avvertenza che potrebbe non essere proprio perfetta perfetta. Sappiate quindi che rischiate di perderci qualcosa, ecco...
D'altra parte, tradurre poesie è sempre un casino: si sa. Come diceva Robert Frost? "Poetry is what get lost in translation", nevvero?



A GIACOMO LEOPARDI


Odore di chiuso, aria da camposanto
si sparsero tutt'intorno, dove gettasti
questa tua rima, mefitica e pestilenziale
piena di patimenti, tutta macchie e butteri.
Mai che tu abbia scritto: “Sono in salute,
oggi mi sento il cuore in allegria”
Niente: un lamento eterno, una bara,
una morte addosso ad ogni passo della via.
L’uomo fu fatto in modo che un sorso dolce
lo può trovare anche sotto un vaso di fiele:
la vita non è mai tutta una croce:
e anche tu dovesti averne prova.
E invece no! Chissà che ti costava
usare la carota assieme al bastone! (più o meno, n.d.r.)
E ora vorresti che scrivessi: “Bravo!”?
Ma vaffanculo! Non ci rompere il cazzo.



P.S.
Angelo Manna (1935-2001) fu giornalista e, ehm, politico (nel 1983 fu eletto in parlamento per il MSI. Secondo degli eletti a Napoli dopo Giorgio Almirante). Ma sembra si appiccicasse pochino con i suoi camerati, almeno con alcuni: era di idee neoborboniche, disprezzava il Risorgimento (uno dei suoi libri si intitolò Quegli assassini dei fratelli d'Italia, per dire...) e pure la bandiera dai tre colori che è sempre stata la più bella. Un leghista ante litteram, insomma. Solo che era meridionale. A Montecitorio avanzò unicamente proposte da suddito dei Borboni: insegnamento obbligatorio del dialetto napoletano nelle scuole pubbliche, preclusione degli appalti campani alle imprese del Nord, fondazione di un Ente di tutela e valorizzazione della canzone napoletana (propose anche che ‘O Sole Mio venisse dichiarata bene popolare e che alla città di Napoli venissero destinati i diritti d’autore). Se ne sentono, in talkischeap, eh?

A Giacomo Leopardi è tratta da L'Inferno della poesia napoletana, testo che raccoglie poesie (di Manna e di molti altri) scabrose per argomento o per linguaggio. O per entrambi.
Ancora a proposito della traduzione: se qualcuno (soprattutto se parte nopeo e parte napoletano) ci trovasse qualcosa di sbagliato, me lo comunichi. Please...

10 commenti:

Zimisce ha detto...

BELLISSIMA. Sono commosso. Tutto ciò che ho sempre segretamente covato espresso con parole così accorte.

E vaffanculo anche a Recanati, che se non era per il gobbo ora era come Dobbia. Cioè, probabilmente è tuttora come Dobbia, solo che ha il gobbo.

Scusate, infanzia difficile.

Tic. ha detto...

Su, su: coraggio...

barone von furz ha detto...

francamente ho trovato recanati meglio di dobbia...e di gran lunga, anche per i suoi vini. E lei caro tic non faccia l'ipocrita che la vidi commuoversi al museo leopardiano di fronte agli ultimi scritti del poeta...scusate ma è stato poeta e conte...la doppia nobiltà d'animo...

Tic. ha detto...

E' vero...
Mi sono commosso più volte, a Recanati...
Pure per i vini che ci sono da quelle parti, eh!
Non solo per il Poeta (con la maiuscola, Poeta).

barone von furz ha detto...

...se la mette su questo piano metterei con la maiuscola pure Conte...

Tic. ha detto...

E sia!
Conte e Poeta. Poeta e Conte!

Anonimo ha detto...

Chissà che te custava
d'ausà pure 'a panella assiem' 'a mazza!


chissà Cosa ti costò ogni tanto farti dare una carezza invece di pensare solo con il tuo solito pessimismo

armando ha detto...

mierche e gnaste signific in anapletano antico "ciaccare e medicare"

Anonimo ha detto...

un dubbio mi tortura: perche' sono definita "perfida"?

Firmato

A.

Anonimo ha detto...

rimma vuol dire gobba, non rima....