mercoledì 18 marzo 2009

Il signor Zimmerman a venticinque anni


Ho trovato 'sta foto in giro per la rete e ho deciso di pubblicarla.
Credo risalga al 1966, Bob Dylan aveva venticinque anni.
Era il momento più creativo della sua carriera, tra Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde.
Dall'autunno del 1965 fino a tutta la primavera del 1966, mentre era in tour per gli States, «Dylan continuò a scrivere nuove canzoni. Durante una pausa dei concerti, buttava giù un'idea nel camerino. Mentre la Band dormiva nel Lockeed Lodestar noleggiato per la tournée, Dylan lavorava fino a tarda notte a una nuova melodia. Seduto sul sedile posteriore dell'automobile, mentre gli altri chiacchieravano del più e del meno, Dylan aveva le sue visioni al di là del paesaggio, che scorreva veloce. Nelle fumose camere d'albergo, tirava fuori un riff, una frase dalla sua chitarra. “Una volta o l'altra mi riuscirà di sentire dentro la testa la melodia e tutto il resto”, diceva nel 1985».
Così Robert Shelton in Vita e musica di Bob Dylan.
Le visioni di Dylan finirono stipate nelle quattro facciate di Blonde On Blonde, album che uscì nel maggio del '66.
Lo conoscete? E' quel disco che inizia con un blues circense (una roba in stile Esercito della Salvezza: il produttore Bob Johnston voleva che suonasse proprio così), Rainy Day Women # 12 & 35 - everybody must get stoned, in un modo o nell'altro - e termina con un inno, Sad Eyed Lady Of The Lowlands, in cui – è ancora Shelton - “la tradizione folk incontra la poesia moderna”: una delle più belle canzoni d'amore che siano mai state scritte, e questa non è solo la mia povera opinione. Dylan la dedicò alla moglie, Sara Lowndes. Occupava un'intera facciata.
Ascoltai Blonde On Blonde per la prima volta nel lontanissimo (ma a me sempre presente) 1982.
Mi cambiò la vita.

8 commenti:

luciano ha detto...

Io sono del 1954 e dunque puoi solo immaginare in che anno ascoltai per la prima volta BLONDE ON BLONDE oppure HIGHWAY 61 REVISITED.
Non nel '65 o '66 perchè all'epoca avevo dodici anni e sentivo Gianni Morandi, ma nel '68 o '69.
Lo penso anch'io: il Dylan di quella trilogia (ci metto anche BRINGING IT ALL BACK HOME) era in cima all'onda della musica rock di quel tempo, testi visionari, musiche libere, nuove e tradizionali, voce pazza, energia cosmica, band stratosferica, la faccia che avrebbe avuto George Byron se avesse fatto anche il chitarrista punk...Immenso.

tic. ha detto...

L'immaginifico signor Zimmerman diceva che quello di BLONDE ON BLONDE era un sound "rarefatto al mercurio"...

yodosky ha detto...

'sta storia della canzone che cambia la vita l'ho sentita da Tic almeno seicento volte per seicento canzoni diverse. Compreso il Ballo del qua qua.

Manfredi ha detto...

Non vorrei rovinare l'amarcord, ma proprio ieri è spuntata la notizia dei vicini di casa di Dylan. Sono incavolati perché il buon Bob ha messo un cesso esterno per i suoi dipendenti (sic) e i vicini sentono una puzza inenarrabile quando escono di casa...

tic. ha detto...

It's the singer, not the song...

yodosky ha detto...

Che dipendenti ha, il signor Dylan? Dei zozzoni.

luciano ha detto...

La canzone che a ME (sottolineo il soggettivissimo ME) ha cambiato la vita è LIKE A HURRICANE di neil Young. La prima volta che la sentii (e la vidi) fu in televisione a Odeon. Mi pare fosse il 1976. La canzone era ancora inedita (uscì su disco nel '77), io avevo ventidue anni e restai emotivamente fultiminato da Young con i Crazy Horse. E soprattutto dall'assolo di chitarra elettrica, lungo, scomposto, tempestoso, lirico, hendrixiano nel modo più profondo. Dico sul serio: fu uno dei dieci/quindici momenti decisivi della mia intera vita psichica. Perchè grazie a quella Gibson che tagliava l'anima e le viscere, compresi finalmente e per sempre una cosa: i miei sentimenti dovevo riuscire a tirarli fuori con analoga passione, senza mai vergognarmi della loro emotività e della loro (apparente) fragilità. Young lo seguivo già da alcuni anni, ma quel documentario di dieci minuti (concerto a Osaka) mi fece innamorare perdutamente e in maniera indissolubile al suo rock.
Da allora, LIKE A HURRICANE (su vinile, cd, youtube, pc, vhs, dvd, tv, davanti a palchi veri o suonandomela nella testa e nelle mani) l'ho ascoltata centinaia di volte. Con emozione non solo intatta: ogni volta è accresciuta dal fatto che la mia vita è cresciuta e dunque diversa e allora anche quella canzone muta e cresce assieme a me.

yodosky ha detto...

Per quanto mi riguarda, come Tic ben sa, per me non c'è una canzone ma un film. Il muro di gomma. Maledetto Marco Risi, mi devi una vita.