lunedì 21 marzo 2011

Gli sfondoni di Scalfari e Nichi che dice bafta

Ieri, nella sua consueta omelia domenicale, Eugenio Scalfari ha scritto che “Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait però si ritirò subito dopo l'ingiunzione internazionale ma l'armata di Bush in nome dell'Onu lo inseguì fino a Baghdad, lo processò e lo giustiziò”.
Ho atteso inutilmente un'errata corrige su la Repubblica di oggi. Non c'era niente.
Qualcuno lo avrà notato, lo sfondone? O forse non c'era nessuno, in via Cristoforo Colombo 90 a Roma, che fosse disposto a far le pulci al barbone del padre fondatore del glorioso quotidiano di riferimento di noi ceti medi riflessivi?
Poco male, in ogni caso. Ci avrà pensato la stampa berlusconiana, immagino, a far presente che, se le cose fossero andate come le ricorda lo Scalfari, una seconda guerra del Golfo non avrebbe potuto aver luogo manco per sogno.
Eh, già: se nel 1991 l'esercito irakeno in rotta fosse stato inseguito dal Kuwait liberato fino a Baghdad, il famoso Occidente non avrebbe avuto bisogno di inventarsi, dodici anni dopo, la balla spaziale dell'uranio del Niger per giustificare l'operazione Iraqui Freedom.
Detto ciò, non ho molta voglia di scrivere qualcosa su quanto sta accadendo in Libia in questo momento, se non che le truppe di Gheddafi avrebbero dovuto essere fermate, nell'unico modo possibile, già dieci giorni or sono.
Adesso va bene bombardare chi non ha esitato a sparare sui civili per riprendersi il potere (momentaneamente?) perduto, è giusto provare a fermarlo, ma ho come l'impressione che le bombe occidentali rischino di essere molto poco efficaci.
Si è perso tanto tempo. Troppo?
In ogni caso, io ai raid aerei sulla Libia sono favorevole. Immagino che pure a Bengasi e a Tobruk ci siano un sacco di persone favorevoli e mi fa molto piacere essere d'accordo con lo loro e in totale disaccordo col nichivendola di turno che oggi, sempre sulla solita Repubblica, appariva preoccupatissimo: quale sarà lo lo slogancino appropriato alla bisogna, cari compagni?
Il più grande poeta di Terlizzi pare abbia scelto NO A GHEDDAFI NO ALLA GUERRA.
Che dire? A qualcuno il genere piace. A me, invece, ha veramente rotto i coglioni.
Tra l'altro, proprio non riesco a non pensare al fatto che furono i raid americani sulla Serbia, dopo che Milosevic aveva ordinato la pulizia etnica in Kosovo, a far cessare le ultime guerre balcaniche in ordine di tempo, quelle che noi europei ci siamo goduti per quasi un decennio, comodamente seduti in poltrona, senza fare un cazzo di niente per fermarle prima che arrivasse Bill Clinton – evidentemente molto preoccupato, e non ho mai capito per quali pozzi di petrolio – a mettere a posto tutto.
A Bill Clinton i kosovari hanno poi dedicato il Bill Clinton Boulevard, a Pristina.
E, chissà, forse dedicheranno una strada pure a quelli che, mentre Clinton bombardava i responsabili della pulizia etnica, in Italia dicevano NO A MILOSEVIC NO ALLA GUERRA.
Ma col tempo. Adesso non credo siano ancora pronti.




P.S.
Disse una volta il grande John Huston che davanti a un disgraziato che sta affogando si incontrano, di solito, due categorie di uomini: quelli che si buttano in acqua per salvarlo e quelli che si mettono a fare della filosofia sulla brevità della vita umana.
Sapendo che, certo, le guerre si fanno per ben altro (ben altro tipo il petrolio, perbacco!), voi a quale delle due categorie sentite di appartenere?

17 commenti:

atlantropa ha detto...

raid americani sulla Serbia, dopo [citazione necessaria] che Milosevic aveva ordinato la pulizia etnica in Kosovo [citazione necessaria]

Anonimo ha detto...

Non prendiamoci per il culo, a noi europei non frega un cazzo di quanto è cattivo Gheddafi, almeno non fino a quando non fa esplodere gli aerei nei cieli della Scozia. E non ci frega un cazzo di "liberare" i popoli della sponda sud del mediterraneo.
A noi europei frega solo di poter pagare la benzina ed il metano qualche centesimo in meno al litro o al metro cubo, per il resto gli africani possono anche schiattare, con o senza l'arrivo dei nostri missili.

tic. ha detto...

Mi fa piacere che dici 'noi'. Avrai anche tu, come me, l'automobile che va a benzina e il riscaldamento in casa, penso...
Quindi 'noi' mi sta bene.
Detto ciò, io avrei accennato pure ai Balcani.
Parliamone un po', dai, di come i pacifisti occidentali hanno contribuito a far finire le ultime guerre balcaniche...

E comunque, se il punto di vista degli europei è quello che dici tu,resta il punto di vista degli insorti in Cirenaica.
Che non credo proprio pensino a quello in corso come a un intervento 'colonialista'.
Loro, in questo momento, hanno degli alleati contro Gheddafi.
A me può bastare.

Zimisce ha detto...

Caro mastro,

ça va sans dire, sul Kosovo non sono affatto d'accordo. Invece sulla questione libica la penso ESATTAMENTE così:

http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003840.html

l'avevo già scritto sul mio blogghino, ma il buon Quadruppani l'ha scritto meglio.

Vedere una guerra asimmetrica in azione è straziante, ma il mio cuore sta con gli insorti. Anche se per farcela han dovuto chiedere aiuto a degli "alleati" infami e nostalgici delle colonie quali noi siamo. ¡Que viva la revolucion libica!

Z

ps
Speriamo bene.

atlantropa ha detto...

Tic,
perdonami ma devo ripetere la mia domanda.

Tu dici che (in ordine cronologico):
1. Milosevic ordina la pulizia etnica in Kossovo;
2. iniziano i raid americani, che a detta pulizia etnica pongono fine.

Ecco, questa ricostruzione storica su che cosa si basa? sul tg1? sulle testimonianze degli uomini-OCSE in merito a Račak? su uno scritto di Tudjman? te lo chiedo perchè ho sempre trovato molto serio ed accurato quello che scrivi in queste pagine, ma 'stavolta qualcosa proprio non mi torna.



En passant: se in una scazzottata tra due tizi ne tieni fermo uno dei due e lo fai picchiare dall'altro, è abbastanza naturale che la scazzottata finisca rapidamente, non credi?

tic. ha detto...

Su cosa si basa?
Su quello che ricordo di quel che accadde dopo Rambouillet per come lo ricordo.
Guarda, so benissimo che c'è chi sostiene che certe stragi di civili albanesi siano state 'stragi mediatiche', cioè inventate a bella posta per giustificare un intervento militare occidentale in Kosovo.
Ma...
Mi pare difficilmente confutabile che le guerre nella ex Yugoslavia siano finite dopo il 1999.
Dopo i bombardamenti sulla Serbia, dunque.

Sappi (è giusto che tu sappia) che per me esiste un prima e un dopo Sarajevo.
Non hai idea di cosa abbia significato per me vedere per tre anni le immagini di Sarajevo assediata da Mladic.
Quelle della strage del mercato, in particolare.
Non hai idea.
Un'ossessione vera e propria.
La pensavo come Sofri, al tempo.
Oggi la penso come Daniel Cohn-Bendit.
E concordo in gran parte con Quadruppani.

atlantropa ha detto...

Tic, guarda che non metto minimamente in dubbio la tua sensibilità, specie di fronte a tragedie del calibro di Sarajevo; è un po' che ti leggo, e nel mio piccolo ho imparato a conoscerti e ad apprezzarti.

Quello che contesto, e vivacemente, è la pratica di ridurre la storia a storielle, il che temo sia uno degli anelli della catena che poi porta alla barbarie.

Nel caso del Kosovo, così come di altre zone dei Balcani, c'è in ballo un odio etnico, che vuol dire un compagno la cui morte grida ancora vendetta, un territorio conteso palmo a palmo, il tutto rafforzato dal fatto che le medesime meccaniche si ripetono da generazioni.
Ora, un politico potrà far leva sull'odio etnico, cavalcarlo, soffiare sulla sua fiamma; ma non può crearlo, inventarlo.
Se persino per quanto riguarda la Shoah non è chiaro se vi sia stato l'ordine di una soluzione finale, io sul Kosovo qualche dubbio me lo porterei dietro.

Dici che le guerre in Jugoslavia sono finite nel '99; e vorrei vedere: una volta messa in ginocchio la Serbia - con i nostri aerei che tornavano indietro carichi di bombe perchè non sapevano più cos'altro colpire - mancava la premessa materiale per il combattimento.
Peraltro due belle nuclearizzazioni potrebbero aver posto fine alla seconda guerra mondiale (la questione è ancora controversa), ma ciò non le fa certo diventare qualcosa di buono e giusto.

Sul Kosovo ci si dimentica che all'inizio del conflitto gli sfollati erano forse alcune decine di migliaia, mentre alla fine circa un milione; dopo l'inizio dei bombardamenti l'esercito serbo non aveva più ragione di misurare le proprie operazioni e fece - com'era facilmente prevedibile - terra bruciata; per cui: a chi è servita quella guerra?, chi abbiamo ajutato?, chi abbiamo danneggiato?
Il conflitto scaturiva poi da una situazione molto ambigua: missioni di osservatori internazionali sabotate, l'ultimatum di Rambouillet, le incongruenze sul rendiconto di certi massacri, le immagini della "gente dei boschi" trasmesse a ripetizione dai network occidentali, gli americani che istruivano i militari dell'UCK (e bada: non è complottismo, è roba che trovi sul quaderno speciale di Limes (se vuoi te lo paso)).

La pratica della pulizia etnica è continuata anche dopo, magari sbilanciata in un altro senso; un indizio del fatto che l'odio non è stato spento, che il conflitto permane, solo ha un'altra intensità.

Anche in Bosnia, dove la guerra è finita quando l'occidente ha separato le pecore dai capri, con Tudjman a fare la parte del buono (ecco, non so, magari potrebbe essere stato un errore...), forse i problemi sono ancora tutti lì sul piatto, solo nascosti o ignorati.

E dunque, ora ci si imbarca in una nuova e bella guerra per la liberazione degli oppressi dal malvagio di turno.
Eppure io vorrei sapere qualcosa di più sugli schieramenti contrapposti, sulle loro armi, sui meccanismi che hanno caratterizzato l'inizio dei disordini, sulle fosse comuni e sui mercenari centrafricani, sul numero di perdite giornaliere (che, mi pare di capire, sono solo qualche decina: non sono un po' pochine per una guerra civile?).
Vorrei capire, tra le altre cose, in base a quale diritto chi per decenni ha sostenuto il tal dittatore ora può eregersi a paladino dei diritti dei suoi perseguitati.
O ancora più semplicemente, vorrei capire perchè dovrei credere che questa volta saremo in grado di piazzare uno sgherro dai metodi più civili del precedente, specie se poi il principale compito che dobbiamo assegnargli è quello di costruire campi di concentramento per preservare la purezza dell'Europa.

tic. ha detto...

Per la Shoah c'è stata la conferenza di Wannsee, gennaio 1942.

Che poi per la Bosnia molti problemi siano ancora lì, tutti sul piatto, posso senz'altro concordare con te.
Molti PROBLEMI della Bosnia, però, non le MATTANZE in Bosnia.
Quelle sono finite con Milosevic e con Karadzic.
Al momento, magari. Ma comunque finite.
Abbiamo smesso da più di un decennio di godercele in tivvù.
Bravo Clinton (bravo pure D'Alema)e palla al centro.

Qaunto alle domande che ti poni, le apprezzo, credimi.
E ti fanno onore.
Ma resta il fatto che in questo preciso momento c'è della gente, in Cirenaica, molto contenta per quello che sta piovendo sul capo del nostro vecchio amico Gheddafi.
Il punto di vista di quella gente dovremmo, secondo me, averlo ben presente. Nel tuo discorso, invece, quel punto di vista non è minimamente considerato.
La risoluzione Onu sulla Libia, poi, dice cose ben precise.
Bisogna fermare i massacri dei civili ad opera di Gheddafi.
Non rimuovere Gheddafi.
A me sta bene.
Non sta bene, invece, fare lo spettatore di massacri.
Come mi è capitato con Sarajevo.

Ti sembrerò mostruoso, ma non comprendo l'ANPI che OGGI dice "parli la diplomazia".
E ieri, solo ieri, a Gheddafi non diceva NULLA (come un sacco di altra gente, per carità: ma è davvero migliore, l'ANPI, di chi per decenni ha taciuto per interesse davanti a Gheddafi?).
Sarebbe poi gradito qualche corteo pacifista per cause un tantinello meno epidermiche del 'dagli all'imperialista occidentale'.
Tipo, che so? Oggi tutti in piazza contro Gheddafi, compagni!
Cioè, capisco che protestare contro, mettiamo, gli USA, il Regno Unito o la Francia (che sono tutte quella cosa imperfetta e mica tanto pulita, alla fine, che si chiama 'democrazia') possa rappresentare, volendo, pure una sorta di perverso omaggio alla virtù e che protestare contro qualche satrapo africano psicopatico sia senz'altro meno soddisfacente (a protestare contro una democrazia qualche breccia la si può sempre aprire, da qualche parte - contro una dittaura, quasi mai).
Ma insomma.

Diciamo che le mobilitazioni annunciate contro l'itervento in Libia non mi vedranno presente.
Poco male. Non mancherò a nessuno.

atlantropa ha detto...

Per la Shoah: io lì pensavo ad un ordine da parte di Hitler - l'omologo di Milosevic, nel parallelismo. Che io sappia, non c'è prova che vi sia stato (spero, nel dire ciò, di non passare per negazionista).

Venendo al punto: ecco, quando parli della gente della Cirenaica centri il punto: chi sono?, quanti sono?, cosa sta succedendo realmente?, quante stragi sono state consumate?, e come?, coi bombardamenti?, ma quanti bombardieri ha Gehddafi?, e quante città avrebbe raso al suolo?, che pericolo c'è per il futuro?, etc.

Insomma, quello che mi sfugge è proprio questo, cosa sta accadendo e le sue dimensioni, e di conseguenza anche l'urgenza dell'intervento militare. E non è che non stia provando ad informarmi...
Se, come osservi tu, non solidarizzo non è per cinismo o benaltrismo, ma proprio perchè non ho neppure capito con chi e per che cosa dovrei farlo.

A differenza di quanto accadde in Bosnia, e similmente a quanto accadde in Kosovo, qui non riesco ad avere il polso della situazione; ad esempio nella risoluzione ONU si è invocato il Chapter VII della Carta, invece del Chapter VI (quello delle risoluzioni sulla questione israelo-palestinese, che infatti sono carta straccia); e quindi dovrebbero esserci innanzitutto un soggetto di diritto internazionale contrapposto a Gheddafi, e quindi una violazione dei suoi diritti da parte della Libia propriamente detta.

Ciò è strano: che io sappia gli insorti hanno avuto scarso riconoscimento internazionale; inoltre pensa a quanti anni ci ha messo l'ANP per esser presa in considerazione (anzi: se non erro non vi è alcuna risoluzione ONU anteriore alla seconda metà degli anni 70 che faccia semplice menzione dell'esistenza di un "popolo palestinese"), e pensa a quante reali emergenze umanitarie internazionali (situazioni in cui il numero delle vittime era a 6 cifre) sono state sostanzialmente ignorate dalla comunità internazionale.

Ripeto: personalmente qualcosa non quadra (e spero, nel dire ciò, dio non passare per un sostenitore di Gheddafi).
Ciao, Rocco.

tic. ha detto...

No. Non passi per negazionista. per capzioso forse sì. ;)

No so per cosa o con chi dovresti solidarizzare tu.
Io solidarizzo con quei libici di cui ha scritto oggi (e ieri) Bernardo Valli su Repubblica.
E lo faccio volentieri.

Anonimo ha detto...

Bernardo Valli, oltre a essere un vecchietto delizioso e di gran classe, ha scritto un capolavoro, con quel reportage sugli shabab.

Zim

atlantropa ha detto...

Ok, così ora dopo aver letto tutti gli articoli di limes online taggati Libia mi tocca leggere pure tutti gli articoli di Valli dell'ultimo mese, mannaggia a voi ed alla vostra (spaventosa) cultura.

Eppure la mia perplessità di fondo è semplice (e, giuro, non capziosa, ma proprio terra-terra): c'è davvero un'emergenza umanitaria in Libia? [se sì: dove posso trovare un po' di documentazione in proposito?]

yodosky ha detto...

In compenso io sono ignorantona, ho scoperto ieri che Viareggio non sta vicino a Rimini e la Libia manco so dove sia.

Anonimo ha detto...

@atlantropa. se posso darti un consiglio, oltre agli articoli del sommo Valli (patriarca dei corrispondenti di guerra italiani), butta un occhio qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2011/03/003848.html#003848

ciao!

Zim

Anonimo ha detto...

ecco chi xe: BOSCAROLLI dell'ASCOM!!! Liam

Paolo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fabio Montale ha detto...

ahaahhahaha arrivo tardi ma non posso perdermela:
davanti a qualcuno che annega ci sono due categorie di persone: quelli che si buttano e quelli che leggono il giornale, non si accorgono di nulla e poi alzando la testa dicono: cos'e' successo???