lunedì 23 febbraio 2009

Non ho letto il libro, ma ho visto il film

Secondo Graham Greene, “il ruolo dello scrittore è quello di suscitare nel lettore simpatia verso quegli esseri che ufficialmente non hanno diritto alla simpatia”.
Bene: ieri sera sono stato malissimo, al cinema, per le disgrazie di Hanna Schmitz (letteralmente: ho sofferto insieme ad Hanna Schmitz, perché questo significa simpatia), una kapò delle SS processata e condannata per crimini di guerra, magistralmente interpretata da una Kate Winslet sempre più brava (ammirata di recente nel bellissimo Revolutionary Road), e ho capito (forse...) che cosa Graham Greene intendesse dire.

The Reader è un film sul senso di colpa (quello di un uomo e quello di un intero popolo) e sul potere della Cultura, enorme ma revocabile in ogni momento: come scrisse una volta George Steiner, “il «meraviglioso giardino» di Goethe è vicino al lager di Buchenwald”. Ovvero, dobbiamo sempre interrogarci sui rapporti che intercorrono “tra la nostra immensa storia culturale, orgoglio infinito della nostra civiltà, e la barbarie”).
Fate un salto al cinema che ne vale la pena.
Quanto a me, vedrò di trovare il tempo per leggere A voce alta (Der Vorleser), il romanzo di Bernhard Schlink da cui il film è stato tratto: che se tanto mi dà tanto...

7 commenti:

luciano ha detto...

Malgrado la stima e la fiducia in Tic, malgrado la simpatia e l'ammirazione per Kate (sempre più carnalmente bella e, pare, sempre più brava: dimostrazione che intelligenti e capaci non si nasce ma si diventa, come ad esempio Clint Eastwood), il film non andrò a vederlo. Il motivo è semnplicissimo: non ho nessuna ma proprio nessuna voglia di star male (o addirittura, come dice Tic, "malissimo"). Basti pensare che, in questo periodo, io e mia moglie alterniamo (in dvd) i telefilm di Miami Vice, X-Files, Six Feet Under e "My name is Earl" all'insegna del motto "almeno la sera mi rifiuto di angosciarmi".

yodosky ha detto...

Anche se ho preferito Revolutionary Road, di questo film ho apprezzato molto la riflessione che ti fa fare sul pesuccio che ha sulle spalle la buona cruccheria. Diobono se hanno fatto i conti con il loro passato, i tedeschi. E noi invece a osannare il fascismo, che se non fosse tragico farebbe ridere: come diavolo fai a prendere sul serio una cosa che s'è inventata il Minculpop?

riccardo uccheddu ha detto...

Non ho ancora visto il film e non so neanche se potrò andare a vederlo: con 2 pargoli scatenati, come fai?
A parte questo, la frase di Goethe è fenomenale: obbliga un intero popolo ed ognuno di noi a fare i conti col proprio lato oscuro, a prendere in considerazione la fondamentale ambivalenza che attraversa la nostra intelligenza e volontà.
Da qui il dovere della memoria ed anche quello di polemizzare, spesso DURAMENTE con certi ridicoli personaggi che si sono autoproclamati democratici, dopo aver custodito la tragica fiamma di Salò per anni!
Un caro saluto, fradi a te ed alla signora. Scusate l'assenza ma 'sto precariato mi sta angosciando.

francesco ha detto...

Vado controcorrente e dico che La storia è telefonata, prevedibile, non decolla; ed è fastidiosissimo, per non dire altro, che questi tedeschi leggano libri coi nomi inglesi. Almeno Peter Sellers che recita con l'orologio all'inizio di "Hollywood party" voleva far ridere, e ci riusciva alla grande, qui invece sembra che vogliano prenderti in giro, e ti arrabbi.

tic. ha detto...

I libri del ragazzo tedesco scritti in inglese hanno infastidito pure me e mia moglie.

La storia invece c'è piaciuta parecchio.

yodosky ha detto...

Cosa comune, peraltro: accadeva lo stesso in Alexander

Fabio Montale ha detto...

Non l'ho visto. Ma sono sempre in auto e ascolto il trailer radiofonico. E' parecchio divertente sentire la voce, greve, drammatica, 'alberto lupo', che annuncia: "De rìder... al cinema!"