sabato 26 luglio 2008

Cinquant'anni ad oggi


Il 26 luglio 1958 usciva nei cinema italiani I soliti ignoti, uno dei film che amo di più, uno di quei film che non mi stanco mai di rivedere.
La scena di Dante Cruciani/Totò che fa lezione sul tetto potrei ripetervela dialogo per dialogo, parola per parola e non sfidatemi, non vi venga in mente di scommettere con me...
Ma poi tutto, dai: tutto quanto.
Peppe er Pantera (Vittorio Gassman nel suo primo ruolo comico, un'invenzione di Mario Monicelli e degli sceneggiatori Age, Scarpelli e Suso Cecchi D'Amico) che, come dicono a Roma, zagagliava, e aveva in mente un colpo sc-sc-sc-scientifico.
E Capannelle: “Dimmi un po' ragassuòlo, tu conosci un certo Mario che abita qua intorno?”
Bambino: “Qui de Mario ce ne so' cento”.
Capannelle: “Sì, va bene, ma questo l'è uno che ruba...”
Bambino: “Sempre cento so'!”
Mario era Renato Salvatori e aveva tre mamme, il fortunato, mica una.
Capannelle si chiamava Carlo Pisacane: un bravissimo attore napoletano. A me sembra di morire ogni volta che, ad un certo punto, er Pantera prende le misure, con uno sguardo assai eloquente, ai suoi poveri abiti raffazzonati e gli dice: “Ma per forza in giro così devi andare?”, Capannelle risponde, tutto orgoglioso: “Sportivo!” e quell'altro, tra lo sconsolato e l'incazzato: “Ma quale sportivo, stai in divisa da ladro...”.
Ferribotte, poi (Tiberio Murgia, da Oristano, attore per caso e per botta di culo), l'atroce fratello della povera Carmela: “Componiti, Carmela!”. “Composta sono”.
E infine Tiberio (Marcello Mastroianni), Tiberio che ci mette l'epigrafe :“Rubare è un mestiere impegnativo. Ci vuole gente seria, mica come voi. Voi al massimo potete andare a lavorare”.
Martedì scorso la Repubblica ha dato la parola a Furio Scarpelli, 89 anni, in una pagina davvero bellissima a firma Paolo D'Agostini. L'intervistato, raccontando come nacque I soliti ignoti, riesce pure a spiegare perché il cinema italiano, da grandissimo che era, è diventato una robetta.
Prendete nota.

Intanto va detto che un film potesse andare bene o male era secondario all'epoca, si faceva veramente quello che ci sembrava giusto.
E quella volta ci si era innamorati giustamente di un Gassman che, da attore di alta tradizione, si potesse camuffare da romano che parodiava gli eroi dei film americani. Questo era un rischio, ma quello che oggi si chiama rischio all'epoca era stimolante. Si diceva semplicemente: oh, famo 'sta cosa perché non è stata fatta. Lo spirito anche della produzione era: se lo spettatore qualche cosa non la sa, meglio, gliela diciamo noi. Ora avviene il contrario: ma 'sta cosa lo spettatore non la conosce, quindi è inutile che gliela diciamo. Monicelli vide in una trattoria un tale che aveva sempre le palpebre a mezz'asta, era Tiberio Murgia, e l'ha fatto diventare attore. Ora gli attori non sono più in grado di camuffarsi da personaggi diversi da quello che sono. Adesso fanno il giovanotto per sempre, pure a 50 anni.

1 commento:

luciano ha detto...

Anche a me piace moltissimo. I due passaggi preferiti? "Cammmiela copriti" e quando buttano giù il muro e trovano Capannelle che mangia la pasta e fagioli.
Con Una vita difficile, Il sorpasso, L'Armata Brancaleone e Bianca, la mia "commedia all'italiana" preferita.
http://lucianoidefix.typepad.com/