sabato 18 aprile 2009

Tempo di malafede

Un consiglio di lettura prima di andare a far la nanna (ché sono un po' stanchino, come direbbe Forrest Gump).
L'ambiguità, di Simona Argentieri (membro ordinario e didatta dell'Associazione Italiana di Psicoanalisi e dell'International Psycho-analytical Association) è un libriccino di poco più di cento pagine sulla malafede assunta come cifra peculiare del nostro tempo: un «atteggiamento mentale subdolo e sfuggente, difficile da definire», rilevato dapprima in alcuni pazienti e poi «anche nelle relazioni quotidiane, nella dimensione pubblica e in quella privata».
L'ipotesi dell'autrice, suggestiva assai, è che l'ambiguità e la malafede siano dei fenomeni psicologici - «al confine tra l'esperienza clinica e la vita, tra la patologia e l'etica» - che rivelano «minime falle del pensiero, piccole ma non per questo innocue, al tempo stesso sintomi di un disturbo cognitivo e segnali di una carenza morale».
Si parla, per capirci, di situazioni in cui il contrasto tra ciò che si proclama e ciò che si vive «non dipende da un sottile meccanismo difensivo psicologico; ma è la conseguenza di una precisa scelta conscia e consapevole di salvaguardare il proprio interesse contingente senza rinunciare a proporsi all'esterno come portatori di norme morali ideali».
E se in questo momento state pensando alle abituali fregnacce di un Berlusconi, o di un Casini, sappiate che siete sulla strada giusta.
«I casi per me più odiosi – scrive Argentieri - sono quelli di parlamentari che nell'arena politica si atteggiano a campioni della Chiesa cattolica in difesa dei sacri valori, alzando muraglie contro qualsiasi ipotesi di cambiamento che si discosti dal più stucchevole e fasullo modello di vita e di famiglia, mentre nella loro quotidiana realtà praticano ogni genere di trasgressioni e variazioni: devozioni e divorzi, separazioni e unioni con e senza la benedizione ecclesiastica, figli di prime, seconde e terze nozze... con in aggiunta la spudorata coesistenza di mogli e amanti. Banalità della vita quotidiana che mi lascerebbero in una relativa indifferenza se non fossero accompagnate non solo da genuflessioni e frequentazioni cardinalizie, ma anche da rumorose battaglie mediatiche a protezione dei “valori” tradizionali».
L'ambiguità
, di illuminazioni, ne offre parecchie.
Tanto per gradire, «l'ombra della malafede non risparmia neppure l'ambito della spiritualità e delle fedi religiose, che così spesso vengono chiamate in causa nelle discussioni di bioetica, per lo più in contrapposizione al pensiero laico, come se la spiritualità fosse un'esclusiva delle trascendenza.
Più volte, ad esempio, ho sentito proclamare del risorgere del “bisogno di religiosità” nella cultura occidentale moderna. Ma la mia impressione è che semmai in questa nostra epoca ci sia poco spazio per lo spirituale e molto per l'irrazionale; e non vorremo certo addebitare all'anelito trascendente tutte le forme spicciole di pensiero magico - dall'astrologia all'occultismo, alle diete balorde, alle terapie alternative del corpo e della mente - che caratterizzano le fastidiose mode cosiddette
new age» (il grande Chesterton, dal suo punto di vista, la diceva così: «Da quando gli uomini hanno smesso di credere in Dio non è che non credano più a niente; credono a tutto». Ma il concetto è lo stesso, no?).
E beccatevi pure questa: «vediamo d'altronde come l'estrema intolleranza coincida sempre con il senso esasperato del confine.
Così, nella
Muraglia e i libri, Borges ci ricorda che Shi Huangdi, l'imperatore della dinastia Qin, fu colui che nel 246 a.C., contro la minaccia de feroce popolo Xiongnu, fece erigere a Settentrione la “Grande Muraglia”. Un'opera colossale, estesa nel corso del tempo per monti, valli e deserti per oltre seimila chilometri, rafforzata poi con un doppio muro alto fino a dieci metri, che è divenuta nella fantasia universale il simbolo dell'iperbole della struttura difensiva.
Ma ha ragione Borges a sottolineare che non è casuale che sia questo stesso imperatore dell'antica Cina ad avere ordinato, al di qua del possente muro, il rogo di tutti i libri considerati ostili al suo potere».
Vi ho fatto venir voglia di leggerlo, 'sto testo? Sì?
I hope so, miei cari.
Per quanto mi riguarda, vedete, Simona Argentieri è riuscita a farmi pensare che forse c'è vita al di là del feroce contemptus mundi (patetico alquanto, lo so. E sicuramente viziato da malafede e ambiguità, mortacci mia) di cui sono capace: «In casi estremi, un individuo, quando si vede confrontato con eventi pubblici che sono di per sé scandalosi e traumatici, ma che se fossero riconosciuti come tali dalla coscienza lo farebbero sentire disperato e impotente, può reagire fingendo con se stesso di non capire, di non vedere e di credere che tutto ciò che accade sia “naturale”.
Solo così si può spiegare l'acquiescenza, la collusione, la complicità distratta di tante brave persone con una realtà politica infida, che riesce a stabilire un patto inconscio – solidissimo – di apparente consenso».
Farei male a disprezzare in massa gli elettori della Destra al potere, insomma: molti di loro sono infatti delle brave persone che semplicemente fingono di non capire e di non vedere lo schifo immane che legittimano col loro voto da untermenschen del cazzo: perché, se mai riuscissero a capire e vedere qualcosa, si ritroverebbero con la psiche fritta, poveracci.
Uhm... Mumble mumble...

6 commenti:

Zimisce ha detto...

è un bel po' che non propino un proverbio. non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.

non so comunque se sia solo così. effettivamente ci sono delle brave persone (urgh che termine) che votano nero. ma poi parlandoci si nota solitamente un'assoluta ignoranza della politica. a tutto campo, dai fondamenti alla prassi. solitamente li sostituiscono con luoghi comuni oppure con analisi personali che però non hanno attinenza alcuna con la realtà.

quindi saranno anche delle brave persone, ma sono degli stronzi.

paradosso.

spunti interessanti.

tic ha detto...

Io non sono granché, come persona.
Ma sono migliore di uno che vota per Calderoli. O per Borghezio. O per Gasparri.
Ostia, se lo sono!
D'altra parte, sei non sei meglio di uno che vota per Borghezio, di chi sei meglio?

yodosky ha detto...

La roba triste è che in fondo non esiste un essere umano del tutto coerente con le sue convinzioni, mai, altrimenti sarebbe insopportabile. Il che porta a dire che non puoi avere fede nell'umano perchè prima o poi fregherà (questo il motivo per cui alla domanda Chi è il tuo campione preferito rispondevo sempre "Varenne": almeno lui è sincero). Che poi questa banale verità venga assunta a scusa di ogni comportamento ipocrita, beh, siamo un paese cattolico e c'è sempre un confessionale per tutti, Ya-hu!

yodosky ha detto...

Tra l'altro è il libro in cui si faceva quelle considerazioni su grandi civiltà e cazzate che fanno le grandi civiltà, tema che contemporaneamente stavo sviscerando in un altro blog?

Fabio Montale ha detto...

Malafede? Borghezio?
Che nienteniente vi siete persi questo?

http://tv.repubblica.it/ricerca/borghezio-lezioni-di-fascismo/31106?video&keyword=borghezio&tgtsrc=pla

luciano ha detto...

Gran bel libretto, per nulla auto-assolutorio. E dunque profondamente anti-italiota.
(E ho molto apprezzato la citazione di Chesterton. Io sono protestante e lui era papista, io sono di sinistra e lui nemmeno per idea. Però: che humour, che brillante intelligenza, che meraviglia alcuni dei racconti e dei romanzi e dei saggi. Non per caso, Borges lo amava e lo ammirava)