mercoledì 2 luglio 2008

Conservatori nel Sessantotto



Credo che il Regno Unito sia l'unico Paese al mondo dove si organizzano dei concorsi per premiare il villaggio più bello del reame. Oddio, adesso che ci penso, qualcosa del genere era venuta in mente pure al nanerottolo prepotente più amato dagli italiani, non ricordo più se nella campagna elettorale del 1994 o in quella del 1998. L'orrendo soldo di cacio aveva promesso che, se fosse stato eletto, avrebbe provveduto ad organizzare un concorso tra le città italiane per stabilire quale fosse la più ridente (ridente come lui, ça va sans dire) ovvero la più ordinata e pulita, la più fiorita (fiori nelle aiuole dei parchi pubblici e fiori alle finestre delle case, signora mia). In linea con questa tenerissima puttanata, con la coerenza adamantina che l'ha sempre contraddistinto, quando ci fu il G8 a Genova il signor Berlusconi si preoccupò di far togliere quei fili da bucato carichi di panni stesi ad asciugare, ben in vista (troppo in vista) sui balconi di molti palazzi del centro storico del capoluogo ligure (e tra edificio ed edificio, sopra ai carruggi), da lui considerati profondamente antiestetici.
Ma basta col nano, dai.

Adesso vi voglio raccontare di una delle più belle canzoni pop che siano mai state scritte, nonché di una delle canzoni più meravigliosamente inglesi che siano mai state cantate.
Perché? E perché no?
Talkischeap, nevvero?
Nel fatidico Millenovecentosessantotto (fatidico per me, che modestamente ci nacqui, e fatidico per mezzo mondo, dalla Sorbona a Berkeley passando per l'infame notte di Tlatelolco), in quell'anno ormai famosissimo in cui un sacco di giovani realisti si misero a chiedere, e giustamente, l'impossibile, i Kinks cantavano una canzone (una delle loro più belle) in cui chiedevano all'onnipotente di salvare il villaggio verde. E non solo, non solo. “Dio salvi i piccoli negozi, le tazze cinesi e la verginità/ Noi siamo l'associazione che condanna i grattacieli/ Che Dio salvi le case stile Tudor, i tavoli antichi e i biliardi”.
Insomma, Ray Davies, nel Sessantotto (e son quarant'anni, ormai ve ne sarete accorti: nevvero?), se ne uscì con un disco profondamente (e deliziosamente) conservatore. Non semplicemente retro, no: proprio conservatore. D'altronde, preservation proprio “conservazione” vuol dire.


Davies, padre padrone dei Kinks, è sempre stato un anti-progressista, uno spregiatore convinto dell'epoca del trionfo della tecnica e della sua cultura (in 20th Century Man, una canzone di Muswell Hillbillies, anno domini 1971, canterà: “This is the age of machinery/ A mechanical nightmare” – l'età delle macchine, un incubo meccanico - “It's the age of insanity” - l'età della pazzia - “You keep all your smart modern writers/ Give me William Shakespeare/ You keep all your smart modern painters/ I'll take Rembrandt, Titian, Da Vinci and Gaisborough” - ma teneteveli pure, i vostri bravi scrittori moderni: a me date Shakespeare. E, già che ci siamo, tenetevi anche i vostri grandissimi pittori moderni: io prenderò Rembrandt, Tiziano, Da Vinci e Gainsborough. Capito il tipo?).
The Village Green Preservation Society è stato definito (da Giacomo Este) “un nostalgico peana all'Inghilterra che non c'è più ma che può ancora essere almeno vagheggiata” e c'è davvero poco da aggiungere.
La cosa che colpisce, e pure parecchio, è che Ray Davies, essendo nato nel 1944, non aveva certo potuto conoscere la signora Mopp (personaggio del programma radio BBC degli anni Quaranta ITMA – It's That Man Again), come dire, in tempo reale. La stessa cosa credo possa essere affermata per quel caposaldo del music hall britannico che fu l'Old Mother Riley di Arthur Lucan, (venne rappresentata fino al 1954).
Com'è che diceva Jerry Rubin, al tempo (un tempo parecchio rumoroso, via. In cui si asserivano un sacco di cose con un tono che non ammetteva repliche)? Non fidatevi di nessuno che abbia più di trent'anni? Ecco. Ray Davies, invece, rimpiangeva il passato di Albione, cantava di treni a vapore (Last of The Steam-Powered Trains) e di idilli bucolici (“it is heaven to be like a willow tree” in Sitting By The Riverside), dei romanzi di Conan Doyle e del Fu Manchu di Sax Rohmer, della George Cross (una delle massime onorificenze che possano essere conferite nei Paesi del Commonwealth) e di villaggi in mezzo al verde di qualche shire (manca la caccia alla volpe, lo so. L'afternoon tea, invece, era già stato celebrato dai Kinks. Un anno prima).
Beatamente lontano dallo spirito dei tempi e dalla pazza folla.
Fu una spassionata (e pure coraggiosa, direi) dichiarazione di poetica, il disco dei Kinks del 1968 (il loro capolavoro, secondo tic: Face to face e Something else by The Kinks permettendo): The Kinks are The Village Green Preservation Society. I Kinks SONO la Società per la Conservazione del Villaggio Verde. C'era poco da equivocare: conservatori nel Sessantotto.
Ma quant'è inglese, siore e siori, lo snobismo? Ma quanto?
The Village Green Preservation Society: un must se per quell'isola dove non c'è l'euro, si guida a sinistra e alle cinque in punto (così dicono...) si prende il tè, avete qualcosa che assomiglia a un debole.
Ci siamo capiti?

We are the Village Green Preservation Society
God save Donald Duck, Vaudeville and Variety
We are the Desperate Dan Appreciation Society
God save strawberry jam and all the different varieties
Preserving the old ways from being abused
Protecting the new ways for me and for you
What more can we do
We are the Draught Beer Preservation Society
God save Mrs. Mopp and good Old Mother Riley
We are the Custard Pie Appreciation Consortium
God save the George Cross and all those who were awarded them
We are the Sherlock Holmes English Speaking Vernacular
Help save Fu Manchu, Moriarty and Dracula
We are the Office Block Persecution Affinity
God save little shops, china cups and virginity
We are the Skyscraper Condemnation Affiliate
God save Tudor houses, antique tables and billiards
Preserving the old ways from being abused
Protecting the new ways for me and for you
What more can we do
God save the village green.

P.S.

Se volete approfondire, http://www.eng-villages.co.uk/

6 commenti:

Zimisce ha detto...

I villaggi inglesi sono meravigliosi. Li capisco eccome.
In Inghilterra è più facile essere conservatori. Da noi bisogna andare indietro di 600 anni per trovare roba seria.

Nel mio piccolo, porto l'esempio dei Jethro Tull, che in piena esplosione del punk (stesso anno in cui i Clash pubblicano THE CLASH) scrivono il superbo SONGS FROM THE WOOD.

E tu, mister Tic, sei proprio sicuro che ti schifi Tolkien?

Tic. ha detto...

Beh, si...

Uno che ama molto Tolkien e che viene spesso a trovarmi/ci è l'uomo tigre (che lotta contro il male...).

Zimisce ha detto...

L'Uomo Tigre era il mio eroe da bambino. Per farmi dormire mi dovevano cantare la sigla.
Un'ulteriore conferna ;)

Manfredi ha detto...

Mai approfondito più di tanto il discorso con i Kinks. Penso che sia arrivata l'ora.

yodosky ha detto...

Sì la canzone è divertente, strano, visto quello che Tic mi propina di solito in auto...
Tall Dwarfs docet

Anonimo ha detto...

Io stravedo per i Kinks e per Ray Davies in particolare (che continua a far dischi assai pregevoli: "Workin man's cafè" del 2007 è all'altezza). Testi ironici o dolenti, colti. Arrangiamenti gustosissimi. Tiri rock formidabili ("You really got me" ha un riff copiato da cani e porchi). Melodie indimenticabili. La voce di Ray, così indolente ma quando vuole graffiante. Conservatori? Se si tratta di preservare le cose buone sì, certo. Ma anche coraggiosi: l'etero Ray scrisse e cantò "Lola", geniale e apertissimo pezzo sull'ambiguità sessuale. Passarono dall'hard rock al vaudeville, dal folk al blues, dal pop alla quasi-dance: grandissimi. Se non li conoscete provate con un'antologia e vedrete che roba. (E il fratello Dave non era niente male, alla chitarra elettrica...)
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