lunedì 7 luglio 2008

Ammerecani de Cansassìti



Su La Stampa del 1 luglio Claudio Gorlier ha scritto qualcosa sull'angliano.
"Per conto mio, il primato dell'angliano si trova nel “precarity day” organizzato a suo tempo a Napoli dall'ex onorevole Caruso, perché il termine in inglese non esiste, e quindi si tratta di una felice contaminazione. La Lega, dopo la sua vittoria elettorale, rappresenta una “golden share”, e dopo un'attenta ricerca ho scoperto che si tratta di una quota di maggioranza. Mi è costata maggior fatica la decifrazione di “due diligence”, necessaria per affrontare la crisi di Alitalia. Pare si tratti di un'attenta verifica, di un'indagine preventiva. Si tratta di spiegare alla gente l'efficacia di certe scelte. Lo chiarisce in televisione il senatore Castelli: ci vuole una “moral suasion”. Ora si serve di questa espressione anche il Presidente della Repubblica. Ecco, allora, la necessità incalzante di una “class action”. Credo di capire, ma ancora esito, che sia una specie di risarcimento".
Capito che cos'è, 'sto angliano?
"L'uso ormai inarrestabile di parole inglesi, spesso di matrice americana, nel linguaggio quotidiano, particolarmente quello politico o giornalistico", ma anche l'invenzione di parole inglesi che in inglese non esistono, una cosa alla Nando Moriconi (e ce lo meritiamo tutto, Alberto Sordi, a questo punto. Ma proprio tutto quanto).


A Gorlier non sfugge il lato comico della questione. Che, tanto per cambiare, sta dalle parti del povero Partito Democratico - ovvero del mio (...) povero partito - e nella selva oscura della sinistra italiana.
"In effetti, sembra che il centrosinistra e la sinistra pratichino largamente l'angliano. La sede centrale a Roma del partito democratico si chiama il “loft”. E' in programma a Torino una manifestazione di rilancio della sinistra arcobaleno, tesa a riconquistare la classe operaia. Dovrebbe chiamarsi, prevedibilmente “pride”, termine sicuramente corrente alla Fiat Mirafiori. Niente da stupire. Prima di congedarsi, il ministro Ferrero ha regalato ai colleghi un calendario popolare, e spiritosamente lo ha intitolato “Very invisible people”. Gli invisibili conoscono tutti l'inglese".
Il 12 gennaio pubblicai un testo di Sciascia del 1965, dedicato alla “questione della lingua”: cosa sta accadendo alla lingua italiana, si chiedeva Sciascia al giro di boa degli anni Sessanta (anzi, già che ci siamo, dei Sixties)? Decisi di iniziare quel post con una citazione di De Maistre, quella canaglia di un reazionario: “ogni degradazione individuale o nazionale è immediatamente annunciata da una degradazione rigorosamente proporzionale del linguaggio”.
Il punto, secondo me, è proprio questo (anzi, è proprio this).


Gorlier nota pure che il nostro è "forse l'unico governo al mondo a chiamare correntemente in inglese un ministero. E' il “welfare”, e mi incuriosirebbe tentare una verifica parallela della sua pronuncia, poniamo, a Reggio Calabria e a Bergamo".
E a parte la verifica della pronuncia tra i calabresi di Reggio e gli impavidi celti de sura e de sota, per quanto riguarda il “welfare”, secondo me, la questione è un pochino più complessa.
Scrivevo il 10 ottobre dello scorso anno: "ma quanti sono gli italiani che lo conoscono davvero, il significato della parola "welfare"? Non sarebbe meglio dire, in italiano appunto, "stato sociale"? Che c'è? Non lo vogliamo dire perché siamo consapevoli che il nostro, più che uno stato sociale, è soprattutto uno stato assistenziale? Siamo così sorvegliati, nell'uso della lingua italiana? O ci vergogniamo, per caso? L'ultima è domanda retorica: in Italia non si vergogna mai un cazzo di nessuno. Perciò, mi sa, diciamo "welfare" perché siamo degli ipocriti".
E dopo essermi autocitato mi dirigo verso il Pantheon per farmi tumulare.

12 commenti:

diogene ha detto...

Non so se è più inquietante l'autocitazione o l'immagine del nostro affezionatissimo che si dirige verso il Pantheon (con tanto di borsa griffata Adelphi).
Il blog in una drammatica deriva da "Camera con vista"...
Salviamolo.

Tic. ha detto...

Come diceva, quello?
SEI UN INFAME!

Tic. ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Tic. ha detto...

P.S.
Perché non prova a spiegare a chi non lo sa che COS'E' "Camera con vista"?
Ma lo faccia con cautela.
Qui viene gente a posto, in genere. Cerchi di non scioccarmeli.

Anonimo ha detto...

Eccheppalle, Tic! Non c'è tuo argomento che io:
1) non abbia già buttato sul tappeto,
2) non condivida in pieno, anzi in strapieno?
Aggiungo solo una citazione di Nannimoretti (da Palombella rossa): "chi parla male pensa male"
E gli italiani parlano in modo atroce. Anzi "terrible"
Ma parla come magni!, verrebbe voglia di dir ai nostri concittadini. Il problema è che stanno anche cominciando a mangiar male. http://lucianoidefix.typepad.com/

Zimisce ha detto...

vorrei citare un aneddoto a proposito di italiani che ficcano parole inglesi dappertutto (come l'odiatissimo election day) e poi l'inglese non lo sanno parlare.

ero al british museum, e innanzi a me stavano due statue romane: uno era settimio severo, l'altro caracalla (solo la testa, se non vado errato).

gli inglesi, sempre diligenti, hanno corredato le statue con il nome dell'imperatore e il materiale dell'opera. in quel caso, marmo.

a fianco a me, anch'essi intenti nell'osservazione delle effigi imperiali, due eroi romani. non antichi. segue conversazione:

eroeromano1: "ma chi è questo?"
eroeromano2: "è marblo!"
eroeromano1: "e l'altro?"
eroeromano2: "è marblo pure lui!"
eroeromano1 (il dotto): "ma no, ma che dici! è settimINO severo!"

ho visto cose che voi umani...

Adespoto ha detto...

Quello del Loft è lo stesso di "I Care", ne sono quasi certo.

Comunque c'è una netta percezione, specie nel giornalismo, dell'anglismo come dottrina per una comunicazione moderna.
L'italiano al massimo è erudito. Quindi di per sè tremendamente noioso.

Tic. ha detto...

Si, caro adespoto: il disgraziato del loft è pure quello di I care.
Ed è anche quello che pronuncia Air France 'er fròns'.

Grande aneddoto, zimisce.
Ho sempre sognato di metterne assieme tanti dello stesso genere e di pubblicarli.
Titolo: PER GENTE COME VOI IL VOTO DOVREBBE ESSERE VIETATO.
(non fatemela spiegare, questa)

diogene ha detto...

No, no, carissimo, i suoi interlocutori mi sembrano gente dabbene e di buone letture, non mi sembrano ancora pronte per "camera con vista". Ne riparleremo, di certo prima delle prossime elezioni provinciali.
Quanto alle cose dette: non solo c'è uno smodato e inutile uso dell'inglese, ma lo stesso italiano è costantemente sodomizzato. Perchè non ci sono più i "problemi" ma le "problematiche"? Scompaiono i "progetti" e sono tutte "progettualità". Siamo sepolti da "attimini" e "come dire", condizionale e congiuntivo si possono ormai commemorare come il milite ignoto.
Carissimo, lei è insegnante, faccia qualcosa e non mi dia dell'infame.
Con immutata stima il suo devoto filosofo randagio.

Tic. ha detto...

Da insegnante cerco di operare per il meglio, mi creda.
E i miei ragazzi mi vogliono bene perché li perseguito che neanche Diocleziano con i cristiani. In più sono davvero autoritario.

Ci dò dentro parecchio, io, pure con l'uso del passato remoto. Che sta scomparendo. E' tutto un imperfetto, ostia. E' tutto un passato prossimo.

Quanto a cameraconvista, beh... Lei prima lo cita e poi non ne vuole parlare. Ma la capisco: è un orrore degli orrori, si sa.
Ogni tanto ci vado. Leggo gli interventi del tenutario (che io conosco BENE, perciò non me la racconta: manco se mi trovassi in coma etilico...) e penso che nel PD siamo davvero FOTTUTI, con 'sta classe dirigente qui.
Perché il tenutario è un bel pezzo della classe dirigente del mio (e pure suo) beneamato partito nella provincia di Gorizia.

Rimane significativo che lo si sia candidato. E che io lo abbia pure votato.
Le scimmie di Gibilterra hanno più buonsenso del tic (mia moglie apprezzerà il paragone...).
Ma non lo faccio più, giuro.
Davanti a certi casi umani, per quanto mi riguarda, non vale più la famigerata ragion di partito.
Ci si astiene, via.

Anonimo ha detto...

Stamattina ho avuto a che fare con un tizio becerissimo. E poi tra me e me riflettevo: "il voto di costui ha lo stesso peso del voto di Umberto Eco. D'altro canto la democrazia è così. E ci tocca difendere il diritto a votare di questo...imbecille...si può dire?..." http://lucianoidefix.typepad.com/

Tic. ha detto...

Io ormai nell'azione collettiva ci credo poco.
In sei anni, da assessore, ho conosciuto un po' il popolo.
E quello che ho visto dà i brividi.
E sai cosa?
Ho visto la gente incanaglirsi sempre di più, diventare sempre più strafottente e violenta.
C'è sempre un diritto da rivendicare, i doveri non si sa cosa siano.
C'è sempre qualcosa da PRETENDERE.
E con che muso lo si fa, beh, dovresti vederlo...

E la politica sai cosa?
Prende atto.
Rinuncia a guidare. Rinuncia ad un minimo di pedagogia.
Non bisogna dichiarare guerra al popolo, come ha avuto modo di dire (per vellicare la pancia di gente che protestava contro la raccolta differenziata dei rifiuti, tra l'altro) uno dei peggiori uomini politici che ci siano in giro dalle mie parti.

Ed è uno del PD...