martedì 14 aprile 2009

Attilio Micheluzzi dal Tanganyka al Khyber

E, tanto per restare in Istria, è uscito da poco (ho appena finito di leggere) il primo volume di una serie dedicata a un grande del fumetto italiano del Novecento, Attilio Micheluzzi.
Si intitola Dal Tanganyka al Khyber e raccoglie due storie bellissime, L'uomo del Tanganyka e L'uomo del Khyber, apparse rispettivamente nell'ottobre del 1978 e nel febbraio del 1980 nella storica collana Un uomo un'avventura, prodotta dalle edizioni Cepim (il solito Sergio Bonelli: qui io lo propongo per la carica di senatore a vita, voi mettete un po' in giro la voce: vedi mai che...).
Un uomo un'avventura è un pezzo del mio immaginario personale: è stato su quei bellissimi volumi cartonati formato 24 per 31,5 che ho imparato ad amare veramente il fumetto. Fu grazie a quel progetto editoriale che conobbi Dino Battaglia e Sergio Toppi, Milo Manara (L'uomo delle nevi, una delle sue storie migliori) e un Guido Crepax immenso, quello de L'uomo di Harlem (secondo qualcuno il suo vero capolavoro). E infine, tornando a bomba, il Micheluzzi de L'uomo del Tanganyka, che ieri ho avuto il piacere di rileggere dopo una trentina d'anni.
La storia di Reginald Winkie, L'uomo del Khyber, invece non la conoscevo punto. È il solito Attilio Micheluzzi: estremo rigore nella documentazione storica (siamo in Afghanistan nel 1879), formidabili rimandi a letteratura (qui Rudyard Kipling) e cinema, tratto raffinatissimo e sintassi della tavola come sempre molto personale. Lettura caldamente raccomandata se per voi Il grande gioco, di Peter Hopkirk, è un libro di culto (per me, decisamente, lo è).
E l'Istria? Che c'entra l'Istria con questo maestro dell'avventura e delle nuvole parlanti, direte voi?
C'entra, c'entra: il nostro era nato a Umago, nel 1930.
In una vecchia intervista a Orient Express del maggio '84 gli chiesero di Napoli, la città in cui viveva (e in cui morì, nel 1990): perché non compariva mai nelle sue storie? “Perchè per parlare di Napoli – rispose – bisogna essere napoletani e io non lo sono. Sono un istriano, mezzo slavo, che vive qui per ragioni familiari. Tutto qua”.
Nella bella prefazione a Dal Tanganyka al Khyber, Sergio Brancato ha scritto che “dall'odierna Tanzania alle montagne dell'Afghanistan, guerre di ieri e di oggi si rimandano l'un l'altra all'interno di una coscienza sofferta, quella di un uomo nato negli anni più aspri del Ventesimo secolo e destinato a vivere in bilico tra differenti età della storia e geografie tra loro irriducibili. Micheluzzi era istriano, cresciuto sulla soglia tra due mondi...”.

5 commenti:

luciano ha detto...

Grande idea, questa di Bonelli senatore a vita. Un'idea (se posso farti il complimento, sapendo che tu lo capirai) gramsciana.

yodosky ha detto...

Concordo con il sig. Luciano. Devo a Bonelli oltre che la mia collezione di Dyd anche l'amore appassionato per Luca Enoch.

Manfredi ha detto...

grande idea davvero. Sergione senatore subito!

Adespoto ha detto...

Senatore? Bè... Ecco... Bonelli è un personaggio un po' particolare... Ehehehe...

Comunque da quello che ricordo, per averlo sentito in una sua apparizione ad una fiera, il padrun Sergio aveva una particolare e autentica predilezione per questa serie.
Avventurosa come piace a lui, ma sfortunata nella sua scarsa "serialità" in un mondo del fumetto italiano, quello del "pre-manga" che era fatto di personaggi forti, di prezzi abbordabili e di affetto di massa. Un tentativo di portare un po' di modello francese qui da noi... Chissà, forse insistere sarebbe stata una buona idea.

Zimisce ha detto...

mmmh, è un po che non fumetteggio... fumetterò.