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giovedì 2 febbraio 2012
Ti presento i miei
Non ci son partiti chiusi
se si sa come operare:
ma il denaro come l'usi?
Ce lo devi raccontare!
Se lo investi nel mattone
come puoi giustificare
la primeva sua funzione
di rimborso elettorale?
Mai nessuno fa domande,
sui bilanci di partito:
è una cosa un po' indiscreta
e un disagio garantito.
La politica è stressante,
ben lo sa chi la frequenta:
chi vuol leggere bilanci
quando a sera s'addormenta?
Se la legge la rispetti
nel partito puoi restare,
se nel poppy ce lo metti
ti dobbiamo cancellare.
Ma sia chiaro: qui nessuno
mai poteva immaginare!
Il denaro come l'usi?
Ce lo devi confessare!
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Il nuovo che avanza
domenica 13 novembre 2011
Anch'io terzista!
Oggi il timorato Aldo Cazzullo, sul Corriere, stigmatizzando chi ieri sera ha festeggiato nelle strade la patetica uscita di scena del nostro sire, ha scritto: “La premessa di una nuova stagione non può prescindere dal rispetto per i sentimenti e le opinioni di chi in Berlusconi ha creduto. Prendersi vendette o rivincite alla fine di un ciclo lascia sempre un retrogusto amaro. Farlo ora, a metà del guado, è un esercizio imprudente oltre che improvvido...”.
Cioè, afferma il Cazzullo, siccome il governo Monti - che dovrebbe tirarci fuori dalla merda in cui ci ha messo il governo Berlusconi - avrà una base parlamentare di destra/centro/sinistra, sarebbe saggio tenere comportamenti reciprocamente più tolleranti tra italiani di destra (o berlusconiani?) e italiani che berlusconiani non sono né sono mai stati, pena il fallimento dell'ardito progetto politico.
E io devo dire che concordo in pieno coi terzisti del Corriere, sempre così saggi, equilibrati e corretti. Perciò ho messo insieme un prontuario di risposte da fornire, in questi giorni difficili, a eventuali interlocutori berlusconiani: risposte sagge, equilibrate e corrette, ça va sans dire.
Le domande, sappiatelo, vengono da facebook, e son roba vera (oh, quanto vera!) anche se opportunamente riarrangiata.
Vedrete che il mio prontuario vi sarà utile, o buona gente: vedrete che prima o poi mi ringrazierete.
Domanda: Ma la sinistra lo sa, che il nostro Paese è stato commissariato da tedeschi e francesi?
Risposta: Eh, che ci vuoi fare... Mi son sempre piaciuti i polizieschi. Senti, per combinazione ho qui delle noccioline: la vuoi, una nocciolina? Son buone, sai? Prendi una nocciolina...
Domanda: Da oggi sei anche tu commissariato: lo sai, almeno?
Risposta: Eh, che ci vuoi fare... Maigret e Montalbano son tipi tosti, lo so. Senti, per combinazione ho qui delle mentine: la vuoi, una mentina? Son buone, sai? Prendi una mentina...
Domanda: Ma lo sai che mi divertirà da matti vedere il governo Monti applicare pedissequamente le indicazioni della BCE? Oh, se mi divertirò! Oh, quanto mi divertirò!
Risposta: Beato te, beato te: gente allegra il ciel l'aiuta... Senti, per combinazione ho qui delle arachidi: la vuoi, un'arachide? Son buone, sai? Prendi un'arachide...
Domanda: E quando Monti farà macelleria sociale – perché le indicazioni della BCE sono chiaramente macelleria sociale – la sinistra che farà? Che dirà?
Risposta: Non lo so che farà, forse diventerà vegetariana... Senti, per combinazione ho qui delle carrube: la vuoi, una carruba? Son buone, sai? Prendi una carruba...
Domanda: Ride bene chi ride ultimo! E forse sarò io a ridere per ultimo/ultima, lo sai?
Risposta: Ma certo, come no, certo che lo so. Voi del resto siete sempre tra gli ultimi, mai che vi avessi visto tra i primi... Anzi, volendo proprio essere pignoli, c'è il terzultimo, poi il penultimo, infine l'ultimo ed è dopo l'ultimo che in genere venite voi. Senti, per combinazione ho qui un maalox: lo vuoi, un maalox? Fa bene, sai? Prendi un maalox...
Cioè, afferma il Cazzullo, siccome il governo Monti - che dovrebbe tirarci fuori dalla merda in cui ci ha messo il governo Berlusconi - avrà una base parlamentare di destra/centro/sinistra, sarebbe saggio tenere comportamenti reciprocamente più tolleranti tra italiani di destra (o berlusconiani?) e italiani che berlusconiani non sono né sono mai stati, pena il fallimento dell'ardito progetto politico.
E io devo dire che concordo in pieno coi terzisti del Corriere, sempre così saggi, equilibrati e corretti. Perciò ho messo insieme un prontuario di risposte da fornire, in questi giorni difficili, a eventuali interlocutori berlusconiani: risposte sagge, equilibrate e corrette, ça va sans dire.
Le domande, sappiatelo, vengono da facebook, e son roba vera (oh, quanto vera!) anche se opportunamente riarrangiata.
Vedrete che il mio prontuario vi sarà utile, o buona gente: vedrete che prima o poi mi ringrazierete.
Domanda: Ma la sinistra lo sa, che il nostro Paese è stato commissariato da tedeschi e francesi?
Risposta: Eh, che ci vuoi fare... Mi son sempre piaciuti i polizieschi. Senti, per combinazione ho qui delle noccioline: la vuoi, una nocciolina? Son buone, sai? Prendi una nocciolina...
Domanda: Da oggi sei anche tu commissariato: lo sai, almeno?
Risposta: Eh, che ci vuoi fare... Maigret e Montalbano son tipi tosti, lo so. Senti, per combinazione ho qui delle mentine: la vuoi, una mentina? Son buone, sai? Prendi una mentina...
Domanda: Ma lo sai che mi divertirà da matti vedere il governo Monti applicare pedissequamente le indicazioni della BCE? Oh, se mi divertirò! Oh, quanto mi divertirò!
Risposta: Beato te, beato te: gente allegra il ciel l'aiuta... Senti, per combinazione ho qui delle arachidi: la vuoi, un'arachide? Son buone, sai? Prendi un'arachide...
Domanda: E quando Monti farà macelleria sociale – perché le indicazioni della BCE sono chiaramente macelleria sociale – la sinistra che farà? Che dirà?
Risposta: Non lo so che farà, forse diventerà vegetariana... Senti, per combinazione ho qui delle carrube: la vuoi, una carruba? Son buone, sai? Prendi una carruba...
Domanda: Ride bene chi ride ultimo! E forse sarò io a ridere per ultimo/ultima, lo sai?
Risposta: Ma certo, come no, certo che lo so. Voi del resto siete sempre tra gli ultimi, mai che vi avessi visto tra i primi... Anzi, volendo proprio essere pignoli, c'è il terzultimo, poi il penultimo, infine l'ultimo ed è dopo l'ultimo che in genere venite voi. Senti, per combinazione ho qui un maalox: lo vuoi, un maalox? Fa bene, sai? Prendi un maalox...
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Il nuovo che avanza,
verro felice
domenica 6 novembre 2011
Idee
Ieri un tizio che conosco, iscritto come me al famoso Partito Democratico, mi ha fatto gentilmente presente che dovrei imparare a rispettarle, le idee di Matteo Renzi, invece di irriderle come faccio ogni volta che posso: ma chi mi credo di essere? Ehh?
Ecco, secondo me qui bisognerebbe essere molto ma molto precisi: cosa intendiamo, quando parliamo di idee?

Guardate, al massimo io posso concedere che Matteo Renzi abbia delle opinioni. Anzi, meglio: posso concedere che Mattei Renzi condivida opinioni altrui. Come me. Come tanti. Come quasi tutti.
Ma idee, suvvia...
Ecco, secondo me qui bisognerebbe essere molto ma molto precisi: cosa intendiamo, quando parliamo di idee?

Una volta, nel corso di un convegno che aveva per oggetto la questione della creatività nella scienza, Jacques Monod raccontò una certa storiella, che presentò come veramente accaduta.
Riguardava il poeta Paul Valéry e Albert Einstein.
In breve, quando Einstein capitò per la prima volta a Parigi, una signora che apparteneva all’alta società della capitale francese ebbe l'indubbio onore di ospitare sia lui che Valéry nel proprio salotto. Com'è, come non è, la grande dame in questione sistemò lo scienziato e il poeta in modo che la loro conversazione potesse essere udita da tutti i presenti.
Paul Valéry - che diceva spesso di esser lui più interessato al processo della creazione artistica che al prodotto finale della medesima - provvide subito a porre ad Einstein una domanda precisa: “Come è che Lei lavora? E potrebbe raccontarci qualcosa del Suo modo di lavorare?”.
Ed Einstein: “Bene, non so… Esco di buon mattino e faccio una passeggiata” (l'uomo era uno che passeggiava volentieri, un po' come Kant).
“Davvero interessante”, replicò Valéry, ”E naturalmente Lei ha con sé un taccuino; e, allorché Lei ha un’idea, la scrive sul suo taccuino”.
Al che Einstein rispose: “No, non faccio questo”.
“Dunque Lei non fa così?”.
“Vede”, rispose Albert Einstein, “un’idea è veramente rara”.
Un’idea è veramente rara.
Albert Einstein dixit.
Einstein.
E io dovrei portar rispetto alle idee... di chi? Di Matteo Renzi, giusto?In breve, quando Einstein capitò per la prima volta a Parigi, una signora che apparteneva all’alta società della capitale francese ebbe l'indubbio onore di ospitare sia lui che Valéry nel proprio salotto. Com'è, come non è, la grande dame in questione sistemò lo scienziato e il poeta in modo che la loro conversazione potesse essere udita da tutti i presenti.
Paul Valéry - che diceva spesso di esser lui più interessato al processo della creazione artistica che al prodotto finale della medesima - provvide subito a porre ad Einstein una domanda precisa: “Come è che Lei lavora? E potrebbe raccontarci qualcosa del Suo modo di lavorare?”.
Ed Einstein: “Bene, non so… Esco di buon mattino e faccio una passeggiata” (l'uomo era uno che passeggiava volentieri, un po' come Kant).
“Davvero interessante”, replicò Valéry, ”E naturalmente Lei ha con sé un taccuino; e, allorché Lei ha un’idea, la scrive sul suo taccuino”.
Al che Einstein rispose: “No, non faccio questo”.
“Dunque Lei non fa così?”.
“Vede”, rispose Albert Einstein, “un’idea è veramente rara”.
Un’idea è veramente rara.
Albert Einstein dixit.
Einstein.
Guardate, al massimo io posso concedere che Matteo Renzi abbia delle opinioni. Anzi, meglio: posso concedere che Mattei Renzi condivida opinioni altrui. Come me. Come tanti. Come quasi tutti.
Ma idee, suvvia...
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aneddotica varia,
Il nuovo che avanza
domenica 30 ottobre 2011
For Renzi is...
Prestatemi orecchio.
Sono venuto a seppellire il Pd, non a farne l'elogio. Il male che un partito fa, gli sopravvive; il bene, spesso, resta sepolto con le sue mozioni congressuali. E così sia del Pd.
Il nobile Renzi vi ha detto che il Pd era poco ambizioso: se era, ebbe grave colpa; e il Pd l'ha gravemente scontata.
Qui, col beneplacito di Renzi, e degli altri – ché Renzi è un uomo d'onore, e anche gli altri, tutti uomini d'onore, specialmente Sergio Chiamparino – sono venuto a parlare al funerale del Pd.
Fu il mio partito, noioso e deprimente fin che volete, ma in qualche modo il mio partito.
Però Renzi dice che era poco ambizioso: e Renzi è uomo d'onore.
E dunque, o quiriti, primarie di coalizione! Primarie di coalizione al Pd! Primarie con tre, sei, nove, dodici candidati del Pd!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd contro gente che, nei propri partiti, non ci pensa manco per sbaglio a fare le primarie, ma proprio per nessunissima carica: fossero matti!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd per far contento Parisi!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd per andare oltre il Novecento!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd sennò Alessandro Baricco non ci vota!
Prestatemi orecchio, quiriti.
E ridete: sarà pure un funerale, questo, ma è tutto da ridere...
Sono venuto a seppellire il Pd, non a farne l'elogio. Il male che un partito fa, gli sopravvive; il bene, spesso, resta sepolto con le sue mozioni congressuali. E così sia del Pd.
Il nobile Renzi vi ha detto che il Pd era poco ambizioso: se era, ebbe grave colpa; e il Pd l'ha gravemente scontata.
Qui, col beneplacito di Renzi, e degli altri – ché Renzi è un uomo d'onore, e anche gli altri, tutti uomini d'onore, specialmente Sergio Chiamparino – sono venuto a parlare al funerale del Pd.
Fu il mio partito, noioso e deprimente fin che volete, ma in qualche modo il mio partito.
Però Renzi dice che era poco ambizioso: e Renzi è uomo d'onore.
E dunque, o quiriti, primarie di coalizione! Primarie di coalizione al Pd! Primarie con tre, sei, nove, dodici candidati del Pd!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd contro gente che, nei propri partiti, non ci pensa manco per sbaglio a fare le primarie, ma proprio per nessunissima carica: fossero matti!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd per far contento Parisi!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd per andare oltre il Novecento!
Tre, sei, nove, dodici candidati del Pd sennò Alessandro Baricco non ci vota!
Prestatemi orecchio, quiriti.
E ridete: sarà pure un funerale, questo, ma è tutto da ridere...
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Il nuovo che avanza
martedì 11 ottobre 2011
Anch'io trenta/quarantenne (rampante) del Pd!!!
Leggo oggi sul giornale (la Repubblica) che il trenta/quarantenne (rampante) del Pd Matteo Renzi ha organizzato un'altra convention dei suoi ormai proverbiali rottamatori dal 28 al 30 ottobre alla stazione Leopolda di Firenze. Ci saranno, pensate, Alessandro Baricco in quanto scrittore e Alessandro Campo Dall'Orto in quanto numero uno di Mtv Italia, Giorgio Gori in quanto produttore (che cosa produca poi Gori non saprei dire, ma vabbè: qualcosa egli produrrà e via andare) e Fausto Brizzi in quanto regista. Ah, sì: ci sarà pure («viene apposta da Chicago», quasi si commuove Renzi) Luigi Zingales in quanto economista.
Che mi dite? Eeeeh? Fico, no?
Secondo il quotidiano la Repubblica, “quella di Renzi è una sfida al Pd: «Vogliamo incalzarlo sui contenuti, perché non pensi solo a piccole beghe e grandi alleanze. E ci sarà una grossa sorpresa finale», annuncia”.
Quale grossa sorpresa? Azzardiamo volentieri una previsione: potrebbe trattarsi di Natalie, la trans del caso Marrazzo.
Secondo il quotidiano la Repubblica, “quella di Renzi è una sfida al Pd: «Vogliamo incalzarlo sui contenuti, perché non pensi solo a piccole beghe e grandi alleanze. E ci sarà una grossa sorpresa finale», annuncia”.
Quale grossa sorpresa? Azzardiamo volentieri una previsione: potrebbe trattarsi di Natalie, la trans del caso Marrazzo.
Leggo poi che la ormai leggendaria Debora Serracchiani e Pippo Civati - trenta/quarantenni (rampanti) del Pd, esattamente come Renzi – il 22 e 23 ottobre saranno a Bologna con la convention intitolata Il nostro tempo: «non abbiamo litigato con Matteo – sostiene Civati – abbiamo solo preso strade diverse».
Avete preso nota, sì? Bene. Sappiate allora che non è finita: il prossimo weekend, infatti, Nicola Zingaretti e Andrea Orlando - altri trenta/quarantenni (rampanti) del Pd denominatisi, pare, “neo-dem” - terranno una loro convention a L'Aquila.
In tutto 'sto magnifico fervore di iniziative politiche, il quotidiano la Repubblica si è lasciato sfuggire la notizia della convénscion dei trenta/quarantenni (rampanti) del Pd della provincia di Gorizia, organizzata da me e da Stefano Pizzin alla trattoria "Dal Peon" a Turriaco (GO) per una delle prossime serate.
In tutto 'sto magnifico fervore di iniziative politiche, il quotidiano la Repubblica si è lasciato sfuggire la notizia della convénscion dei trenta/quarantenni (rampanti) del Pd della provincia di Gorizia, organizzata da me e da Stefano Pizzin alla trattoria "Dal Peon" a Turriaco (GO) per una delle prossime serate.

Ci ritroveremo in quel luogo (così carico di storia, non esito a dire) per discutere, ovviamente, di futili minchiate: le stesse - ma proprio le stesse, sputate sputate - di cui Matteo Renzi discuterà con Baricco, Campo Dall'Orto, Gori, Brizzi e Zingales alla stazione Leopolda di Firenze dal 28 al 30 ottobre; le stesse di cui Debora Serracchiani e Pippo Civati discuteranno a Bologna nel corso dell'iniziativa denominata Il nostro tempo; e, indubbiamente, le stesse di cui discuteranno a L'Aquila i “neo-dem” Zingaretti e Orlando).
Chiudo con il menu: trippa e baccalà con polenta.
Si prevede (tenetevi forte!) un tasso alcolico piuttosto alto.
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Il nuovo che avanza
domenica 11 settembre 2011
Il passo degli imperatori
"Organizzeremo, come partito, una manifestazione contro il governo per il 5 novembre...".
Questo stava scritto oggi sul giornale, e inizialmente ho pensato a un refuso.
Sarà il 5 ottobre, mi sono detto, e già mi suonava maluccio, la cosa. Poi ho indagato un pochino e, ostia, era proprio il 5 novembre, la data fatidica.
E dunque, fra due mesi il Pd manifesterà contro il governo Berlusconi.
Come diceva Napoleone dell'Austria? Toujours en retard, d'une année, d'une armée, d'une idée.
Il Pd.
Ma quanto è divertente il Pd, eh?
Questo stava scritto oggi sul giornale, e inizialmente ho pensato a un refuso.
Sarà il 5 ottobre, mi sono detto, e già mi suonava maluccio, la cosa. Poi ho indagato un pochino e, ostia, era proprio il 5 novembre, la data fatidica.
E dunque, fra due mesi il Pd manifesterà contro il governo Berlusconi.
Come diceva Napoleone dell'Austria? Toujours en retard, d'une année, d'une armée, d'une idée.
Il Pd.
Ma quanto è divertente il Pd, eh?
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giovedì 1 settembre 2011
Maciste contro la Croce Rossa
Se c'è una dote che sono disposto a riconoscere volentieri al Governo in carica è quella che Voltaire attribuiva alle zanzare: aiutano a tollerare meglio le mosche.
Per esempio, tra Maurizio Sacconi e il vecchio Renato Altissimo, dite: non scegliereste Altissimo, voi? Beh, io sì! Tutta la vita Altissimo, lasciatevi servire.
E in un confronto tra Renato Brunetta e il leggendario Franco Nicolazzi, il secondo non ne esce forse come un autentico gigante della politica?
E Cirino Pomicino? Tremonti da una parte e o'ministro dall'altra: dai, chi vince?
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Il nuovo che avanza
venerdì 7 gennaio 2011
Il togliattismo dei derelitti
È il 28 febbraio del 2002.
A Montecitorio si discute della Legge Frattini sul conflitto di interessi.
A Montecitorio si discute della Legge Frattini sul conflitto di interessi.
Luciano Violante, il participio presente del verbo 'violare', interviene nel dibattito in qualità di presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di Sinistra - L'Ulivo.

Ad un certo punto egli pronuncia, distintamente udibili, le seguenti parole: «L'onorevole Berlusconi sa per certo che gli è stata data la garanzia piena – non adesso, nel '94, quando ci fu il cambio di governo – che non sarebbero state toccate le televisioni. Lo sa lui e lo sa l'onorevole Letta... Voi ci avete accusato nonostante non avessimo fatto la legge sul conflitto di interessi e dichiarato eleggibile Berlusconi nonostante le concessioni... Durante i governi di centrosinistra il fatturato Mediaset è aumentato di 25 volte!».
Per non dimenticare...
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Il nuovo che avanza
mercoledì 8 dicembre 2010
Renegade communists do it better!
“L'intellettuale è più su, più giù. L'intellettuale è più oltre!”
(da C'eravamo tanto amati, di Ettore Scola, 1974)

Che forte, Massimo D'Alema!

L'altro ieri era comunista (sapete i comunisti, no? Quelli che ritenevano che dare a uno del 'socialdemocratico' fosse molto peggio che dargli del coglione), ieri socialdemocratico (perché sarebbe stata “un'anomalia tutta italiana” - ricordate? - un Ulivo che dalla socialdemocrazia europea pensasse di prescindere) e oggi... ma oggi è oltre, no? Anzi, più oltre!
Perché la socialdemocrazia non basta più, perdinci. L'ha scritto qualche giorno fa, l'intelligentissimo D'Alema, su un giornaletto di quelli tanto à la page tra i riformisti de noantri (“la principale sfida che socialisti e socialdemocratici devono affrontare oggi è la progettazione di un nuovo ciclo politico, che non deve essere il semplice ritorno al vecchio modello tradizionale socialdemocratico. Piuttosto, dobbiamo considerare il contributo che la socialdemocrazia europea può offrire ad una coalizione progressista e democratica. Non lo dico soltanto dal punto di vista partitico, ma anche in termini culturali e sociali più ampi e profondi. Un’ampia coalizione della quale la socialdemocrazia sarà solo una componente”) e tutto ciò forse sarà pure vero ma suona malissimo, detto da lui.
Non so a voi, ma a me stanno proprio sulle palle quelli che pensano di essere perfettamente in grado di recitare tutte le parti in commedia e con esiti ugualmente brillanti...
Il problema, però, è il pubblico e solo il pubblico, visto che – incredibilmente! - Massimo D'Alema un suo pubblico ce l'ha ancora.
E le alternative mica sono migliori.
Non so a voi, ma a me stanno proprio sulle palle quelli che pensano di essere perfettamente in grado di recitare tutte le parti in commedia e con esiti ugualmente brillanti...
Il problema, però, è il pubblico e solo il pubblico, visto che – incredibilmente! - Massimo D'Alema un suo pubblico ce l'ha ancora.
E le alternative mica sono migliori.
Prendiamo Vendola.

Me lo ricordo bene, io, l'immaginifico Nichi, quando andava in giro per l'Italia, dopo la Bolognina, a spiegare al popolo beota che era proprio tanto bello continuare a chiamarsi comunisti, e che no? Gli piaceva un sacco, quella vecchia narrazione del Novecento, al nostro. Così diceva, almeno. E – sapete? - lo diceva precisamente con la stessa prosopopea che sfoggia di questi tempi: ma la stessa proprio sputata sputata, eh!
Poi l'ho visto sedere soddisfatto, per anni annorum, accanto al pensoso Fausto Bertinotti, il subcomandante degli happy hour: gli piaceva una botta, al Nichi, la narrazione del Fausto e lo comunicava molto volentieri a tout le monde perché, si sa, lui è uno comunicativo. E sempre con la stessa prosopopea che sfoggia di questi tempi, lo comunicava: ma la stessa proprio sputata sputata, eh!
Poi me lo vedo negli ultimi mesi, negli ultimi giorni, in giro a destra e a manca dopo esser stato miracolato dall'intelligentissimo D'Alema che per ben due volte ha scelto di fargli la guerra, giù in Puglia, e mica candidandoglisi contro direttamente, cosa che avrei pure capito, bensì utilizzando tutte e due le volte lo stesso carneade - anzi lo stesso utile idiota (leninisticamente parlando, si intende...) - nella convinzione, squisitamente progressista, che a) mai e poi mai i pugliesi – gente tradizionalmente moderata e timorata di dio - avrebbero votato per un comunista omosessuale e che b) la Puglia fosse cosa sua e solo sua, e quindi i pugliesi potevano benissimo votare per il cavallo del politico più intelligente d'Italia e si ricordassero pure di ringraziare.
Invece Vendola, ahi ahi ahi, vinse... Tra parentesi, si sa: se qualche mese fa Adriana Poli Bortone non avesse deciso di correre da sola, alla facciaccia del Pdl pugliese, forse mò staremmo raccontando un'altra storia, staremmo. Ma tant'è.
Ora, siccome da tempo, a sinistra, D'Alema è considerato una sorta di Re Mida al contrario – tutto quello che tocca si trasforma in merda: è cosa nota – al suo per-ben-due-volte-nemico Nichi Vendola è toccato per forza di assurgere a vette iperuranie, tra i tanti orfani della sinistra italiana (magari solo tra gli orfani della sinistra comunista italiana, che non era poi una cosa tanto banale da doversi meritare dei curatori fallimentari dello stampo di un D'Alema o di un Veltroni).
Ora, siccome da tempo, a sinistra, D'Alema è considerato una sorta di Re Mida al contrario – tutto quello che tocca si trasforma in merda: è cosa nota – al suo per-ben-due-volte-nemico Nichi Vendola è toccato per forza di assurgere a vette iperuranie, tra i tanti orfani della sinistra italiana (magari solo tra gli orfani della sinistra comunista italiana, che non era poi una cosa tanto banale da doversi meritare dei curatori fallimentari dello stampo di un D'Alema o di un Veltroni).
E qui siamo, a tutt'oggi: Nichi, Nichi, Nichi! Salvaci tu!!!
È stato Silvio, a insegnarcelo: un uomo solo al comando ci salverà tutti! Che poi Nichi lo chiamano Nichi perché Silvio lo chiamano Silvio, no?
Vendola ieri era comunista, l'altro ieri - assieme a Fausto Bertinotti - rimestava minchiate in nome della 'sinistra radicale' (chi se le ricorda, “le due sinistre”?) e oggi proclama che lui detesta sentir parlare di sinistra radicale perché sinistra radicale non significa (effettivamente...) nulla di nulla.
Vendola ieri era comunista, l'altro ieri - assieme a Fausto Bertinotti - rimestava minchiate in nome della 'sinistra radicale' (chi se le ricorda, “le due sinistre”?) e oggi proclama che lui detesta sentir parlare di sinistra radicale perché sinistra radicale non significa (effettivamente...) nulla di nulla.
E sempre con la stessa prosopopea, il Vendola, eh: sempre con la stessa faccia come il culo.
Tutte le parti in commedia, via... Anzi, tutte le parti nella sceneggiata: iss', ess' e o' malament'.
Tanto il pubblico - dopo sedici anni di berlusconismo che, tra le altre cose, hanno letteralmente raso al suolo la sinistra italiana - è di bocca buonissima.
Tanto il pubblico - dopo sedici anni di berlusconismo che, tra le altre cose, hanno letteralmente raso al suolo la sinistra italiana - è di bocca buonissima.
Massimo più oltre e Nichi: e sarebbe 'sta gente, a doverci salvare, sì?

E al di là dell'aspra invettiva - qualcuno potrebbe chiedermi - cosa proponi?
Di ricominciare a studiare, intanto.
Di ricominciare a studiare, intanto.
Poi di andare meno in tivvù.
Poi di lasciar perdere la politica come biografia personale, la politica come narrazione e la politica come narrazione di una biografia personale.
Poi di smetterla di firmare deleghe in bianco a chiunque, e in special modo a certi valorosissimi condottieri da talk show.
Poi di lasciar perdere tutta quella gente che si autoassolve nella convinzione di essere l'eterna vittima dei politici cattivi e non la mamma dei medesimi.
Poi di ricordarsi di dire 'noi', qualche volta.
Poi, se non fa troppo schifo, di riscoprire un po' il gusto dell'indignazione e dell'intransigenza.
Infine, di darsi tempo.
Perché per uscire da 'sto casino immane ci vorrà del tempo.
E molta pazienza.
E molta pazienza.
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Il nuovo che avanza,
stelle rosse
venerdì 26 novembre 2010
Fai vedere che ci tieni
Sopra o sotto?
Davanti o dietro?
Zuppa o pan bagnato?
Caterina d'Aragona o Anna Bolena?
La va o la spacca?
Indiani o cowboy?
Essere o non essere?
Maradona o Pelè?
Pane o brioches?
Liscia o gassata?
Beatles o Rolling Stones?
Carne o pesce?
Bionde o more?
Stalin o Trotzki?
Con o senza?
Caldo o freddo?
Alto o basso?
Cani o gatti?
Con me o contro di me?
Scapoli o ammogliati?
Tanto o poco?
Lungo o corto?
Vivo o morto?
Guardia o ladro?
In piedi o seduti?
Galleria o platea?
Grasso o magro?
Diritto o rovescio?
Lento o veloce?
A vela o a motore?
Acceso o spento?
Teoria o prassi?
Lusco o brusco?
Con zucchero o senza?
Toscani o cubani?
Soli o male accompagnati?
Mare o montagna?
Siete... disorientati?
Confusi?
Turbati?
Sgomenti?
Tranquilli, dai.
Adesso facciamo le primarie e passa tutto...
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Il nuovo che avanza
domenica 31 ottobre 2010
Quando la nave andava
Ha scritto Giuseppe Pontiggia che “la seconda metà della vita viene spesso impiegata, più che a scoprire nuove verità, a liberarsi dalle menzogne della prima”.
Mi ci ritrovo pienamente, in queste parole.
Per dire, ricordo come se fosse oggi una serata del 1987 in cui io e i miei sodali Fabio M., Franco V., Stefano F. e Paolo B. ci ritrovammo a casa dei miei genitori per assistere, emozionatissimi ed eccitatissimi, alla storica intervista concessa da Fidel Castro a quella macchietta di Gianni Minà. Facevamo il tifo per Cuba, noi. Anzi, siccome devo parlare per me, io facevo il tifo per Castro.
E già che ci sono mi ricordo anche di quando facevo il tifo per l'I.R.A.: perché, vedete, una volta ero “antimperialista”, io. Perciò ritenevo che sparare ai militari inglesi e far esplodere delle automobili imbottite di Semtex in giro per l'Irlanda del Nord fossero cose sacrosante in quanto, appunto, “antimperialiste”. Per provare a giustificarmi potrei dirvi che rimasi parecchio impressionato dalla morte di Bobby Sands e degli altri nove a Long Kesh, nell'Ottantuno, e che tutto il resto venne di conseguenza, ma insomma... simpatizzavo per il terrorismo dell'I.R.A., questo è quanto: non l'ho rimosso, ahimè, non ci sono mai riuscito.
E dunque nella mia complicata adolescenza ho detto (e fatto) moltissime cazzate di cui oggi mi vergogno parecchio. Potrei raccontarvene tante altre, ma credo che quanto sopra sia già più che significativo.
Di una cosa, però, non mi sono mai pentito: di aver odiato profondamente Bettino Craxi.
Mi ci ritrovo pienamente, in queste parole.
Per dire, ricordo come se fosse oggi una serata del 1987 in cui io e i miei sodali Fabio M., Franco V., Stefano F. e Paolo B. ci ritrovammo a casa dei miei genitori per assistere, emozionatissimi ed eccitatissimi, alla storica intervista concessa da Fidel Castro a quella macchietta di Gianni Minà. Facevamo il tifo per Cuba, noi. Anzi, siccome devo parlare per me, io facevo il tifo per Castro.
E già che ci sono mi ricordo anche di quando facevo il tifo per l'I.R.A.: perché, vedete, una volta ero “antimperialista”, io. Perciò ritenevo che sparare ai militari inglesi e far esplodere delle automobili imbottite di Semtex in giro per l'Irlanda del Nord fossero cose sacrosante in quanto, appunto, “antimperialiste”. Per provare a giustificarmi potrei dirvi che rimasi parecchio impressionato dalla morte di Bobby Sands e degli altri nove a Long Kesh, nell'Ottantuno, e che tutto il resto venne di conseguenza, ma insomma... simpatizzavo per il terrorismo dell'I.R.A., questo è quanto: non l'ho rimosso, ahimè, non ci sono mai riuscito.
E dunque nella mia complicata adolescenza ho detto (e fatto) moltissime cazzate di cui oggi mi vergogno parecchio. Potrei raccontarvene tante altre, ma credo che quanto sopra sia già più che significativo.
Di una cosa, però, non mi sono mai pentito: di aver odiato profondamente Bettino Craxi.

Odiavo le sue lunghe pause tra parola e parola. Odiavo vederlo in maniche di camicia ai congressi del suo partito, sudato come una bestia dopo ore e ore di parole e lunghe pause. Odiavo i suoi occhiali. Odiavo vederlo agitare minacciosamente quel suo ditone da gorilla. Odiavo i nomi dei suoi sottopanza (Giusi La Ganga... La Ganga, ma vi rendete conto? Paris Dell'Unto... Dell'Unto?!?). Odiavo l'evocazione ossessiva di quella sua 'Grande Riforma' dei cui reali contenuti nessuno ha mai capito un accidente di niente e che però era 'Grande', ostia.
E poi odiavo la nave che andava. Odiavo le grottesche piramidi di Panseca. Odiavo la pubblicità dell'Amaro Ramazzotti. Odiavo la Vanoni. Odiavo Gianni Versace.
Sì, lo odiavo ferocemente, Bettino Craxi, che fu 'garibaldino' a Sigonella, come no, e che alla fine di quella splendida garibaldinata fece scappare dall'Italia, e con tutti gli onori (ma nessuno, chissà perché, lo ricorda mai), gli assassini di un povero paraplegico ebreo.
Ho pensato tanto a Bettino Craxi, in questi ultimi giorni.
Perché è a lui, proprio a lui, che dobbiamo lo schifo indicibile che, da qualche anno in qua, abbiamo imparato a chiamare berlusconismo.
E poi odiavo la nave che andava. Odiavo le grottesche piramidi di Panseca. Odiavo la pubblicità dell'Amaro Ramazzotti. Odiavo la Vanoni. Odiavo Gianni Versace.
Sì, lo odiavo ferocemente, Bettino Craxi, che fu 'garibaldino' a Sigonella, come no, e che alla fine di quella splendida garibaldinata fece scappare dall'Italia, e con tutti gli onori (ma nessuno, chissà perché, lo ricorda mai), gli assassini di un povero paraplegico ebreo.
Ho pensato tanto a Bettino Craxi, in questi ultimi giorni.
Perché è a lui, proprio a lui, che dobbiamo lo schifo indicibile che, da qualche anno in qua, abbiamo imparato a chiamare berlusconismo.

Craxi, al tempo, lo chiamava modernizzazione.
mercoledì 29 settembre 2010
Un impegno etico
Gustosissimo il siparietto riportato oggi da la Repubblica, con Veltroni che incrocia Massimo Calearo nel Transatlantico di Montecitorio e gli dice: “Massimo, non fare scherzi” datosi che Calearo, eletto alla Camera col Pd (da capolista!), minaccia di votare la fiducia a Silvio Berlusconi e al suo governo.
Veltroni ha ricordato a Calearo “l'impegno assunto prima e dopo il voto a sostegno del centrosinistra e in opposizione al centrodestra. Un impegno che è etico, perché comporta il rispetto degli elettori e della volontà espressa con il loro voto. Sono certo che sarà coerente con se stesso...” e altre amenità.
Peccato solo che nella Costituzione repubblicana ci sia l'articolo 67 a stabilire che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Eh, sì: Calearo sta in Parlamento a rappresentare la Nazione, non il partito politico a cui appartiene Veltroni.
Non lo sa, il povero Walter?
Eppure lui (e molti, molti altri, nel Partito democratico) ci si riempiono la bocca un giorno sì e l'altro pure, con “la difesa della nostra Costituzione repubblicana, una delle costituzioni più avanzate al mondo”.
Negli ultimi mesi, poi, l'articolo 67 della Costituzione è stato impugnato un sacco di volte, da diversi esponenti del Pd e da molti commentatori 'democratici', per darlo in testa volentieri a Silvio Berlusconi, reo di aver accusato Gianfranco Fini di aver tradito “un impegno che è etico, perché comporta il rispetto degli elettori e della volontà espressa con il loro voto”: io ho buona memoria e spero altrettanto dell'elettore medio del Pd (per l'elettore medio del Pdl, si sa, non nutro speranze di sorta).
Incazzarsi perché Massimo Calearo in Parlamento potrebbe votare con la Destra è veramente patetico.
L'errore del Pd è stato di averlo candidato (da capolista!).
Ignoro se sia stato un errore commesso dal solo Veltroni: propendo per il no, anzi spero francamente di no perché mi consolerebbe alquanto pensare che prima della candidatura nelle liste democratiche di quello che era considerato un falco, in Federmeccanica, ci sia stata almeno uno straccetto di discussione tra qualche persona, a Roma e in Veneto.
Veltroni ha ricordato a Calearo “l'impegno assunto prima e dopo il voto a sostegno del centrosinistra e in opposizione al centrodestra. Un impegno che è etico, perché comporta il rispetto degli elettori e della volontà espressa con il loro voto. Sono certo che sarà coerente con se stesso...” e altre amenità.
Peccato solo che nella Costituzione repubblicana ci sia l'articolo 67 a stabilire che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”.
Eh, sì: Calearo sta in Parlamento a rappresentare la Nazione, non il partito politico a cui appartiene Veltroni.
Non lo sa, il povero Walter?
Eppure lui (e molti, molti altri, nel Partito democratico) ci si riempiono la bocca un giorno sì e l'altro pure, con “la difesa della nostra Costituzione repubblicana, una delle costituzioni più avanzate al mondo”.
Negli ultimi mesi, poi, l'articolo 67 della Costituzione è stato impugnato un sacco di volte, da diversi esponenti del Pd e da molti commentatori 'democratici', per darlo in testa volentieri a Silvio Berlusconi, reo di aver accusato Gianfranco Fini di aver tradito “un impegno che è etico, perché comporta il rispetto degli elettori e della volontà espressa con il loro voto”: io ho buona memoria e spero altrettanto dell'elettore medio del Pd (per l'elettore medio del Pdl, si sa, non nutro speranze di sorta).
Incazzarsi perché Massimo Calearo in Parlamento potrebbe votare con la Destra è veramente patetico.
L'errore del Pd è stato di averlo candidato (da capolista!).
Ignoro se sia stato un errore commesso dal solo Veltroni: propendo per il no, anzi spero francamente di no perché mi consolerebbe alquanto pensare che prima della candidatura nelle liste democratiche di quello che era considerato un falco, in Federmeccanica, ci sia stata almeno uno straccetto di discussione tra qualche persona, a Roma e in Veneto.
Che so? Magari da ciucchi, davanti a qualche bella bottiglia di Amarone della Valpolicella.

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domenica 26 settembre 2010
Papale papale
Inesorabile - come l'ennesimo giallista svedese che sta per essere tradotto e pubblicato in Italia a beneficio dei numerosissimi amanti italiani dei giallisti svedesi - mi prende l'impulso di scrivere qualcosa sul deragliamento della politica italiana dai binari del senso morale e della decenza.
Ma mi passa subito.
Ormai va così sempre più spesso. Mi metto lì, con l'indignazione che trabocca e...
Ma mi passa subito.
Ormai va così sempre più spesso. Mi metto lì, con l'indignazione che trabocca e...
Zero. Penso subito ad altro.
Per esempio al deragliamento della società italiana dai binari del senso morale e della decenza.
Per dirvi, ieri ho applaudito platealmente una stronza che, con la sua cazzo di monovolume lanciata ad almeno settanta orari in centro città, non si è fermata alle strisce pedonali mentre io mi accingevo ad attraversare la strada spingendo il passeggino di mia figlia.
“Brava! Bra-va!!!”.
Valeva la pena di applaudirla, quella cagna. Perché in Italia, oggi come oggi, ha vinto lei. E le è bastato correre a settanta orari.
Dopo di che, magari domani, un papa straniero verrà a salvarci e allora vinceremo noi.
Ma solo se non abbandoneremo lo spirito del maggioritario, eh....
Altrimenti, nisba!
Per esempio al deragliamento della società italiana dai binari del senso morale e della decenza.
Per dirvi, ieri ho applaudito platealmente una stronza che, con la sua cazzo di monovolume lanciata ad almeno settanta orari in centro città, non si è fermata alle strisce pedonali mentre io mi accingevo ad attraversare la strada spingendo il passeggino di mia figlia.
“Brava! Bra-va!!!”.
Valeva la pena di applaudirla, quella cagna. Perché in Italia, oggi come oggi, ha vinto lei. E le è bastato correre a settanta orari.
Dopo di che, magari domani, un papa straniero verrà a salvarci e allora vinceremo noi.
Ma solo se non abbandoneremo lo spirito del maggioritario, eh....
Altrimenti, nisba!
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sabato 18 settembre 2010
2035
“Bella roba, il Pd, eh?”, mi interroga un collega in sala insegnanti.
“Non me ne frega niente, del Pd...”, gli rispondo, in un impeto di sincerità davvero prorompente.
“Siamo proprio rovinati!”, fa lui.
“Siamo chi, scusa?”, replico.
E via incomunicando.
Ad un certo punto, però, il mio stimato collega se n'è uscito così: ”Ma chi si ricorderà, di Veltroni, fra venticinque anni?”.
E qui l'uomo mi ha dato da pensare.
In questi ultimi giorni, sapete, mi è persino capitato di leggere, da qualche parte, delle lodi sperticate a Meno di zero di Bret Easton Ellis (che sarebbe un “romanzo generazionale”, nientemeno).
“Non me ne frega niente, del Pd...”, gli rispondo, in un impeto di sincerità davvero prorompente.
“Siamo proprio rovinati!”, fa lui.
“Siamo chi, scusa?”, replico.
E via incomunicando.
Ad un certo punto, però, il mio stimato collega se n'è uscito così: ”Ma chi si ricorderà, di Veltroni, fra venticinque anni?”.
E qui l'uomo mi ha dato da pensare.
In questi ultimi giorni, sapete, mi è persino capitato di leggere, da qualche parte, delle lodi sperticate a Meno di zero di Bret Easton Ellis (che sarebbe un “romanzo generazionale”, nientemeno).

Su quella incommensurabile merdata, uscita appunto venticinque anni fa, credevo che la parola definitiva l'avesse detta Stefano Benni nel lontano 1987 (qualche anno prima, cioè, che Benni imparasse a suonare il trombone e ne diventasse un incredibile virtuoso).
Non so se qualcuno di voi ha presente un racconto che si intitola Californian crawl...
È morto il padre di Hank. Stava giocando a golf e la pallina gli è finita nel bosco. È entrato dentro a cercarla. Dopo un'ora il caddy preoccupato è andato a vedere ed era lì, morto.
Aveva i pantaloni sbottonati. Sembra si stesse masturbando quando è morto. Forse il golf non lo divertiva abbastanza.
Adesso Hank è qui, sul bordo della mia piscina. Ha una camicia azzurra con un disegno a rombi uguale a quella di Percy Sledge nella copertina di un vecchio disco, non sono sicuro però che sia Percy Sledge, forse è un altro ma Hank è proprio Hank, siamo stati bambini insieme l'anno scorso, e ora non sembra turbato dalla morte del vecchio, si è comprato un paio di occhiali neri con la montatura rosa e la madre gli ha detto, ti sembrano occhiali adatti per un funerale? Hank non ha risposto, aveva il walkman.
La madre di hank beve perché ha un cancro al fegato, oppure ha un cancro al fegato perché beve, non lo so, comunque beve come un pellerossa e adesso con un'eredità di mezzo milione di dollari potrà bere anche di più.
Dunque Hank sta seduto sul bordo della mia piscina con la camicia azzurra col disegno a rombi come il disco di Percy Sledge, tira fuori dalle tasche della coca e fa una riga sul bordo della mia piscina. Appena la vede Lisa nuota verso il bordo della piscina un braccio dopo l'altro e poi ancora l'altro verso l'alto e così procede nell'acqua azzurra con i capelli biondi nella cuffia viola mentre il sole della California entra dalla parete di vetro e abete svedese e fa brillare gli spruzzi di Lisa e gli occhiali rosa di Hank poggiati su una sedia a sdraio e la riga immacolata di coca sul bordo della mia piscina.
- Non dovresti tirare tanto Hank – dice Lisa, e fa sparire la riga di coca dentro il suo bel nasino di bostoniana.
- Potevi lasciarmene un po', cazzo – dice Hank. Si prepara un'altra riga e la aspira con la cannuccia della mia Ginger Ale, così devo andare a prenderne un'altra in casa e mentre sono lì che cerco nel mobile bar vedo mia madre sbronza, con un kimono a disegni come l'insegna del ristorante giapponese di Palos Altos.
- Mi stai sgocciolando tutta la casa, Peter – mi dice.
- È morto il padre di Hank - dico io – e non ci sono più cannucce.
Mia madre mi guarda. È invecchiata, dall'ultima volta che l'ho vista. Mi accarezza i capelli in quel suo modo californiano che non so se amare o detestare.
- Quanti anni hai Peter? - mi chiede
- Ventuno, mamma – le rispondo. Mi mordo le labbra. Non riesco mai a dirle la verità.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.
Aveva i pantaloni sbottonati. Sembra si stesse masturbando quando è morto. Forse il golf non lo divertiva abbastanza.
Adesso Hank è qui, sul bordo della mia piscina. Ha una camicia azzurra con un disegno a rombi uguale a quella di Percy Sledge nella copertina di un vecchio disco, non sono sicuro però che sia Percy Sledge, forse è un altro ma Hank è proprio Hank, siamo stati bambini insieme l'anno scorso, e ora non sembra turbato dalla morte del vecchio, si è comprato un paio di occhiali neri con la montatura rosa e la madre gli ha detto, ti sembrano occhiali adatti per un funerale? Hank non ha risposto, aveva il walkman.
La madre di hank beve perché ha un cancro al fegato, oppure ha un cancro al fegato perché beve, non lo so, comunque beve come un pellerossa e adesso con un'eredità di mezzo milione di dollari potrà bere anche di più.
Dunque Hank sta seduto sul bordo della mia piscina con la camicia azzurra col disegno a rombi come il disco di Percy Sledge, tira fuori dalle tasche della coca e fa una riga sul bordo della mia piscina. Appena la vede Lisa nuota verso il bordo della piscina un braccio dopo l'altro e poi ancora l'altro verso l'alto e così procede nell'acqua azzurra con i capelli biondi nella cuffia viola mentre il sole della California entra dalla parete di vetro e abete svedese e fa brillare gli spruzzi di Lisa e gli occhiali rosa di Hank poggiati su una sedia a sdraio e la riga immacolata di coca sul bordo della mia piscina.
- Non dovresti tirare tanto Hank – dice Lisa, e fa sparire la riga di coca dentro il suo bel nasino di bostoniana.
- Potevi lasciarmene un po', cazzo – dice Hank. Si prepara un'altra riga e la aspira con la cannuccia della mia Ginger Ale, così devo andare a prenderne un'altra in casa e mentre sono lì che cerco nel mobile bar vedo mia madre sbronza, con un kimono a disegni come l'insegna del ristorante giapponese di Palos Altos.
- Mi stai sgocciolando tutta la casa, Peter – mi dice.
- È morto il padre di Hank - dico io – e non ci sono più cannucce.
Mia madre mi guarda. È invecchiata, dall'ultima volta che l'ho vista. Mi accarezza i capelli in quel suo modo californiano che non so se amare o detestare.
- Quanti anni hai Peter? - mi chiede
- Ventuno, mamma – le rispondo. Mi mordo le labbra. Non riesco mai a dirle la verità.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.
- Ventun anni – ripete meccanicamente come se non ci credesse.

E via cazzeggiando.
Una recensione feroce e assai divertente, se vi piace ridere delle disgrazie del mondo. Ma se, beati voi, non conoscete la merdosissima prosa (“generazionale”, sapete?) di Bret Easton Ellis, non potrete apprezzare.
E insomma, dopo venticinque anni c'è ancora qualcuno che si ricorda di Meno di zero, e non per farci sopra una grassa risata: perché, dunque, nel 2035 Walter Veltroni dovrebbe essere dimenticato?
In fondo, in questo nostro tempo storto, ci si è ricordati pure di Franchi e Ingrassia. Dite la verità: ve lo sareste mai aspettato? Se sì, o siete dei completi idioti o, beati voi, non avete mai visto un loro film.
Una recensione feroce e assai divertente, se vi piace ridere delle disgrazie del mondo. Ma se, beati voi, non conoscete la merdosissima prosa (“generazionale”, sapete?) di Bret Easton Ellis, non potrete apprezzare.
E insomma, dopo venticinque anni c'è ancora qualcuno che si ricorda di Meno di zero, e non per farci sopra una grassa risata: perché, dunque, nel 2035 Walter Veltroni dovrebbe essere dimenticato?
In fondo, in questo nostro tempo storto, ci si è ricordati pure di Franchi e Ingrassia. Dite la verità: ve lo sareste mai aspettato? Se sì, o siete dei completi idioti o, beati voi, non avete mai visto un loro film.

E dunque, Veltroni. Con la sua pappagorgia. Con le sue primarie. Con il suo partito light. Con le sue candidature immaginifiche tipo Calearo. Con i suoi loft del cazzo.
Ce ne ricorderemo senz'altro, di Veltroni, come no...
Ce ne ricorderemo senz'altro, di Veltroni, come no...
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martedì 24 agosto 2010
Moderatevi, moderatevi: qualche cosa resterà
Uno di questi giorni me ne esco di casa e vado a conquistare qualche voto moderato per il famoso Partito democratico - se i moderati mi faranno poco poco il favore di mostrarsi, naturalmente, invece di trincerarsi dietro la loro solita mutria.
Dovete sapere, infatti, che i moderati non le appalesano mica volentieri, le loro idee moderate - in Italia, almeno, è così: all'estero non so.
Qui da noi i moderati non parlano volentieri di politica - è una cosa che hanno imparato dal loro papà, impiegato al catasto: “Perché la gente deve sapere come la pensi? Fatti gli affari tuoi, che non si sa mai. Tu lascia cantare gli altri, lascia... Se han voglia di cantare, che cantino”.
Un moderato lo identifichi da quel lampo di spavento negli occhi che diventa subito diffidenza davanti al latinorum di parole come “politica”, “partito”, “giustizia” (o anche solo “equità”), “società”, “cittadinanza” “diritti” (ma solo quelli civili, in realtà: sono gli unici che lo insospettiscono veramente: dagli altri diritti, infatti, ci si può sempre guadagnare qualcosa) e “lotta” (la parola per lui più inquietante).
Dovete sapere, infatti, che i moderati non le appalesano mica volentieri, le loro idee moderate - in Italia, almeno, è così: all'estero non so.
Qui da noi i moderati non parlano volentieri di politica - è una cosa che hanno imparato dal loro papà, impiegato al catasto: “Perché la gente deve sapere come la pensi? Fatti gli affari tuoi, che non si sa mai. Tu lascia cantare gli altri, lascia... Se han voglia di cantare, che cantino”.
Un moderato lo identifichi da quel lampo di spavento negli occhi che diventa subito diffidenza davanti al latinorum di parole come “politica”, “partito”, “giustizia” (o anche solo “equità”), “società”, “cittadinanza” “diritti” (ma solo quelli civili, in realtà: sono gli unici che lo insospettiscono veramente: dagli altri diritti, infatti, ci si può sempre guadagnare qualcosa) e “lotta” (la parola per lui più inquietante).

Un giorno, al bar, ho sentito un tizio che diceva a un altro: “Hai capito, com'è? Adesso ci comandano pure i senegalesi!”. Stava parlando di un mio amico senegalese che faceva l'assessore ai lavori pubblici a Monfalcone. Io, ricordo, rimasi stupefatto: la persona che aveva parlato era evidentemente un moderato! Sapete, è così raro coglierne uno nell'esercizio della sua proverbiale moderazione. E guardate che quel signore non era mica un razzista, eh! Manco per idea! Era un buon uomo, in realtà: uno che parlava con adorazione della figlia più grande, appena laureata in Economia col massimo dei voti; diceva che alla ragazza sarebbe tanto piaciuto lavorare in banca, dove si entra ormai solo per conoscenza, purtroppo, ma lui, ostia!, conosceva uno.
Quando siamo seduti in un luogo pubblico e mia moglie tira fuori la tetta per allattare Mila, ho sempre il timore che qualche moderato, seduto per accidente accanto a noi, si metta a sbraitare che quelle son cose che non si fanno, vergogna!, e che le tette, specie quelle belle grosse, vanno bene in tivvù o in fotografia su Chi, non certo nei luoghi pubblici dove potrebbero turbare qualche bimbo, figlio o nipote di moderati.
Quando siamo seduti in un luogo pubblico e mia moglie tira fuori la tetta per allattare Mila, ho sempre il timore che qualche moderato, seduto per accidente accanto a noi, si metta a sbraitare che quelle son cose che non si fanno, vergogna!, e che le tette, specie quelle belle grosse, vanno bene in tivvù o in fotografia su Chi, non certo nei luoghi pubblici dove potrebbero turbare qualche bimbo, figlio o nipote di moderati.

Insomma, avere a che fare coi moderati non è punto facile. Trattasi di gente riservata e imprevedibile.
E io che mi sono messo in testa di convincerne almeno un paio a votare per il Pd!
Sarà una fatica di Sisifo, dite voi? Può darsi, può darsi... Sempre meglio, però, che cercare di convincere certi ex elettori diesse che conosco io a votare per il partito di Beppe Fioroni.
“Il Pd non si capisce mai che cazzo propone!”, ti dicono. E si sbagliano, oh come si sbagliano: è il moderato Fioroni, il centrista Fioroni, lo scout Fioroni, la proposta del Pd.
Per dei rompicoglioni di sinistra non sarà certo sufficiente, ma ai moderati potrebbe pure bastare.
Devo solo identificarne un paio...

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domenica 15 agosto 2010
The future's so bright I gotta wear shades
E insomma arriva Montezemolo il quale, a brutto muso, da imprenditore - pensate un po', da imprenditore! - fa presente all'imprenditore Berlusconi che “in politica, come nell'imprenditoria, contano i risultati”: il Berlusconi, sedici anni or sono, non era sceso in campo spergiurando che la sua esperienza di imprenditore - pensate un po', di imprenditore! - sarebbe stata utilissima agli italiani? Bene: quali sono i risultati del cimento, a tutt'oggi? Eh? Zero. Nisba. Alcunché. Un vero fallimento, insomma, secondo l'imprenditore - pensate un po', un imprenditore! - Montezemolo.
E il Pd gli dice bravo, Montezemolo! Bravo! Siamo tutti d'accordo con te, ci mancherebbe altro.
Forse era troppo sperare di sentire dai dirigenti del famoso partito riformista (un partito che, pensate un po', ha finalmente messo assieme e fatto convivere sotto uno stesso tetto storie e culture le più diverse: la grande tradizione del cattolicesimo democratico con quella del socialismo democratico, Moro e Berlinguer, Batman e il Joker, Zio Paperone e Rockerduck, Ricky Albertosi e Comunardo Niccolai) uno straccio di riflessione (oserei dire culturale, ma non so se si può...) sulla natura giocoforza autocratica della figura dell'imprenditore e sul fatto che le regole di una democrazia e quelle di un'impresa non sono nemmeno lontane parenti.
Una cosa così, ma anche detta in maniera più semplice, come no...
Magari messa giù in forma dubitativa, tipo, che so? “Ma siamo sicuri che l'enorme prestigio sociale (starei per dire culturale) di cui ha goduto e gode, nel nostro Paese, la figura dell'imprenditore, diciamo da una ventina d'anni a questa parte, abbia fatto bene, alla società italiana?”. O, con un taglio giusto un po' più hardcore: “Ma siamo sicuri che lo spirito della libera intrapresa prestato alla politica, più che risolverli, non li abbia invece complicati di brutto, i problemi del nostro povero Paese?”.
Mi sarei accontentato volentieri, sapete? Sono un tipo tranquillo, io: non avrei preteso dal partito a cui sono iscritto niente di più.
Ma mi rendo conto: il partito a cui sono iscritto certe cose non può mica dirle. Eh.
E il Pd gli dice bravo, Montezemolo! Bravo! Siamo tutti d'accordo con te, ci mancherebbe altro.
Forse era troppo sperare di sentire dai dirigenti del famoso partito riformista (un partito che, pensate un po', ha finalmente messo assieme e fatto convivere sotto uno stesso tetto storie e culture le più diverse: la grande tradizione del cattolicesimo democratico con quella del socialismo democratico, Moro e Berlinguer, Batman e il Joker, Zio Paperone e Rockerduck, Ricky Albertosi e Comunardo Niccolai) uno straccio di riflessione (oserei dire culturale, ma non so se si può...) sulla natura giocoforza autocratica della figura dell'imprenditore e sul fatto che le regole di una democrazia e quelle di un'impresa non sono nemmeno lontane parenti.
Una cosa così, ma anche detta in maniera più semplice, come no...
Magari messa giù in forma dubitativa, tipo, che so? “Ma siamo sicuri che l'enorme prestigio sociale (starei per dire culturale) di cui ha goduto e gode, nel nostro Paese, la figura dell'imprenditore, diciamo da una ventina d'anni a questa parte, abbia fatto bene, alla società italiana?”. O, con un taglio giusto un po' più hardcore: “Ma siamo sicuri che lo spirito della libera intrapresa prestato alla politica, più che risolverli, non li abbia invece complicati di brutto, i problemi del nostro povero Paese?”.
Mi sarei accontentato volentieri, sapete? Sono un tipo tranquillo, io: non avrei preteso dal partito a cui sono iscritto niente di più.
Ma mi rendo conto: il partito a cui sono iscritto certe cose non può mica dirle. Eh.
Come la mettiamo, infatti, con i magnifici capitani d'impresa che, in omaggio allo Zeitgeist di questi anni terribili, abbiamo candidato pure noantri de (centro)sinistra?
E non sto pensando al figlio di Colaninno e a Massimo Calearo, che sono solo folklore veltroniano e non possono quindi esser presi seriamente in considerazione, ma ad un Riccardo Illy piccolo a piacere.
Ma lo sapete che tipino era, Illy? Lo sapete come si comportava con i suoi interlocutori, di quale disprezzo era capace nei confronti dei suoi compagni di strada rei tutti quanti di essere meno intelligenti, meno pratici, meno concreti, meno determinati, in una parola sola: meno imprenditori di lui? Lo sapete?
No, il Pd certe cose proprio non può dirle. I famosi moderati non capirebbero.
E non sto pensando al figlio di Colaninno e a Massimo Calearo, che sono solo folklore veltroniano e non possono quindi esser presi seriamente in considerazione, ma ad un Riccardo Illy piccolo a piacere.
Ma lo sapete che tipino era, Illy? Lo sapete come si comportava con i suoi interlocutori, di quale disprezzo era capace nei confronti dei suoi compagni di strada rei tutti quanti di essere meno intelligenti, meno pratici, meno concreti, meno determinati, in una parola sola: meno imprenditori di lui? Lo sapete?
No, il Pd certe cose proprio non può dirle. I famosi moderati non capirebbero.

P.S.
“Ma siamo sicuri che passare da quello stronzo di Berlusconi, di professione imprenditore, a quel gagà di Montezemolo, di professione imprenditore, rappresenti un progresso, per l'Italia?”.
Troppo diretta, come domanda, vero?
“Ma siamo sicuri che passare da quello stronzo di Berlusconi, di professione imprenditore, a quel gagà di Montezemolo, di professione imprenditore, rappresenti un progresso, per l'Italia?”.
Troppo diretta, come domanda, vero?
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giovedì 5 agosto 2010
Dell'intercettazione come genere letterario
- “Pronto, Giulio?”
- “Seee...”
- “Come stai?”
- “Un mal di capo tevvibile, Pievluigi. Tevvibile! Anzi, se adesso vuoi scusavmi...”
- “Non c'è problema, caro: ti richiamo fra un po'. Guarda che è importante!”
- “Come no, come no... Ci sentiamo, eh!”
- “Sì, sì... Vorrei...”
- “Pievluigi, non è il momento...”
- “Sì, scusami tanto, Giulio. Perdonami!”
- “Ecco.”
- “Allora, ciao, eh...”
- “Ciao.”
- “Ti richiamo, ok?”
- “Mmmm...”
- “Presto, va bene?”
- “Guavda, Pievluigi, io domani salgo in Cadove a favmi qualche giovno di passeggiate in alta quota. Pevciò, se non è pvopvio necessavio...”
- “Nonnò, ci mancherebbe. Posso aspettare. Con tuo comodo, con tuo comodo! Ripòsati, Giulio, ripòsati: sarai stanco.”
- “Eh, già. Son pavecchio stanco, infatti.”
- “Guarda, io adesso chiamo Umberto e magari parlo un po' con lui. Ma tu ripòsati, eh? Buone vacanze, caro. Ci sentiamo quando torni, va bene?”
- “Sissì, come no... Quando tovno son tutto tuo, sissì.”
- “Allora ciao, eh! Riguardati, Giulio. Oh, guarda che qui facciamo la Storia, eh!”
- “La che?”
- “La Storia!”
- “Mi sa che non ho capito...”
- “Massì, dai... Noi che siamo disposti ad appoggiarti come Presidente del Consiglio... Ti pare poco? No, dico: ti pare poco?”
- “Voi... Chi?”
- “Noi del Pd, naturalmente. Tu fai il Presidente del Consiglio, noi ti appoggiamo... Pensa che bello! Passeremo alla Storia!”
- “E tu, Pievluigi? Tu quando ci vai, in vacanza? Secondo me ne hai bisogno...”
- “Eh, no... Io non posso proprio, guarda! Io, quest'anno, nisba. Devo fare un sacco di telefonate, sai? Adesso chiamo Umberto, sperando che non mi risponda la badante, come al solito.”
- “La... Badante?”
- “Sì, la badante: quella che sta sempre con lui. La senatrice, dai... Rosy Mauro. Anzi, scusa se approfitto: siccome so che tu e lui siete molto in buona, ecco... Non potresti mettercela tu, una buona parola? Lo chiami e gli dici che lo sta cercando il segretario del Pd: così, quando telefono, non mi risponde quella! Ma cazzarola: e una volta Umberto sta facendo la fisioterapia, un'altra volta sta riposando, un'altra volta ancora c'è il dottore che lo sta visitando!!! Oh, non me lo passa mai, ostia! Mai!”
- “Seee...”
- “Come stai?”
- “Un mal di capo tevvibile, Pievluigi. Tevvibile! Anzi, se adesso vuoi scusavmi...”
- “Non c'è problema, caro: ti richiamo fra un po'. Guarda che è importante!”
- “Come no, come no... Ci sentiamo, eh!”
- “Sì, sì... Vorrei...”
- “Pievluigi, non è il momento...”
- “Sì, scusami tanto, Giulio. Perdonami!”
- “Ecco.”
- “Allora, ciao, eh...”
- “Ciao.”
- “Ti richiamo, ok?”
- “Mmmm...”
- “Presto, va bene?”
- “Guavda, Pievluigi, io domani salgo in Cadove a favmi qualche giovno di passeggiate in alta quota. Pevciò, se non è pvopvio necessavio...”
- “Nonnò, ci mancherebbe. Posso aspettare. Con tuo comodo, con tuo comodo! Ripòsati, Giulio, ripòsati: sarai stanco.”
- “Eh, già. Son pavecchio stanco, infatti.”
- “Guarda, io adesso chiamo Umberto e magari parlo un po' con lui. Ma tu ripòsati, eh? Buone vacanze, caro. Ci sentiamo quando torni, va bene?”
- “Sissì, come no... Quando tovno son tutto tuo, sissì.”
- “Allora ciao, eh! Riguardati, Giulio. Oh, guarda che qui facciamo la Storia, eh!”
- “La che?”
- “La Storia!”
- “Mi sa che non ho capito...”
- “Massì, dai... Noi che siamo disposti ad appoggiarti come Presidente del Consiglio... Ti pare poco? No, dico: ti pare poco?”
- “Voi... Chi?”
- “Noi del Pd, naturalmente. Tu fai il Presidente del Consiglio, noi ti appoggiamo... Pensa che bello! Passeremo alla Storia!”
- “E tu, Pievluigi? Tu quando ci vai, in vacanza? Secondo me ne hai bisogno...”
- “Eh, no... Io non posso proprio, guarda! Io, quest'anno, nisba. Devo fare un sacco di telefonate, sai? Adesso chiamo Umberto, sperando che non mi risponda la badante, come al solito.”
- “La... Badante?”
- “Sì, la badante: quella che sta sempre con lui. La senatrice, dai... Rosy Mauro. Anzi, scusa se approfitto: siccome so che tu e lui siete molto in buona, ecco... Non potresti mettercela tu, una buona parola? Lo chiami e gli dici che lo sta cercando il segretario del Pd: così, quando telefono, non mi risponde quella! Ma cazzarola: e una volta Umberto sta facendo la fisioterapia, un'altra volta sta riposando, un'altra volta ancora c'è il dottore che lo sta visitando!!! Oh, non me lo passa mai, ostia! Mai!”

- “Guavda, Pievluigi, che il numevo per parlarci divettamente, con Umbevto, ce l'ha il tuo amico D'Alema. Pevché non lo chiedi a lui?”
- “Veramente Massimo mi ha assicurato che non ce l'ha...”
- “Ma davvevo?”
- “Sissì! Non ce l'ha!”
- “Ma non mi dive!”
- “Sissì... D'altra parte, se ce l'avesse, me lo darebbe... No?”
- “Te lo davebbe.”
- “Certo!”
- “Senti, Pievluigi, adesso devo pvopvio andave, sai? Ho un cevchio alla testa che non ti dico.”
- “Giusto, giusto... E insomma per Umberto?”
- “Per Umbevto... Cosa, per Umbevto?”
- “Che si faccia trovare. Oh, guarda che gli devo fare un offerta che non potrà rifiutare! Eh, eh, eh!!! Hai presente Il Padrino, no? Ah, ah, ah!!! L'hai visto, quel film, vero?”
- “Sì, sì... L'ho visto. Senti, Pievluigi...”
- “Va bene, va bene: tranquillo. Adesso metto giù. Ma gliela dici, quella cosina?”
- “A chi?”
- “Non so, a Umberto... O alla Rosy Mauro... Sai, la badante...”
- “Guavda che io non ce l'ho, il numevo della Vosy Mauvo: quello ce l'hai tu, l'hanno dato a te, io ho il numevo divetto di Umbevto. Quello che c'ha anche D'Alema...”
- “Ah! E non potresti... Cioè...”
- “No, non posso pvopvio, sai...”
- “No, no, aspetta, aspetta... Non hai capito... Magari tu potresti chiamare D'Alema...”
- “Pev...?”
- “Per dirgli se mi passa il numero di Umberto. Cioè, se è vero che Massimo ce l'ha e io no... Perché... Tu capisci... Non posso mica andare a chiederglielo io, a Massimo, il numero di Bossi. Non mi suona bene per niente: sono il segretario del partito, io. Ci parli tu?”
- “Veramente Massimo mi ha assicurato che non ce l'ha...”
- “Ma davvevo?”
- “Sissì! Non ce l'ha!”
- “Ma non mi dive!”
- “Sissì... D'altra parte, se ce l'avesse, me lo darebbe... No?”
- “Te lo davebbe.”
- “Certo!”
- “Senti, Pievluigi, adesso devo pvopvio andave, sai? Ho un cevchio alla testa che non ti dico.”
- “Giusto, giusto... E insomma per Umberto?”
- “Per Umbevto... Cosa, per Umbevto?”
- “Che si faccia trovare. Oh, guarda che gli devo fare un offerta che non potrà rifiutare! Eh, eh, eh!!! Hai presente Il Padrino, no? Ah, ah, ah!!! L'hai visto, quel film, vero?”
- “Sì, sì... L'ho visto. Senti, Pievluigi...”
- “Va bene, va bene: tranquillo. Adesso metto giù. Ma gliela dici, quella cosina?”
- “A chi?”
- “Non so, a Umberto... O alla Rosy Mauro... Sai, la badante...”
- “Guavda che io non ce l'ho, il numevo della Vosy Mauvo: quello ce l'hai tu, l'hanno dato a te, io ho il numevo divetto di Umbevto. Quello che c'ha anche D'Alema...”
- “Ah! E non potresti... Cioè...”
- “No, non posso pvopvio, sai...”
- “No, no, aspetta, aspetta... Non hai capito... Magari tu potresti chiamare D'Alema...”
- “Pev...?”
- “Per dirgli se mi passa il numero di Umberto. Cioè, se è vero che Massimo ce l'ha e io no... Perché... Tu capisci... Non posso mica andare a chiederglielo io, a Massimo, il numero di Bossi. Non mi suona bene per niente: sono il segretario del partito, io. Ci parli tu?”

- “Non ti pvometto niente, Pievluigi...”
- “Grazie, Giulio: sei un amico!”
- “Pievluigi, ti pvego!”
- “Io a Umberto ho da offrire moltissimo, Giulio... Il federalismo, innanzitutto. Ma un federalismo serio, una cosina per benino.”
- “Immagino, immagino...”
- “Poi una legge elettorale che consentirà alla Lega di crescere libera e forte!”
- “Pevbacco.”
- “Credo che lui così potrà starci. Non credi anche tu? Eh? Cosa ne pensi, Giulio?”
- “Io non penso niente, Pievluigi. Io ho un mal di capo che lèvati!”
- “Sì, lo so: scusa. Ma capisci, qui si fa la Storia, Giulio...”
- “Pievluigi, abbi pietà! Io capisco tutto, evo mavxista anch'io, tanti anni fa, figuviamoci: ma lascia stave la stovia. Lasciala stave, ti pvego!”
- “Mandiamo a casa Berlusconi, Giulio. Mandiamolo a casa! Poi tu fai il Presidente in un governo di decantazione per un tot di tempo. Ti sosteniamo in Parlamento noi, la Lega, Casini, Rutelli, Fini, Lombardo...”
- “Cevto, cevto. Pevò ci devono stave anche La Malfa e Guzzanti, altvimenti non posso accettave l'incavico.”
- “Va bene, va bene: adesso telefono anche a loro!”
- “Pievluigi. Pievluigi. Eva una battuta.”
- “Ah, ah, ah!!! Buona, Giulio! Arguto come al solito! Ah, ah, ah!!! Mi viene in mente il barattolo di pomodori Cirio che tenevi sulla tua scrivania per ricordarti di Prodi...”
- “Sì, sì, cevto, il bavattolo della Civio... Ti devo pvopvio salutave, adesso...”
- “Allora ci parli tu...”
- “Con chi? Con Umbevto? Con la sua badante? Con D'Alema? Con La Malfa? Con chi devo pavlave, Pievluigi?”
- “Ma con chi vuoi, Giulio. Tu parli con chi vuoi. Poi ci sentiamo, no?”
- “Sì, sì, ecco, Pievluigi, ci sentiamo...”
- “Allora ciao, eh?”
- “Ciao, Pievluigi. Ciao.”
- “Grazie e scusa! Anzi: scusa, PRESIDENTE!”
- “Pievluigi...”
- “E dai, Giulio bello, che facciamo la Storia, facciamo!!!”
- “Come no, come no... La stovia...”
- “Grazie, Giulio: sei un amico!”
- “Pievluigi, ti pvego!”
- “Io a Umberto ho da offrire moltissimo, Giulio... Il federalismo, innanzitutto. Ma un federalismo serio, una cosina per benino.”
- “Immagino, immagino...”
- “Poi una legge elettorale che consentirà alla Lega di crescere libera e forte!”
- “Pevbacco.”
- “Credo che lui così potrà starci. Non credi anche tu? Eh? Cosa ne pensi, Giulio?”
- “Io non penso niente, Pievluigi. Io ho un mal di capo che lèvati!”
- “Sì, lo so: scusa. Ma capisci, qui si fa la Storia, Giulio...”
- “Pievluigi, abbi pietà! Io capisco tutto, evo mavxista anch'io, tanti anni fa, figuviamoci: ma lascia stave la stovia. Lasciala stave, ti pvego!”
- “Mandiamo a casa Berlusconi, Giulio. Mandiamolo a casa! Poi tu fai il Presidente in un governo di decantazione per un tot di tempo. Ti sosteniamo in Parlamento noi, la Lega, Casini, Rutelli, Fini, Lombardo...”
- “Cevto, cevto. Pevò ci devono stave anche La Malfa e Guzzanti, altvimenti non posso accettave l'incavico.”
- “Va bene, va bene: adesso telefono anche a loro!”
- “Pievluigi. Pievluigi. Eva una battuta.”
- “Ah, ah, ah!!! Buona, Giulio! Arguto come al solito! Ah, ah, ah!!! Mi viene in mente il barattolo di pomodori Cirio che tenevi sulla tua scrivania per ricordarti di Prodi...”
- “Sì, sì, cevto, il bavattolo della Civio... Ti devo pvopvio salutave, adesso...”
- “Allora ci parli tu...”
- “Con chi? Con Umbevto? Con la sua badante? Con D'Alema? Con La Malfa? Con chi devo pavlave, Pievluigi?”
- “Ma con chi vuoi, Giulio. Tu parli con chi vuoi. Poi ci sentiamo, no?”
- “Sì, sì, ecco, Pievluigi, ci sentiamo...”
- “Allora ciao, eh?”
- “Ciao, Pievluigi. Ciao.”
- “Grazie e scusa! Anzi: scusa, PRESIDENTE!”
- “Pievluigi...”
- “E dai, Giulio bello, che facciamo la Storia, facciamo!!!”
- “Come no, come no... La stovia...”

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sabato 31 luglio 2010
...per un eterno miracolo italiano!
Il problema della Sinistra, in Italia, è che non dice più 'noi' manco per sbaglio, manco per scommessa. La Sinistra, in Italia, e da troppi anni ormai, dice 'io'. Sì, proprio come lui...

Il problema della Sinistra, in Italia, è che per battere un venditore di sogni e di miracoli pensa ci si debba inventare un messia, un messia purchessia.

Il problema della Sinistra, in Italia, è che l'Italia è il Paese della terapia Di Bella.

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venerdì 16 luglio 2010
Mantra dell'insignificanza
Si sente dire sempre più spesso, nel Pd, che bisogna “ritornare ai territori”, “dare spazio ai territori”, “tornare a parlare di politica a partire dai territori”, “ritornare in sintonia con i territori”, “misurarsi di più e meglio con le esigenze dei territori”, “misurarsi con le domande di innovazione che emergono dai territori”, “tornare a essere il punto di riferimento delle vertenze territoriali e di settore e rilanciare proprio nei territori e nelle categorie una nuova immagine della nostra politica”, “inaugurare un percorso di ascolto e partecipazione dei territori”, “inaugurare un percorso di ascolto e partecipazione sui territori”, “coinvolgere i territori nelle scelte”, “mettere al centro i territori”, “ritornare a discutere con i territori”, “ritornare a discutere nei territori”, “ritornare a discutere sui territori”, “strutturarsi nei territori”, “strutturarsi sui territori”, “puntare ai territori per far crescere il Pd”, “puntare sui territori per far crescere il Pd”, “valorizzare i territori”, “realizzare il pieno coinvolgimento dei territori nella partecipazione alla governance del partito”, “ascoltare i territori”, “aprirsi ai territori”, “essere, come partito, vicini ai territori”, “organizzarsi per un Partito democratico dei territori”.
Sul vocabolario, immediatamente dopo territorio, vengono terrizione (che sarebbe la minaccia formale di tortura con cui gli inquisitori spaventavano l'imputato o il testimone), terrone (pop. spreg. Persona originaria dell'Italia meridionale, detta tèrra màtta o ballerina in quanto soggetta a terremoti) e terronia (pop. spreg. Italia meridionale). Poi c'è terrore, dal latino terrŏr, ōris, deriv. di terrēre, “atterrire”.
E il cerchio direi che si chiude perché, con ciò che atterrisce, siamo ritornati in qualche modo al Pd.
Sul vocabolario, immediatamente dopo territorio, vengono terrizione (che sarebbe la minaccia formale di tortura con cui gli inquisitori spaventavano l'imputato o il testimone), terrone (pop. spreg. Persona originaria dell'Italia meridionale, detta tèrra màtta o ballerina in quanto soggetta a terremoti) e terronia (pop. spreg. Italia meridionale). Poi c'è terrore, dal latino terrŏr, ōris, deriv. di terrēre, “atterrire”.
E il cerchio direi che si chiude perché, con ciò che atterrisce, siamo ritornati in qualche modo al Pd.

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mercoledì 23 giugno 2010
Dubbi amletici
E che dire, che dire del vicesegretario del famoso Partito democratico, onorevole Enrico Letta, nipote di?
La scorsa settimana il nostro (oddio, il nostro... Il vostro, magari) se ne stava bel bello a Lazise, in riva al Lago di Garda, a spiegare a noi democratici che potremmo pure allearci con la Lega Nord, un giorno o l'altro: perché no?
Capiamoci: per un democratico torinese questo vuol dire allearsi con Mario Borghezio e per uno del Friuli-Venezia Giulia, come me, significa mettersi con quelli che hanno voluto quella me-ra-vi-glio-sa legge regionale in base alla quale di recente, a Pordenone, una madre egiziana si è vista negare la possibilità di accedere all'assistenza e al sostegno scolastico per il suo bambino affetto da sindrome di Down, in quanto “i genitori non risultano residenti in regione da almeno tre anni”.
La scorsa settimana il nostro (oddio, il nostro... Il vostro, magari) se ne stava bel bello a Lazise, in riva al Lago di Garda, a spiegare a noi democratici che potremmo pure allearci con la Lega Nord, un giorno o l'altro: perché no?
Capiamoci: per un democratico torinese questo vuol dire allearsi con Mario Borghezio e per uno del Friuli-Venezia Giulia, come me, significa mettersi con quelli che hanno voluto quella me-ra-vi-glio-sa legge regionale in base alla quale di recente, a Pordenone, una madre egiziana si è vista negare la possibilità di accedere all'assistenza e al sostegno scolastico per il suo bambino affetto da sindrome di Down, in quanto “i genitori non risultano residenti in regione da almeno tre anni”.

In questi giorni il nipote più famoso d'Italia, commentando la vicenda di Pomigliano d'Arco (con la Fiat che minaccia di spostare il suo stabilimento all'estero se gli operai non diventeranno tutti quanti, e subito, giapponesi: banzaiiiiiii!!!), se n'è uscito così: “Pomigliano sì, ma non è ripetibile”.
Oh, eccome se lo è, caro Letta. Eccome.
È ripetibile e verrà ripetuto.
Oh, eccome se lo è, caro Letta. Eccome.
È ripetibile e verrà ripetuto.
A Pomigliano l'amministratore delegato della Fiat ha fatto da battistrada: dopo Pomigliano sarà il diluvio.
Bastava leggersi, nei giorni scorsi, qualche intervista a certi bei tomi del padronato nazionale (a Bombassei, per dirne solo uno) per capire dove si vorrebbe andare a parare.
È stato detto chiaramente.
Ora la domanda è: ma Enrico Letta è stupido come sembra o è solo un povero deficiente?
Bastava leggersi, nei giorni scorsi, qualche intervista a certi bei tomi del padronato nazionale (a Bombassei, per dirne solo uno) per capire dove si vorrebbe andare a parare.
È stato detto chiaramente.
Ora la domanda è: ma Enrico Letta è stupido come sembra o è solo un povero deficiente?
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