mercoledì 1 luglio 2009

La faccia nascosta della luna

Qualche tempo fa ho fatto un po' arrabbiare un caro amico dicendogli che, in my humble opinion, il veltronismo altro non è che la faccia nascosta della luna del berlusconismo: immagine, apparenza, produzione di narrazioni a mezzo di cazzate. O, se vi piace di più, attenzione maniacale al mondo dei simboli.
Occhio, ho scritto 'maniacale' per salvarmi in corner: non sono così grullo da non sapere che il simbolo è uno dei modi in cui gli esseri umani cercano di governare il proprio rapporto col mondo (un filosofo direbbe “governare la relazione tra essere e pensiero” o “la relazione tra identità e alterità”). Io sono un animal (per tanti motivi: chiedere alla mia povera moglie...) symbolicum, insomma, e lo siete pure voi che mi leggete.
Diciamolo con Franco Volpi (gli sia lieve la terra).

“Di fronte allo stupore che segnala che l'essere non è come appare e il mondo non è quello che sembra, il simbolo è una strategia per ridurre la contingenza, per congiungere le parti in un intero e «ricomporle» (in greco: symballein). Il simbolo ha la forza di conferire un senso condiviso alla realtà e di «rimettere in ordine il mondo». Ma non appena fissato e stabilito, esso tende a irrigidirsi in forme, occultando la dinamica vivente da cui sorge”.
Il simbolo serve a conferire senso, dunque a tenere la barra del timone dritta, a non perdersi nella foresta, ma può anche nascondere al nostro sguardo il mondo in cui viviamo. Fino a farcelo dimenticare completamente.
Gli esseri umani rinunciano infatti molto più volentieri a una realtà che non ai simboli che la rappresentano, lo sappiamo (e qui potrei senz'altro mettermi a maramaldeggiare sulle tristissime vicende occorse ai comunisti italiani, ma volentieri me ne astengo...).

Silvio Berlusconi ha venduto simboli per anni annorum, in ogni contrada di questo sventurato Paese. Anzi, è proprio vendendo simboli che Berlusconi è diventato Berlusconi, simbolo lui stesso fate voi di cosa. Papi Silvio - una delle tante maschere della nostra eterna commedia dell'Arte, mica altro - “non ha rivali nel sapersi indirizzare al (suo) popolo” interpretandone “le pulsioni elementari con argomenti e atteggiamenti esemplari, idonei a metterlo in movimento al suo seguito” e “dispone anche di strumenti persuasivi che nessuno può neanche lontanamente sognarsi”.

Così Gustavo Zagrebelsky perché io non avrei saputo dirlo meglio.
Walter V. non dispone, come è noto, di “strumenti persuasivi”. Sì, certo: conosce un sacco di gente in RAI (da Minoli all'ultimo degli uscieri) perché ha fatto politica in RAI, e solo in RAI, per tutta la sua vita, ma per avere la meglio sul dulcamara nazionale questo non basta, non basta proprio.
Qualche mese fa, in un editoriale davvero memorabile su la Repubblica, Nadia Urbinati se ne uscì così: “La docilità è una qualità che si predica degli animali, non degli uomini; è un obiettivo che i domatori si prefiggono quando cercano di abituare un animale a fare meccanicamente determinate cose. Al moto della mano del padrone il cane sa quel che deve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione di come pensare e che cosa fare rispetto all'opinione preponderante; significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, per esempio l'opinione generale di una più o meno larga maggioranza, crede, ritiene e vuole. Sono ancora una volta i liberali (sempre pensato che i liberali siano i meglio fichi der bigoncio, sempre pensato, n.d.r.) che ci hanno fatto conoscere questo lato inquietante del potere moderno. Un lato che si è mostrato quando il potere è riuscito ad avvalersi di strumenti nuovi”, gli "strumenti persuasivi" di cui parla Zagrebelsky, i media, quelli che Berlusconi controlla e Walter V. invece no sebbene sia tanto amico di Minoli e di Fabio Fazio.
“Il moderno potere fondato sull'opinione non ha più bisogno di usare la violenza diretta (...); usa invece una specie di addomesticamento che produce, come scriveva Mill, una forma di “passiva imbecillità”. I cittadini docili assomigliano a una massa di spettatori: in silenzio ad ascoltare e, semmai, giudicare alla fine dello spettacolo, con applausi o fischi”.
I regimi politici di quello che una volta si chiamava “l'Occidente” (bei tempi, altroché: bei tempi!) hanno subito una profondissima trasformazione, nell'ultimo quarantennio: dopo quella famosa sudata di Richard Nixon davanti alle telecamere è andata pian piano affermandosi la democrazia del pubblico e dell'opinione, quella in cui il ruolo dei leader politici è decisivo.

E io lo capisco, certo: mi fa cagare veramente di gusto, ma lo capisco.
Il politico moderno opera in un mondo in cui la comunicazione è tutto, un mondo nel quale spesso e volentieri l'apparenza è più importante della realtà. Qualcuno, ma non ricordo chi (forse Timothy Garton Ash?), ha scritto che ormai nelle nostre società ricche ed evolute (ehm...) la politica non è “né factfiction, ma faction. Un dramadocumentary. Un mondo condiviso, in un sottile e abituale gioco di relazioni, da politici, spin doctor, pr e giornalisti che lavorano per le corporation dei media a Londra, Berlino, Parigi o Washington”. Detto ciò, l'accesso ai media, nelle democrazie liberali più evolute (ovvero a Londra, Berlino, Parigi e Washington) è in genere regolamentato, più o meno bene. Nelle democrature come l'Italia invece no. E vale forse la pena di ricordare, en passant, che nelle democrazie liberali più evolute un tycoon dei media non avrebbe mai potuto eccetera eccetera eccetera...

E' vero che la tivvù è stata (almeno, a me questo pare incontestabile) un mezzo di democratizzazione della politica perché ha permesso a tutti, ma proprio a tutti, di avvicinarsi al dibattito politico. Per questa democratizzazione, però, abbiamo pagato e stiamo pagando dei prezzi molto salati: la superficialità, lo svuotamento di ogni discorso appena appena un po' complesso, la sua riduzione a chiacchiera quando non a pettegolezzo. Mettiamoci poi la tendenza dei peggiori tra i politici (i più...) a rivolgersi ai cittadini-spettatori dicendo solo quello che i cittadini-spettatori vogliono sentirsi dire e siamo a posto, direi: la politica non è più educazione (indicazione di un percorso, di un orizzonte), è diventata seduzione.
Il nostro problema è che gli italiani leggono poco i giornali e guardano molto la tivvù.
E le cose che passano in tivvù sono quelle che il Papi della Patria vuole che passino, visto che la tivvù, giova ripeterlo, la controlla lui. Lasciamo perdere le riserve indiane che pure ci sono (e che comunque fanno pena), è così e punto.
In questa situazione, la parte politica che nel cuor mi sta non ha la minima possibilità di giocarsela sul piano della democrazia dell'opinione. Dovrebbe cercare di fare altro, di essere altro.
Il problema della sinistra italiana, in generale, è di non aver mai voluto affrontare sul piano culturale (che è altra cosa dal battersi ora contro l'enorme conflitto di interessi di cui Berlusconi è portatore, battaglia comunque – ovviamente – sacrosanta) la questione del quinto potere e dei suoi limiti in una società come la nostra, culturalmente e civilmente arretratissima; il problema di Walter V., maniacalmente perso tra i suoi simboli, è di essersi sempre rifiutato di prenderne atto.
Dove pensa di vivere, il signor Veltroni?
L'unica riflessione di cui la sinistra è stata capace sul modo di fare informazione in questo Paese ridicolo è quella che l'ha portata a mettere un Curzi di qua, un Freccero di là e un Santoro lassù, illudendosi che questo bel giochino fosse sufficiente a pararsi il culo. Di questo modo di far politica, sciocco, futile e autolesionista, Walter V. è stato da sempre l'interprete più pregiato: di più, ne è stato il campione indiscusso (e il compagno D'Alema, va detto, ha sempre – togliattianamente, ovvio – condiviso).
In questa situazione, però, gli item che passano (che stan passando da un quarto di secolo, va) nei televisori degli italiani non possono che essere quelli del signor Berlusconi, e solo quelli del signor Berlusconi. Noi possiamo solo seguire, mai proporre qualcosa d'altro; giocare di rimessa e basta, e sempre sul terreno scelto dal nostro avversario.
Vivendo nel suo mondo, le nostre parole d'ordine non possono che assomigliare alle sue. Anzi, non possono che essere le sue.
Un esempio? Se l'imprenditore, l'uomo del fare, è meglio del politico di professione che non fa un cazzo da mane a sera in quelle aule sorde e grigie (in Italia ce ne sono stati di pessimi, è vero, di politici di professione: ma pure De Gasperi, Nenni, Ugo La Malfa ed Enrico Berlinguer sono stati professionisti della politica, nevvero?), ecco la sinistra inventarsi gli Illy e i Soru, eccola candidare al Parlamento i Calearo e i Colaninno figlio. Non entro nel merito di cosa poi abbiano fatto concretamente Illy e Soru. E' su cosa Illy e Soru hanno simboleggiato che trovo molto da eccepire.

Oggi ci è messa pure la miracolata da YouTube, al secolo Serracchiani Debora, il fenomeno del nostro tempo alla cui mitopoiesi pure io, nel mio piccolo, ho contribuito.

Grandiosa quando a Curzio Maltese, che le chiede “perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?”, risponde: “Perché è il più simpatico”.
Ma ancora più grande quando, pavlovianamente docile (come ha scritto l'Urbinati? “Al moto della mano del padrone il cane sa quel che deve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione di come pensare e che cosa fare rispetto all'opinione preponderante; significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, per esempio l'opinione generale di una più o meno larga maggioranza, crede, ritiene e vuole”. Ecco...), sostiene che non appoggerebbe mai un leader del PD proveniente dal funzionariato politico e perciò l'uomo adatto alla bisogna sarebbe proprio (rullo di tamburi!!!) l'attuale segretario, il povero Dario Franceschini, “un mio collega, un avvocato”. Capito qual è l'immaginario della ragazza? Di qua l'uomo del fare (un avvocato, perbacco: come Gianni Agnelli) che può aiutare l'Italia a risollevarsi, di là i professionisti della politica (la casta, ve la ricordate la casta?) che han portato l'Italia alla rovina. Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda qualcuno?

E tiene molto a precisarlo, la giovane Serracchiani che combatte il vecchio in nome del nuovo: “non vengo da tutta una vita di sezione”. Sapete, io ci ho incontrato un sacco di bella gente, nelle sezioni del mio vecchio partito, i DS. Gente che spendeva volentieri il proprio tempo libero facendo politica gratuitamente, battendosi per una causa in cui credeva profondamente. Gente in genere molto civile e attenta agli altri, in special modo agli altri che hanno di meno. Gente, tra le altre cose, con un'elevatissima soglia di sopportazione per le cazzate. Perché ne sentiva, di cazzate, dai leader (sempre gli stessi da sempre): ostia, se ne sentiva... Questa è la mia esperienza delle sezioni di partito. A Debora Serracchiani tutto ciò deve fare un po' schifo.
Fortuna solo che la signora non ha detto che con lei c'è l'Italia che ama e dall'altra parte c'è invece l'Italia che odia, ma ci è mancato tanto così.
E io alla fine devo confessarvi che non ce la faccio proprio più, con questo nuovismo acchiappacitrulli (ve lo ricordate, sì, che Walter Veltroni non è mai stato comunista “perché si poteva stare nel PCI senza essere comunisti”?), con queste favolette per allocchi, con questo apparato simbolico da vorrei ma non posso (I care, do you remember?) che però ha la magnifica colonna sonora di Nicola Piovani (uno dei taaanti amici di Walter nostro...) ad accompagnare e sottolineare: roba da Oscar, ostia de un'ostia!
Insomma, sotto la (simbolica!) frangetta niente, fioi. Però un niente nuovo di pacca. Proprio come Veltroni, uguale uguale.

27 commenti:

Anonimo ha detto...

Ritengo che la scelta di non iscrivermi al PD sia una delle poche di cui non dovrò pentirmi.
Condividendo, grosso modo, quello che dici sul veltronismo mi chiedo chi ci sia dall'altra parte.
Bersani, Bindi, Letta , D'alema, Finocchiaro, La Torre, Bassolino and so on.
Non la faccio lunga tanto ste cose le sappiamo, questo giro risparmio anche l'euro delle primarie.
P.S.
Non leggere troppo Repubblica.

Mario

mario

luciano ha detto...

Ottimo post, ricco e intelligente, pieno di spunti.
Non sono iscritto al PD (anzi: fuggii dai DS che ci andavano dentro) ma penso che andrò a votare, alle primarie. (Anche se trovo pazzesco che il segretario di un partito venga eletto da chi di quel partito non fa parte).
Su Veltroni: confesso che mi ero illuso (sbagliando) che dietro la sua apparenza ricca di simboli ci fosse anche sostanza. Invece, alla prova dei fatti, il veltronismo è collassato come un soufflè.
Sulla Serracchiani: già prima delle Europee ero scettico e preoccupato per la sua "nascita" tutta mediatica. E queste sue dichiarazioni (non quelle contro D'Alema che condivido) ma quelle contro "le sezioni" mi rendono ancora più perplesso se non ostile. Perchè è l'attuale formazione dei nuovi gruppi dirigenti che è orripilante. Un tempo cosa accadeva? Un giovane cominciava a far politica (tra gli studenti o sul lavoro), poi casomai si iscriveva a un partito, frequentava la vita di sezione, si faceva conoscere (dentro e fuori dal partito), ne diventava dirigente, veniva eletto in Consiglio comunale, si faceva "le ossa" e così avanti, in un ampiamento della propria attività e delle proprie competenze politico-amministrative.
Adesso invece? I partiti cercano (in ambito diverso dalla politica) "nomi" già noti. Che poi siano del tutto digiuni della politica, non ha alcuna importanza. O (addirittura) costituisce titolo di merito. Il risultato è che l'apparenza (e solo l'apparenza) tracima.

tic ha detto...

Ah, Repubblica... Repubblica...
Fa l'opposizione a Papi, e le piacerebbe tanto scegliere il segretario del PD.
Che vuoi di più da un giornale?

diogene ha detto...

Così con la ggiovane Debborah, la strategia del PD è finalmente chiara: Non più tutti contro Berlusconi, ma tutti contro D'Alema.

Come ha detto un importante dirigente locale, amministratore e uomo di popolo: "Bisogna avere idee chiare, non importa se giuste o sbagliate. Chiare!"

Del resto, non sono un avvocato e ho freguentato per anni le sedi di partito; ho solo due anni più della bambina prodigio, ma sono vecchio, Dio mio, quanto vecchio...

Mammifero Bipede ha detto...

Post amaro e bellissimo, che sottoscrivo riga per riga.
Pensavamo di aver chiuso con Veltroni ed il "veltronismo", invece è sempre lì, si è solo spostato appena fuori dal campo visivo, anima nuovi pupazzi di cartapesta.
:-(

yodosky ha detto...

"Bisogna avere idee chiare, non importa se giuste o sbagliate. Chiare!"
E' da fratelli Marx, questa.

Vabbè, che dire, non posso certo dare torto a Tic anche perchè ieri è stato cinque ore per scriver 'sta roba e io 15 minuti per il pezzo di apertura della pagina economica.

Comunque voglio lanciare lo stesso una provocazione, ovvero: et voilà, mi faccio crescere una frangetta, trasformo la mia nappa in un nasino alla francese e mi aggiungo qualche chiletto (non troppi) e sono Debora Serracchiani: orsù, ditemi voi che cosa dovrei fare per guadagnar la vostra stima. Perchè se mi candidavo era una stronza montata che mi son candidata, se sostengo Franceschini son una povera scema che sostien un cattolico, e se candidavo un terzo era sicuramente uno che non ne capiva un cazzo e che era scelto solo perchè è "gggiovane e nuovo".

(torno di nuovo Yod solo per dir che non è della battuta del "simpatico" che ho timor, quanto del fatto che voglio vedere veramente su cose tipo il testamento bilogico come la Debora riuscirà a metter d'accordo la probabile presa di posizione di Franceschini con il suo popolo del blog).

luciano ha detto...

Voto Yodosky: l'uscita della Serracchiani sulla simpatia di Franceschini è davvero una cosa trascurabile. Contano (e conteranno) altre questioni, altre domande e altre risposte. Ad esempio, il testamento biologico. E finora (dei candidati o possibili candidati) l'unico che ha pronunciato parole chiare e laiche è Ignazio Marino.

tic. ha detto...

Io non ho dei pregiudizi nei confronti della Scemacchiani...
Neanche uno.

luciano ha detto...

Come già discutevamo qualche settimana fa, del "caso Serracchiani" mi rende perplesso il modo (tutto mediatico...un intervento uno in un'assemblea nazionale, il suo rilancio sui giornali e soprattutto su Youtube, l'utilizzo di Facebook, l'attenzione della stampa) in cui esso è nato e si è sviluppato. Dopo di che, non ho elementi per aggiungere molto (non conosco nè Debora nè la sua attività politica). Che adesso Rizzoli le stampi un libro, mi pare ulteriore elemento di mediaticità ad oltranza: finchè il ferro della popolarità è caldo, lo si batte senza esitazione.

tic ha detto...

Immagina le vertigini che le avrà dato tutto ciò, porella.
Se non sai gestire in maniera sobria una botta di popolarità come quella che ti è toccata in sorte rischi di fare la fine di Janis Joplin...
La cosa che mi colpisce di più è l'atteggiamento dei suoi fan.
Una cosa incredibile.
Oggi uno in facebook diceva che 'Debora' non si è mai fatta usare da nessuno.
Come se 'Debora' avesse chissà quale storia alle spalle, come se ci fosse qualcosa a cui appigliarsi per poter dire una cosa simile.
Fan, appunto. Senso critico zero, messaggi sempliciotti ('una di noi, una come noi'), sentimentalismi variamente assortiti.
Ma'sta gente è diversa dal berlusconiano medio, eh...

Mammifero bipede ha detto...

Il punto è questo Tic: "'sta gente" è uguale. Per questo il progetto politico del PD è così vago, per non dire inesistente.
La maggioranza del paese è ormai un telo bianco con immagini dei reality Mediaset proiettate sopra, è questo, da Veltroni in poi, il vero target elettorale.
:-(

Alessandra ha detto...

Complimenti per il post, Tic. Sottoscrivo molte delle cose che dici, ma mi chiedo e ti chiedo: esiste qualcuno nel PD che possa davvero essere un leader "nuovo"? Io della Serracchiani non so nulla e non so chi sia (come figura politica), però mi pare evidente, da quanto dici, che molti dubbi sui veterani li abbia anche tu.
Zagrabelsky ha fatto un'analisi molto acuta della questione "berlusconi-metodi persuasivi", ma il punto è: se non c'è una comunicazione efficace, sfuttando anche i deprecati simboli, come si arriva alle teste e alle coscienze dei cittadini? Con le primarie? Rimpastando il PD e mettendo al suo vertice qualcuno che ha già fallito una volta o più di una volta? Perché il PD si ostina a non lasciar spazio ai giovani, a quelli che si fanno le ossa nelle sezioni, che si fanno il mazzo "gratis et amore partito" e che toccano la realtà con mano tutti i giorni?
Come si può pretendere di continuare a fare un certo tipo di politica basata su vecchie demagogie?

yodosky ha detto...

Scusate ma se dalle segreterie esce Rienzi anche no.

Quel che mi inquieta è che (tralasciando il discorso colpo-di-culo-che-c'erano-le-telecamere della Serracchiani) dappertutto sento dire "A noi ci boicottano! Il Pd non lascia spazi! Non abbiam possibilità eccetera eccetera", e a volte mi sa di complesso di persecuzione e anche mania del complotto... Così sicuri che se uno è in gamba, sveglio etcc non riesce a farsi valere? E che è tutta sfortuna e cattiveria altri?
(E parla una che anche delle sfighe più sfighe si attribuisce la responsabilità considerandosi The best Loser of the Year)

tic ha detto...

Mah...
Che dire?
Sui 'vecchi' del Pd c'è solo da piangere. Cominciando da quello che era il gruppo dirigente dei DS.
Bersani non è male, ma con lui c'è uno come Bassolino. E pure uno come La Torre. E c'è anche il mio vecchio amico Massimo (che dovrebbe fare un favore a se stesso, innanzitutto, mettendosi da parte. Lavori ad Italianieuropei e bona là).
L'orrido Cofferati, invece, pare stia con Franceschini.

Nella mia regione il peggio del peggio si è imbarcato con Franceschini e si nasconde dietro al fenomeno Debora. Ma il peggio del peggio davvero tra i peggiori dei politicanti.

I giovani? Non ci sono luoghi, attualmente, dove porterli formare, i famosi giovani.
Io sono stato fortunato: quando ho cominciato a far politica c'era ancora qualcuno che insegnava qualcosa.
Adesso il grosso dei giovani pensano che basti guardare la tivvù e usare il web, per fare politica. Non è così, e non è nemmeno colpa loro.
In questo senso l'ha detta giusta Luciano.

Cosa dovrebbe fare il PD?
Smettere di pensare di potersela giocare, in questo momento storico, sul piano della democrazia dell'opinione. Non controlliamo i mezzi (il mezzo...) di comunicazione di massa più importanti: a che cazzo di democrazia di opinione vogliamo affidarci, di grazia?
Poi, stare sul territorio, magari in forme nuove.
Infine, darsi tempo.
Far partecipare gli iscritti alle decisioni (su alcune questioni importanti, bisogna chiedere agli iscritti del partito COSA ne pensano. Vedi il testamento biologico, una questione forte. O sulle coppie di fatto), far contare realmente gli iscritti.

Gli iscritti.
Conosco un sacco di gente che odia l'idea di avere una tessera di partito in tasca ma poi pretenderebbe di poter dire la sua sul modo in cui il PD dovrebbe far politica: questi NON devono essere consultati (lo statuto del PD, scritto dai Fratelli Marx e da qualche veltroniano tonto, invece, attribuisce un ruolo importante al primo che passa per strada).

Manfredi ha detto...

io non darei addosso alla Serracchiani per il fatto di essere un fenomeno mediatico nato praticamente dal web. Tutti noi qui passiamo del tempo sul web e ci esprimiamo sul web, non credo che sia un errore se un politico dedica parte del proprio tempo anche in questa ottica. Non fosse altro perché in questo modo sa di cosa parla, non come quegli ignoranti tipo la Carlucci che vuole regolamentare qualcosa che non ha idea di come funzioni.

La Serracchiani non mi fa impazzire, ma credo che quando parla delle sezioni si riferisca più che altro all'apparato sovietico del Pd, un enorme limbo in cui tutto è cristallizzato e niente e nessuno può (o deve) cambiarlo.

Perciò ecco i giovani del Pd che cercano di far candidare un sessantenne. Ecco D'Alema che quando parla non si capisce se ce l'ha con Berlusconi o con il proprio partito. Ecco il Pd che attacca la Serracchiani come non ha mai fatto con il Cavaliere, perché "con l'antiberlusconismo non si vincono le elezioni".

Insomma, io credo che finché ci saranno questi non vinceremo mai. L'aveva già detta Moretti? Eh, aveva ragione, aveva.

tic ha detto...

L'apparato del PD è come l'araba fenice di Metastasio, "che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa".
Believe me or not.

Se il futuro luminoso è la Serracchiani, non ci resta che metterci gli occhiali da sole.

(dovresti vedere i suoi compagni di strada in Friuli-Venezia Giulia, dovresti vedere)

luciano ha detto...

Io mi sto orientando su Ignazio Marino (da mesi seguo la sua attività parlamentare fortemente incentrata sui diritti individuali, sul testamento biologico, sulla laicità, sul welfare). E' cattolico (ma non certo papista) ed è fuori dai giri di "potere".
I FANS DI DEBBBBBORAH (e ci metto pure l'acca!): quando si perde il lume della ragione, il pensiero critico va a spasso per i viottoli a fondo cieco.

tic ha detto...

Io aspetto. Vorrei leggere quello che i contendenti proporranno per il PD.
Intanto però so dove NON andrò.

Ebbene, sì: non andrò con chi ha sputtanato in un'intervista a Curzio Maltese una parte non piccola (e non indecente, viste le persone che ho avuto la fortuna di incontrare) della mia vita in nome della parola d'ordine "potere agli avvocati".
Povera coglioncina.

luciano ha detto...

Avremo modo e tempo di parlarne, anche di persona.
Anzi (idea demente venutami adesso): si potrebbe pure organizzare un dibattito convegno happening, serio e pazzariello.

yodosky ha detto...

La Serracchiani-reunion?

tic ha detto...

Idea simpatica, questa...
La Serracchiani-reunion.
Chiamiamo pure qualcuno dei suoi fan (ne ho giusto in mente un paio...), li incatramiamo e li cospargiamo di piume...

diogene ha detto...

Vi faccio alcune osservazioni, sapendo che qui non rischio il linciaggio da parte delle nuove (nuovissime)guardie rosse con frangetta.
1) l'apparato del PD: sapete che il in FVG (tanto per fare un esempio) non ha neanche un funzionario e quattro, dico quattro segretarie in tutta la regione?

2) Quale cazzo sarebbe "l'apparato"? Gli amministratori lacali? che spesso scegliamo per il colore degli occhi piuttosto che per le capacità? O forse, quella torma di consiglieri regionali e parlamentari che oggi sulla stampa difendono Debora candidandola a segretario regionale? Poverella era partita come futuro premier oggi solo segretario regionale.

3) Quale valore ha una "dirigente politica che ha fatto un discorsetto di dodici minuti, condivisibile, ma pur sempre solo un discorsetto? Come si fa a dire che Veltroni non vale niente e pio diventarne un'adepta?
Come si fa a dire "io sono un avvocato e non ho frequentato le sedi di partito"? Sa la signorina che sono stati quei deficnti come me che frequentano le sedi di partito a farle una campagna elettorale? E poi, guardante che qualsiasi dei partecipanti a questo blog andando in televisione da mattina a sera come lei avrebbe preso migliaia di voti.

4) quale contributo a un partito può dare una che si esprime come un eroe del Signore degli anelli: di qua il bene, di là il male.

5) Al congresso voterò Bersani. Ho tentato in quel disgraziato governo Prodi qualche liberalizzazione e ha un idea del partito che condivido. Ha pure una posizione precisa sulle questioni etiche (bellissima figura quella di Marino ma, tra fare testimonianza e vincere, preferisco vincere). Forse mi sbaglio, ma per favore, non ditemi che non va bene perchè e vecchio o calvo.

diogene ha detto...

Cristo quanti errori di battitura!
Perdonatemi, vuol dire che sono in sintonia con la ggente.

Manfredi ha detto...

Diogene, l'apparato è quel comitato oscuro bazzicato dai veltronis e dai d'alemas, che candida gente in odore di mafia, imprenditori in odore di destra, preti spogliati in odore di vaticano.

L'apparato è quel comitato oscuro che da anni organizza delle primarie che sono dei plebisciti senza libertà.

L'apparato è quel comitato oscuro che ha segato le gambe a chi aveva qualcosa da dire (e non mi riferisco alla Serracchiani, che comunque ha fatto schiumare rabbia a gran parte del partito. Quanta solerzia).

Questo è l'apparato, Diogene. Se l'apparato ti garba, buon divertimento

yodosky ha detto...

Mi domando: ma se l'apparato non esiste, chi frena la nascita dei nuovi talenti? Oswald?

diogene ha detto...

Manfredi, ti prego, fammi dei nomi.
Ho bazzicato per tanto tempo le sedi di partito e quest'oscuro apparato non l'ho riconosciuto. O sono cieco o era la Spectre.

Quello che non mi garba è una signorina che contesta i dirigenti, si fa candidare da loro, si fa eleggere dai militanti e poi sputa addosso a tutti.

Stile, almeno un po' di stile...

Manfredi ha detto...

guarda, il primo che mi viene in mente è un certo Walter Veltroni che ha candidato un certo Vladimiro Crisafulli, noto alle cronache siciliane per aver discusso di appalti e raccomandazioni con un boss mafioso. Poi se vuoi te ne dico altri, di nomi. Ma credo che ci siamo capiti.