martedì 29 aprile 2008

Citazioni



Si è parlato molto, negli ultimi giorni, di Matteo Messina Denaro.
A Palermo e a Castelvetrano, paese natale del boss mafioso, sono comparsi dei murales che ritraevano il superlatitante alla maniera di Andy Warhol.
I commenti si sono sprecati. Si va da Vittorio Sgarbi, un critico d'arte (parrebbe...), che sostiene che appunto di arte trattasi, e “l'arte fa ciò che le pare”, al questore Giuseppe Caruso che ipotizza che “potrebbe essere un incitamento alla cattura” passando per il senatore del PdL Carlo Vizzini, secondo il quale si tratta di “un episodio inquietante”.
Sul mio quotidiano di riferimento (sempre lo stesso...) Salvo Palazzolo scrive che le ultime tracce certe del padrino più ricercato dall'antimafia risalgono al 2006. In quell'anno un confidente del SISDE, nome in codice Svetonio, recuperò la corrispondenza del boss con il capomafia di Trapani.
E che cosa ti viene fuori? Sentite un po': “Sono diventato – scrive Matteo Messina Denaro – il Malaussène di tutto e tutti”.
Ostia. Un mafioso che legge Daniel Pennac. E chi se lo sarebbe mai aspettato?
Già mi stupii un bel po' quando venne catturato Pietro Aglieri, u' signurinu, l'organizzatore della strage di Via D'Amelio. Il covo del boss ospitava una biblioteca con oltre duecento volumi tra testi filosofici e religiosi, dalle Confessioni di Sant'Agostino all'introduzione al pensiero di Kierkegaard, dagli atti del Concilio Vaticano II ai pensieri di San Paolo. Ricordo che nel 2001 Aglieri si iscrisse, previa autorizzazione della Procura della Repubblica di Palermo, alla facoltà di Lettere (indirizzo teologico, ça va sans dire) dell'Università La Sapienza di Roma. Il primo esame lo diede nel 2002. Ignoro se nel frattempo sia riuscito a laurearsi.
E adesso ti arriva questo qui che per dire “io sono il capro espiatorio di tutto e tutti” se ne esce con Benjamin Malaussène che ne Il paradiso degli orchi di professione faceva il capro espiatorio in un grande magazzino. Conoscete?

“Quando arriva un cliente con una lamentela, vengo chiamato nell'ufficio Reclami nel quale ricevo una strapazzata assolutamente terrificante. Il mio lavoro consiste nel subire l'uragano di umiliazioni con un'aria così contrita, così miserabile, così profondamente disperata, che di solito il cliente ritira il reclamo per non avere il mio suicidio sulla coscienza”.

In una delle sue lettere, Messina Denaro scrive: “il non aver studiato è stato uno degli errori più grandi della mia vita, la mia rabbia maggiore è che ero un bravo studente... Se potessi tornare indietro...”.
Beh, forse non ha studiato, 'sta canaglia, ma decisamente sa leggere (do you know what I mean?).

A me è venuta in mente la figura del terribile brigante Gian dei Brughi ne Il barone rampante di Italo Calvino che, dopo esser stato educato alla lettura dal protagonista del romanzo, l'indimenticabile Cosimo Piovasco di Rondò, diventa docile e mansueto come un bue. E perciò del tutto inabile al crimine e al delitto.
“(...) a Gian dei Brughi era presa una tal furia di letture, che divorava romanzi su romanzi e, stando tutto il giorno nascosto a leggere, in una giornata mandava giù certi tomi che mio fratello ci aveva messo una settimana, e allora non c'era verso, ne voleva un altro”.
Amava Richardson, il brigante, e “sdraiato sul suo giaciglio, gli ispidi capelli rossi pieni di foglie secche sulla fronte corrugata, gli occhi verdi che gli si arrossavano nello sforzo della vista, leggeva leggeva muovendo la mandibola in un compitare furioso, tenendo alto un dito umido di saliva per esser pronto a voltare la pagina. Alla lettura di Richardson, una disposizione già da tempo latente nel suo animo lo andava come struggendo: un desiderio di giornate abitudinarie e casalinghe, di parentele, di sentimenti familiari, di virtù, d'avversione per i malvagi e i viziosi. Tutto quel che lo circondava non lo interessava più, o lo riempiva di disgusto”.
Mi auguro (gli auguro...) che a Matteo Messina Denaro capiti qualcosa di simile: forse pure nel suo animo c'è una disposizione, latente da chissà quando (“il non aver studiato è stato uno degli errori più grandi della mia vita”), che lo spinge, nonostante tutto, a cercare la bellezza, la bontà, la rettitudine, il senso morale.
Forse...
Ma temo che non accadrà nulla di quello che mi auguro.
Mi sa proprio di no.

Perciò l'Antimafia si sbrighi a catturarlo, questo assassino che legge Pennac.

6 commenti:

Zimisce ha detto...

Anche in GOMORRA di Saviano emergono figure simili. C'è un boss della camorra fissato con le opere di Carl Gustav Jung. Comunque, qualunque fosse l'intento dell'autore, il Messina Denaro pop sui muri un mezzo sorriso me lo ha strappato. Ciononostante gli auguro di strozzarsi con un pizzino, a quello stronzo letterato.

Fabio Montale ha detto...

Veda Zimisce,
tra me e Tic da anni, ma aaanni, c'e' una polemica se in spiaggia siano meglio i bambini o i cani. Io sono sensibile ai bambini e detesto la presenza dei cani. Viceversa Tic adora fare il bagno tra le pulci e prendere il sole stendendo l'asciugamano su peli e bava ma detesta i bambini che giocano.
Quindi, e vengo al dunque, a Tic non glie ne frega niente se a Hitler piacevano i bambini. Ma un mafioso che legge un libro, oh, si, gli si spezza il cuoricino.

Tic. ha detto...

Canaglia.

Tic. ha detto...

Tra l'altro, se ho ben compreso il suo ragionamento, Hitler sarebbe lei.

Fabio Montale ha detto...

Lei silloga bene ma biunivoca male, caro il mio Tic...

Zimisce ha detto...

hahaha, tra i due litiganti...