sabato 21 marzo 2009

Ladri

Tra qualche decennio, uno storico (nemmeno granché tendenzioso, secondo me...) che pretenderà di spiegare ai nostri posteri l'età berlusconiana, in esergo alla sua opera potrà senz'altro usare le seguenti parole: “O ti chiami ladro o ti chiami poveraccio, sono due le cose. Noi abbiamo una forma di rubare che è autorizzata sotto certi casi e quegli altri invece sono ladri perché rubano le mele al mercato e vanno in galera”. Così l'imprenditore Roberto Petrassi, coinvolto in varie inchieste, in una telefonata intercettata dalla procura di Potenza.
L'Italia di Berlusconi – lo statista secondo cui “se le tasse sono troppo alte, è giusto mettere in atto l'evasione o l'elusione fiscale”: non dimentichiamocelo mai, prego – è esattamente questo: un mondo alla rovescia in cui il poveraccio che ruba le mele al mercato viene condannato alla gogna pubblica mentre chi ruba i milioni al popolo siede, ammiratissimo dal medesimo popolo, in Parlamento. A misurare le leggi col proprio braccio. Alla facciaccia del furbissimo popolo.

8 commenti:

Fabio Montale ha detto...

Se uccidi un uomo sei un assassino; se ne uccidi milioni sei un conquistatore; se li uccidi tutti sei Dio.
Basta sostituire "uccidi" con "freghi" e arrivi alla sindrome da onnipotenza, di cui sopra. E ti arroghi un sacco di cose con quaranta denti tronfi in bella mostra.

luciano ha detto...

Purtroppo, quando tra un secoletto gli storici scriveranno libri stupefatti sull'impazzimento italiano di fine Novecento/inizio Duemila, noi non ci saremo. Spero solo che i nostri blog possano servir loro come fonte di notizie.
(E mi consola che, tra un secolo e anche meno, non ci sarà nemmeno il Silvio Vannamarchi Berlusconi.

yodosky ha detto...

Secondo me, come in La morte ti fa bella, andrà a fare compagnia a Elvis.

Anonimo ha detto...

http://www.wittgenstein.it/2009/03/22/debora-serracchiani/.

Giulia ha detto...

Non facciamo altro che guardare con speranza al momento in cui silvio non esisterà più. E' un brutto segno.
Uno, perchè siamo/sembriamo impotenti di fronte alla sua ascesa gongolante e due perchè mi chiedo: ci saremo, noi, quando non ci sarà più lui?

Una Giulia pessimista

yodosky ha detto...

Grande intervento, quello della Serracchiani. Cacchio, gliele ha cantate. Finalmente.
Alla faccia dei geni che sono in parlamento per la loro inesperienza.

tic. ha detto...

Sì, è piaciuta anche a me, la Serracchiani.
E ha detto solo delle cose di buon senso.

Il problema è che dopo taaanta altissima poltica (alla D'Alema, alla Rutelli, per dire) di cose semplici, serie e di buon senso abbiamo tutti un disperato bisogno (oddio, tutti: quelli che non si sono bevuti il cervello come un ovetto alla coque, almeno...).

La Serracchiani avrà senz'altro fatto inorridire molti professionisti della politica, molti capitani di lungo corso, molti grandi strateghi.
Me li vedo: "ma dove ci potrà mai portare gente così?", si saranno senz'altro chiesti.
Ma, ditemi, il mio vecchio amico D'Alema dove ci ha portato?
E il Veltroni con le tutte le sue imitazioni di Kennedy e di Obama (terribili)?
E il Rutelli taaanto amico del cardinal Ruini?
E Marini 'il lupo marsicano' dei miei coglioni?
E i grandi strateghi delle mie parti abili nel pianificare strategie innanzitutto per il loro posto di lavoro in politica (lautamente retribuito)?

Che sia giunto il momento di sparare sul quartier generale?

No, no: questo no. Per la semplice ragione che non c'è più da tempo un quartier generale su cui sparare.

E allora, vaffanculo: e viva la Serracchiani.
Per oggi.

luciano ha detto...

Io ne sono certo: se uno/a qualsiasi di noi "bloggers" fosse andato/a sul palco al posto della Serracchiani per dire ciò che scriviamo ogni giorno da qualche anno, la platea sarebbe venuta giù come dopo un assolo di Jimi Hendrix in coppia con Nicolò Paganini. E non perchè noi siamo fenomeni ma semplicemente perchè (come avete giustamente già ribadito voi) il "popolo di sinistra" ha le scatole strapiene dell'ambiguo linguaggio politichesorum. E se una persona di buon senso butta via la pavida e ipocrita prudenza per dire in pubblico ciò che pensa per davvero, la platea urla per un sentimento di liberazione. Come disse il grande vecchio Riccardo Lombardi al congresso dei giovani socialisti del 1977 a Bologna: "c'è troppa prudenza, compagni". Io c'ero e non l'ho mai dimenticato.