giovedì 26 giugno 2008

Ammazza, che zozzi!!!

Hanno deciso di prendere le impronte digitali ai bambini che vivono nei campi rom.
Dicono che lo fanno per poter dare un nome e un cognome a tutti i rom che vivono in Italia, compresi i più piccoli.
Lo chiamano “censimento” e non vogliono che si parli di schedatura etnica.
Si comincerà da Roma, Milano e Napoli, le tre città dove ai prefetti sono stati attribuiti poteri straordinari per gestire “l'emergenza rom”.

In questi giorni Amos Luzzatto - chirurgo per passione (così dice lui), intellettuale raffinato (è un profondo conoscitore della Bibbia e della letteratura rabbinica), uomo politico (nel PCI) e presidente per otto anni dell'UCEI, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – sta girando l'Italia per presentare il suo ultimo libro, Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra (pubblicato dall'editore Mursia).
Gli chiedono che cosa ne pensa della meravigliosa iniziativa del governo Berlusconi.
Risponde così.
Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bimbi rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica, e questo è totalmente inaccettabile.
Amos Luzzatto è uno abituato a chiamare le cose col loro nome.
C'è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un'insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta.
E continua.
Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E' evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa.
Amos Luzzatto ricorda poi il suo essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi. Dice che si comincia così e poi si va avanti con l'allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E' una ferita che dura una vita.

Com'è questa Italia? gli chiedono infine.
Un Paese che ha perso la memoria.

P.S.
Cosa facciamo? Stiamo a guardare?

6 commenti:

tic. ha detto...

Scusate, forse non è il caso, visto l'argomento trattato ma...

Che volete? Io ho sempre pensato che un buon libro sia una forma di resistenza alla barbarie, quando la barbarie si manifesta.
Perciò di Amos Luzzatto vi consiglio IL POSTO DEGLI EBREI.
Einaudi, 2003.

Anonimo ha detto...

Una modesta proposta: il giorno in cui partirà la schedatura dei bimbi rom, mi presenterò anch'io pronto a farmi pronto a farmi prendere le impronte digitali. Così per quando inizieranno le schedature degli avversari politici mi sarò preso avanti con il lavoro.
Venite anche voi, ci sarà da divertirsi.

Anonimo ha detto...

Ah come scrivo male: c'è un pronto di troppo.

Zimisce ha detto...

Ha ragione il verro a incazzarsi, preoccuparsi, intristirsi. Sappia che non è il solo.

Anonimo ha detto...

A dire la verità la perfida A. proponeva anche di abbassare l'età in cui sei imputabile penalmente...

Anonimo ha detto...

E comuqnue io ritengo che le impronte dovrebbero prenderle a tutti, i bambini. Ormai.