mercoledì 27 maggio 2009

Leone

Secondo la Repubblica, Silvio Berlusconi si sente assediato: «Vorrebbero farmi fare la fine di Leone...».
Scrive Claudio Tito: “l'esempio che a Palazzo Grazioli viene considerato il vero punto di riferimento è quello che ha riguardato l'ex Presidente della Repubblica, Giovanni Leone. Che si dimise nel giugno del 1978 sull'onda dello scandalo Lockheed senza concludere il settennato presidenziale. Anche allora, hanno ricordato al premier alcuni ministri, ci furono attacchi e la richiesta di dimissioni arrivò dall'opposizione, dal Pci. In una certa misura il Cavaliere crede di vivere nella medesima situazione”.

Secondo me quelle di Tito e di Repubblica sono mere illazioni. Ciàcole, dai...
Se il papi di Noemi Letizia ultimamente pensa spesso a un Leone, questi non è certo il famigerato Presidente Giovanni: ma cosa volete che ne sappia, il Bokassa del Viagra, della storia del nostro Paese, suvvia!
Berlusconi, in realtà, ha in mente il caso di Leone di Lernia: uno che, proprio come lui, ha cominciato cantando, e come cantava! Oh, se cantava!
È il dimenticatoio in cui è inopinatamente finito Leone di Lernia - che molto promise, in his golden days, ma davvero poco seppe poi mantenere – a ossessionare Silvio Berlusconi, credete a me.

4 commenti:

luciano ha detto...

In confronto a Berlusconi, Giovanni Leone era un misto di Francesco d'Assisi e Paolo Sylos Labini.

tic ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
tic. ha detto...

Io mi ricordo di Leone in diretta tivvù, quando annunciò alla nazione che si sarebbe dimesso: "...avetavùto davantiavvòi un uomoggiùsto...".
A certi napoletani dovrebbe essere impedito di far politica a meno che non si acconcino a seguire un corso di dizione...

tic

P.S.
So che non suonerà politically correct, ma Napoli - con i suoi màrtiri professionali, i suoi sangennari, i suoi problemi endemici, sempre uguali, sempre gli stessi da sempre - mi ha rotto definitivamente i coglioni.
Io non ne posso più, di Napoli.
E comunque, non ne posso più nemmeno dell'Italia in generale.
Quindi forse Napoli c'entra fino lì...

luciano ha detto...

Mi vengono in mente alcune pagine esilaranti di FRATELLI D'ITALIA di Arbasino. Quelle sulla povertà esibita, sugli accattoni per professione, sugli storpi non curati ma sfruttati, sulla retorica del pietistico miserabilismo.