venerdì 8 maggio 2009

In sintonia col popolo

Oggi la Repubblica pubblica una lettera del signor Franco Bertini a Corrado Augias.
“Caro dottor Augias, è con profonda tristezza che scopro di vivere in un paese che non mi piace, circondato da gente che non mi piace, volgare e suddita. Si dice in giro che non vi debbano più essere nemici, ma solo avversari con cui confrontarsi pur nella diversità di opinione. Ma per confrontarsi bisogna avere qualcosa da dirsi, usare un linguaggio comune. Mi chiedo: che cosa mi accomuna a questo signore che ci governa, ossessionato dal suo aspetto e dalla sua potenza sessuale, e con il popolo che lo segue adorante e plaudente? Vedo qualcosa di avvilente nelle private vicende di un anziano e facoltoso signore che finge di essere giovane e “in forma” circondandosi di ragazzine avvenenti e disponibili. E c'è qualcosa di così orribile in questo sciagurato paese che esulta per le avventure dell'anziano signore, solo perché è un potente e lo difende dalla moglie che protesta pubblicamente contro la sua indecorosa condotta. Mi sento estraneo e disgustato”.
Io queste cose non potrei mai dirle, vedete... perché ho in tasca la tessera del famoso Partito Democratico.

Ora, dovete sapere che qualche giorno fa un famoso giovane dirigente nazionale del famoso Partito Democratico, tal Enrico Letta (nipote di), ci ha ammoniti tutti: noi del piddì «siamo troppo snob, crediamo di essere migliori del Paese e questo è l’inizio della disfatta».
Io quindi, cari miei, non sono (non posso proprio essere) migliore di quegli italiani (e sono milioni di milioni, come le stelle di Negroni) che, letteralmente, idolatrano il Bokassa del Viagra, né posso permettermi di giudicarli male. Pena la disfatta. Se invece farò il bravo, se non sarò snob, ovvero se imparerò non dico a comprendere, ma almeno a rispettare la grandezza inattingibile di maestri di stile quali Silvio Berlusconi, Fabrizio Corona e Aida Yespica - sembra dirmi Letta (il nipote o lo zio?) - forse l'Italia imparerà ad amarmi, finalmente.
Non potrò certo essere io del piddì, dunque, a interpretare politicamente l'indignazione del signor Bertini: lo farà qualcun altro, o magari non lo farà nessuno e allora il signor Bertini, invece di andare a votare, se ne andrà al mare. Che dire? Buon pro gli faccia? Diciamolo, e non se ne parli più.

P.S.
Ben prima del famoso giovane dirigente nazionale Enrico Letta, dalle mie parti un altro Enrico ammoniva severamente noi del piddì: «Ma dove cavolo è scritto che il riformismo debba per forza essere guerra al popolo? Che cazzo di libri abbiamo letto per finire dall’altra parte del tavolo e assumere questo atteggiamento sprezzante verso l’umanità?» (15 giugno 2008).
Infatti la scarsa sintonia col popolo, voi capite, è innanzitutto un problema di cattive letture.

23 commenti:

yodosky ha detto...

Ricordo un mio dialogo con un tizio nella foto (quello sotto):
Lui: "Che cosa leggi?"
Io: "Un libro".
Lui: "Ah".

E comunque io credo che in questa visione della "lontanza dal popolo" in realtà si sta troppo polarizzando la questione. Ci sono modi e modi per essere vicino al popolo. Propongo qui di seguito una serie di cose che sono decisamente popolari ma, secondo me, praticabili anche dai snobboni del Pd:
1) Un buon ottavo da Paolino;
2) Mandare all'inferno chi ti taglia la strada all'Anconetta;
3) Un sapido rutto;
4) I film di Rocco;
5) Le performance di Alvaro Vitali;
6) Bieche battute sugli orientamenti sessuali;
7) La figa.

Dall'altro del suo lignaggio a questo punto chiamo in causa il Barone.

belfagor ha detto...

ciao grande tic. ti leggo sempre con attenzione e curiosità. gli scitti rimangono sempre "ben scritti". alcuni da sottoscrivere altri meno ma sempre belli. vero miglioramento nell'area foto....quella sotto parla....

Anonimo ha detto...

El Pueblo Unido Jamas Sera Vencido...

tic ha detto...

Eh, sì... Quella foto è moooolto eloquente.

luciano ha detto...

Ottimo post (Tic è tra i miei notisti politici più apprezzati)Aggiungo solo questo: forse andrebbe affrontato anche un altro tema, e cioè la differenza tra "popolo" e "plebe". Quella che sostiene Berlusconi è "plebe". Magari riccastra ma sempre plebe nell'animo.

tic ha detto...

Sì, è una destra plebea, più che popolare...

barone von furz ha detto...

Direi anche frequentare il club enologico a...lo scorso venerdì c'era la gara del salame e Tic mi chiese se ne avevo portato uno. Può immaginarsi la risposta cara yodosky...e davanti a benpensanti.
Non concordo con Rocco...è snob, elitario e di destra. Rocco fa parte di questa nuova mitologia borghese che va a messa ma vorrebbe emulare Rocco. Vorrebbe posseder Veline, letterine, schedine e puttanine. Rocco è il Berlusconi del porno.
Ma Enrico Letta che ci taccia di essere snob è come il porcellino che dà del porco al padre...C'è ancora gente che lavora nelle Feste dell'Unità all'interno del PD e mica sono snob. Gigi Pizzo non mi sembra snob. Tic sì invece. Lui è il nostro D'Alema. lui pensa ed è pure un pò snob.

yodosky ha detto...

Parole sante, Barone. Parole sante.

Adespoto ha detto...

Credo che la sintonia sia una questione bi-direzionale. Io non sono simpatico a tutti, nè antipatico a tutti.
L'idea di dover assumere per forza una sorta di "sintonia" addominale con la maggioranza, con la "massa" ripropone il mito delle due strade, la doxa e l'aletheia.

L'Opinione dominante è la verità?

Oppure mi sovviene la storia della bontà delle feci sulla base dell'opinione di miliardi di mosche.

luciano ha detto...

Vorrei domandare a Letta & C: "scusate ma, per mantenere il contatto col popolo e non cadere nell'elitarismo, nel 1936 si sarebbe dovuto essere fassssisti?"

Fabio Montale ha detto...

Ottima domanda.
Cecchelin diceva che prima del '45 in Italia c'erano 50 milioni di fascisti e dopo il '45 c'erano 50 milioni di antifascisti.
Senza scomodare questo genio (detto assolutamente senza ironia), ho la sensazione che ci siano stati 50 milioni di fascisti perche' il fascismo e' riuscito a parlare alle esigenze epocali di 50 milioni di italiani.

In Italia, da sinistra, abbiamo detto che, con i PACS, anche gli omosessuali avrebbero potuto sposarsi (e in cantièr: "...ma cossa, anche i culatòni?!?")...

In Spagna Zapatero ha saputo dire che con una piccola modifica del codice, una piccola modifica di una parola del codice, avrebbero potuto dare un'occasione di felicita' ad un parente, un amico, un compagno 'de trabajo'...
In Spagna hanno i PACS.

yodosky ha detto...

In più Zapatero è molto più sexy di Veltroni. Comunque son d'accordo con Montale (ahi: sarò una della sua claque?), perchè quando c'è stato il referendum della fecondazione assistita il Pd si è lasciato trascinare nella discussione sulla vita e non vita nella quale avere ragione è impossibile.

Fabio Montale ha detto...

per chi avesse voglia di vedere i primi 5 minuti del discorso in spagnolo con sottotitoli in italiano:

http://www.youtube.com/watch?v=P92w_OkM9q0&feature=related

tic ha detto...

Esigenze epocali?
La gran parte degli italiani, ai tempi del fascismo, era analfabeta.
Le sembra un dettaglio?
Guardi che non lo è.
E non è che al fascismo importasse qualcosa di alfabetizzare gli italiani.
Faccia due conti. E non si senta chiamato in causa dai discorsi sul popolo e sulla plebe: lei NON è popolo né plebe.

Fabio Montale ha detto...

Oggi ci sono molte forme di analfabetismo, oltre a quello di ritorno.
Alla fine della quarta guerra d'indipendenza il vuoto politico che accoglieva una popolazione vissuta tra trincee, gas, amputazioni, poverta', campi di prigionia in Ungheria (come accadde a mio nonno), era devastante.
Oggi e' meno epocale (non si passa dall'ottocento alla tecnologia) ma il vuoto politico rimane pericoloso.
Guardi, vale dappertutto. In un'azienda che sta fallendo i consulenti non si siedono all'ultimo piano a dire come si fa. Scendono nelle linee di produzione ad ascoltare gli operai. Poi salgono e ridisegnano l'organizzazione.
I consulenti bravi intendo.

tic ha detto...

Intendevo che degli analfabeti non possono esprimere 'esigenze epocali'...

Quanto alla considerazione che lei faceva sugli operai del cantiere incazzati contro i radicali di sinistra ("...ma cossa, anche i culatòni?!?), capisco senz'altro. Le ho sentite anch'io certe cose.
Ma non posso proprio far finta di apprezzare: non giustifico più in nessuno la mancanza di immaginazione, o la mancanza di pietà. Perché dovrei?
Un operaio può essere altrettanto sciocco, o stronzo, di un riccone qualsiasi.

Se poi parliamo di politica, mah...
E' giusto: si è sbagliato strategia. E mica solo per i pacs.

Detto ciò, non sono sicuro che mi interessi, 'ridisegnare l'organizzazione'. Una volta avrei detto di sì, adesso no.

Perché in politica non sempre si può chiamare stronzo uno stronzo.
Io, che son fuori, adesso posso. Chi era contro i pacs - omosessuali o non omosessuali - era un povero stronzo ignorante, dal mio punto di vista. I pacs non portavano via niente a nessuno. Davano qualcosa (pochetto) a qualcun altro.
Di dire le cose da politico io non ho più voglia, lei avrà capito.
Ho già dato.

luciano ha detto...

In sintonia con Tic: facendo politica da "dirigente" bisogna (o "bisognerebbe": penso a figuri come Borghezio) mediare anche con se stessi e modulare di molto il proprio linguaggio. Io non ne ho nessunissima voglia: preferisco la libertà di dire ciò che mi pare quando mi pare come mi pare a chi mi pare dove mi pare quante volte mi pare e su ciò che mi pare. (Comunque, mi' pare se ciama Francesco).
Ho letto di uno studio fatto da Tullio De Mauro: l'ottanta per cento (cioè quaranta milioni) degli italiani NON è in grado di comprendere un testo scritto di media complessità. Questo dato spiega molte cose.
Ricordo un'altra cosa: già nell'Ottocento i valdesi delle valli piemontesi puntarono molte delle proprie (scarse) risorse nella scuola, nell'alfabetizzaione. Col risultato che (in sfacciata controtendenza rispetto al resto d'Italia) quasi tutti sapevano leggere e scrivere. Anche i più poveri. Quando ci domandiamo "come mai in Italia si legge poco", la risposta è (stringi stringi) molto semplice: perchè da noi hanno comandato i preti vaticani che tutto volevano meno che cittadini istruiti e dunque critici.

tic. ha detto...

Più che altro, caro Luciano, da tempo i "consigli" alla sinistra su come si fa a vincere mi lasciano del tutto indifferente: sono ormai un genere letterario.
Oggi lo ricordava Serra su Repubblica: dire che Berlusconi sarebbe uomo di popolo e noi invece no è una delle balle più insidiose in circolazione al momento.
"Chi ha visto (come me) la signora Flavia Prodi fare la coda alla biglietteria di una stazione quando suo marito era a Palazzo Chigi, poteva ben dire di aver votato per gente comune e non per una casta arrogante. Ma non l'ha detto: dovremmo imparare a vantarci un po' di più. Il basso profilo, in questo Paese, non paga".
Così Serra.

Aggiungo che pure io faccio e ho sempre fatto le file: e so cosa vuol dire lavorare (non dico in casa, ma a scuola sì: perché sono un ottimo insegnante, e me lo dico da solo).

Solo che non trovo giusto stare con chi dice cazzate. Mi frega niente se è opinione maggioritaria.
Per dire, Maroni ha ottima stampa, in questo momento. E allora? Che dovrei fare? Applaudirlo, ma democraticamente?
Se lo facesse, la sinistra smetterebbe di essere quello che è (il poco che è).

Aggiungo che non mi piace nemmeno il modello dei consulenti aziendali che "scendono" a vedere che ne pensano dell'azienda le maestranze e poi risalgono e "fanno".

Lo stato non è un'azienda: questo lo dice Berlusconi, che vorrebbe che nello stato si facesse come si fa nelle aziende: il capo decide.
A me non sta bene.

Infine: io sono quello che sono, nessuno può saltare al di là della sua ombra. E anch'io voto... Il voto dell'operaio vale come il mio, ma è anche vero che il mio voto conta quanto quello dell'operaio...

luciano ha detto...

In questi ultimi due anni ho letto (e mi riprometto di non farlo più, Travaglio a parte) vari libri su "come la sinistra perde": Macaluso, Travaglio, De Giovanni, Barenghi, Berselli, Maltese e tanti altri che nemmeno ricordo. Un genere letterario che eviterò.

Fabio Montale ha detto...

"Aggiungo che non mi piace nemmeno il modello dei consulenti aziendali che "scendono" a vedere che ne pensano dell'azienda le maestranze e poi risalgono e "fanno".

Lo stato non è un'azienda: questo lo dice Berlusconi, che vorrebbe che nello stato si facesse come si fa nelle aziende: il capo decide.
A me non sta bene."

Ascoltate quello che vi pare e ne traete quello che vi serve. They play and sing themselves.
Ha ragione su molte cose. Sullo stare fuori quando si e' demotivati. Ma snobismo e' una cosa, disfattismo un'altra.

Cito per l'ultima volta un film (Americani), Alex Baldwin che mima un bevitore: "Anch'io facevo il venditore una volta... mestiere infernale..."

tic ha detto...

E' un po' quello che ho sentito dire a Magris (mutatis mutandis), recentemente: io probabilmente non ho più le categorie per capirlo, questo Paese.
Per me, è un caso quasi chiuso.
Sorry...

yodosky ha detto...

Ah, Magris vota Idv, tra parentesi.

tic ha detto...

Ah, il PD...
Un partito che affascina!