sabato 30 maggio 2009

Come tutti gli altri

Due lettori de la Repubblica scrivono a Michele Serra. Sembrano stupefatti.
Il primo: “Caro Serra, eccetera eccetera... Leggo che in una fabbrica del Veneto un consiglio di fabbrica si è accordato con il datore di lavoro (sa Dio per quale piatto di lenticchie) per il licenziamento, in caso di difficoltà legata alla crisi in atto, prioritariamente dei lavoratori stranieri. (...) Sono portato a credere ad una almeno delle balle della destra di governo: molti operai credono e votano per essa”.
Il secondo: “Caro Michele Serra, dopo il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, scopriamo un nuovo epigono di Karl Marx: il vicepresidente della Confindustria Alberto Bombassei! Questi, durante la trasmissione Annozero, ha redarguito l'operaio napoletano cassintegrato che contestava la delocalizzazione all'estero della produzione Fiat, spiegandogli che da un punto di vista etico, che sia cinese o americano non fa differenza: sono tutti uguali di fronte al rischio di perdere il lavoro. Ha poi aggiunto: non facciamo la guerra tra i poveri. Straordinario! Un padrone che spiega agli operai l'importanza dell'unità d'azione del proletariato! A Napoli su una lapide del 1871 è scritto: «Il servaggio è male volontario di popolo ed è colpa de' servi più che de' padroni». Penso che oggi sia più vero di allora”.

Michele Serra risponde: “Gli operai sono diventati di destra? Che fine ha fatto la solidarietà di classe? E il mito dell'internazionalismo? Queste due lettere inquadrano lo stesso (enorme) argomento con un certo scoramento. E anche con una certa malizia (vedi la conclusione del lettore XY: il servaggio è colpa dei servi più che dei padroni).
In realtà i sondaggi e gli studi sui flussi elettorali non dicono che «gli operai sono di destra». Dicono, semmai, che gli operai votano più o meno come gli altri gruppi sociali, con una leggera prevalenza della destra. Dicono, cioè, che la sinistra non è più, come fu, la principale casa politica dei salariati, il referente quasi naturale dei loro interessi e della loro identità sociale. E questa, certo, è una novità storica. Naturalmente si è liberi di pensare che alla base di questa novità ci sia una specie di scadimento politico culturale di una classe sociale fuorviata da una propaganda subdola, inciuchita dal conformismo televisivo, sbriciolata, in quanto classe, dalla globalizzazione e dalla crisi. Mi sembra, però, troppo comodo e soprattutto non verosimile. (...) Gli operai non sono mai stati «buoni» per natura, neppure nei più radicali libelli operaisti. Vero, piuttosto, che per oltre un secolo la percezione del proprio svantaggio sociale ha suscitato, negli operai, soprattutto voglia di rivalsa, e una colossale auto-organizzazione politica. Oggi la condizione di svantaggio produce, al contrario, soprattutto paura. E la paura è la materia prima della nuova destra, che sa come trasformarla in voti. Più facile dire a un operaio «ti proteggo io impedendo l'immigrazione» che suggerirgli vaghe tappe di un'emancipazione di classe molto remota. Più facile promettergli partecipazioni ai profitti piuttosto che chiedergli di ricominciare a lottare – come suo padre, come suo nonno - per una maggiore giustizia sociale”.
Serra conclude con una battuta: “fare la destra è più facile che fare la sinistra”.

E questo lo sappiamo bene... Almeno, io lo so bene. Da sempre: la destra è innanzitutto pancia, la sinistra dovrebbe essere (dovrebbe...) innanzitutto cervello. O meglio, logos. E ci sono dei momenti storici in cui per il logos è davvero durissima.
In Italia, mi pare, stiamo vivendo uno di questi momenti: gli interessi privati (ma a volte andrebbero chiamati, più semplicemente, “i cazzi propri di ciascuno”) hanno travolto l'interesse pubblico ovunque e ad ogni livello, e penso che la sinistra ci metterà un sacco di anni ad uscire dall'angolo in cui è stata cacciata (o è andata a cacciarsi?).
John Dewey sosteneva essere cruciale, per il controllo dell'opinione pubblica, «la capacità di collegare il discorso pubblico con il discorso privato». Detto altrimenti, una politica vince quando le sue parole passano dai libri, o dagli editoriali, alle chiacchiere da bar.
In questo momento, nei bar, vince la destra. Anche se non paga quasi mai da bere.
Quanto agli operai, ha ragione Serra: dove sta scritto che dovrebbero essere “buoni per natura”?
Che cazzo è, un operaio, il buon selvaggio?
Mi sono ricordato di una vecchia intervista a Carlo Fruttero in cui lo scrittore raccontò di aver lavorato in una fabbrica, per un breve periodo.
«Che cos'è che le si rivelò?», gli chiesero.
Rispose così: «Senza nessuno sforzo vidi e capii che questi proletari erano come le duchesse e i principi del castello di Passerano: ce n'erano di verbosi, di logorroici, di cupi, di tristi, di noiosi, di sognatori, di intelligenti, di onesti e di truffatori. Erano come tutti gli altri».

9 commenti:

luciano ha detto...

Eccellente post. Aggiungo un'osservazione (ne parlano diffusamente Bauman in più libri e alcuni altri sociologi, ad esempio Ilvo Diamanti o Aldo Bifulco, ma anche Adriano sofri e tanti altri, su su fino a Salvemini). E cioè "gli ultimi e i penultimi". Gli ultimi, cioè chi sta al fondo della scala sociale (come gli operai decenni e decenni fa) cerca di salire ma (per certi versi) non è angosciato, non è divorato dall'ansia dall'incertezza: la sua condizione di essere nel gradino più basso è (per certi versi) un dato di fatto tranquillizzante. Il fattore di instabilità di un sistema è dato invece dai penultimi, che si sentono minacciati da chi sta sotto di loro e potrebbe scalzarli. Ecco allora che, per l'affermazione del fascismo, fu decisivo l'apporto della piccola borghesia. Adesso gli operai non sono più "gli ultimi" (che sono i precari, gli immigrati, i disoccupati) e dunque si sentono sotto assedio, insidiati dalle categorie socialmente inferiori. E chi è insicuro, incerto, ansioso, angosciato, si rivolge con più facilità alla destra che alla sinistra. E' la destra a promettere risposte facili e semplici, tranquillizzanti e tranchant. Menetre la sinistra è più complessa (a volte troppo).

Alessandra ha detto...

Complimenti Tic, bellissimo post.
Poiché anche sul blog di Luciano si parla più o meno dello stesso argomento, riporto qui il mio commento, che in realtà esprime lo stesso concetto di Serra:
"Sono due i fattori umani, secondo me, sui quali bossi e compagnia cavalcano allegramente: l'ignoranza e le più ataviche paure. La prima viene tenuta in vita con leggi che sfasciano il sistema scolastico intero, le seconde vengono alimentate dal tam tam dei media (di proprietà del "padrone padano"sul cui carrozzone che andava verso "roma ladrona" sono saliti i peggiori personaggi che la storia democratica di questo paese abbia mai conosciuto).
...La sinistra che difendeva gli operai delle fabbriche, "quella" sinistra, la più estrema, è sempre stata troppo complessa e non ha mai usato un linguaggio comprensibile. Troppo spesso s'è avvitata su se stessa, col risultato di allontanare sempre più anche l'ultima roccaforte dentro la quale preparava le sue mosse politiche. Poi si e frantumata in mille pezzi e di quella originale è rimasto ben poco. Cosa curiosa, però, è che il linguaggio, a ben vedere, resta sempre lo stesso.
Quella parte di sinistra che non sa affrontare i cambiamenti, che non ascolta, che litiga con se stessa e che resta saldamente attacata a dei principi anacronistici ha consegnato il paese nelle mani dei nani e delle ballerine."

Manfredi ha detto...

ottimo come sempre. Tutto sommato, però, oggi per essere di sinistra basterebbe aprire gli occhi e dire semplicemente cosa sta succedento, vedi il disastro di Palermo di cui nessuno per un anno ha detto mezza parola.

Mammifero Bipede ha detto...

Tic, bel post, ma c'è una soluzione o possiamo solo aspettare che tutto precipiti (come avverrà, io temo, entro i prossimi dieci anni)?

Vent'anni fa scrivevo:
"prigionieri siamo
di burattinai impazziti
da noi stessi creati"
La sinistra ha dato per scontata la "classe operaia", idealizzandola e scordandosene, mentre questa si trasformava lentamente in una micro-borghesia ignorante e letale.

Io temo che questo paese collasserà a breve come l'ex Yugoslavia, forse anche peggio.

cuciuti ha detto...

dissento un pochetto: tutta la sinistra marxista - non parlo di quella estrema, s'usa dire così oggi, ma della socialdemocrazia europea e del pci, che estremista no lo fu mai, -ha egemonizzato la classe operaia perchè, a differenza degli altri attori - gli anarchici, i socialisti utopistici - ha organizzato la classe, ha reso evidente a tutti la necessità dell'unione per la tutela dei propri diritti, e anche interessi ovviamente. oggi la sinistra non dispone della cassetta degli attrezzi per aggiustare il moderno conflitto economico sociale - che esiste, eccome se esiste - e ci troviamo gli strati più bassi della popolazione a votare per la destra e, ciò che è peggio, a seguire i modelli culturali di questa destra.
E vero poi,non esistono persone buone o cattive ed esistono operai idioti come insegnanti idioti o ingegneri idioti: esistono però classi sociali alle quali va reso onore per il fatto che diritti oggi considerati normali - come le ferie pagate o il diritto alla malattia - esistono grazie alla battaglia della classe operaia ha condotto per tutto il '900. diamo a cipputi quel che è di cipputi.

Adespoto ha detto...

Gli operai non sono per nulla buoni per natura...
Il problema però è che i capitalisti sono intrinsecamente malvagi...

;-)

tic ha detto...

Il capitalismo è natura?
Chi lo sa...
Quello che è certo è che il socialismo è contronatura: gli uomini sono esseri imperfetti, quindi non possono produrre niente di perfetto. Una società perfetta è fuori discussione, dunque.

D'accordo con cuciuti: dobbiamo molto alla classe operaia.
Occhio però che i capi comunisti italiani col cacchio che erano classe operaia: piccolo borghesi à la Togliatti o borghesi tout court à la Berlinguer, piuttosto.
Né Marx era operaio. Né Engels.

Detto ciò, il conflitto esiste, come no. E pure gli operai esistono.
Non esiste la classe operaia non esistendo più coscienza di classe.

Adespoto ha detto...

Che sia impossibile creare una società perfetta è giusto ed ovvio.
L'altro giorno, a pranzo con un Bizantino ed una Valchiria in scala 1:5, dicevamo che nonostante tutte le migliori intenzioni rivoluzionarie, un po' di frustrazione sociale bisognerà sempre essere in grado di tollerarla...
Siamo pur sempre la città degli angeli caduti.
Però questo non toglie il senso all'Utopia, quello di una "tensione" che ha una aspirazione.

Perdonami una cosa, però.
Indubbiamente Marx non era un operaio, ma uno scrittore di economia e filosofia, altrimenti probabilmente non avremmo avuto le sue opere, le quali direi sono state utili al movimento operaio... La centralità operaia non prevede certo l'ottusa unicità di categoria con soppressione delle altre.

P.S: Concedimi l'ultima polemica... Se esiste il conflitto, allora esiste anche la classe... Che poi questa non agisca come tale ormai da decenni, è un problema evidente... Ma anche se le zanzare smettessero di pungere, resterebbero zanzare, magari molto meno fastidiose... Pur sempre zanzare.

tic. ha detto...

La classe è un concetto generale, il conflitto esiste, ma è ormai quasi sempre particolare.
Quanti operai in questo Paese (ma anche in altri) sciopererebbero, in un particolare momento, per solidarietà con dei loro compagni operai più sfortunati?


Quanto al movimento operaio, tra le altre cose (tra tantissime altre cose...) è stato pure un'invenzione borghese...