venerdì 13 giugno 2008

Parole celebri dalle mie parti (n.20)


"Ognuno è l'imbecille di qualcun altro."

(Gustave Flaubert)

I foresti nela nostra piassa

Dovete sapere (ma qualcuno già sa, come no...) che tic, da quando è venuto al mondo, vive (o meglio, risiede) nella città (vabbé, dai...) di M., città che ospita un grande cantiere navale.
Dovete anche sapere che, negli ultimi anni, sono arrivati nella città di M. moltissimi immigrati, proprio per lavorare nel grande cantiere navale.
La maggior parte di questi immigrati proviene dal Bangladesh.
Gente mite, gente tranquilla...
Perché vi racconto tutto ciò?
Perché un paio di giorni fa un mio caro amico filosofo (che è di sinistra, ammesso e non concesso che questo ormai significhi qualcosa) si è trovato a parlare col popolo, a M., in un bar (nella mia città, di bar, ce ne sono tantissimi: si beve forte, da noi...), e ne ha riportato una pessima impressione, a suo dire.




DIALOGO DELL'AMICO DI tic COL POPOLO


Il popolo: "Questi cazzo di bengalesi hanno rotto i coglioni!"
L'amico di tic: "Perché?"
Il popolo: "Hanno rotto i coglioni e basta!"
L'amico di tic: "Ti disturbano?"
Il popolo: "A me si. Che tornino da dove son venuti. Cosa cazzo ci fanno qui?"
L'amico di tic: "Beh.. Fanno un lavoro di merda. Un lavoro che noi non vogliamo più fare"
Il popolo: "Son troppi. Troppi. E rompono il cazzo alla gente. Tu non hai idea a quanta gente stiano sulle balle!"
L'amico di tic: "Ma perché?"
Il popolo: "Perché si!"
L'amico di tic: "Senti, posso farti una domanda?"
Il popolo: "Si..."
L'amico di tic: "Questi bengalesi, non so... Rubano? Io non ho mai sentito di nessuno di loro coinvolto in un furto. Rubano, secondo te?"
Il popolo: "Beh, no..."
L'amico di tic: "Spacciano droga? Io non ho mai sentito di uno di loro arrestato per droga, magari tu..."
Il popolo: "Neanche io..."
L'amico di tic: "Hanno ammazzato qualcuno?"
Il popolo: "No..."
L'amico di tic: "E allora?"
Il popolo: "..."
L'amico di tic: "Perché ce l'hai con loro?"
Il popolo: "Son sempre lì in piazza, seduti sulle panchine. E quella è la NOSTRA piazza"


E' tutto vero, sapete... Parola più, parola meno. Io praticamente ho solo tradotto il dialogo dal nostro meraviglioso dialetto (il dialetto più bello che ci sia, ostia di un'osteria!) in fiorentino.
E' tutto vero.
A me, una volta, facevo ancora l'assessore, un tizio (uno che ha studiato e si è pure laureato. Ve lo dico perché non si pensi che solo le persone culturalmente più deboli puzzino di razzismo. Spesso funziona così, certo: sei ignorante come una capra, sei razzista. Ma mica sempre) ha chiesto: "Scusi, assessore: che cosa aspettate a togliere le panchine dalla piazza? Non vedete che sono solo gli immigrati a sedercisi sopra?". "Embé?", feci io. "Embé cosa?", rispuosemi quell'uomo di mondo, "Ma non capite che se ci sono loro la nostra gente in piazza non ci viene? E guardi che io ho votato per voi!". Testuale. Anche quest'ultimo dialogo, per facilitarne la comprensione, è stato tradotto in fiorentino dal nostro straordinario dialetto (il dialetto più bello del mondo! E va protetto, sapete? Va preservato. Va difeso. E proprio dal mondo va difeso, alla fine, il dialetto più bello che ci sia, ostia di un'osteria!).
Così vanno le cose, nella città (vabbé, città: circa...) di M.
E io mi chiedo e chiedo: davanti a gente (gentaglia, su... E diciamocelo!) che si esprime così (e che non si vergogna, ma manco per sbaglio, ad esprimersi così), la sinistra (sempre più sradicata dal territorio, sempre più salottiera, sempre più lontana dal popolo) che cosa deve fare?
Mah...
Io, per me, son felice (non sapete quanto) di non essere radicato in questa palta.
E adesso qualcuno magari se ne uscirà dicendo che un politico dovrebbe far di tutto, di tutto, per essere sempre in sintonia con la gente.
Bene. Io, per me, credo che le persone decenti (non i politici decenti, no: proprio le persone decenti) abbiano un dovere preciso: di chiamare sempre l'inciviltà col suo nome, il razzismo col suo nome, l'intolleranza col suo nome. E, nel caso, pure la merda col suo nome.
Domanda: la politica non dovrebbe essere anche pedagogia?


P.S.
Il sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto) pare abbia intenzione di istituire una delega assessorile alla Sicurezza (maiuscolo, 'Sicurezza': è lo zeitgeist ad imporlo!).
Suppongo sia perché, di questi tempi, la Sicurezza va tanto di moda, signora mia.
Sapete com'è: la gente si sente insicura e bisogna farsi carico, in qualche modo, di ciò che dalla gente è percepito (e pure 'sto percepito è una cosa che va via come il pane, ultimamente. La realtà, nel frattempo, è stata sequestrata dalla tivvù).
Dice: ma nella città di M., tra carabinieri, polizia e guardia di finanza, ci son più di duecento uomini che già si occupano della Sicurezza dei cittadini.
E allora?
E' la politica, bellezza... Non si può mica star fermi: bisogna dar risposte!
E far tornare la nostra gente in piazza.
Anzi, in piassa.

mercoledì 11 giugno 2008

Una parola basta


Chissenefrega.

martedì 10 giugno 2008

Il ministro empiricamente può dire che



Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sulle intercettazioni se n'è uscito così: "In Italia ci sono 100mila persone intercettate".

Letto bene? Centomila (100.000).
"E siccome ognuno, ogni giorno, fa o riceve in media 30 telefonate...".
Sul serio? In Italia, in media, si fanno o si ricevono trenta (30) telefonate al giorno? Sei sicuro? Chi te l'ha passata, l'informazione? Possiamo controllare anche noi?
"...arriviamo a tre milioni".
Tre milioni (3.000.000). Sicuro sicuro?
"Non sono l'Istat...".


Eh, no: non sei l'Istat. Fino a ieri facevi il maggiordomo in casa Berlusconi, oggi sei un ministro della Repubblica.
"... ma empiricamente posso dire che una grandissima parte del nostro Paese è sotto controllo".
Empiricamente tu puoi dire. Ne sei certo?
Si ritiene che l'Italia abbia più di 59,5 milioni di abitanti, attualmente. Tre milioni di intercettati, molto presunti, sono il 5%, balla lì balla là, di 59,5 milioni: per la precisione, e volendo (ma proprio volendo) seguirti, caro signor Ministro (nonché ex maggiordomo), nel tuo ragionamento (a casa mia, scusa se te lo dico, lo chiamiamo 'scorreggia', però...).


Solo che tic, faziosissimo come al solito, segue pure Carlo Bonini, che su la Repubblica di oggi scrive: "Se le si incrocia con i dati statistici più aggiornati (fonte lo stesso ministero della Giustizia), le parole del ministro sembrano uscirne rafforzate. I numeri dicono che, nel 2007, nel nostro Paese le utenze intercettate sono state 124 mila 845, quattro volte quelle autorizzate nel 2001, e che questo "ascolto", diventato ormai, nelle routine delle procure della Repubblica, "principale strumento di acquisizione della prova", è costato alle casse dello Stato 224 milioni di euro. E tuttavia i numeri sanno essere bugiardi. Come ogni addetto - magistrato, investigatore o avvocato che sia - sa ed è pronto a spiegare, il numero di utenze intercettate non equivale ad altrettanti cittadini sottoposti a controllo. In un'indagine penale, uno stesso indagato è intercettato su più utenze: abitazione, ufficio, telefonia mobile. Soprattutto, come la routine giudiziaria documenta, non esiste ormai indagato appena avveduto che non cambi con frequenza settimanale la propria o le proprie schede telefoniche cellulari. Quel primo numero, dunque - 124.845 - racconta di una popolazione di ascoltati meno fitta di quel che appare. Verosimilmente inferiore agli 80 mila indagati, meno dello 0,2 per cento della popolazione del nostro Paese".
Ancora troppo?
Conoscendo l'attitudine a delinquere di moltissimi dei miei connazionali, a me sinceramente non pare troppo. A dirla tutta, non mi pare nemmeno molto.



P.S.
Il titolo di testa su il Giornale di oggi?
Tutti gli italiani sono intercettati.


Diceva Joseph Pulitzer: "Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile".
Al pubblico ignobile mi pare che ci siamo arrivati da tempo, nevvero?

Parole celebri dalle mie parti (n.19)


"La legge è uguale per tutti gli straccioni."

(Carlo Dossi)

lunedì 9 giugno 2008

Ma lo fate partire, 'sto tesseramento, o no?


No, dico...
Io alla tessera di partito c'ero abituato.
Era qualcosa che ti consentiva di dire: "Io faccio parte di".
E rappresentava, inoltre, una sorta di promemoria, una maniera per ricordare che far politica richiede un certo impegno e che la politica ha i suoi costi (servono dei soldi, ad esempio, per pagare la bolletta telefonica della sede del partito, o l'affitto della sede del partito - perché il partito deve avercela una sede, vero? Sennò, ehm, ci si sradica dall'ormai famosissimo territorio... - o la tariffa per l'utilizzo di una sala pubblica in cui si tiene una manifestazione del partito. Cose così...).
Perché (eh, si) il tesseramento è anche un modo per raccogliere qualche spicciolo, per il partito.
So che di tutto questo, al famoso ceto medio riflessivo del professor Ginsborg (che poi, se ho inteso bene, dovrebbe essere quella meravigliosa società civile che ci è toccata in sorte, a noi italiche genti), che sappiamo più portato per le cose spirituali che per il prosaico lavoro manuale, non importa una cippa. Però di un certo approccio alla politica - un approccio, diciamo così, più fisico che intellettuale, più da braccianti che da teste d'uovo - sarebbe saggio, secondo me, non privarsi del tutto.
Ora, io su 'sto Pd ne ho sentite tante, negli ultimi mesi. E, devo dire, sono un tantino disorientato. Abbiamo (o dovremmo avere), come partito, una struttura liquida (tra noi c'è anche chi lo ha teorizzato, 'sto partito liquido e io, al di là del rimando indiretto a Zygmunt Bauman, non c'ho capito un cazzo), con il popolo delle primarie (ne faccio parte anch'io, che ho avuto una tessera di partito in tasca per tanti anni. Ne faccio parte anch'io, con il permesso della società civile. Ne faccio parte anch'io, vero?), con i circoli e con i gruppi tematici: tutto molto figo, tutto molto moderno ma...
Il tesseramento?
Perché mai non si fa?
Davvero non capisco. Ma non sono mica il solo, eh...
E poi, come se non bastasse, ti arriva pure questo tizio qui sotto che si mette a fare del sarcasmo.

"Non so nemmeno se sono iscritto al Pd. Diciamo che sono un simpatizzante".
Forte, no?
E questa, chissà come mai, io l'ho capita al volo.
Diciamo.

domenica 8 giugno 2008

Dino Risi su alcuni suoi colleghi molto famosi...

"Antonioni ha inventato l'incomunicabilità perché non sapeva scrivere i dialoghi cinematografici, che è una delle cose più difficili del mondo".

Ma, con Michelangelo Antonioni, Risi fu ancora più cattivo ne Il sorpasso, quando mise in bocca a Bruno Cortona (Vittorio Gassman) le seguenti parole: "Hai visto L'eclisse? Io ci ho dormito. Una bella pennichella. Bel regista Antonioni. C'ha una Flaminia Zagato. Una volta sulla Fettuccia di Terracina m'ha fatto allungà il collo".
E poi ci sarebbe Nanni, Nanni nostro.
"Scansati Nanni, e fammi vedere il film”.


Al che uno magari si domanda: "Ma se lo poteva proprio permettere, Dino Risi, di dire certe cose?".
Parere personale, personalissimo?
Solo Una vita difficile vale tutta la filmografia di Antonioni e quella di Moretti messe assieme.

Quindi, beh...
La mia risposta è 'si'. Decisamente se lo poteva permettere.
E adesso, Nanni, scansati un po', su...
Che dobbiamo vedere il film.

Sloganistica


Meglio frocio che fascista?
Bah...
Mi pare, come dire, un pochino riduttivo.
Meglio qualsiasi cosa che fascista.