
Il miglior amico è la propria madre.
domenica 12 luglio 2009
sabato 11 luglio 2009
Parole celebri dalle mie parti (n.65)
giovedì 9 luglio 2009
Ormai solo un Dio ci può salvare
Il Tar del Veneto ha sospeso l'ordinanza con cui il sindaco di Venezia, il famoso filosofo Massimo Cacciari, aveva vietato, per motivi di ordine pubblico, l'Erotica Tour Millennium, fiera del sesso hard che vanta la presenza di grandissime artiste del porno all'italiana (Milly D'Abbraccio, Sofia Gucci, Vittoria Risi ed Elena Grimaldi: non so se rendo...) e attrazioni piccanti (direbbe il nostro Papi della Patria) come «big tetton».Alla notizia il famoso filosofo ha reagito così: “Rispetteremo la sentenza, che altro posso fare? Se il Tar ha detto che si può fare, la faranno. Bisogna proprio avere il cervello all'ammasso per perdere il tempo su queste cose”.
Vedere quest'uomo barbuto e cogitabondo - abituato piuttosto a cimentarsi con Sein und Zeit o con le glosse al pensiero politico di Francesco Rutelli - colpito e affondato da «big tetton» riporta alla mente quello che accadde a Theodor Wiesengrund Adorno il 13 febbraio 1968, quando «il grande filosofo fu messo alla berlina da un centinaio di femministe che, provocatoriamente discinte, canzonandolo con lo “sceeeeemo” rituale, lo sottoposero a un corale abbraccio dei loro seni nudi” (devo a mia moglie E. questa magnifica suggestione tratta da Biografia del Sessantotto. Utopie, conquiste, sbandamenti di Giuseppe Carlo Marino).
E il povero professor Cacciari è stato pure svillaneggiato da (ma poteva mancare, visto il contesto?) Tinto Brass: «Mi fa piacere che il Tar abbia rimosso questo divieto che era solo figlio dell'ipocrisia tipica di tutti i poteri, di qualsiasi colore politico siano. Anche perché Venezia è una città-alcova, l'umida vulva d'Europa, come l'aveva chiamata Apollinaire».Adesso potrei mettermi a maramaldeggiare alla grande, credetemi, sulla Geworfenheit (gettatezza) del famoso filosofo Massimo Cacciari in un mondo terribile, davvero tragico, dove Tinto Brass ti spernacchia proprio mentre le grandi attrici Valentine Demy e Sofia Gucci ti invitano, in quanto sindaco, a uno show (ma chiamiamolo heideggerianamente Ereignis, evento) che, come ha scritto il Comune di Venezia nell'ordinanza di divieto, potrebbe attivare “meccanismi di rimozione dei freni inibitori in capo agli intervenuti, dando luogo a conseguenti comportamenti inurbani”.
Potrei, ma non lo farò...
Pubblico invece un sonetto di Giorgio Baffo. E anche lui, dite un po': poteva mancare, visto il contesto?
Mona, cossa mai xestu, che ti ha tanta
forza, e vertù de far tirar i cazzi,
che ti fa deventar i savi pazzi,
e i coraggiosi in ti se perde, e incanta.
Quei, che d'esser gran teste se millanta,
per ti deventa tanti visdecazzi,
ti fa che i vecchi fazza de regazzi,
e che fazza peccai la zente santa.
Ti ti è quella, che fa che sti avaroni
deventa generosi in tu'un momento,
e che volta bandiera i buzzaroni;
per ti el più desperà torna contento,
per ti se perde onor, robba, e cogioni.
Mona, mo cossa mai gastu là drento?
martedì 7 luglio 2009
Al calduccio sotto le mie copertine (n.6)
Well, I went home with the waitresslunedì 6 luglio 2009
Burn after reading
Sir John Sawers è stato da poco nominato capo del MI6, il servizio segreto di Sua Maestà britannica. Nome in codice: 'C'.Bene. È di oggi la notizia che sua moglie, Lady Shelley Sawers, orgogliosissima - si suppone - di cotanto consorte, ha pensato bene di scodellare sulla propria pagina di Facebook tutto quanto lo scibile sull'illustre marito.
Ecco le sue foto, ecco i nostri bellissimi figli (ma guardateli! Non sono un amore?), ecco la casa in cui viviamo assieme (per arredarla, sapeste... E della carta da parati che mi dite?), ecco chi sono i nostri amici (e, please, don't forget: non i migliori sono nostri amici, ma i nostri amici sono i migliori!), ecco la scuola che frequentano i ragazzi, ecco come trascorriamo il nostro tempo libero, ecco come passiamo le nostre vacanze. E mò schiattate un po'!Ad accorgersi di tutto 'sto scialo di mulini bianchi e di pisciate fuori dal vaso è stato un giornale, il Mail di Londra, che ha immediatamente avvertito il Foreign Office.
Il ministero degli Esteri del Regno Unito non deve aver troppo gradito le esternazioni della Sawers se, tempo qualche ora, da Facebook era scomparso tutto quanto.
Una fonte del governo inglese consultata dal Mail ha affermato che “la sicurezza del capo del MI6 potrebbe essere stata compromessa”.
Secondo il mio quotidiano di riferimento, Lady Sawers ha messo su Facebook pure “un'annotazione rivolta al marito, un messaggio di ironiche congratulazioni: «Adesso i tuoi nipoti dovranno chiamarti Zio C». A causa dell'ingenuità della moglie, è possibile che i nipoti dovranno continuare a chiamarlo zio John”.
Che posso dire, adesso?
Giusto questo.
Per quanto ci riguarda, l'ardua sentenza dei posteri, fra quarant'anni, sarà probabilmente la seguente: “visti gli articoli eccetera eccetera del codice eccetera eccetera si dichiara l'umanità dell'anno 2009 responsabile del reato di coglioneria e la si condanna a essere presa per il culo nei secoli dei secoli”. Una cosa così.
Ma, dico io: pure il servizio segreto di Sua Maestà britannica deve andarsene in vacca, mò?
Era una cosa seria (drammaticamente seria, se volete), il MI6. Un'istituzione molto autorevole. Quindi un punto fermo, cazzarola.
Ma è mai possibile che la realtà, in questo nostro tempo grullo, finisca sempre per superare - ma che dico superare? 'Surclassare', è la parola - la fantasia?
Ma cos'è accaduto, nel nostro povero mondo? Cosa ci ha portati ad essere così impossibilmente fessi?
I media? Sono i media? Può essere?
Forse sì: solo ad un uomo politico cresciuto in tempi di spin doctor e di politica da talk show, come David Miliband (titolare del Foreign Office!!! Lo riscrivo: titolare del Foreign Office!!!), poteva venire in mente, difronte al disastro combinato dalla grottesca, pazzesca signora Sawers, di uscirsene così: “Adesso si sa che Sawers indossa un costume da bagno Speedo: non è un segreto di Stato”. Voleva minimizzare, il minimo Miliband, avete capito?
E qui viene in mente il vecchio Markus “Misha” Wolff, storico capo delle spie della DDR, che ai propri interlocutori non mancava mai di far presente che “il valore di un servizio segreto è il valore dei suoi committenti”.
Poor, poor MI6 (poor, poor England), con committenti come David Miliband.Com'è che cantava, Leonard Cohen? “Give me back the Berlin wall”?
Sì, sì, sì...
Rivoglio Sir Fitzroy Maclean.
E rivoglio Kim Philby.
E pure Sir Anthony Blunt.
Quindi rivoglio il KGB.
E la CIA di una volta: quella di William Joseph Donovan ma a questo punto anche quella di James Jesus Angleton, nome in codice 'Kingfisher', imperatore del regno di Paranoia (pensate che nella lingua inglese esiste pure un aggettivo, 'angletonian', per indicare la dimensione psicotica di chi vive nel sospetto).
Ridatemi tutto questo, vi prego.
Che c'è? Problemi? Io chiedo solo di vivere in un mondo serio, in fondo: mica altro.
Poi, quando sarò morto, fatemi il funerale a Berlino.
domenica 5 luglio 2009
Dario Franceschini a Trieste, 5 giugno 2009.
C'ero anch'io.
venerdì 3 luglio 2009
Questa mi era sfuggita...
"Alzi la mano chi di voi nelle ultime settimane non ha scritto a Debora Serracchiani". 
E' da queste piccole cose che lo si riconosce, un capo carismatico.
mercoledì 1 luglio 2009
La faccia nascosta della luna
Qualche tempo fa ho fatto un po' arrabbiare un caro amico dicendogli che, in my humble opinion, il veltronismo altro non è che la faccia nascosta della luna del berlusconismo: immagine, apparenza, produzione di narrazioni a mezzo di cazzate. O, se vi piace di più, attenzione maniacale al mondo dei simboli.Occhio, ho scritto 'maniacale' per salvarmi in corner: non sono così grullo da non sapere che il simbolo è uno dei modi in cui gli esseri umani cercano di governare il proprio rapporto col mondo (un filosofo direbbe “governare la relazione tra essere e pensiero” o “la relazione tra identità e alterità”). Io sono un animal (per tanti motivi: chiedere alla mia povera moglie...) symbolicum, insomma, e lo siete pure voi che mi leggete.
Diciamolo con Franco Volpi (gli sia lieve la terra).

Il simbolo serve a conferire senso, dunque a tenere la barra del timone dritta, a non perdersi nella foresta, ma può anche nascondere al nostro sguardo il mondo in cui viviamo. Fino a farcelo dimenticare completamente.
Gli esseri umani rinunciano infatti molto più volentieri a una realtà che non ai simboli che la rappresentano, lo sappiamo (e qui potrei senz'altro mettermi a maramaldeggiare sulle tristissime vicende occorse ai comunisti italiani, ma volentieri me ne astengo...).


Walter V. non dispone, come è noto, di “strumenti persuasivi”. Sì, certo: conosce un sacco di gente in RAI (da Minoli all'ultimo degli uscieri) perché ha fatto politica in RAI, e solo in RAI, per tutta la sua vita, ma per avere la meglio sul dulcamara nazionale questo non basta, non basta proprio.
Qualche mese fa, in un editoriale davvero memorabile su la Repubblica, Nadia Urbinati se ne uscì così: “La docilità è una qualità che si predica degli animali, non degli uomini; è un obiettivo che i domatori si prefiggono quando cercano di abituare un animale a fare meccanicamente determinate cose. Al moto della mano del padrone il cane sa quel che deve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione di come pensare e che cosa fare rispetto all'opinione preponderante; significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, per esempio l'opinione generale di una più o meno larga maggioranza, crede, ritiene e vuole. Sono ancora una volta i liberali (sempre pensato che i liberali siano i meglio fichi der bigoncio, sempre pensato, n.d.r.) che ci hanno fatto conoscere questo lato inquietante del potere moderno. Un lato che si è mostrato quando il potere è riuscito ad avvalersi di strumenti nuovi”, gli "strumenti persuasivi" di cui parla Zagrebelsky, i media, quelli che Berlusconi controlla e Walter V. invece no sebbene sia tanto amico di Minoli e di Fabio Fazio.
“Il moderno potere fondato sull'opinione non ha più bisogno di usare la violenza diretta (...); usa invece una specie di addomesticamento che produce, come scriveva Mill, una forma di “passiva imbecillità”. I cittadini docili assomigliano a una massa di spettatori: in silenzio ad ascoltare e, semmai, giudicare alla fine dello spettacolo, con applausi o fischi”.
I regimi politici di quello che una volta si chiamava “l'Occidente” (bei tempi, altroché: bei tempi!) hanno subito una profondissima trasformazione, nell'ultimo quarantennio: dopo quella famosa sudata di Richard Nixon davanti alle telecamere è andata pian piano affermandosi la democrazia del pubblico e dell'opinione, quella in cui il ruolo dei leader politici è decisivo.

Il politico moderno opera in un mondo in cui la comunicazione è tutto, un mondo nel quale spesso e volentieri l'apparenza è più importante della realtà. Qualcuno, ma non ricordo chi (forse Timothy Garton Ash?), ha scritto che ormai nelle nostre società ricche ed evolute (ehm...) la politica non è “né fact né fiction, ma faction. Un dramadocumentary. Un mondo condiviso, in un sottile e abituale gioco di relazioni, da politici, spin doctor, pr e giornalisti che lavorano per le corporation dei media a Londra, Berlino, Parigi o Washington”. Detto ciò, l'accesso ai media, nelle democrazie liberali più evolute (ovvero a Londra, Berlino, Parigi e Washington) è in genere regolamentato, più o meno bene. Nelle democrature come l'Italia invece no. E vale forse la pena di ricordare, en passant, che nelle democrazie liberali più evolute un tycoon dei media non avrebbe mai potuto eccetera eccetera eccetera...

Il nostro problema è che gli italiani leggono poco i giornali e guardano molto la tivvù.
E le cose che passano in tivvù sono quelle che il Papi della Patria vuole che passino, visto che la tivvù, giova ripeterlo, la controlla lui. Lasciamo perdere le riserve indiane che pure ci sono (e che comunque fanno pena), è così e punto.
In questa situazione, la parte politica che nel cuor mi sta non ha la minima possibilità di giocarsela sul piano della democrazia dell'opinione. Dovrebbe cercare di fare altro, di essere altro.
L'unica riflessione di cui la sinistra è stata capace sul modo di fare informazione in questo Paese ridicolo è quella che l'ha portata a mettere un Curzi di qua, un Freccero di là e un Santoro lassù, illudendosi che questo bel giochino fosse sufficiente a pararsi il culo. Di questo modo di far politica, sciocco, futile e autolesionista, Walter V. è stato da sempre l'interprete più pregiato: di più, ne è stato il campione indiscusso (e il compagno D'Alema, va detto, ha sempre – togliattianamente, ovvio – condiviso).
In questa situazione, però, gli item che passano (che stan passando da un quarto di secolo, va) nei televisori degli italiani non possono che essere quelli del signor Berlusconi, e solo quelli del signor Berlusconi. Noi possiamo solo seguire, mai proporre qualcosa d'altro; giocare di rimessa e basta, e sempre sul terreno scelto dal nostro avversario.
Vivendo nel suo mondo, le nostre parole d'ordine non possono che assomigliare alle sue. Anzi, non possono che essere le sue.
Un esempio? Se l'imprenditore, l'uomo del fare, è meglio del politico di professione che non fa un cazzo da mane a sera in quelle aule sorde e grigie (in Italia ce ne sono stati di pessimi, è vero, di politici di professione: ma pure De Gasperi, Nenni, Ugo La Malfa ed Enrico Berlinguer sono stati professionisti della politica, nevvero?), ecco la sinistra inventarsi gli Illy e i Soru, eccola candidare al Parlamento i Calearo e i Colaninno figlio. Non entro nel merito di cosa poi abbiano fatto concretamente Illy e Soru. E' su cosa Illy e Soru hanno simboleggiato che trovo molto da eccepire.
Oggi ci è messa pure la miracolata da YouTube, al secolo Serracchiani Debora, il fenomeno del nostro tempo alla cui mitopoiesi pure io, nel mio piccolo, ho contribuito.

Grandiosa quando a Curzio Maltese, che le chiede “perché ha scelto di stare dalla parte di Franceschini?”, risponde: “Perché è il più simpatico”.
Ma ancora più grande quando, pavlovianamente docile (come ha scritto l'Urbinati? “Al moto della mano del padrone il cane sa quel che deve fare e lo fa. Docilità significa non avere una diversa opinione di come pensare e che cosa fare rispetto all'opinione preponderante; significa accettare pacificamente quello che il padrone di turno, per esempio l'opinione generale di una più o meno larga maggioranza, crede, ritiene e vuole”. Ecco...), sostiene che non appoggerebbe mai un leader del PD proveniente dal funzionariato politico e perciò l'uomo adatto alla bisogna sarebbe proprio (rullo di tamburi!!!) l'attuale segretario, il povero Dario Franceschini, “un mio collega, un avvocato”. Capito qual è l'immaginario della ragazza? Di qua l'uomo del fare (un avvocato, perbacco: come Gianni Agnelli) che può aiutare l'Italia a risollevarsi, di là i professionisti della politica (la casta, ve la ricordate la casta?) che han portato l'Italia alla rovina. Vi ricorda qualcosa? Vi ricorda qualcuno?
E tiene molto a precisarlo, la giovane Serracchiani che combatte il vecchio in nome del nuovo: “non vengo da tutta una vita di sezione”. Sapete, io ci ho incontrato un sacco di bella gente, nelle sezioni del mio vecchio partito, i DS. Gente che spendeva volentieri il proprio tempo libero facendo politica gratuitamente, battendosi per una causa in cui credeva profondamente. Gente in genere molto civile e attenta agli altri, in special modo agli altri che hanno di meno. Gente, tra le altre cose, con un'elevatissima soglia di sopportazione per le cazzate. Perché ne sentiva, di cazzate, dai leader (sempre gli stessi da sempre): ostia, se ne sentiva... Questa è la mia esperienza delle sezioni di partito. A Debora Serracchiani tutto ciò deve fare un po' schifo.
Fortuna solo che la signora non ha detto che con lei c'è l'Italia che ama e dall'altra parte c'è invece l'Italia che odia, ma ci è mancato tanto così.
E io alla fine devo confessarvi che non ce la faccio proprio più, con questo nuovismo acchiappacitrulli (ve lo ricordate, sì, che Walter Veltroni non è mai stato comunista “perché si poteva stare nel PCI senza essere comunisti”?), con queste favolette per allocchi, con questo apparato simbolico da vorrei ma non posso (I care, do you remember?) che però ha la magnifica colonna sonora di Nicola Piovani (uno dei taaanti amici di Walter nostro...) ad accompagnare e sottolineare: roba da Oscar, ostia de un'ostia!
Insomma, sotto la (simbolica!) frangetta niente, fioi. Però un niente nuovo di pacca. Proprio come Veltroni, uguale uguale.

