Noi possiamo candidare tutti i caleari e i colaninni che ci pare, cari compagni (...) e amici democratici: alla fine la Confindustria (il sindacato dei padroni: perché non torniamo a chiamarli così? Eh?) applaude solo papi suo e nessun altro. Tié!
Avviso ai naviganti: blog vagamente di sinistra. Quindi molto (ma veramente molto, ostia!) distante dal popolo. Snobismo a pacchi, dunque: avrete inteso...
Noi possiamo candidare tutti i caleari e i colaninni che ci pare, cari compagni (...) e amici democratici: alla fine la Confindustria (il sindacato dei padroni: perché non torniamo a chiamarli così? Eh?) applaude solo papi suo e nessun altro. Tié!
A waitress asked me what I did.

Nel 1942 Santa Romana Chiesa aveva cominciato a prendere le distanze dal Fascismo (proprio nel momento in cui avevano cominciato a farlo gli italiani, bombardati in casa loro dagli Alleati e massacrati sui fronti di guerra: quando si dice il caso, no?). Il regime aveva reagito con furiosi attacchi della sua stampa. Croce - che sapeva benissimo quanto fosse rilevante, in Italia, l'orientamento politico della Chiesa cattolica – si buttò a difendere il Papa e i preti. Gli rispose Giuseppe Bottai con un articolo dal titolo velenosissimo, Benedetto Croce rincristianito per dispetto. Ora, come ha scritto Ruggiero Romano in Paese Italia, “Croce non era «rincristianito» per niente. Molto più semplicemente, egli aveva voluto ricordare che si ha un bel dichiararsi (o financo essere) laici, atei, libertini: non per questo ci si toglie di dosso venti secoli di cristianesimo”. Tutto qua.

“Alla Chiesa importa molto dei comportamenti privati, ma tra un devoto monogamo che contesta certe sue direttive ed uno sciupafemmine che le dà invece una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupafemmine”. Così il senatore Cossiga - uno che se ne intende non poco, di certi ambientini - qualche giorno fa.
Un pensiero affettuoso ai cattolici adulti...
Giancarlo Caselli ha scritto un libro, Le due guerre, perché L'Italia ha sconfitto il terrorismo e non la mafia (per i tipi di Melampo) in cui sostiene, tra le altre cose, che l'ultima sentenza di Cassazione su Giulio Andreotti (quella che ha stabilito che «i fatti risalenti a prima del 1980 sono provati e indicano una vera e propria partecipazione all'associazione mafiosa, anche se il reato è estinto per prescrizione») è stata come cancellata, nel nostro povero Paese (sempre tanto distratto, avrebbe detto Noventa).
Anna Finocchiaro sarebbe poi la stessa persona che “non esclude” di candidarsi, a ottobre, alla segreteria del famoso Partito democratico, come è andata a dire in giro un paio di giorni fa.
Io da tempo sono affetto dalla sindrome di Cosimo Piovasco di Rondò, barone d'Ombrosa, il protagonista de Il barone rampante di Italo Calvino, quello che si rifugiò sugli alberi per tenere alla debita distanza un mondo che non gli piaceva per niente: i frequentatori più fedeli del mio povero, patetico blogghe ormai lo sanno bene...
In un passo di una lettera spedita nel febbraio del 1926 Gaetano Salvemini, allora esule in Francia, così scriveva alla vedova di Giacomo Matteotti: «Io attraversai, fra il 1921 e il 1924, un periodo di stanchezza fisica e di depressione morale. Detestavo i fascisti, ma non avevo fiducia negli antifascisti. Me ne stavo fra i miei libri, risoluto a non rientrare più nella politica attiva. Ma quando Lui fu ucciso, io mi sentii in parte colpevole della Sua morte. Lui aveva fatto tutto il Suo dovere: e per questo era stato ucciso. Io non avevo fatto il mio dovere: e per questo mi avevano lasciato stare. Se tutti avessimo fatto il nostro dovere, l'Italia non sarebbe stata calpestata, disonorata da una banda di assassini. Allora presi la mia decisione. Dovevo ritornare ad occupare il mio posto nella battaglia. Ed ho fatto il possibile per attenuare in me il rimorso di non avere sempre fatto il mio dovere».