domenica 25 gennaio 2009

L'acqua calda di Ezio Mauro

Ieri, su la Repubblica, editoriale del direttore Ezio Mauro. Condivisibile, ma piuttosto bizzarro.
Provo a spiegare perché.
Mauro rileva che il richiamo del cardinale di Torino, Severino Poletto, all'obiezione di coscienza dei medici (in Piemonte, secondo il porporato, dovrebbero rifiutarsi di sospendere l'alimentazione forzata a Eluana Englaro, se mai i genitori di Eluana decidessero di portare la figlia a morire colà) suona malissimo.
“Non c'è alcun dubbio – nota Mauro – che la coscienza individuale può ribellarsi a questo esito, e il medico – credente o no – può vivere un profondo travaglio tra il suo ruolo pubblico in un ospedale statale al servizio dei cittadini e delle loro richieste, il suo dovere professionale che lo mette al servizio dei malati e delle loro sofferenze, e appunto i suoi convincimenti morali più autentici”.
Si può obiettare al proprio ruolo pubblico, insomma, se la coscienza morde. Senonché al direttore de la Repubblica pare, appunto in coscienza, “molto diverso il caso in cui i credenti medici vengono sollecitati collettivamente da un Cardinale (quasi come un'unica categoria professionale e confessionale da muovere sindacalmente) a mobilitarsi nello stesso momento e ovunque per mandare a vuoto una sentenza dello Stato, indipendentemente dalla riflessione morale e razionale di ognuno (...). Qui non si può parlare, se si è onesti, di obiezione di coscienza: semmai di obbligazione di appartenenza, perché l'identità cattolica di quei medici diventa leva e strumento collettivo su cui puntare con impulso gerarchico per vanificare una pronuncia della Repubblica”. E la Repubblica di cui si parla in questo caso non è il giornale diretto da Ezio Mauro, ma la Repubblica Italiana.
Poi il giornalista sembra stupirsi alquanto, fate attenzione: “Poletto sostiene (...) che poiché la legge di Dio non può mai essere contro l'uomo, andare contro la legge di Dio significa andare contro l'uomo: dunque se le due leggi entrano in contrasto “è perché la legge dell'uomo non è una buona legge”, ed il cattolico può trasgredirla. La legge di Dio è superiore alla legge dell'uomo”. Su questa dichiarazione vale la pena di riflettere, secondo un Mauro sempre più sconcertato: “E' la concezione annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini (eh, sì: è proprio la concezione annunciata pochi anni fa dal Cardinal Ruini. Quindi, caro direttore de la Repubblica, è il cane che morde l'uomo. Non mi pare una notizia, insomma, n.d.r.) secondo cui il cattolicesimo è una sorta di seconda natura degli italiani, dunque le leggi che contrastano con i principi cattolici sono automaticamente contronatura, e come tali non solo possono, ma meritano di essere disobbedite. Da questa idea discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana”.
Là. Manca solo il punto esclamativo finale a rappresentare il trasecolamento di Ezio Mauro. O tempora! Santa madre chiesa se ne sbatte dello Stato italiano, capite? E se ne impipa - ma è in-cre-di-bi-le! - della Repubblica (di quella italiana e pure del giornale di Mauro. E nonostante il giornale di Mauro ce le abbia fatte a fette per mesi, quando cercava di fiancheggiare la brillante operazione PD con una marea di interviste a Giuliano Amato, il laico secondo il quale “i credenti hanno una marcia in più” - lui è credente, ça va sans dire – o con le dotte elucubrazioni di Giancarlo Bosetti sul mitico “dilemma di Böckenförde”. Lo sapete cos'è, il dilemma di Böckenförde? No? Beh, è una roba tipo il Comma 22 di Joseph Heller – conoscete? “Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”. Secondo Böckenförde, tedesco, cattolico, giurista di quei sottili - un tipo alla Giuliano Amato, insomma - “lo stato liberale si nutre di premesse che esso non è in grado di per sé di garantire”. Ovvero, secondo lui, chi vive nello stato liberale non è consapevole di quanto esso debba alla religione, e non soltanto alla sua lotta per separarsi dalla religione. Böckenförde, insomma, pensa che lo stato liberale sia portatore di un deficit etico. Grave mancanza a cui, in tempi di solidità culturale, nessuno fa troppo caso e bona là; le cose possono cambiare, però, se e quando alla porta della società occidentale – la società di cui e per cui parla Böckenförde – vengono a bussare degli ospiti inquietanti... Ospiti che, per loro natura, sono portati a sollecitare l'elemento etico della società occidentale. Che so? Nuove concezioni della vita e della famiglia - quindi della sessualità: vi suona qualcosa, vero? - contrasti identitari, scontri di civiltà vari ed eventuali, nuove scoperte della scienza: toc toc toc. Ecco, in questo caso la religione potrebbe generosamente prestarsi a fare – grande, Böckenförde! – la riserva di senso per quelle democrazie liberali che si pascerebbero, bovinamente, di premesse e promesse che proprio non sarebbero in grado, da sole, di mantenere. E insomma pippe su pippe di Giancarlo Bosetti su 'sto cazzo di dilemma di Böckenförde, da Reset a la Repubblica, per offrire - pure lui generosamente, immagino - qualche ideuzza a quell'ircocervo chiamato PD.
Splendido poi il Bosetti pure sabato 17 gennaio 2009 - sempre su la Repubblica - quando ha scritto che, c'è poco da fare, i cattolici hanno maggior sensibilità per la coesione di una società, per il fattore “religante”, la cultura laica invece per i diritti individuali e “senza uno sforzo di collaborazione, la società italiana non si solleverà dalla frammentazione”. Secondo il nostro, insomma, la cultura laica sarebbe stata finora incapace di affrontare il problema della perdita di coesione della nostra società e di una democrazia che ha bisogno come il pane di un capitale sociale, cioè di una tenuta delle ragioni per stare insieme e prendersi cura degli altri. Ma i cattolici possono ben fornirlo, alla democrazia de noantri, 'sto ricco capitale di senso, poiché ne posseggono ad abundantiam : “Nelle pubbliche discussioni è più spesso il cattolico a sollevare il problema dei ragazzi che si ammazzano ubriachi alla guida il sabato sera o si prendono a sprangate in curva sud la domenica”. Per i laici, dunque, sarebbe arrivato il tempo di meditazioni “religiose”, secondo il Bosetti. E così sono tornato a Giuliano Amato e ai credenti che hanno “una marcia in più” e posso chiudere la lunghissima parentesi).
E insomma, il Mauro stupefatto, si diceva. Ma... Ma... Ma... “Ma se legge di Dio è superiore alla legge dell'uomo, se (...) la Chiesa prevale sullo Stato anche nell'applicazione delle leggi e delle sentenze, nascono due domande: che cittadino è il cattolico osservante, se vive nella possibilità che gli venga chiesto dalla gerarchia di trasgredire, obiettare, disubbidire?”.
Povero Ezio Mauro: dev'esserci proprio rimasto di princisbecco, accidempolina, per le cose che ha detto - e proprio a la Repubblica - il cardinale Poletto!
Rispondiamogli con il vecchio Jean Jacques Rousseau, che aveva già capito tutto qualche secolo fa: “Il cristiano è un cattivo cittadino. Se nella società fa il suo dovere, ciò è un dato di fatto, ma non di principio, perché per il cristiano è essenziale il Paradiso”. Eh, già... La cultura dei cristiani (ma mi riferisco soprattutto ai cattolici romani) prevede (uso l'immagine di Agostino di Ippona) la subordinazione della città terrena alla Civitas Dei, la città celeste, e giammai (giammai...) il contrario. Per il cristiano la destinazione dell'individuo è ultramondana e la sua esistenza, pur svolgendosi (e sporcandosi) nel mondo, dal mondo, prima o poi, dovrà separarsi. Come ha detto qualcuno (ma non ricordo proprio chi), secondo il cristiano l'individuo ha il compito di conseguire la propria salvezza ultraterrena, mentre lo Stato - chi lo governa – ha solo il compito di ridurre gli ostacoli che si frappongono tra l'individuo e la sua salvezza ultraterrena. Amen.
E la seconda domanda che è (bizzarramente. Ma vi avevo avvertito, all'inizio) nata al direttore de la Repubblica?, vi starete magari chiedendo. Eccola qua, eccola qua: “Che concezione ha la Chiesa italiana, con i suoi vescovi e Cardinali (sic, maiuscolo, n.d.r.), della democrazia e dello Stato?”. Che... concezione... ha... la Chiesa... dello Stato?!? A me scappa proprio da ridere. Davvero. E intanto Mauro prosegue: “Qualcuno dovrà pur ricordare che nella separazione tra Stato e Chiesa (...) la religione non fa parte dello “jus publicum”, la legge umana non fa parte di quella divina con la Chiesa che la amministra, le istituzioni pubbliche e i loro atti sono autonomi dalle cattedre dei vescovi e dal magistero confessionale”. E certo che qualcuno dovrà pur ricordare! Anzi, qualche giorno fa qualcuno ha ricordato. Quel qualcuno si chiama Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, e per le cose che ha detto (cose banalotte, in fondo) è stata molto criticata, dalla Destra (ovviamente) e pure dal suo partito, il PD (o meglio, dai tanti seguaci di Böckenförde che albergano nel PD).
Comunque, Ezio Mauro arriva fortunatamente a concludere il suo bizzarro editoriale affermando che “non esiste una forma di “obbligazione religiosa” a fondamento delle leggi di un libero Stato democratico, nel quale anzi nessun soggetto può pretendere “di possedere la verità più di quanto ogni altro possa pretendere di possederla”. Ne dovrebbe discendere finalmente una parità morale nella discussione pubblica, negando il moderno pregiudizio per cui la democrazia, lo Stato moderno e la cultura civica che ne derivano sono carenti senza il legame con l'eternità del pensiero cristiano, sono insufficienti nel fondamento. (...) Come se per i laici la vita non fosse un valore, e praticassero la cultura della morte. (...) Come se la coscienza italiana fosse solo cattolica”.
Insomma, pare di capire, da adesso in poi, su la Repubblica, niente più stronzate alla “i credenti hanno una marcia in più”. Niente più dilemmi di Böckenförde. E, si spera, niente più editoriali di Mauro sulla scoperta dell'acqua calda.
Che sono un insulto all'intelligenza dei lettori del suo giornale.



P.S.
Devo proprio dirvi, infine, che io - da laico (da laico ateo, intendo) - mi preoccupo davvero molto per “i ragazzi che si ammazzano ubriachi alla guida il sabato sera o si prendono a sprangate in curva sud la domenica”. Questo dovrò scriverlo, prima o poi, a Giancarlo Bosetti: così magari gli metto un po' in crisi il sistema...
E mi preoccupo molto, già che ci sono, anche per quei ragazzi e ragazze a cui, frequentando le parrocchie, capita talvolta di fare brutti incontri e bruttissime esperienze. Non so se capite cosa intendo...

8 commenti:

Giulia ha detto...

iL PROBLEMA, QUI, NON è TANTO DIO O LA RELIGIONE, MA QUANDO QUESTI DIVENTANO ISTITUZIONE, CIOè VENGONO RAPPRESENTATI da uomini sulla terra. Vedi Chiesa, dunque, vedi papa e vescovi, ad esempio. E vedi pure i soldi che hanno raggranellato nei secoli dei secoli, insieme alla pretesa di infilarsi nella legge civile, pretendendo - come nel caso dell'italia - di comandare anche chi non è nè cattolico nè crede in dio. Solo il diritto di pubblica parola o di uso dei mezzi di comunicazione di massa dovrebbe esser vietato a questa istituzione. Insomma, anche la mia è acqua calda, ma andrebbe usata ogni mattina per lavar la faccia ai cattolici praticanti che ancora, purtroppo, esistono.
La religione non dovrebbe essere solo separata dalla politica, ma anche dal denaro, perchè spesso si accompagna al desiderio di potere.
Suggerisco a madre chiesa di aiutare gli italiani in crisi economica, le vittime delle guerre e tutte le persone per cui sostiene di pregare vendendo qualcuno dei suoi beni e poi devolvendo il denaro in beneficienza. Altro che otto per mille.


(col maiuscolo non volevo evidenziare niente, avevo ancora il blocco per scrivere un lavoro per i bambini di prima elementare)

yodosky ha detto...

Ahimè, essere d'accordo con un filosofo mi preoccupa, tanto più che questa settimana mi sono tovata d'accordo anche con il sig. Galimberti, il quale peraltro citava Kant: la morale è fatta per l'uomo, non l'uomo per la morale. E già che ci siamo, sebbene non sia stato un mostro di coeenza, vai con Fichte: il filosofo non ha un dio e non può averne. Chiaro, avendo una zucca che funziona.
D'accordissimo con Giulia, la madre chiesa è molto brava a vedere la trave nell'occhio altrui. Si parlava giusto ieri sera con il Barone: come mai la chiesa non stigmatizza reality show e altre schifezze che stanno fottendo quello che resta della civiltà? Come mai invece si intestardisce su battaglie dal netto sapore medievale? Perchè i reality sono del Padrone? Perchè si rischia la popolarità?

Per quanto riguarda l'obiezione, nel mio piccolo la sto già facendo. Di recente, dovendo redarre un amabile pezzo sulla crisi dei matrimoni religiosi e la crescita dei civili, peraltro sempre più misti, mi fu detto "Senti che ne pensa il parroco".
E invece, ohibò, ho sentito l'assessore di Rifondazione Comunista (con delega all'Immigrazione).
Clausola di coscienza, articolo 32 del contratto di lavoro giornalistico.

Zimisce ha detto...

mi permetto di infierire un po' sulla acqua calda:

"Da questa idea discende la teorizzazione del nuovo cattolicesimo italiano di questi anni: la precettistica morale della Chiesa e la sua dottrina sociale coincidono con il diritto naturale, dunque la legge statale deve basare la sua forza sulla coincidenza con questa morale cattolica e naturale, trasformando così il cattolicesimo da religione delle persone in religione civile, dando vita ad una sorta di vera e propria idea politica della religione cristiana"

ma grazie al cazzo. il cattolicesimo non è MAI stato una 'religione delle persone'. il cattolicesimo E' la religione di stato dell'impero romano e da quando è rimasta senza stato (1500 anni) non ha fatto altro che comportarsi da stato per sopperire.

hanno fatto fior fior di concili e purgato fior fior di eretici per vincere quella vecchia diatriba sulla natura di cristo, che vista così pare un assurdo bizantinismo (appunto) ma non lo è:

se gesù ha natura umana assieme a quella divina le cose narrate nel vangelo non sono storia sacra (ierostoria) ma STORIA.

sono successe nello stesso mondo e tempo in cui tu ti prendi il caffè la mattina. e quindi sono VERE nel senso comune, popolare del termine.

esempio:
"è vero che ho preso il caffè. è vero che cristo è figlio di dio."

e se il mio dio è l'unico che ha mandato il figlio nella STORIA allora io ho la VERITA'. e quindi tutti gli altri hanno torto.

quest'idea il cristianesimo l'ha sviluppata quando al chiesa cattolica è diventata religione di stato di roma. è per questo che ha più a che fare con la ragion di stato che con la metafisica.

ratzinger quindi è lungi dal creare "il nuovo cattolicesimo italiano", si limita a seguire la vecchia scuola. ovvero:

punto I) IO HO LA VERITA'

punto II) AL DI FUORI DELLLA VERITA' SI DEDUCE TUTTO SECONDO LOGICA.

punto III) VISTO CHE IO HO LA VERITA', LOGICA IMPONE CHE IO ABBIA SEMPRE RAGIONE.

l'acqua calda di ezio mauro ormai non è neanche più tale. sta lì a raffreddarsi dal V secolo.

Zimisce ha detto...

scusate, da buon bizantino i bizantinismi mi appassionano.

(il codice da inserire è dentent. la prossima volta? pasta del capitano?)

yodosky ha detto...

Ringrazia quel pazzo di San Paolo, per la divinità di Cristo. Fin prima nessuno se l'era neppure sognata. Tanto è veo che nel vangelo si definisce il figlio dell'uomo.

Mammifero Bipede ha detto...

Mah!
Rutelli, Binetti &Co si allontanano dal PD e Repubblica rispolvera l'anticlericalesimo.
Mi sembrano i soliti balletti.

P.s.: da cristiano ateo la cosa che mi dà più sui nervi è chi si appropria di idee altrui, anche buone, e le piega ai propri discutibili fini (e questo vale per il vaticano come per le teocrazie islamiche giù giù fino all'ultimo telepredicatore).
Ma è un discorso un po' lungo.

luciano ha detto...

Da laico valdese (io) a laico ateo (tu): dedichiamo una sera a questa discussione, davanti a un bicchiere di vino buono.
Mi sa che, alla fin fine, ci troveremo molto d'accordo.
(Anche se, a mio avviso, ha fato bene Mauro a scrivere quelle cose: non sono per nulla scontate)
http://lucianoidefix.typepad.com/

yodosky ha detto...

"dedichiamo una sera a questa discussione, davanti a un bicchiere di vino buono".

Eh sì, Mr Luciano, giusto sabato il Barone mi ricordò l'idea della Tic Reunion... si dovrà fare. Devo solo trovare il tempo per le pietanze. Notizie in settimana.
;)