domenica 15 febbraio 2009

No time for Belushi


Oggi la Repubblica dedica un articolo/intervista a John Landis.
Tra i film citati da Claudia Morgoglione ci sono I tre amigos e Spie come noi, operine minori e serenamente prescindibili, ma non Tutto in una notte (Into the night, 1985): chissà perché...
E' uno dei film più belli di Landis.
Al di là delle interpretazioni di Jeff Goldblum e Michelle Pfeiffer, sono indimenticabili il Bruce McGill (l'attore che interpretava Daniel Simpson Day in Animal House: per me, un mito!) che vive in una specie di (patetico...) Elvis Presley Memorial, David Bowie e Carl Perkins che si eliminano a vicenda, i camei di Jack Arnold, David Cronenberg, Jonathan Demme, Lawrewnce Kasdan, Paul Mazursky, Don Siegel (come dire: al miglior cinema americano del Novecento, from Landis, with love) e, dulcis in fundo, i folli, esilaranti, killer iraniani: uno di essi (lo sapeva, Claudia Morgoglione?) era proprio John Landis.
Comunque, ad un certo punto la giornalista scrive che il regista prova un amore speciale per gli attori brillanti, “e infatti al centro della sua comicità ci sono sempre gli interpreti. A partire dal più geniale che lui abbia mai diretto: John Belushi. Un talento straordinario che – se fosse sopravvissuto ai suoi eccessi – avrebbe appena compiuto sessant'anni. «Era unico», ricorda, «aveva la capacità di darsi completamente: la voce, il corpo, le parole. Sapeva fare tutto, e far ridere di tutto. Una forza della natura, un trascinatore. Ogni tanto, nel corso del tempo, ho sentito dire di questo o quell'attore: “E' il nuovo Belushi”. Ma non è vero, è solo propaganda. Perché sappiamo tutti che uno come lui non ci sarà mai più. Specie in un cinema come quello attuale».
Troppo vero, troppo vero...
Oggi, dice Landis, «a dettare le regole del gioco sono i giganti, le multinazionali, coi loro anonimi executive. Major che spendono venti milioni di dollari solo per promuovere una pellicola non degnerebbero di uno sguardo Animal House, che ne è costati meno di due». Triste, no?

12 commenti:

luciano ha detto...

Me lo ricordo solo vagamente, il film. Uscì nel 1985, mia figlia aveva un anno, il tempo era divorato da lei, dal licenziamento che avevo subito, dal lavoro che cercavo disperatamente, dalla crisi del primo matrimonio, dalla confusione della mia vita.
Insomma: lo riguarderò.

Zimisce ha detto...

il buon landis ha fatto anche un cameo in un film di un anno antecedente a THE BLUES BROTHERS e che secondo me fa davvero spanzare: 1941 ALLARME A HOLLYWOOD di spielberg. il wild bill di belushi è commovente... "a rotta di collo!"

yodosky ha detto...

Vabbè, mi farò odiare da tutti ma io ho il sospetto che la fortuna (?!!? ehm...) di Belushi sia stata morir presto, come molti altri.
Mai parsa 'sta gran cosa, e chissà se viveva di più e moriva a cent'anni chi se lo sarebbe filato.
Credo che a questo punto Tic divorzierà.

Anonimo ha detto...

Sono rimasti comunisti:
“la vita non è un bene che appartiene solo al singolo individuo, ma ai cittadini, alla collettività”
(Dorina Bianchi, senatrice PD)

lapsuscalami ha detto...

Concordo con Yodosky riguardo a Belushi.
E senza neanche rischiare il divorzio.
Lo trovo un attore - come dire - generazionale che non so quanto sarebbe riuscito a tener botta col passare degli anni senza inquinare qualla sguaita, irriverente, contagiosa personalità che gli ha concesso di interpretare sempre e solo se stesso.
In genere, il grande mito è grande perchè muore giovane.
Con un'unica eccezione: i Rolling Stones.
Resta tutt'ora per me un mistero inviolato come facciano a essere ancora vivi.

tic. ha detto...

In CONTINENTAL DIVIDE (Chiamami aquila) di Michael Apted e NEIGHBOURS (I vicini di casa) di John Avildsen dimostrò ampiamente di saper far altro, oltre a distruggere il mondo (consiglio in particolare il secondo: un Belushi minimal. E se pensate che non sia possibile, beh, recuperatelo).

Quanto agli Stones, è un mistero pure per me come faccia in particolare il nume tutelare di questo blog ad essere ancora vivo.

Anonimo ha detto...
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Mammifero bipede ha detto...

"Chiamami aquila" lo vidi molti anni fa, e ne conservo un ricordo indelebile. Non si può parlare di Belushi senza averlo visto.

"1941" l'ho rivisto da pochissimo, e mostra i segni del tempo... mi è parso un baraccone fracassone e sostanzialmente inutile, con citazioni malriuscite di Stanlio ed Ollio... un film del suo periodo.
(Ma J.B. che atterra col caccia in mezzo al deserto e fa benzina alla pompa è ancora irresistibile... purtroppo solo lui!)

"Tutto in una notte" invece me l'ero perso fino a qualche mese fa... visto oggi sembra appartenere ad un'epoca indecifrabile, e quasi si fatica a considerarlo un film americano... bisogna rendersi conto di quanto erano diversi gli USA di trent'anni fa da quelli di oggi.

Cmq. J.B. è a tutt'oggi l'unico albanese che il mondo intero ricordi... vi sembrasse poco.

P.s.: a parte Teresa di Calcutta, che nessuno/a lo sa che era albanese)

yodosky ha detto...

Io mi ricordo anche Ahrim Arusha, che era il mio pusher finchè non il governo Berlusconi non l'ha espulso, se ne vadano in malora.

barone von furz ha detto...

io preferisco i tre amigos a tutto in una notte...che comunque era divertente. Ma non è che i camei dei registi debbano per forza rendere il film interessante...e bastonatemi ma anche il principe cerca moglie non mi dispiaceva. Concordo con yodosky su beluschi...

yodosky ha detto...

Pensavo le piacesse più Una poltrona per due per l'immortale battuta di Eddie Murphy sull'idromassaggio..

Fabio Montale ha detto...

Io ho il sospetto che il lapsus del Barone non sia verso Belushi ma verso Beruschi, la cui comicita' rimarra' in eterno come le mummie di Venzone.