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lunedì 10 maggio 2010

Pedagogia


Ma se questi del Bangladesh non hanno mai fatto male a una mosca!

Loro Contento te di stare in una città allo sbaraglio... Non è una questione di razzismo ma di impossibile coesione tra due civiltà lontane anni luce. Ognuno a casa sua... Vedi un po' l'Austria che approccio ha con l'immigrazione e non è questione di destra o sinistra ma solamente di mentalità! La multietnicità è soltanto utopia!!!


Io insisto a non capire cosa vi abbiano fatto: per me è gente mite... No?

Loro L'unica cosa certa è che prima o poi ci scappa lo stupro, l'aggressione ecc. ecc. Poi, caro mio, potrai continuare a sbandierare la tua idea di integrazione e di amicizia con questa gente. Ma prima di tutto quello che dobbiamo fare è fermare la gente come te che ripete a memoria quello che la sinistra va sbandierando. Per voi multiculturalità significa solo prendere altri voti per tenervi stretta una poltrona.


Ma quale poltrona? Io non ho nessuna poltrona... Io vorrei solo capire cosa vi ha fatto 'sta gente. Fanno dei lavori infami in Fincantieri, io solo questo posso dire! Tu ci manderesti tuo figlio a saldare nei bassifondi delle navi? Non credo proprio... Ed è gente che non ha mai fatto male a...

Loro Fatti un giretto per Padova e poi vediamo se ancora la pensi così. La pretesa inutile è quella di farli venire in Italia invece di farli restare al loro paese. Credimi che è una questione di pochissimi anni e poi noi saremo stranieri nel nostro Paese.


Stranieri noi nel nostro Paese? Ma perché mai? Ma quando mai? E poi lasciamo perdere la questione criminalità che, guardate, la Mafia...

Loro I mafiosi sono italiani o stranieri? Mafia albanese (il controllo della prostituzione e del traffico di droga sono sotto il loro esclusivo controllo), mafia cinese (l'immigrazione clandestina e il lavoro minorile sono le loro specialità). I mafiosi sono ANCHE STRANIERI, caro mio. Poi l'idea che hai della parola "Mafia" è ancora quella che telefilm come La Piovra ti hanno inculcato. Mi dispiace ma la realtà è diversa e anzi la mafia siciliana o calabrese sta davvero perdendo punti perché oramai la maggioranza delle attività sono appannaggio dei molti stranieri che vivono in Italia. Gli stupri li fanno anche gli italiani? E' vero, però guarda caso sono gli stranieri (che già nel loro paese hanno fatto queste cose) a essere più numerosi. I furti invece sono opera degli stranieri. Un italiano al massimo è capace di far saltare un bancomat, mentre albanesi e rumeni fanno cose ben peggiori. Guardati meno film polizieschi perché non siamo più negli anni Venti e Al Capone è morto da decenni.


A 'sto punto, però, dovreste prendervela con il Governo...

Loro Prendercela con il Governo? Certo! Con quello di Prodi che ha fatto uscire dalle carceri tutti i delinquenti ed ha fatto entrare in Italia oltre 100.000 clandestini. Tu ripeti solo cose a papera! Come i tuoi amici ripetevano "10 100 1000 Nassirya". Sei della loro stessa pasta e di sicuro sei uno di quelli che frequentano i centri sociali dove si allevano i futuri brigatisti rossi.




Ma quali centri sociali! Ma chi? Io?!? Ma scherziamo? Sentite: 'sta gente, da quando è qui, non ha mai fatto del male a nessuno e non mi pare proprio che abbia la peste...

Loro Non hanno la peste? Strano che malattie come la tubercolosi che erano praticamente debellate (da decenni non era stato più segnalato un caso) siano in aumento! E guarda caso proprio in concomitanza dell'arrivo di molti stranieri. Ah, giusto, siamo noi i BRUTTI SPORCHI E CATTIVI ITALIANI che abbiamo trovato una scusa per non accettare gli stranieri e quindi siamo RAZZISTI.


Ma io non volevo dire questo... Negli immigrati dal Bangladesh io vedo solo della povera gente, degli esseri umani come me e voi: questo volevo dire.

Loro Sono esseri umani come me? Sì, hanno anche loro una testa, due mani e due gambe, però IO NON SONO MUSULMANO e quindi parole come MATRIMONI COMBINATI DALLE FAMIGLIE, BUTTARE L'ACIDO IN FACCIA ALLA MOGLIE CHE NON SI DESIDERA PIU', TRATTARE LE DONNE SOLO COME OGGETTO PER SODDISFARE I PROPRI ISTINTI SESSUALI, tutte queste cose non fanno parte della mia cultura. Loro invece hanno la "cultura" di venire qui e di dettare le loro regole e di trasformare il MIO PAESE in una moschea. Grazie tante, ma fino a prova contraria QUESTO E' IL MIO PAESE E LORO SONO OSPITI! QUINDI, O SI ADEGUANO ACCETTANDO LE NOSTRE REGOLE OPPURE SE NE RIMANGONO A CASA LORO E SONO LIBERI DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO. ACCETTARE LE USANZE E CONDIVIDERE LE REGOLE. Io all'estero accetto le regole altrui perché so di essere un ospite e non il padrone di casa. Questo vale in tutto il mondo. O ti adegui o te ne vai! Quando loro accetteranno le nostre usanze, allora sarò il primo a volere che restino qui, e anzi li difenderò se qualcuno vorrà fare loro un torto. Ma finché ci saranno persone "esaltate" e "violente" come te, caro il mio no global, beh, io non starò zitto e penserò prima di tutto a tutelare le persone oneste che in questo Paese CI SONO NATE e non chi CI E' VENUTO PER DELINQUERE.


Il dialogo sopra riportato non è mai avvenuto. Le risposte, però, sono vere: provengono tutte da una pagina di Facebook che si chiama “Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla!!!!!!!!!”, uno spazio in cui si racconta di una povera città invasa da immigrati sporchissimi. Uno spazio che, a tutt'oggi, “piace – come si usa dire in Facebook – a 1.216 persone”. Alcune di esse, certo, sono diventate “amici” del tizio che ha messo in piedi 'sta bella impresa solo per potergli dare del razzista (però lui non è mica razzista, ci mancherebbe...), ma i più hanno aderito con molto entusiasmo alla causa. Io mi sono limitato a fare un po' di copia e incolla, a inventarmi qualche domanda (senza sforzarmi troppo, visti contesto e interlocutori, per quanto fittizi siano) e ad arrangiare appena appena la meravigliosa prosa di tali Corrado e Massimiliano. Perché l'ho fatto, vi state chiedendo? Ma solamente per recensire, a modo mio, un libro che non ho letto e che non leggerò mai, Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori. L'ha scritto il professor Luca Ricolfi, uno che ha veramente tantissime cose da insegnare alla sinistra.

lunedì 22 febbraio 2010

Back home

Cose belle a Londra

Alice.
Un negozio di scarpe pazzesche a Carnaby Street sonorizzato con la musica degli Who (e fosse pure quella mappazza di Tommy ma, ostia, erano gli Who, miga bae).

Il Churchill Museum e le Cabinet War Rooms. Perché “never was so much owed by so many to so few”.
Passeggiare la mattina presto ad Hyde Park, feeding the squirrels tra una cosa e l'altra.

I bassorilievi del palazzo di Assurbanipal a Ninive al British Museum. Quelli che illustrano delle scene di caccia al leone, per capirci. Stupefacenti.

La mostra delle foto di Irving Penn organizzata dalla National Portrait Gallery. Il ritratto migliore tra quelli esposti? Per me, quello di Saul Steinberg nella sua Nose Mask. E poi Woody Allen as Charlie Chaplin. E Duke Ellington. E Harold Pinter. E Carson McCullers. E Al Pacino. E Grace Kelly nel 1954: bella da stare male.

La vecchiaccia super racchia di Quinten Massys, i coniugi Arnolfini, il Richelieu ritratto da Philippe de Champaigne, la luce di Vermeer (eh, beh...), un cielo grigio di Monet (La Pointe de la Héve, Sainte-Adresse), il Lake Keitele di Akseli Gallen-Kallela, la National Gallery in generale.
Soho.

Il prezzo dei cd, generalmente molto più basso che da noi. Io me so' accattato un sacco di roba: il vecchio Fathers and Sons (conoscete? Muddy Waters, Otis Spann, Michael Bloomfield, Paul Butterfield, Donald 'Duck' Dunn, Sam Lay e Buddy Miles. E classici del rock blues come All Aboard, Mean Disposition, Blow Wind Blow, Forty Days and Forty Nights. Per dire), che non possedevo, Ride On di Christy Moore che avevo solo in cassetta, Mock Tudor del mio amatissimo Richard Thompson, Even Serpents Shine degli Only Ones (altra vecchia cassetta, perduta chissà dove troppi anni fa), Handful of Earth di Dick Gaughan (una cosa che mica mi aspettavo fosse ancora in circolazione, cazzarola), tre meravigliose raccolte di Elmore James, Blind Willie Johnson e Skip James e l'ultimo delle Unthanks (freschissimo d'uscita, a sole 5 sterline: ancora non ci credo!). Mia moglie, che ama molto i musical, s'è portata a casa la colonna sonora di Mamma mia! e non vi dico l'emozione, oggi, di sentire le purtroppo immortali melodie degli Abba uscirsene dalle casse del MIO stereo...
A proposito di musical, The Lion King al Lyceum: un regalo di Alice alla sorella che ha molto commosso un cognato (il sottoscritto, insomma) che i musical invece li detesta più o meno cordialmente (a parte il vecchio, sempre toccante, Brigadoon). Grande show, in ogni caso: very professional.
Infine, tutto l'alcool che si ingollano gli inglesi.


Cose brutte a Londra

Tutto l'alcool che si ingollano gli inglesi.
Il poco grato pensiero di Berlusconia lontana.

lunedì 10 agosto 2009

Generali d'acciaio

Nella città di M. (vabbé, città: insomma...) saranno presto operative una serie di ordinanze rispettivamente contro l'accattonaggio, per la tutela del decoro e della vivibilità urbana e contro l'abbandono e la sosta selvaggia di biciclette e motorini.
La prima, il 19 agosto, sarà l'ordinanza anti-accattonaggio, le altre entreranno in vigore solo col primo settembre.
Si prevede di multare gli accattoni, ma solo se “molesti”. E già qui, secondo me, si può cominciare a dire qualcosina.
Alla voce molestia il Gabrielli, vocabolario della lingua italiana, riporta: “1 Sensazione di disagio o di fastidio fisico o morale provocata da cose o persone; 2 Azione che arreca fastidio o incomodo”.
E io mi chiedo: ma non siamo qui nel campo delle impressioni soggettive?
Cioè, per esempio: io trovo molesti i cretini (davanti a un cretino provo di solito una “sensazione di disagio o di fastidio fisico o morale”: è innegabile); poi trovo molesti i leghisti (davanti a un leghista provo di solito una “sensazione di disagio o di fastidio fisico o morale”: è innegabile); se poi mi trovo in presenza di certi cretini a cui piace da morire correre dietro ai leghisti (in genere perché ci godono da matti, politicamente parlando, ad annusare loro le terga), per me è decisamente il massimo del fastidio, ostia!
Bene: cosa significhi “accattone molesto” io non lo capisco. Non lo posso capire perché in tutta la mia vita, purtroppo, non ho mai trovato "molesto" un mendicante: a me i mendicanti, tutti i mendicanti, sembrano solo dei disgraziati e punto. Secondo il sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto), che ha firmato tutto orgoglioso le delibere di cui sopra, un accattone molesto sarebbe "un mendicante invadente", uno che condiziona il senso di pietà del cittadino - così almeno ha scritto, non smentito, il nostro magnifico quotidiano locale - provocando del disagio con l'avvicinamento fisico o con richieste verbali.

Però attenzione: il sindaco della città di M. è comunque un sindaco del famoso Partito democratico e quindi solo il mendicante molesto verrà sanzionato. Il mendicante buono, quello che si limita a tendere una mano o un contenitore ai passanti, non sarà colpito in alcun modo. A meno che non rompa le balle alla gente in mezzo alla strada o a ridosso degli incroci, nell'ambito del mercato settimanale, in occasione di manifestazioni particolari, nei parcheggi dei centri commerciali e in quelli di accesso all'ospedale, ai luoghi di culto e ai cimiteri. Cioè, quasi ovunque.
Infine, occhio: è vietata nella città di M. la contemporanea presenza sulla stessa via, piazza, porticato o area di parcheggio, di più di tre persone che mendicano con qualsiasi modalità. Cioè, tre accattoni in giro può anche andare, più di tre proprio no: non buono.
Naturalmente, siccome siamo del Pd, mica può mancare il politically correct touch: si fa presente infatti che, “in parallelo” alla lotta senza quartiere alla mendicità, gli uffici comunali della città di M. esercitano in ogni caso, e continueranno a esercitare, un attento monitoraggio sulle situazioni di disagio sociale, emarginazione e nuova povertà, segnalando le situazioni di indigenza e intervenendo con idonee misure sociali, perbacco baccone!
E con la coscienza, quindi, noi siamo a posto: nevvero?
Poi, il decoro e la vivibilità urbana. E qui, vi avverto, siamo nel campo delle grandi conquiste civili, perciò tenetevi forte.

Divieto d'imbrattamento con scritte e disegni! Divieto di affissioni abusive su edifici e sulla pubblica via! Guerra ai graffittari non autorizzati! Divieto di danneggiare beni immobili e mobili! Divieto di danneggiare edifici pubblici e privati! Divieto di danneggiare monumenti! Divieto di danneggiare muri! Panchine! Carreggiate! Marciapiedi! Alberi! E poi: vietata, assolutamente vietata, la lordatura di edifici e strade mediante residui fisiologici - in questa fattispecie configurandosi, ricordiamolo, anche il reato di atto osceno in luogo pubblico!
Che dire? Si vede che, prima di queste ordinanze, nella città di M. era perfettamente lecito, che so? Imbrattare i muri e i monumenti o pisciare e cagare per strada.
Dulcis in fundo, le biciclette.

Stop alla sosta selvaggia di bici e motorini! Si potrà parcheggiare solo nelle apposite rastrelliere!
Basteranno, le rastrelliere che ci sono a M., per tutte le biciclette in circolazione? Lo si spera.
In ogni caso, gli immigrati del Bangladesh, che si spostano prevalentemente in bicicletta, sono avvertiti: dal primo settembre non potranno più agganciare le loro miserabili due ruote ai manufatti stradali e agli alberi.
Se volete la mia, su 'sta roba si apriranno diversi contenziosi anche con gli indigeni (con i cittadini di M. per diritto di nascita, insomma), che biciclette e motorini li usano non poco. Ovvero, un conto è vedere un negro che si becca una multa (così impara come ci si deve comportare a casa nostra!), un conto è beccarsi una multa da monfalconese perché si è lasciata la bici esattamente dove lo si è sempre fatto, ovvero legata al palo del divieto di sosta davanti al bar, alla macelleria o alla farmacia: “Cossa?!? A mi la me da la multa? A mi?!? Ma cossa semo? Mati? Ma poveri noi, dove che semo finidi... Ma andè a romperghe le bale ai cabibi che no i lavora, cossa me rompè i coioni a mi?!?”, e via andare.
Saranno contenziosi politicamente insidiosi, ohi ohi ohi: gli immigrati, come si sa, non votano, gli indigeni invece sì.
Staremo a vedere.
In ogni caso, dopo più di un anno di discussioni tra il sindaco della città di M., il capo dell'ufficio di gabinetto del sindaco della città di M. e un altro paio di iniziati ai sacri misteri, nella città di M., finalmente, habemus Legem!
Perché era doveroso, poche ciàcole, rispondere al “senso di insicurezza percepito dai cittadini” o, per comodità, semplicemente al “percepito dei cittadini”, come dice spesso il nostro Primo Cittadino.
Ma voi lo sapete che cos'è il “percepito”, vero? No?
Chiamasi “percepito” la quantità media di merda che il cittadino italiano medio assorbe dalla tivvù berlusconiana ogni giorno che gli dei mandano in terra.
Che altro dire? Come concludere questa patetica, inutile intemerata?
Ma in un modo che sia degno della serietà dell'argomento trattato, ovviamente.


Topolin, Topolin, viva Topolin!
Assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin
e perciò noi gridiam, viva Topolin!

Solo tu - Topolin! - puoi capir - Topolin!
i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
Topolin, Topolin, viva Topolin!

Che fa sempre divertire i grandi ed i piccin
e perciò noi gridiam, viva Topolin!

Solo tu - Topolin! - puoi capir - Topolin!
i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!
Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
Topolin, Topolin, viva Topolin!

Su venite a far baldoria insieme a Topolin,
anche noi, come voi, canterem così.
Come noi bambini, tu sei tanto piccolin,
Topolin, Topolin, viva Topolin!

sabato 11 aprile 2009

Sono in partenza per l'


, che poi sarebbe il mio luogo del cuore (ognuno ha il suo, come forse saprete). Ci resterò fino a lunedì prossimo.
A casa della mi' nonna.
Tanti bacini dal voster semper voster
tic

domenica 4 gennaio 2009

Bilanci

Cose belle a Parigi



Passeggiare insieme ad E. (a Belleville, e da Belleville a place de la République per rue du Fauboug du Temple, per esempio. O al Jardin du Luxembourg, che piace sempre tanto).
Il nostro appartamento in rue de Tolbiac.
Il panettiere da cui compravo i croissants (al burro, rigorosamente) per tutti, ogni mattina alle otto e dieci.
L'Historial Charles De Gaulle agli Invalidi.
Les allèes de Cantemerle. Haut-Médoc. 2004. E tutti i morti in generale.
I gatti samurai, i gatti lottatori di sumo e i gatti robot di Hiro Ando alla Galerie Ariel Sibony, 24, place des Vosges.
Le illustrazioni di Jacques Tardi per Mort à crédit di Cèline: un volume davvero bellissimo, quello di Futuropolis/Gallimard, che adesso rimpiango di non aver comprato ma rimedierò lo giuro (Tardi aveva illustrato pure il Voyage au Bout de la Nuit, a suo tempo. Altrettanto splendidamente).
Il Meteor Slim di Frantz Duchazeau: una delle più grandi storie a fumetti di questi ultimi anni, fidatevi del mio naso. Si spera che qualcuno decida di tradurla (prima o poi. Più prima che poi...) nell'idioma gentil, sonante eccetera, e quindi di pubblicarla pure qui da noi. Una storia da leggere con la colonna sonora di Robert Johnson, o di Son House (e insomma a me piace il blues, lo sapete).
Capodanno sul Pont Neuf.
La mostra sulla Parigi dei Misérables al Museo Carnavalet (e il Museo Carnavalet tutto, sempre e comunque).
Le Futurisme à Paris. Une avant-garde explosive al Centre Pompidou a cent'anni dal Manifesto di Marinetti. Mostra che non vale nemmeno un quarto, comunque, di quella sul surrealismo (La Révolution surréaliste) del 2002. Sarà che il tema mi era più congeniale...
La litografia (originale, stampata da Mourlot...) di Marc Chagall che io ed E. ci siamo assai carinamente regalati (Au Vieux Document. 25, Quai de Grands Augustins. Ci lavora un signore simpatico, che parla un ottimo italiano).




Cose brutte a Parigi

Il freddo.
L'umidità.
Il fatto che la Galerie Frédéric Bosser fosse chiusa, accidentaccio.
Gli acciacchi di tutti noi.
La gamba malandata che mi ha costretto a letto per un giorno (un giorno di sole, per colmo di sfiga).

mercoledì 15 ottobre 2008

Anch'io di Ronda

La Lega Nord della mia regione continua, praticamente indisturbata, a proporre soluzioni per l'oramai notissima Emergenza Sicurezza.
Il Friuli Venezia-Giulia è una delle regioni più tranquille d'Europa? Ma chissenefrega: chissenefrega delle statististiche, chissenefrega della realtà. Siamo tutti insicuri.
Per decreto.
Un paio di giorni fa l'assessore regionale leghista alla Sicurezza (anzi, all'Emergenza Sicurezza), signora Federica Seganti, ha presentato una bozza di riforma della polizia locale. Venticinque articoli per dire che, nel Friuli Venezia-Giulia, i vigili urbani dovranno essere armati (“Dopo opportuno addestramento le dovranno avere tutti”, le pistole, di giorno e di notte: “Le situazioni potenzialmente pericolose non hanno orari. Chi ha le caratteristiche per usare un'arma l'avrà a disposizione”) e se ne dovrà per forza assumere qualcuno in più (“L'intenzione è di arrivare a 1.100 + 10%”. In media, un addetto ogni mille residenti).
Nel sesto articolo della bozza Seganti si parla delle ronde, ovvero dell'impiego di volontari per garantire la Sicurezza degli insicuri cittadini del Friuli Venezia Giulia. Dice la Seganti che “la Regione formerà le ronde: ci sarà più uniformità e risparmieremo soldi”. I volontari disposti a far la ronda saranno una presenza “aggiuntiva e non sostitutiva rispetto a quella garantita dalla polizia locale” e sarà la Regione a formarli, diventeranno “una sorta di protezione civile per la sicurezza”.
Io non so che dire, davvero. Vorrei solo poter rimuovere, almeno per un po' di tempo, o fingere che tutto questo sconcio non stia avvenendo sul serio.
Ci provo, va bene?

Per me Ronda è una bellissima cittadina andalusa a 740 metri sul livello del mare.
Si erge su un dirupo a picco sul Guadalevin, è tagliata in due da un orrido impressionante (ma i leghisti sono più orridi ancora, e molto più impressionanti) che i nativi chiamano, appunto, el Tajo , attraversato da un ponte a tre arcate, el Puente Nuevo, una costruzione del XVIII secolo: lo stesso periodo in cui fu edificata l'arena cittadina che è, quindi, la più antica di Spagna (1785).

Probabilmente è a Ronda e al Tajo che fa riferimento Hemingway nel capitolo X di Per chi suona la campana, raccontando un episodio molto cruento della Guerra Civil.

Nella Serranìa di Ronda io e mia moglie E. abbiamo passato due giorni bellissimi, nel giugno dello scorso anno. Risiedevamo in un albergo da urlo, in mezzo ai campi di frumento e agli oliveti, qualche chilometro di strada bianca per arrivarci. Si chiama el Molino Del Arco.
Ora, Ronda viene definita la culla della tauromachia.
Era rondeño Francisco Romero, l'inventore della muleta, suo figlio Juan organizzò per la prima volta la cuadrilla (ovvero la squadra che sostiene il torero), suo nipote Pedro fu un iradiddio nell'arena.
Orson Welles amava alla follia la tauromachia (proprio come Ernest Hemingway...). Lo sapevate?
Sentite un po' cosa raccontò un giorno a Peter Bogdanovich (trovate tutto in Io, Orson Welles, un libro bellissimo, di quelli più grandi della vita. Tascabili Baldini Castoldi Dalai: se lo pescate ancora in circolazione, fiondàtevici sopra. Trust in tic) e magari son tutte balle ma che importa?


“Be', avevo quella borsa di studio per Harvard.
Anche dopo quell'anno di mattane in Irlanda pensavo che la maledetta trappola potesse acchiapparmi. Così sono partito per la Costa d'Avorio, sono arrivato fino in Marocco e ho finito per sistemarmi a Siviglia, nel quartiere zingaro di Triana. Avevo un bell'appartamento in quello che Billy House chiamava «una magione del pelo» (un bordello); una sistemazione diciamo alla pari, anche se con ingresso separato. Avevo anche la mia carrozza personale e pagavo da bere a tutti i barboni dell'Andalusia. Vivere come Diamond Jim Brady mi costava un cinquanta dollari la settimana, e li facevo sbucando fuori di tanto in tanto a mandare racconti ai
pulps, le riviste popolari.
Che anno è stato! Ero popolare e ricco – in ordine inverso – e immune dal più lieve prurito dell'ambizione...
Volevi sapere dei tori. Bene, in quell'angolo della Spagna – e in quell'angolo di quella città - i tori costituiscono l'intero e unico significato e scopo della vita. Avendo diciassette anni, ed essendo un ricco principe dei
pulp come me, si poteva diventare toreri con il semplice espediente di comprarsi i tori. E così ho fatto. Tutto molto piccolo, molto provinciale, capisci, ma verso la fine, per un paio di volte, sono stato pagato io. Non mi hanno dato quasi niente ma per qualche minuto sono stato un vero professionista; una fifa mortale, naturalmente, ma il più gran divertimento della mia vita.
Eppure, anche con tutte le mie favoleggiate ricchezze yankee, non mi sarei mai convinto a uscire nell'arena, davanti alle corna ricurve di
becerros (torelli) che parevano cattedrali - e davanti a pubblici ipercritici e impazienti, composti di provinciali andalusi esperti di corrida - se davvero ci avessi tenuto.
(...) Quel che mi teneva su, tanto in scena che nell'arena, non era l'assenza di paura, ma l'assenza di ambizione. Non mi prospettavo nessun futuro di gloria, in nessuno dei due casi”.


Orson Welles è sepolto nei pressi di Ronda, nell'hacienda della famiglia Ordòñez. Famiglia di toreri...
La sua tomba non si può visitare. Ci avrei portato un fiore volentieri, perché amo i suoi film come poche cose al mondo. Soprattutto l'Otello e L'infernale Quinlan. Era un genio, Welles, e c'è poco altro da aggiungere a meno di non essere Jean Cocteau.
“Orson Welles è un gigante con la faccia da bambino, un albero pieno di uccelli e di ombre, un cane che ha rotto la catena ed è andato a dormire sul prato in mezzo ai fiori. E' un attivo perdigiorno, un saggio pazzo, una solitudine circondata di umanità”.
E adesso mi piacerebbe pure parlarvi dell'Orson Welles “ossessionato” dal Chisciotte, ma mi fermo, mi fermo, ché la farei troppo lunga...Magari in futuro, magari scrivendo di Terry Gilliam e di Lost in La Mancha.
Ronda è uno splendore, un gioiellino architettonico dove si ritrovano armonizzati perfettamente lo stile tardo gotico e quello mudéjar (nato dopo la Reconquista, ricalca lo stile arabo), il rinascimentale e il barocco, balconi in legno e in ferro battuto, patios ombrosi, viuzze strette, azulejos e secoli di storia.
Cos'altro posso raccontarvi, per restarmene ancora per un po' lontano, col pensiero, dalla signora Seganti e dalle sue squallidissime ossessioni securitarie?
Ah, si... Che in una venta appena fuori Ronda, sulla strada che portava al nostro albergo, io ed E. abbiamo mangiato davvero molto bene.
Si chiama venta una casa di campagna dove, in passato, si poteva sostare per rifocillarsi e dormire (lo faceva pure il Cavaliere della triste figura).
Sono ancora presenti, le ventas, in diverse zone dell'Andalusia. I contadini ci vanno per incontrarsi la sera, dopo aver finito con il lavoro dei campi, a bere una birra insieme, o un bicchiere di vino. In alcune ci si può mangiare: vi danno quello che c'è, roba di casa. Si paga uno scherzo.
Ricordo che la nostra Routard consigliava qualcosa tipo: “fermatevi pure in mezzo alla campagna se, vicino ad un gruppo di case, vedete un cavallo attaccato a un albero”.
Il cavallo che pascolava vicino alla venta c'era davvero, sapete? E pure un gran grigliata che mi aspettava, c'era...
Ecco, per me Ronda è tutte queste cose. Di altre ronde non vorrei sapere.
E vaffanculo a tutti i leghisti del mondo.


(nella foto: Tic nell'arena)

mercoledì 8 ottobre 2008

Pout-pourri




" - Ma voi moderati cosa siete? conservatori?
- Oibò, siamo noi i veri progressisti.
- E voi progressisti che progressi volete? siete radicali, siete democratici?
- Dio liberi! Anzi siamo noi i veri conservatori.
- Con questi giochi di frasi si fa la politica italiana. E se si viene alle strette, e si domanda loro se sono democratici, tutti e due sono, tutti e due vogliono per sé quella bandiera. E se si pone la questione dei clericali, peggio che peggio; tutti vogliono i preti per sé quando fa comodo, e tutti sono contro i preti.
Come si chiama questo pout-pourri?
Politica italiana! perché non conosco nessun paese, dove sia tale babele. Di che nasce l'equivoco, lo scetticismo, la demolizione de' partiti legali, l'abbassamento de' caratteri, la corruzione degli ordini costituzionali. Il campo rimane così aperto agli avventurieri, fabbricatori di combinazioni politiche almeno una volta al mese, lusingando tutti e ingannando tutti."

(Francesco De Sanctis, 7 ottobre 1877)


Tutto questo per dire che in Italia non cambia mai un cazzo in saecula saeculorum.
Il solito melodramma. La solita commedia dell'arte. Il solito fascismo. La Carrà.
Bella quella sui giochi di frasi della politica, vero?
Beh, sapete, noi, nella città di M., abbiamo un sindaco (un bell'uomo, va detto) che spesso, negli ultimi tempi, se n'è uscito così: "La Sicurezza non è di destra né di sinistra".
Che vorrà mai dire? Mistero!
L'ultima è di oggi.
Dal ponte di comando ci viene fatto sapere che in una dozzina di strade cittadine verrà potenziata l'illuminazione pubblica. Per prevenire le azioni di malintenzionati, atti vandalici e furti. Perché anche l'illuminazione delle strade, orpodibacco, gioca la sua parte nell'ambito dell'operazione-sicurezza: accanto alle telecamere il secondo posto tra le priorità di intervento della nostra amministrazione comunale è legato al miglioramento delle condizioni di visibilità in diverse aree cittadine. Il che, unitamente al decoro urbano e all'aspetto estetico, dovrebbe inevitabilmente produrre un effetto dissuasivo, fondamentale ai fini della prevenzione dei reati. Ma tutto ciò si farà, attenzione attenzione, tenendo debitamente conto del risparmio energetico e della riduzione dell'inquinamento luminoso.
E' stato detto, giuro. Non mi sto inventando nulla.
Come posso chiudere, a 'sto punto? Vediamo...
Ecco. Trovato.



Topolin, Topolin, viva Topolin!
Assomigli a tutti noi, sei furbo e birichin
e perciò noi gridiam, viva Topolin!

Solo tu - Topolin! - puoi capir - Topolin!
i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
Topolin, Topolin, viva Topolin!

Che fa sempre divertire i grandi ed i piccin
e perciò noi gridiam, viva Topolin!

Solo tu - Topolin! - puoi capir - Topolin!
i mille e mille sogni di un bambin, ah! ah! ah!

Noi gridiamo in coro, evviva, evviva, urrà, sì, sì!
Topolin, Topolin, viva Topolin!

Su venite a far baldoria insieme a Topolin,
anche noi, come voi, canterem così.
Come noi bambini, tu sei tanto piccolin,
Topolin, Topolin, viva Topolin!


giovedì 25 settembre 2008

Io oggi rondo. E tu?




Il Sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto) ha sostenuto, nei giorni scorsi, che l'amministrazione comunale (di centrosinistra) non può proprio dir di 'no' ai fondi che l'amministrazione regionale (di centrodestra) ha stanziato per “incrementare la percezione di sicurezza nei cittadini del Friuli-Venezia Giulia” su impulso dell'assessore leghista Federica Seganti, una bella signora triestina.
Dovete sapere (ma ne ho già parlato in un post del 24 giugno: forse qualcuno se lo ricorda) che siccome "lo stato di apprensione che attanaglia i cittadini è ormai acclarato e spetta alla politica dare risposte concrete per lenire questo disagio e restituire alle nostre città un'atmosfera serena e tranquilla” (sono parole della Seganti), la Giunta regionale del Friuli-Venezia Giulia ha stanziato ben 16,3 milioni di euro per la Sicurezza (scritto maiuscolo, 'Sicurezza': è lo Zeitgeist ad imporlo). Di questi, 500 mila euro andranno ai comuni per finanziare piani di prevenzione, nelle aree più soggette ad episodi criminosi, con l'utilizzo di personale volontario (in pratica, le ronde di privati cittadini tanto care alla Lega).
Dichiarazione del Sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto) pubblicata dal quotidiano Il Piccolo in data 24 ottobre 2008: “Le telecamere, l'illuminazione, la presenza di soggetti che danno una mano al controllo del territorio possono essere strumenti utili alla rassicurazione. Come le ordinanze relative alle regole del vivere civile che firmerò a breve. Il tutto sempre adottato con misura”.
Per quanto riguarda le telecamere, la misura, per la città di M., fra qualche mese sarà di oltre trenta 'occhi elettronici' complessivi: e a questo punto un sapido 'mecojoni' ce lo metto proprio volentieri, ostia!
L'illuminazione pubblica sarà potenziata al punto che sembrerà Natale tutto l'anno: bellissimo, no?
Dulcis in fundo (rullo di tamburi) i volontari per la sicurezza!!!
Oggi il Maschio Alfa della Lega Nord locale, il consigliere regionale Federico R., se n'è uscito così: “Rileviamo con favore che, da un po' di tempo a questa parte, Sindaco e giunta di M. hanno smesso l'ironia da quattro soldi su temi che da anni la Lega Nord porta avanti sulla vita cittadina”.
Non fa tenerezza? E' chiaro che ci soffriva un bel po', il povero boss della Lega Nord locale, ad essere preso per il culo dalle sinistre. Ma saremo stronzi, noi professoroni delle sinistre?
Ecco allora il compitino (facile facile, via) assegnato dai leghisti al Sindaco di M. (un bell'uomo, va detto): “Il piano predisposto dall'assessore Seganti prevede tutte le soluzioni. Riteniamo in primo luogo che M. debba essere più illuminata perché attualmente è troppo buia. E che sia auspicabile un'adeguata presenza di gruppi volontari, magari che prima appartenevano alle forze dell'ordine, non utilizzandoli esclusivamente per segnalare fenomeni di microcriminalità ma anche, come la Lega Nord si è sempre battuta, contro i maleducati e l'antidegrado (sic) della città”.


(nell'immagine, un volontario padano: fortissimo e tutto verde!!!)

Applausi per il Sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto) anche da Forza Italia: “Bene le telecamere ma servono anche gruppi di sorveglianza sia di volontari che di Polizia municipale, perché da sole le telecamere non bastano. Se ce ne sono così tante, chi li controlla poi i filmati?”.
Eh, già: bella domanda! Chi ci si mette? Trattasi di un lavoro infame, esattamente il tipo di lavoro che i nostri figli non vogliono più fare. Furbi, quelli di Forza Italia: han capito che a qualcuno delle sinistre elitarie e antipopolari potrebbe venir in mente di metterci degli immigrati, a visionare quanto filmato da 32 (trentadue) telecamere: tanti si prevede saranno, fra qualche mese, i teleobiettivi puntati sul nostro disordine cittadino.
A Forza Italia, comunque, fa piacere che il Sindaco della città di M. (un bell'uomo, va detto) “ogni tanto accolga anche le esternazioni (sic) della minoranza”, vivaddio.
Forza Italia vuole Sicurezza perché la gente richiede Sicurezza. Perciò, “i gruppi volontari, monitorando il territorio contro la maleducazione, gli atti di bullismo, contro chi imbratta i muri con bombolette spray, danno la percezione di quella sicurezza ai cittadini, nonostante (sic) gli amministratori siano sempre chiusi nel palazzo”.
La mia città... Forte, eh?

martedì 29 luglio 2008

Febbre da costi



Dopo che venerdì scorso il quotidiano Il Piccolo ha riportato i dati del rendiconto di gestione del Comune di M. (il mio paesello) per il 2007, dai quali risulta che la gestione del teatro comunale è in disavanzo (circa 450mila euro: a fronte di 964.787 euro di spese, le entrate si sono fermate a 533.929 euro, per una copertura pari al 55%. Di solito il disavanzo sarebbe molto più contenuto: quest'anno hanno inciso sul consueto “rosso” gli ammortamenti dei mutui accesi per effettuare certi lavori di ristrutturazione dell'edificio), quella della galleria espositiva pure (tutte le mostre sono ad ingresso libero) e quelle del servizio Informagiovani e degli impianti sportivi invece anche, l'assessore al bilancio ha dichiarato di aver messo in atto una verifica complessiva dei conti dell'ente per “tentare di effettuare maggiori economie”.
Com'era prevedibile, la destra locale (Forza Italia più Lega, essendo AN passata a miglior vita) non si è fatta sfuggire l'occasione per, come direbbero i giornalisti veri? Insorgere? Ecco...
Secondo il coordinatore comunale di Forza Italia, Giuseppe N., spendere in cultura è uno spreco: casa, sicurezza (anzi, maiuscolo 'Sicurezza': come vuole lo zeitgeist), offerta sanitaria (sic), manutenzione delle strade, dovrebbero costituire le “pietre miliari” della strategia amministrativa dell'ente locale. Altro che buttar via soldi in cultura!
Per il maschio Alfa della Lega Nord de noantri, invece, la cultura “seriamente gestita” è importante. Peccato, quindi, che chi governa (chi ha governato?) la città di M. faccia del clientelismo: “A incidere veramente sui bilanci è la cultura quale bacino di voti elettorali. Eliminati questi approcci e iniziative discutibili sul piano qualitativo, il comparto ne guadagnerebbe in termini di livello delle programmazioni e delle attività culturali, ma anche sotto il profilo dell'equilibrio finanziario”. Ovviamente non si dice chi siano (siano stati?) i vituperatissimi clientes, gli amici degli amici. Non si fanno nomi, manco uno. Il boss leghista – solitamente assai facondo, ma per l'occasione alquanto sibillino - dice che sta ancora attendendo una risposta dal vecchio assessore alla Cultura del comune di M., dimessosi nell'ottobre scorso (che poi sarei io...), “circa il rendiconto delle spese in ordine alle manifestazioni culturali”. E termina in gloria, sfolgorante in soglio: “Finora si spendevano soldi anche per iniziative dubbie e poi si batteva cassa. Ma ora la musica è cambiata” (in effetti s'ode, in sottofondo, La cavalcata delle Walkirie).
Eh... E' dura.
La Destra della mia città non conosce (o forse non sa riconoscere) quella legge economica che si chiama “febbre da costi” e che vuole che nella sanità ed in alcuni particolari settori dove non sono possibili, per ragioni strutturali, grandi incrementi di produttività, i costi siano destinati nel tempo a crescere più del PIL e dell'inflazione.
E' stato William Baumol, un grande economista americano, ad aver parlato per primo della febbre da costi (che per questo motivo viene chiamata anche “malattia di Baumol”).
La scoperta di Baumol partì casualmente (come spesso accade, per le grandi scoperte. Colombo doveva saperne qualcosa. Sto parlando naturalmente di Cristoforo, non del tenente: lo dico per quei leghisti che, eventualmente, potrebbero trovarsi a leggere quello che scrivo), partì casualmente, dicevo, da un'analisi sui costi delle prestazioni artistiche dal vivo con la ovvia constatazione che un quartetto di Mozart della durata di mezz'ora, eseguito nel XVIII secolo, richiedeva un tempo di arpeggio assolutamente uguale a quello odierno: e tutto ciò senza che si sia verificato neppure un minimo incremento di produttività mentre, in quasi tutti i settori, questa nel frattempo è cresciuta in maniera esponenziale.
D'altro canto, però, i salari degli orchestrali hanno seguito quelli del resto dell'economia e possono essere corrisposti se e solo se la società accetta di finanziare i concerti con un'aliquota della produttività accumulata in altri settori.
Questo stesso paradigma l'ingegnoso signor Baumol l'ha poi applicato a tutti quei settori dove il lavoro si identifica con la prestazione stessa e non può che parzialmente essere sostituito da macchine: in particolare, reggetevi forte, la sanità, la scuola, i servizi alla persona, il restauro. Tutte cose che dovrebbero (mi vien da ridere...) esser care alla Sinistra (vabbé: a quello che ne rimane, dai...)
Nella sanità, ad esempio, il progresso tecnico è volto NON a sostituire il lavoro, ma a supportarlo meglio (affinché possano essere conseguiti risultati terapeutici sempre più soddisfacenti, ça va sans dire) e implica per forza di cose un aumento dei costi del servizio (eh, già: un aumento dei costi. Pensate un po' che orrore) dovuto alla continua ricerca di tecniche di avanguardia e all'introduzione di nuove possibilità di cura.
Occorre, quindi, che la società sia disposta a riproporzionare la spesa collettiva a favore dei servizi sanitari.
Certo, non bisogna rinunciare a combattere sprechi ed inefficienza, ma rifiutarsi di seguire la Destra lungo la via del progressivo smantellamento della sanità pubblica, questo sì, questo bisogna farlo.
Però - ahi, ahi, ahi - si dà il caso che il Centrosinistra, in questo povero Paese, chissà perché, insegua spesso e volentieri la Destra in quelli che sono i suoi territori di caccia. E' avvenuto di recente anche nella città (città si fa per dire) di M., con la ormai leggendaria Questione Sicurezza. Si spera non avvenga ora con la Cultura, in nome delle altrettanto leggendarie compatibilità di bilancio.
Bisognerebbe rispondere qualcosa, a 'sti signori, in effetti: magari non tanto a Forza Italia, che dei servizi culturali farebbe a meno volentieri - questa cosa, in ogni caso, l'ho sentita dire di recente, nel corso di una riunione di partito, pure allo stravagante Presidente della nostra provincia, uno del Centrosinistra (oddio! Sto male, sto male, per il tanto ridere!), uno del PD: “Con l'aria che tira adesso cosa vuoi tagliare? La cultura, no?”. Anzi, non l'ha detto: l'ha asserito. Come al solito - magari non tanto a Forza Italia, dicevo, ma alla Lega sì.
Una cosa semplice. Che so?
Certi servizi non saranno MAI in equilibrio finanziario, perciò basta demagogia, basta cazzate. Basta, vero?
Facciano altri, comunque... Io quello che dovevo dire l'ho detto.