
Mai sentito parlare del pakul (o pakol, o pakoul: lo potreste trovare scritto in vari modi)?
E' un copricapo in lana che, secondo alcuni esperti di Asia centrale (come Louis Dupree), sarebbe tipico soprattutto di una regione dell'Afghanistan nord-occidentale, il Nuristan.
Il pakul lo potreste trovare definito anche come 'cappello Chitrali', dal nome della città del Pakistan, Chitral, dove pare sia stato fabbricato per la prima volta.
L'uso del pakul è molto diffuso nel nord del Pakistan e in Uzbekistan, oltre che, come si diceva, nelle zone settentrionali dell'Afghanistan.
Del simpatico cappello si parlò un pochino negli anni Ottanta: era quello preferito dai mujahidin che combattevano contro l'Armata Rossa che al tempo occupava il territorio afghano.
Lo si può trovare in quattro colori: nero, marrone chiaro, grigio e avorio.
Ecco una foto del comandante Ahmed Shah Massoud col suo pakul d'ordinanza . La pubblico volentieri: Massoud era un grande soldato. E un uomo coraggioso.
E' un copricapo in lana che, secondo alcuni esperti di Asia centrale (come Louis Dupree), sarebbe tipico soprattutto di una regione dell'Afghanistan nord-occidentale, il Nuristan.
Il pakul lo potreste trovare definito anche come 'cappello Chitrali', dal nome della città del Pakistan, Chitral, dove pare sia stato fabbricato per la prima volta.
L'uso del pakul è molto diffuso nel nord del Pakistan e in Uzbekistan, oltre che, come si diceva, nelle zone settentrionali dell'Afghanistan.
Del simpatico cappello si parlò un pochino negli anni Ottanta: era quello preferito dai mujahidin che combattevano contro l'Armata Rossa che al tempo occupava il territorio afghano.
Lo si può trovare in quattro colori: nero, marrone chiaro, grigio e avorio.
Ecco una foto del comandante Ahmed Shah Massoud col suo pakul d'ordinanza . La pubblico volentieri: Massoud era un grande soldato. E un uomo coraggioso.

Perché scrivo di cappelli afghani?
Ma perché stiamo andando verso l'inverno: già ci sono state alcune giornate molto fredde, in novembre.
E i pakul si cominciano a vedere: per esempio a Genova, il 17 novembre, in occasione della manifestazione per ricordare i casini del G8 del 2001, camminavano da soli.
Il cappello dei mujahidin, infatti, sta diventando uno dei gadget più acquistati dai duri e puri della sinistra-sinistra, della sinistra radicale ma radicale proprio, della sinistra che vuole la luna, della sinistra che un altro mondo è possibile e mò ci pensa il compagno Chavez a fargliela vedere all'America, a fargliela!
Vi ricordate della kefiah? Adesso è un tantino demodé, ma ancora qualche annetto fa andava via come il pane. Era un modo (fiiiiiico!!!) per dire ai fratelli palestinesi che eravamo accanto a loro e così partecipavamo pure noi all'Intifada, pure noi! All'Intifada! Magari compravamo kefiah fabbricate a Torre Annunziata da chissà quale camorra, ma eravamo solidali, noi, coi compagni di Fatah, coi compagni! Di Fatah!
Pare che per il momento il pakul non lo stiano fabbricando, a Napoli e dintorni, ma se intanto sentite di non poterne proprio fare a meno lo potete ordinare a simplyislam.com (THE WORLD'S FAVOURITE ISLAMIC INTERNET STORE!). Ancora per qualche mese: poi i napoletani si attrezzeranno per la produzione in serie. Compratelo, e sarete un po' anche voi dei gloriosi mujahidin come quelli che combattono in Afghanistan contro l'Impero. Combattono! Contro l'Impero! (qui sotto, la bandiera dell'Impero)
Sono fantastici, i miti e i riti dei duri e puri (dei miei coglioni) della sinistra che non transige. Fantastici davvero. I più tosti tra loro sono capaci di presentarsi in testa ai cortei vestiti da kamikaze delle Brigate Martiri di al-Aqsa. Ma questa è roba veramente hardcore: per pochi, quindi.Per tutti gli altri, più tranquilli, più a modino, c'è la nuova moda mujahidin: e con il tuo bel pakul in capo sei un po' guerrigliero pure tu, compagno!
Negli anni Settanta, a Roma, Gabriel Garcia Marquez rimase a bocca aperta (ne fu scandalizzato, a dire il vero) nel vedere tantissimi duri e puri di quel tempo vestiti come soldati cubani mentre facevano lo struscio sui marciapiedi del centro della capitale. Lo scrisse pure sul Manifesto, che allora era esattamente la stessa carta da culo che è adesso. Solo che era ancora vivo Pintor.
E' confortante vedere come, dalle parti della VERA sinistra, certi automatismi da cani di Pavlov funzionino ancora alla grande.






