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venerdì 22 maggio 2009

File under: Jurassic Park.

Allora, visto che Dario Franceschini "rivaluta il Pci" di Berlinguer (e quello di Togliatti?) - vedi mai che alle prossime europee non lo si riesca a recuperare, qualche voto di stima a sinistra - io posso ben scriverlo, un post veterotestamentario, o premoderno che dir si voglia, nevvero? Bene, sentite un po'...
Noi possiamo candidare tutti i caleari e i colaninni che ci pare, cari compagni (...) e amici democratici: alla fine la Confindustria (il sindacato dei padroni: perché non torniamo a chiamarli così? Eh?) applaude solo papi suo e nessun altro. Tié!
Beninteso, possiamo candidare tutti i caleari e i colaninni che ci pare, certo, se il nostro comandante in capo è un povero fesso (vedi alla voce: 'Veltroni').

venerdì 25 luglio 2008

mercoledì 16 luglio 2008

Give the people what they want!

Il Garante delle Comunicazioni, Corrado Calabrò, ha definito “desipienti” certi spettacoli televisivi.
Per chi non lo sapesse, desipiente significa sciocco, ignorante, vuoto.
Poi, paragonando la tv pubblica a quella commerciale, ha parlato di differenze ormai “evanescenti” e di “un'omologazione al ribasso che sbiadisce la missione del servizio pubblico e colloca la nostra televisione al di sotto di altre televisioni europee”.
Per esemplificare, se l'è presa con quelle trasmissioni televisive che improvvisano processi per direttissima ai fatti di sangue. Secondo Calabrò, pure i notiziari della Rai sono ormai invasi dalla cronaca spicciola e si producono in “smodate intrusioni nella vita privata delle persone”. Grand Guignol e voyeurismo a carrettate, insomma.
E adesso leggete un po' come han cantato queste due belle gallinone del pollaio di Silvio nostro (che da qualche parte ci sia un bell'ovetto?) in seguito alle osservazioni del Garante.
Enrico Mentana, direttore editoriale Mediaset.
“Omologazione al ribasso per l'audience? Lasciamolo giudicare ai critici televisivi”, quindi, coccodè, non a quello stronzo di Calabrò. Co-co-coccodè. “Sono troppe cento puntate su Cogne? E chi giudica gli eccessi? La tv non ha mai modificato l'esito di un processo e proprio il caso Cogne ne è la conferma. L'informazione televisiva prodotta risponde sempre a una domanda di pubblico”. Coccodè, coccodè e ancora coccodè.
Il direttore di Studio aperto Giorgio Mulè, che con coccodè fa pure rima.
”Indagare su un fatto di cronaca non vuol dire offendere la dignità delle persone. Bisogna smettere di pensare che i milioni di persone che guardano in tv l'approfondimento su un grande fatto di cronaca nera si trasformeranno in milioni di potenziali serial killer” - e no, certo che no. Non si metteranno a fare i serial killer. Magari però si sentiranno, massì, un pochino insicuri. Sapete cosa ha pure detto il Garante Calabrò? Ecco: “E' la televisione a dettare i tempi e le modalità del dibattito politico”, in Italia. Voi ve ne siete accorti, si? Da noi è la televisione ad imporre alla politica quella che la sociologia della comunicazione chiama “agenda setting” (ovvero, la composizione dell'agenda): e lo fa plasmando la mentalità collettiva e le aspettative del pueblo, correndo mooolto volentieri il rischio (mettiamola così) di alimentare delle simpaticissime psicosi di massa. Sto pensando, avrete intuito, all'ormai leggendario allarme Sicurezza (maiuscolo, 'Sicurezza': è lo zeitgeist ad imporlo!) che ha dominato l'ultima, davvero splendida, campagna elettorale.
Il direttore di Studio aperto, ovviamente (questa non ve la devo spiegare, nevvero?), fa battute del cazzo sui serial killer e coccodè, coccodè, coccodè: “Se la gente guarda quei “processi” in tv è perché di quei fatti si parla per strada, nei bar, altro che mancato rispetto per la giustizia. Guai alla tv pedagogica, di cosa dovremmo occuparci, di Kant e Kierkegaard? Ma andiamo...”.
E vabbè, andiamo... Ma dove? Co-co-coccodè.
Intanto pare che la spesa culturale media di una famiglia italiana, a parità di reddito, sia la metà di quella di una famiglia inglese.
Come dite? Che con quello che han detto Mentana e Mulè questo non c'entra niente?
C'entra, c'entra... Lasciatevi servire.
Coccodè, coccodè.

martedì 1 luglio 2008

Siamo appena al primo di luglio e già alla migliore del mese?


"E' sacrosanto essere duri, ferrei, verso tutto ciò che è illegale e clandestino."
Andrea Ronchi, ministro per le Politiche Comunitarie, in visita ieri al Centro di prima accoglienza di Lampedusa, dixit.



P.S.
Tra l'altro, ha ragione mia moglie: 'sto povero disgraziato assomiglia ad uno dei Pooh. Quale, fate un po' voi.

mercoledì 11 giugno 2008

Una parola basta


Chissenefrega.

domenica 2 marzo 2008

La conquista dello spazio

Oggi mia moglie mi torna a casa con 'sta roba (trovata per strada).

Trattasi di un opuscolo di Azione Giovani.
Secondo me è un vero CAPOLAVORO di comicità involontaria, poveri i ragazzi di Azione Giovani e povero Luca che avrebbe tanto voluto fare l'astronauta ma, orrore!, non è mai nato perché una donna ferocissima – una puttana, tra noi possiamo dircelo - ha deciso di abortire, scegliendo per lui.
Povero, disgraziatissimo Luca che, se solo gliel'avessero permesso, sarebbe finito senz'altro in Azione Giovani a progettare cazzate. Poi... Lo spazio!
File under: Fascisti su Marte.

martedì 4 dicembre 2007

Cose di donne...




Da ieri nelle librerie francesi si può acquistare un libro scritto dalla (avvenente) DONNA Ségolène Royal. Ve la ricordate tutti, spero: era la (avvenente) candidata all'Eliseo dei socialisti francesi.
Sembra che nell'importantissima pubblicazione (ben 331 pagine) la (avvenente, no?) DONNA Ségolène Royal abbia provato ad analizzare, a freddo (sette lunghi mesi sono ormai passati), le cause della sua sconfitta elettorale.
La débacle si sarebbe determinata, scrive, soprattutto per colpa di alcuni dirigenti (UOMINI!) del suo partito a cominciare dal segretario politico, l'UOMO (capite? Un UOMO! Orrore!!!) François Hollande, il quale non avrebbe mai creduto fino in fondo nelle possibilità di vittoria della candidata DONNA (avvenente).
Nel libro la (avvenente, va detto) DONNA Ségolène Royal fa una solenne promessa ai cittadini francesi. La seguente (più o meno): "Francesi! Ritornerò!!!"(e in sottofondo s'ode, immagino, La Marsigliese). Ma per ritornare le "ci vorrà il sostegno di tutto un partito e di un compagno innamorato" (parole sue).

Ora, io mi lamento sempre della sinistra (ah, ah, ah!!!) italiana, ma anche sti poveri francesi a gauche non mi pare che siano messi tanto bene. La (avvenente, diciamocelo) DONNA Ségolène Royal, potente al punto da essere LA CANDIDATA del Partito Socialista francese alla Presidenza della Repubblica (e in Francia la Repubblica è una cosa seria: mica come da noi), si lamenta di aver perso perché non avrebbe avuto dietro alle spalle (infelice, come immagine, ne sono consapevole: ma l'ho fatto apposta...) "un compagno innamorato".
Domanda: ma siamo sicuri che la (avvenente, perbacco) DONNA Ségolène Royal sapesse distinguere tra il suo compagno di vita, François Hollande, e il segretario politico del Partito Socialista francese, François Hollande? No, dico... Ma cosa posso pensare? Canaglia come sono, mi immagino solo le scenate: e François di qua e François di là, e perché non li metti a posto tu, 'sti stronzi di dirigenti del partito che si permettono di criticarmi, a me, una DONNA!!! Una DONNA, capisci? Maschilisti che non sono altro! E tu che fai, François, che fai? Se non li metti tutti al loro posto vuol dire che non conti nulla. Nulla! Tu non mi ami, François. Anzi, non mi hai mai amato. Perché tu sei arido. Sei arido, François.

Il privato che diventa politico? Ma mi faccia il piacere, (avvenente) signora!
Io non sono un politologo, sono un fesso qualsiasi ma, believe me or not, avevo realizzato qualche tempo prima che la campagna elettorale per le presidenziali in Francia avesse inizio che la (avvenente, ça va sans dire) DONNA candidata socialista avrebbe perso. E, ve lo ripeto, non sono particolarmente intelligente.
L'avevo capito solo sentendola promettere, solennemente, che avrebbe costruito insieme al popolo francese il suo programma. Che avrebbe chiesto al popolo, insomma, le idee per governare.
Nicolas Sarkozy (un UOMO. E di destra, per giunta: che schifo!), invece, al popolo andava a dire. Per questo ha vinto.
Non siete d'accordo con la mia analisi? Provate a pensare ad un povero diavolo francese, allora. C'è una DONNA (ancorché avvenente) che va da lui e gli dice: "Senti, caro: io voglio governare la Francia. Me la passi qualche idea?". Magari sto poveraccio, che so, fa un mestiere di merda e ha sgobbato come una bestia tutto il giorno. Oppure è incasinato di suo, per un motivo o per l'altro. Insomma, ha le sue belle rogne da grattarsi. Ma ti pare che se sapesse come si governa un Paese (e un Paese come la Francia, per giunta) farebbe la vita che fa? Che fai, (avvenente) signora Royal? Pigli per il culo?




Concludo con un aneddoto. Italianissimo, però.
Si racconta che una volta un dirigente periferico del vecchio, glorioso (da me venerato), Partito Repubblicano ebbe la pessima idea di farsi scappare davanti ad Ugo La Malfa una cosa del tipo: "Non abbiamo ancora deciso: dobbiamo sentire la base". E La Malfa, di rimando: "Tu alla base devi andare a dire, non sentirla. E se ti dà torto ti dimetti, altrimenti che razza di politico sei?".
UOMINI (ahimé, UOMINI, purtroppo!!!) d'altri tempi.




giovedì 29 novembre 2007

Piange il telefono (non bastava che piangesse il piatto?)



Tempi da lupi per il professor R. P.
Alla Camera il governo ha portato a casa la sua ventitreesima fiducia: sul welfare, come si dice dalle nostre parti (anche se io non sono sicuro che siano poi in tanti gli italiani a conoscere l'esatto significato della parola welfare). Pare che i rossi (RC, PdCI, SD) abbiano votato la fiducia al professor R.P. turandosi il naso (ma non ho capito perché. E non ho la minima intenzione di fare uno sforzo per capire).
Il professore è molto preoccupato, comprensibilmente, per la tenuta del governo da lui presieduto. Teme che ci sia qualcuno che stia lavorando, aùmm aùmm, per mettere in piedi un altro governo. Senza di lui.
In tutto questo can can, pare che il professore sia pure assai irritato con il GRANDE CAPO del GRANDE PARTITO DEMOCRATICO. Da lui "neanche una parola in difesa del governo", hanno fatto notare gli uomini più vicini a R.P. E ancora: "In queste ore nessuno li ha sentiti (immagino si faccia riferimento a W. e ai suoi collaboratori, n.d.r.). Walter pensa solo a fare accordi con Berlusconi e Casini. Con quale obiettivo?".


E se al momento non fosse chiaro neppure al GRANDE W., l'obiettivo? Potrebbe pure essere... Quello che è sicuro è che W. corre, corre, corre. Ogni tanto qualcuno (quorum ego, avrebbe detto il Gianni Brera) si chiede: ma perché corre? Solo che in tempi di veltronismo imperante certe domande non mi pare siano troppo gradite. E allora si corre, via. E non si trova nemmeno il tempo per una telefonata al professor R.P.
E magari non si risponde nemmeno, quando è il professore a telefonare (e qui viene in mente una battuta del più bel film di Woody Allen, Crimini e misfatti - pensavate che avrei scritto Manhattan, nevvero? Stolti... - "Il lupo non risponde al telefono", una sorta di variante da era delle telecomunicazioni dell'Homo homini lupus hobbesiano).

Povero professore. Eppure l'abbiamo aspettato per anni. Invocato per anni. Ricordate? L'unico che può battere quello, si diceva. L'unico. Speriamo che accetti. Speriamo. Solo lui può batterlo. L'ha già fatto una volta, lo può rifare. Speriamo. Speriamo che accetti di mettere le mani in questo lerciume.
Io ricordo.
Perciò, siccome non sono mica il figlio della serva, faccio anch'io come quel coglione di Celentano.
Solidarietà al professore. E chapeau! Fossi in lui, li manderei tutti quanti a cagare stans pede in uno. A cominciare dai rossi, naturalmente. Per finire, massì, con quello che corre.


P.S.

Prima o poi (più prima che poi) vi parlerò di un grande romanzo americano dei primi anni Quaranta, Perché corre Sammy? di Budd Schulberg.
Così avrò il pretesto per chiedermi (e chiedere) nuovamente: perché corre W.? E anche: dove corrono questi veltronini in sedicesimo tutti pulitini, incravattati e sorridenti? A rassicurare le vecchiette? E' un'ipotesi. Cercherò di verificarla.

giovedì 22 novembre 2007

Ti auguro di inghiottire quel cazzo di sigaro. Acceso.


Quando regnava Berlusconi, alla RAI facevano quello che piaceva a lui. Su la Repubblica di ieri, mercoledì 21 novembre, intercettazioni compromettenti. La RAI ha aperto un'inchiesta interna sui giornalisti felloni e prezzolati.
Lo confesso: non mi sono granché meravigliato. Perché non mi hanno raccontato nulla che non sapessi già. Sarò cinico?
E, già che ci siamo, sempre su la Repubblica di ieri, un trafiletto, solo un trafiletto.
Vi si racconta del Presidente della Camera dei deputati, Onorevole Fausto Bertinotti, che, nel famoso Transatlantico di Montecitorio, davanti ad alcuni deputati forzisti (ex forzisti?) - Cicchitto, Leone e Bonaiuti - si è prodotto in lodi sperticate del Cavalier Silvio Berlusconi.
Pare sia rimasto assai impressionato, il Presidente della Camera dei deputati, Onorevole Fausto Bertinotti, dalle inedite modalità che hanno portato alla fondazione del Partito del popolo (o Popolo della libertà: ancora non è chiaro come Silvio Berlusconi abbia deciso di battezzare la sua nuova azienda).
Davanti ai parlamentari berlusconiani (che, raccontano i giornalisti, lo guardavano esterrefatti) il Presidente della Camera dei deputati, Onorevole Fausto Bertinotti, ha esclamato, nell'ordine: "Fantastico", "eccezionale", "un grande colpo di teatro". E ha raccontato: "Stavo guardando la televisione con mia moglie e quando l'ho visto sulla macchina abbiamo detto: fantastico, mediaticamente non posso che togliermi il cappello". Notato l'avverbio, si? Mediaticamente.
E il Presidente della Camera dei deputati, Onorevole Fausto Bertinotti, ha detto anche: "Berlusconi non è solo un giocatore della politica, è uno che decide le regole del gioco. Mentre gli altri giocano a pallacanestro, lui decide che si gioca a calcio e inizia a farlo". Testuale.
Anche qui, non mi sono stupito in modo particolare.
Che a Silvio Berlusconi piacesse il calcio è cosa nota. Che fosse uomo da palcoscenico (e attore capace di GRANDI colpi di teatro) anche.
E so pure, da un sacco di tempo, che il Presidente della Camera dei deputati, Onorevole Fausto Bertinotti, è uomo capace di scorreggiare con la bocca.

martedì 6 novembre 2007

Un appello



Questa mattina apro il giornale (la solita Repubblica) e vengo colto da capogiro e tremore leggendo la seguente dichiarazione della Senatrice Franca Rame, dell'Italia dei Valori. Franca Rame. Ci capiamo? Moglie di.
"Qui (la signora si riferisce al Senato della Repubblica, n.d.r.) è il frigorifero dei sentimenti. Sei solo un voto e hai due colori a disposizione. Nemmeno ti salutano, ti guardano, ti chiedono come stai, se sei viva o morta, se hai un'idea o un'altra. L'unica cosa che ti indicano è il pulsante: vota verde se c'è da dire sì, vota rosso se c'è da dire no. Ma io non sono un numero. Voglio tornare a casa mia, quando scendo in strada la gente mi saluta, mi sorride. Dopo la Finanziaria lascio".

Povera Franca Rame. Moglie di. Un'intera vita passata nella variopinta (ma variopinta è poco: meglio coloratissimissima!!!) sinistra italiana per finire in un'aula (sorda e) grigia con a disposizione solo una misera tavolozza a due colori.
Eppoi non solo la trattano come un numero, ma non la salutano nemmeno, le canaglie (chi? Boh? La signora Rame non lo dice. Lascia a noi il compito di immaginare. E allora io immagino che ci siano delle persone che sono nell'ombra, e altre nella luce - nella luce stanno, evidentemente, quelle che in strada salutano Franca Rame e le sorridono. "E noi vediamo quelli nella luce/ e quelli nell'ombra non li vediamo", per dirla con Bertolt Brecht).
Ma si può? Si può fare una cosa simile alla signora Franca Rame? Dico: FRANCA RAME. Moglie di.
Son mesi che la signora siede in quell'aula incolore e nessuno - nessuno! - che abbia pensato di organizzare qualcosa per rendere un po' meno penosa la sua condizione, per farla sentire meno sola. Che so? Un laboratorio teatrale. Pensateci: un laboratorio teatrale al Senato. Immaginate il grande contributo che la signora - che, lo ricordo, è moglie di - avrebbe potuto dare. Su, immaginate!
Ma il Presidente del Senato, Franco Marini, come ha potuto permettere che venissero perpetrate simili soperchierie ai danni di una moglie (di), una madre, una donna? E dire che mai come in questo momento fa figo essere Donna in Politica, in Italia (ma forse solo dalle parti del PD. La Rame, ahilei, si è imbarcata con Di Pietro...). Mala tempora currunt, povera signora Franca Rame.


Voglio rivolgere perciò un appello dal mio povero blog: SCONGELIAMO FRANCA RAME!

Liberiamo i suoi sentimenti dal frigorifero!


E ricordiamoci di salutarla e di sorriderle, quando la incrociamo per strada.

giovedì 1 novembre 2007

Di sergenti e monologhisti

"Il sergente", lo spettacolo di Marco Paolini tratto da "Il sergente nella neve" del grandissimo Mario Rigoni Stern, trasmesso in prima serata (e, udite udite, senza spot del cacchio) da LA7, ha raddoppiato gli ascolti medi dell'emittente.
Son cose che fanno piacere. Nessuno si illude - sicuramente non io, nel mio piccolo: nel mio infimo - che cambierà qualcosa nei palinsesti. Quindi continuerò, snobisticamente, a non guardare la tv (a parte Grissom...). Fanno perciò sorridere - almeno me. Sempre nel mio piccolo: sempre nel mio infimo - certi titoli su "la tv di qualità" che (è ormai dimostrato!!!) PUO' VINCERE. E quindi potrebbe anche - eccome! - essere pensata, progettata e realizzata.
Io non ci credo. Limite mio, può darsi. Disincanto? Boh...




Nell'occasione, il commento da incorniciare e da tramandare ai posteri è stato quello del direttore di Canale5, Massimo Donelli. Che poi sarebbe la faccia da culo qui accanto.
Parlando di televisione di qualità egli afferma che "il concetto è più vasto di quanto si è portati a pensare. Maria Montessori (e sticazzi!!!! n.d.r.), Il generale Dalla Chiesa, Il capo dei capi (che credo sia il soldo di cacio datore di lavoro di Donelli, n.d.r.) sono prodotti di qualità, tutte fiction che stanno sul 30 per cento di share (lo share. Lo share. Lo share. Ripetete come fosse un mantra. Io ve lo impongo! n.d.r.). Una fiction ben girata e recitata è tv di qualità (ostia, se lo è!!! Specialmente se ci sono ruoli di preti. O di carabinieri, n.d.r.). E noi su 200 serate di "garanzia" (di "garanzia", le chiama, sto raffinato intellettuale!!! Garanzia di rincoglionimento per i telespettatori senz'altro, n.d.r.) facciamo almeno cento serate di fiction ben fatte". E il Donelli - udite, udite! - dice anche (e perciò finisce in gloria, sfolgorante in soglio): "Dal teatro dell'Arcimboldi, con Zelig, Canale5 propone alcuni grandi monologhisti italiani". Grandi monologhisti. Grandi sticazzi monologhisti. E pure italiani!

Gente capace di reggere giusto per i cinque minuti del proprio divertentissimo (ah ah ah ah ah!!!!) monologo. Gente da tempi televisivi. CON tempi televisivi. Gente che sulla distanza lunga, su un palcoscenico teatrale, sarebbe SBRANATA in tre secondi netti non dico da un Paolini, ma da Erminio Macario.
Che ridere Zelig (ah ah ah ah ah!!!!!): e c'è anche Bisio che è DI SINISTRA (ma pensa te!!! Ma sticazzi!!!) e sta lì anche per dimostrare, urbi et orbi, che un uomo coraggioso può stare veramente dovunque. Soprattutto in partibus infidelium. Ché da altre parti non pagano così bene).



Ora, io coltivavo un'illusione. Pensavo, ingenuamente, che i professionisti Mediaset che rivestono nell'azienda ruoli importanti fossero tutti dei cinici bastardi. Gente molto, ma molto consapevole della propria missione di avvelenatori di pozzi, di untori di professione, più che di semplici, e banali, imbonitori. Come ad esempio il Pietrangeli (quello che ha scritto l'infame "Contessa", inno sessantottino tra i più gettonati da una generazione assai teatrale. E assai ingombrante) regista del Maurizio Costanzo Show: uno di Rifondazione Comunista collaboratore storico di uno della Loggia P2. Gente davvero cattivissima, e che perciò mai e poi mai, parlando del proprio lavoro, darebbe in pasto ai media un esempio così serenamente coglione come quello dei "monologhisti" di Zelig.
E' arrivato invece Massimo Donelli, questo tamagochi della televisione commerciale, a depredarmi delle mie piissime illusioni: qualsiasi fesso, ormai, può dirigere una rete Mediaset. I tempi (i nostri felici e divertenti - ah ah ah ah ah ah!!! - tempi televisivi) non richiedono chissà quali machiavellismi per spacciare cacca alle masse.