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martedì 18 ottobre 2011

Capisaldi della cultura cattolica, pt. 5


«Anche il Papa nell'enciclica “Caritas in veritate” insegna che la questione sociale è ormai integralmente antropologica...»

(Eugenia Roccella, sottosegretario alla Salute del governo Berlusconi)



P.S.
Cos'è che insegna, il Papa? Non l'ho mica capito.
Ma forse nemmeno la signora Roccella l'ha capito, va: è solo che ci tiene a darsi un tono, povera donna...

sabato 1 ottobre 2011

Post (moderatamente) colto con caduta di stile finale

Charles Péguy (1873-1914), singolare figura di intellettuale cattolico francese (un cattolico pochissimo ortodosso), ha lasciato scritto che «le pécheur est au cœur même de la chrétienté... Nul n'est aussi compétent que le pécheur en matière de chrétienté. Nul, si n'est le saint».
Traduco: il peccatore si trova nel cuore stesso della cristianità... Nessuno è competente quanto il peccatore in materia di cristianità. Nessuno, tranne il santo.
Parole su cui riflettere, no? Le trovate, tra l'altro, in esergo a Il nocciolo della questione, uno dei capolavori di Graham Greene, che era pure lui un cattolico ma non amava per niente essere definito “scrittore cattolico” e adesso non sto qui a spiegarvi perché.


Ora, se prendiamo per un attimo sul serio il punto di vista di Péguy, ecco che forse acquistano un senso le parole del cattolicissimo ministro Rotondi (non so bene che faccia abbia: forse è questo qui,

o magari quest'altro qua)

che nei giorni scorsi ha dato di Silvio Berlusconi la seguente definizione: “un santo puttaniere”.
Proviamo a metterci, per un momento, nei panni di un cattolico di quelli tormentati e pensosi. Su, su, che non è troppo difficile...

Bene: e se Santa Romana Chiesa, che ha fatto capire, da qualche tempo, di voler abbandonare Silvio Berlusconi al suo destino, stesse sbagliando?
Magari - chi lo sa, chi può dirlo? - il papi della Patria - con tutte le sue Began, le sue Minetti, le sue ninfette montenegrine: le sue maddalene, insomma - si trova, in questo momento, diciamolo pure con le parole di Péguy, nel cuore stesso della cristianità...
Pensateci: il cuore della cristianità, in questo preciso istante, potrebbe battere nel lettone di Putin a palazzo Grazioli o nella discoteca con i pali per fare la lap-dance della villa di Arcore.
Cosa stiamo facendo, dunque?
A chi stiamo voltando le spalle, eh?
Ma non si è fatto uomo per i peccatori, per noi peccatori, Gesù Cristo? Mi pare si fosse detto così, temporibus illis, no?
Cari miei, son dilemmi etici laceranti, questi: non possiamo mica liquidarli facendo bellamente spallucce, nevvero? Non abbiamo forse dei precisi doveri morali, noi, verso il nostro povero fratello puttaniere?


P.S.
I cattolici italiani mi hanno definitivamente rotto i coglioni.

lunedì 19 settembre 2011

Misteri della fede

Confondo spesso la Minetti con la Binetti, io. E non è solo una questione di scambi di consonante.
Tra la Minetti vestita da suora, col crocefisso al collo – pensateci un attimo: un crocefisso rosso che ballonzola fra quelle poppe ubertose - e la Binetti, col suo cilicio d'ordinanza, ci sarà mica tutta questa differenza, no? Siamo sempre sul fetish spinto, e c'è a chi piace.

Ieri Giuliano Ferrara, sul Giornale, ha chiesto a Berlusconi di scusarsi con gli italiani.
Mi immagino una cosa del tipo «scusati, dai... Lo sai come sono fatti, no? Alle apparenze ci tengono. Scusati, su. Vedrai: per un po' ti terranno il muso, ma poi lo troveranno senz'altro, il modo di perdonarti: son mica protestanti...».
Ed è vero, come negarlo? Siam mica protestanti, noantri.
Anzi. In genere siamo docili, mansueti, paciosi. In una sola parola, moderati.
E, da che mondo è mondo, quando un protestante con la pistola incontra un moderato con il suo commercialista e magari anche, perché no?, con la sua igienista dentale e il suo pusher di fiducia al seguito, il protestante con la pistola è un uomo morto.

Una volta a Giovanni Testori scappò detto, se non ricordo male davanti a una platea di ciellini, che la bestemmia rappresentava ormai una delle ultime manifestazioni della presenza di Dio nel mondo.
Magari, chissà, oggi si potrebbe dire altrettanto del crocefisso rosso della Minetti vestita da suora.
Ma è decisamente roba da Aldo Busi, questa, non da Giovanni Testori.

venerdì 22 luglio 2011

Capisaldi della cultura cattolica, pt. 4


“...mio zio Saverio, famoso epatologo. Era ateo. Poi per due anni analizzò le stimmate di padre Pio. A casa di mia madre conservo le bende, le prestiamo alla gente che sta per morire...”

(Alfonso Papa, parlamentare Pdl recentemente associato al carcere di Poggioreale, 20 luglio 2010)

venerdì 8 luglio 2011

Capisaldi della cultura cattolica, pt. 3


"Ho appena scritto l'inno del mio movimento: pensiero fisso al crocifisso."

(Domenico Scilipoti, 7 luglio 2011)

giovedì 7 luglio 2011

Di regimi e regimetti


Il ministro Tremonti è stato davvero lapidario col suo collega di governo Renato Brunetta: «È un cretino».

E sarà stato pure un fuorionda, ma insomma... un cretino è un cretino.

Tutto ciò mi ha fatto pensare ad Achille Starace.
Sapete Starace, no?


L'inventore del "Camerati, saluto al Duce!" con la platea che doveva rispondere "A noi!".
Il fascistissimo sostenitore dell'orbace, del saluto romano contro la stretta di mano e del "voi" contro il "lei" (ritenuto troppo femmineo
).
Il nemico dei forestierismi che arrivò a tradurre "water closet" con "sciacquone", "ouverture" con "ouvertura", "Wanda Osiris" con "Vanda Osiride" e, se non ricordo male, pure "Renato Rascel" con "Renato Rascele".
Il gerarca più vulcanico di tutti, un misirizzi sempre entusiasta, talmente devoto a Mussolini da meritarsi il soprannome di "Claretto Petacci".


Perché, pensando a Brunetta, mi è venuto in mente Achille Starace?
Mah, non saprei dire...
Forse perché Italo Balbo amava definirlo, à la Tremonti, "un cretino" (e Galeazzo Ciano "un coglione che fa girare i coglioni")?
Forse perché - un po' come l'attivissimo, e sempre straordinariamente facondo, Brunetta - Starace era un personaggio involontariamente comico?
Forse perché Brunetta, come Starace (che rese l'anima gridando "Viva il Duce!"), mi sembra uno che giammai, per niente al mondo, rinnegherebbe il proprio amatissimo condottiero?
Boh, chissà...


lunedì 27 giugno 2011

Son giorni di passion...

Nella Lega Nord si litiga tanto, ultimamente.
Il Bossi ce l'ha con Maroni perché Maroni se l'è presa con Reguzzoni, chissà cosa ne pensano Stiffoni, Speroni, Sardoni e Girolimoni ma con le rime mi fermo volentieri qui perché a buon intenditor...
Nella Lega conto solo io, ha fatto sapere il vecchio generale ai suoi litigiosi colonnelli, e se voglio vi metto alla porta alla velocità di un tappo di champagne, quindi pochi scherzi e molti esempi!
La mitica base leghista - quella che il rabdomantico Bossi dice di "sentire" sempre - assiste disorientata, stupefatta, sconvolta, ai durissimi scontri tra i condottieri del movimento.


Povera, povera la base leghista: senza nemmeno la soddisfazione di poter essere moltiplicata per una qualche altezza, un giorno o l'altro...

venerdì 13 maggio 2011

Le sollecitudini del buon pastore (una fantasia)




- “Eccellenza, forse è il caso...”
- “Lei dice?”
- “Sa, probabilmente c'è chi se lo aspetta...”
- “Probabilmente?”
- “Sì, beh... C'è chi se lo aspetta. Ne sono certo.”
- “Lei ne è certo.”
- “Beh, sì... Sì. Direi di sì. Usa così.”
- “Eh, usa così... Insomma, cosa diciamo? 'Votate per'...”
- “Se mi posso permettere, Eccellenza, ecco... Magari non così diretto. Un po' piùuuu...”
- “Un po' più?”
- “Sì... Un po' piùuuu... Ecco, magari non proprio 'votate per'. Una cosa meno diretta...”
- “Guardi che scherzavo. Ma le pare che io possa ignorare che 'votate per tizio' noi non lo possiamo proprio dire? Eh?"
- "Ah, certo, certo... Lei scherza sempre, Eccellenza. Ho capito, ho capito, mi scusi..."
- "Bravo. E allora? Cosa diciamo?”
- “Eh... Io pensavo, sempre che lei approvi...”
- “Ovvio. Sempre che io approvi.”
- “Ecco. Io pensavo a una cosa tipo una guida al voto.”
- “Una... Guida?”
- “Sì, un vademecum.”
- “Mecum...”
- “Tecum! Sì! Eh eh eh! Tecum!”
- “Non voleva essere una battuta, la mia.”
- “No, no, Eccellenza: certo che no.”
- “Su, su, su... Vediamo di capire cosa diciamo. Ha buttato giù qualcosa?”
- “Sì, qualcosina... Poi lei corregge, Eccellenza.”
- “Poi io correggo, certo. Aggiungo, tolgo. Lavoro un po' di lima sugli aggettivi, sugli avverbi. Legga, via... Ha scritto molto, vedo. Qual è il passo più saliente, a suo avviso?”
- “Il passo più...”
- “Quello centrale.”
- “Ah, sì... Eeee...”
- “Padre, suvvia! Non ho molto tempo: quello su cui i media si concentreranno di più...”
- “Ah, i media, sì... Allora, ecco qui. Leggo: 'La Chiesa ha sempre insegnato che non è lecito al cristiano appoggiare partiti che esprimono posizioni contrarie all'insegnamento morale della Chiesa'.”
- “Ecco, io qui metterei 'morale e sociale'. Sì: 'morale e sociale'... Anzi, ci dovrebbe essere proprio un richiamo diretto alla Nota della Congregazione della Dottrina della Fede del 2002. Citi, citi pure. Non c'è bisogno che io le ricordi chi la firmò, quella Nota, vero?”
- “No, no, certo che non ce n'è bisogno.”
- “Ah! Bene! E allora... La firmòoo... La firmòoo... Chi la firmòooo? Ehhh?”
- “Il cardinale Ratzinger, la firmò. Lei scherza sempre, Eccellenza. Sempre. Povero me.”
- “Dai, su, coraggio... Mica l'ho scelta a caso, come segretario, sa? Perciò non se la prenda col suo vescovo...”
- “Ma no, Eccellenza, no: non me la prendo, certo che no. Allora citerò. Va bene. Riprendo a leggere, quanto segue a me pare significativo: 'L'amministrazione di una città è senz'altro indipendente dal piano ecclesiastico della religione, ma non lo è dall'etica, ossia dai principi morali legati al bene della persona e della comunità e che la legge cristiana ha contribuito a far scoprire e contribuisce oggi a conservare, a difendere e a far respirare'...”
- “Respirare.”
- “Sì. Ho scritto così: 'respirare'...”
- “Bello!”
- “Grazie, Eccellenza.”
- “Bello bello bello: 'respirare'! Ma tu pensa... E insomma, ha parlato della famiglia?”
- “Certo! Famiglia tradizionale, naturalmente.”
- “Naturalmente. Lo scriva, che sia ben chiaro: a noi non piace il riconoscimento pubblico di unioni che non siano famiglie tradizionali. Metta che noi non approviamo 'nuove forme di famiglia'. Non ci devono mai essere dubbi. Mai.”
-“'Nuove forme di famiglia', sì...”
- “Bene. E... Con l'aborto come andiamo?”
- “L'aborto... Ho scritto che le amministrazioni pubbliche possono 'mettere in atto aiuti concreti contro l'aborto'.”
- “Bene bene bene. Metta pure, poi, che 'il cristiano non darà il suo appoggio a partiti...' eccetera eccetera eccetera. Va bene. Mi faccia avere il testo nuovo. Ci metto dieci minuti a correggere e poi si stampi pure. Bravo, bravo.”
- “Grazie.”
- “Lo mettiamo anche sul sito internet della diocesi, vero?”
- “Certo, Eccellenza.”
- “Bene bene bene. Mi godrò le reazioni politiche. Mi ci diverto un sacco, lo sa...”
- “Lo so, lo so, Eccellenza.”
- “Tutti sempre d'accordo con noi: destra e sinistra, sopra e sotto. Tutti sdraiati davanti al nostro pulpito. Già me li vedo: 'Apprezzo, da cattolico, le parole del Vescovo... Noi cristiani siamo chiamati e essere esempio coerente... Ringraziamo il Vescovo per il suo richiamo tanto più gradito in quanto...'. Fortissimi. Sempre prevedibili ma fortissimi. Ci riusciranno, un giorno, ad annoiarmi? Eeeh? Chi lo sa?"
- “Eh: chi può saperlo, Eccellenza?”
- “Ah, beh: Lui, lassù, senz'altro!”
- “Ah, Lui... Eh, Lui sì, Lui sì! Lei scherza sempre, Eccellenza!”
- “Gente allegra il ciel l'aiuta, mio caro. Comunque, le elezioni a Trieste sono importanti ed è giusto, è giusto che ce ne usciamo con qualcosa di importante: ha fatto benissimo, padre, a farmelo presente. Bravo! Poi, beh... Noi sappiamo già cosa fare, no? Sappiamo su chi puntare, vero? Si sta lavorando da tempo, eh? Dica, padre: abbiamo seminato bene?”
- “Certo, Eccellenza, certo: abbiamo seminato bene. Come sempre.”



Trieste – Elezioni, il vescovo: non votate partiti contro i valori della Chiesa
(Il Piccolo, giovedì 12 maggio 2011, pagina 18)

giovedì 28 aprile 2011

Capisaldi della cultura cattolica, pt.2



Mercoledì 4 maggio esce Per sempre, il nuovo romanzo della Tamaro. Secondo le pagine della cultura de Il Piccolo, "Susanna Tamaro racconta in questo libro una storia di amore e morte". E fin qui niente di inedito, mi pare di poter dire: già William Butler Yeats sosteneva che la letteratura - tutta la letteratura, di ogni tempo e luogo - tratta, in fondo, di due cose soltanto: l'amore e la morte.
Più interessante mi pare invece la trama: "Quando Matteo perde, in un misterioso incidente stradale, la sua adorata Nora, per lui la vita si trasforma in un buco nero. L'alcol, il sesso senza amore, diventano suoi compagni di strada. Fino a quando capisce che solo l'onestà verso se stessi può dare un senso al dolore, al vuoto profondo. Sceglie di ritirarsi a vivere in solitudine, a contatto con la Natura, e inizia la sua ricerca. Come i santi di un tempo lontano".
La Tamaro dice che pensare tutto ciò le è costato molta fatica e io non stento crederle. Dev'essere stato davvero arduo, per lei, il cimento. Pensateci: un incidente stradale (misterioso...), un grave lutto in famiglia, litri su litri di Jack Daniels per dimenticare, i dischi dei Rolling Stones suonati ad altissimo volume, qualche puttantour after midnight, magari - che so? - pure un trans ogni tanto in compagnia di Marrazzo che li conosce proprio tutti e un bel giorno - ma attenzione: solo dopo aver toccato il fondo - la grazia! La grazia che ti si manifesta in un succedersi di epifanie così folgoranti che proprio non puoi fare a meno di chiederti: "Ma cosa sto facendo? Ma chi sono, io?". E allora parti, lasci Sodoma e Gomorra e vai a vivere in una baita d'alta montagna: in Carnia, se proprio vuoi espiare fino in fondo. Lì, poi, comincia la tua ricerca: funghi porcini, frutti di bosco, cose così... Notevole, no?
Le hanno chiesto perché, questa volta, i personaggi più forti del suo romanzo sono uomini e non donne. Ha risposto che "nella letteratura del nostro tempo, gli uomini sono solo mafiosi, stupratori o serial killer. Per questa mia storia di iniziazione all'assoluto ho scelto, proprio di proposito, il lato maschile. Volevo andare controcorrente. Per dimostrare che oggi ci sono uomini diversi da quelli dei romanzi".
Capito? Secondo la Tamaro tutta la letteratura contemporanea parla solo di mafiosi, stupratori o serial killer.
Il grande poeta Yeats, mi sa, era un tantino meno generico. Ma solo un tantino, eh... Appena un'idea.

martedì 12 aprile 2011

A domanda rispondiamo


Oggi ho appreso di Youcat, che poi starebbe per Youth catechism, il catechismo per i giovani.

Si tratta di un lavoro svolto da Papa Ratzinger in persona - coadiuvato dall'arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schoenborn - in vista della prossima giornata mondiale della gioventù che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto.

Youcat consta di 500 rapide domande e relative brevi risposte: la fede spiegata ai ragazzi, scrive il giornale.

Mi ha colpito il passaggio sugli angeli.

Domanda: “Che cosa sono gli angeli?”

Risposta: “...sono creature puramente spirituali dotate di intelletto e di volontà; non sono corporei, non sono mortali e di norma non sono visibili”.

Perché mi ha colpito?

Ma perché le fate esistono, no? Sono creature puramente spirituali dotate di intelletto e di volontà; non sono corporee, non sono mortali e di norma non sono visibili.

E sapete che vi dico? Esistono anche gli dei dell'Olimpo: sono creature puramente spirituali dotate di intelletto e di volontà; non sono corporee, non sono mortali e di norma non sono visibili. Perciò non è il caso, adesso, che vi mettiate a scalar montagne in Grecia. Sappiate solo che gli dei dell'Olimpo sono amicissimi degli angeli, organizzano spesso dei barbecue assieme a loro e anche dei tornei di calcio a cinque.

Per finire, Jim Morrison non è morto: ne sono più che certo. Che nessuno l'abbia visto in giro dal luglio del '71 non significa proprio nulla.

E nemmeno Elvis è morto, no. Semplicemente, non è visibile. Di norma...



giovedì 3 marzo 2011

Capisaldi della cultura cattolica, pt. 1


Da Mediaset a Medjugorje,
da Emilio Fede alla fede nella mamma di Gesù.

domenica 13 febbraio 2011

Chic


Secondo la povera signora Gelmini, le donne che oggi sono andate in piazza a dire che si vergognano come non mai del triste, patetico, deprimente pagliaccio che ci governa, sarebbero “solo poche radical chic”.
Spero proprio che nessuno s'incazzi, per questa simpatica affermazione del ministro dell'Istruzione: trattasi, secondo me, di mero omaggio alla virtù.
Occhei, a parlare è stato l'inconscio gelminiano.
E allora?
Se dovessi definire con un solo aggettivo la Destra attualmente al potere in Italia, o meglio il suo immaginario, il suo linguaggio, il suo orizzonte di senso, quell'aggettivo non potrebbe essere altro che 'plebeo'.
Il berlusconismo, per l'Italia, è stato infatti una sciagura non solo sul piano etico, ma pure – e forse soprattutto – sul piano estetico.
La Gelmini, se anche non lo sa, almeno ne ha il presentimento: chi non è volgare, chi non è buzzurro, chi non è villano, cos'altro può essere se non chic?
Insomma forse, poverella, c'è una speranza pure per la Gelmini.
Forse.

mercoledì 9 febbraio 2011

Prima Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi

Oggi è la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi, voluta fortissimamente voluta dal Governo Berlusconi nell'anniversario della morte di Eluana Englaro, una decisione veramente di gran classe perché è indubbio - potete dire quello che volete - che questo è un governo di gente di classe a partire dal suo Capo, lo stesso che un paio di anni fa se ne uscì dicendo che, a quanto gli risultava, Eluana mestruava e quindi mantenerla in stato vegetativo contro la sua volontà gli sembrava una decisione più che giustificata, cribbio!
E d'altra parte, se non ne sa qualcosa il Pdl, degli stati vegetativi...
Cioè, prendiamone uno a caso. Che so?
Maurizio Gasparri.

Mica gli hanno staccato la spina, a Gasparri, no?
Anzi!
Ed eccolo lì che fa il capogruppo del Pdl alla Camera dei Deputati. Con tutti i suoi problemi, vabbé, ma insomma... Gasparri è vivo e lotta insieme a Silvio.
Il 9 febbraio - no, dico: Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi - è stato pensato anche per lui.

mercoledì 19 gennaio 2011

Non si esce vivi dagli anni '80

C'ho un paio di domande, raga, che mi girano in testa da un paio di giorni.
Ma prima, se non vi dispiace, vi devo briffare un po', come direbbe la consigliera regionale della Lombardia Nicole Minetti, una di quelle tizie che – secondo mia moglie – Berlusconi non farebbe entrare manco per sogno nel consiglio di amministrazione di una delle sue tante aziende perché, dall'alto della loro competenza, potrebbero combinare disastri immani epperò in politica le ha fatte entrare ben volentieri perché Berlusconi - un uomo veramente no limits, eh sì - la politica la disprezza sul serio, se non si fosse ancora capito (chissà, forse persino Massimo D'Alema, che voleva riformare assieme a lui la Costituzione della Repubblica, a questo punto ha realizzato) e adesso, alla salute dei nostri padri, facciamo un briefing, alla salute e cioè, raga, come vi dicevo vi briffo un attimino, no? Ma è cosa da due minuti, non di più: believatemi e no nervi.
Ecco, allora: si tratta di roba vecchia, eh? Aveva detto già tutto Veronica Lario un anno e mezzo fa: «Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni» (traduzione: Mio marito frequenta non solo Noemi Letizia, ma anche Ruby Rubacuori – non solo una minorenne, dunque, ma delle minorenni, al plurale), «figure di vergini che si offrono al drago», assoldate da gente impegnata a sostenere il «divertimento dell’imperatore» (traduzione: Mio marito, un padre, un nonno, si fa sollazzare, ad Arcore e in Sardegna e chissà dove altro, da ragazze giovanissime che dei prosseneti gli procurano e gli portano in casa). Era stata chiarissima, la signora: «Ho cercato di aiutarlo... ho implorato le persone che gli stanno vicino di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene» (traduzione: Silvio Berlusconi è malato di sesso: sì, proprio come Michael Douglas, avete presente? Solo che Michael Douglas ne era consapevole e ha scelto di andare in clinica a curarsi; Silvio Berlusconi, invece, non se ne rende conto e le persone che più gli stanno vicino – uno come Emilio Fede, ad esempio – invece di aiutarlo a guarire gli tengono bordone nelle sue maialate).

Perciò in questi giorni – è qui che volevo arrivare - non è venuto fuori niente di sostanzialmente inedito, via... niente che già non sapessimo o che non avessimo immaginato, i più arditi tra noi, da tempo: Silvio Berlusconi è un malato di sesso a cui le donne piacciono giovanissime, un malato di sesso ricco come un creso che le donne giovanissime può comprarsele a vagonate, un malato di sesso che di carne giovane non ne ha mai abbastanza.
Detto questo, torniamo a bomba: mi sto chiedendo un paio di cose, da ieri l'altro, e magari potreste aiutarmi voi, raga, a trovare una risposta.
Domanda numero uno: considerato il livello del suo immaginario – donne poliziotto con le tette di fuori, infermiere in autoreggenti bianche che gli misurano la pressione - è stato Silvio Berlusconi a produrre la subcultura televisiva italiana degli anni Ottanta (roba à la Drive in, à la Colpo Grosso, per intendersi) o è stato prodotto lui, da quella subcultura?

Domanda numero due: se Walter Veltroni è stato capace di dire che “si poteva stare nel PCI senza essere comunisti”, lo si troverà qualcuno, a destra, tra qualche annetto, disposto a sostenere che “si poteva stare in Forza Italia, e poi nel Pdl, senza essere berlusconiani”? Eh? Che ne dite?

martedì 9 novembre 2010

Sagre, dialetto e devastazione

Un bel pezzo di Veneto è finito sott'acqua, povero Veneto.

Il commento migliore al disastro, secondo me, è stato quello di Bepi De Marzi da Arzignano (VI), gran musicista (sua la celeberrima Signore delle cime) e grandissima anima: «Bastavano, come aveva la Serenissima, quattro “savi alle acque”, ma adesso abbiamo i savi alle sagre. I leghisti si occupano di sagre e dialetto, delle cose sciocche di un'identità inventata. E si è costruito troppo, dappertutto abbiamo capannoni sfitti. Poi, se versi l'acqua in un vaso di fiori, l'acqua cola via. Ma se la versi su una tavola, dove finisce?»
Chiunque conosca un po' il Veneto - con le sue urbanizzazioni selvagge, senza limiti e decenza, i suoi centri commerciali infiniti, i capannoni a migliaia che se passi per certe strade non vedi altro che capannoni, capannoni, capannoni e niente più campagna, forse perché la campagna ricorda troppo la miseria di un tempo – chiunque, negli ultimi anni, sia passato solo una volta per certe zone della provincia di Venezia (o di quella di Treviso, di Padova, di Vicenza), sa bene che quanto detto da Bepi De Marzi è drammaticamente vero.
E alla fine tutto torna, come no: un pezzo di mondo così devastato (irrimediabilmente devastato, temo) cosa potrà mai produrre, se non schizofrenia e leghisti di merda?

giovedì 14 ottobre 2010

I vinti: una saga


Domani, al Deutsches Historisches Museum di Berlino, verrà inaugurata una mostra dal titolo Hitler und die Deutschen. Volksgemeinschaft und Verbrechen. Traduzione: Hitler e i tedeschi. Comunità nazionale e crimine.
Secondo il quotidiano la Repubblica, “vale la pena di venire qui per vedere la mostra. E constatare come, in un'Europa dove riemergono ovunque i fantasmi del passato, il paese-leader si flagella in pubblico pur di tentare di esorcizzarli”.
Ecco allora “i primi manifesti del regime, le foto di folle che accolgono il Führer sedotte da un futuro radioso, ecco i busti di Hitler in ghisa prodotti a milioni per ogni devota famiglia, o i poster della Luftwaffe risorta che pochi anni dopo avrebbe raso al suolo Guernica e Varsavia, Rotterdam e Coventry". E ancora, e qui la cosa si fa interessantissima, i “documenti che provano il clima di delazione di massa, quell'atmosfera – spiegano i curatori della mostra – in cui la maggioranza della gente si adeguò passiva all'alternativa tra il consenso e la spirale di isolamento, denuncia, repressione. Così i tedeschi di allora – conclude il giornalista di Repubblica - marciarono alla guerra e alla catastrofe del 1945. I tedeschi di oggi non chiudono gli occhi, scelgono il monito della Memoria”.
E noi, in Italia?
Ma noi, in Italia, nella nostra notte fonda in cui tutte la vacche sono nere, abbiamo Giampaolo Pansa (nella foto).

Cioè, abbiamo anche Angelo Del Boca, grandissimo storico che è una vita che ci ricorda di quale ferocia siamo stati capaci, noi italiani, tra la Libia, l'Etiopia e i Balcani. Ma Del Boca, dalle nostre parti, non se lo fila nessuno, o quasi.

Invece Pansa... Ah, Pansa!
Un uomo scomodo, un uomo ostracizzato dall'intero sistema culturale del nostro povero Paese comunista per aver osato violare il sancta sanctorum del Pensiero Unico di Sinistra purtroppo dominante qui in Italia (povera, povera Italia!), un uomo costretto a pubblicare i suoi libri – libri che immancabilmente e inesorabilmente infrangono tutti quei tabù gauchiste che da noi hanno prodotto una “storiografia dimezzata” - per un editore di nicchia come Rizzoli.
È uscita da poco la sua ultima fatica ('fatica' si fa per dire, naturalmente: a Pansa certe cose vengono facili), I vinti non dimenticano, in cui l'eroico combattente, autore di pagine “che gli storici faziosi, quelli rossi, si sono sempre rifiutati di scrivere”, ci racconta, al solito, gli scannamenti operati dai crudeli comunisti in giro per l'Italia (ma solo a Nord di Roma, naturalmente: e fortunatamente) tra il 1943 e il 1945, e lo fa senza omettere nulla, nessun particolare, anche il più scabroso e grandguignolesco.
Come faccio a sapere tutto ciò, visto che il libro non l'ho letto né mai lo leggerò?
Boh? Potrei rispondervi che frequento parecchio le librerie e Il sangue dei vinti mi è capitato di sfogliarlo parecchie volte (si può ben dire che l'ho letto, via: prosa elementarissima, aggettivazione per anime semplici, retorica moooolto scolastica, diciamo da prima media e non se ne parli più). Ora, siccome Giampaolo Pansa

(nella foto) è un vecchio bacucco, e come tutti i vecchi bacucchi tende a ripetersi, I vinti non dimenticano non può essere altro che una copia carbone de Il sangue dei vinti.
L'ha intuìto benissimo mia moglie che ieri sera mi ha chiesto: “E dopo questo suo ultimo libro Pansa che farà? Scriverà Giardinaggio con i vinti? In cucina con i vinti?”.
Non è male, come giochino, se ci pensate. Io, di mio, ci metto Alpinismo con i vinti; Lo Zen e il sangue dei vinti; Ginnastica aerobica con Jane Fonda e i vinti; Il linguaggio del tuo migliore amico. Guida all'interpretazione del comportamento del Golden Retriever, a cura dei vinti.
Metteteci anche voi qualcosa, volete? Poi spediamo tutto a Pansa che magari ce ne sarà grato.

P.S.
Avrei anche potuto buttarla sulla ciàcola culturale, sapete? Ricordando, per cominciare, quanto scrisse nel 1980 Arnaldo Momigliano: “ciò che è nuovo nel nostro tempo è che esistono importanti correnti di pensiero che relativizzano tutti gli storici e li considerano meri esponenti di ideologie o, in modo ancora più restrittivo, di centri di potere. La storiografia viene dunque privata di ogni valore nella ricerca della verità”. (Sui fondamenti, pagina 65). E da qui, poi, fare tutto un discorso su...
Avrei anche potuto, dicevo: ma perché avrei dovuto? Giampaolo Pansa non è mica uno storico, dopotutto, e il fatto che un sacco di gente (gente di destra, in genere) pensi che lo sia, non fa di lui uno storico. Probabilmente Pansa (per tacer dei suoi lettori) avrebbe bisogno di Wikipedia per sapere chi era e cosa ha scritto Arnaldo Momigliano.
Dunque, buttiamola pure sul ridere.

giovedì 8 luglio 2010

Uno più uno


Ieri 5000 terremotati aquilani, a Roma per protestare (casse vuote in Comune, nessuna certezza per i soldi della ricostruzione, l'annunciato ritorno delle tasse), sono stati presi brutalmente a manganellate.
Nel marzo scorso Antonio Del Corvo, del Pdl, è stato eletto presidente della Provincia de L'Aquila col 53 virgola qualcosa per cento dei consensi (al tempo Il Giornale d'Abruzzo scrisse che “il risultato era atteso, in quanto ritenuto una risposta alla gestione del post terremoto”).
E oggi io mi chiedo: chissà se ai terremotati aquilani è poi convenuto – dopo mesi e mesi di osanna alla Destra e al suo magnifico Demiurgo - votare Pdl...
Mah!

P.S.
No, pietà non l'è morta, nonostante tutto.
Giuro.

lunedì 10 maggio 2010

Pedagogia


Ma se questi del Bangladesh non hanno mai fatto male a una mosca!

Loro Contento te di stare in una città allo sbaraglio... Non è una questione di razzismo ma di impossibile coesione tra due civiltà lontane anni luce. Ognuno a casa sua... Vedi un po' l'Austria che approccio ha con l'immigrazione e non è questione di destra o sinistra ma solamente di mentalità! La multietnicità è soltanto utopia!!!


Io insisto a non capire cosa vi abbiano fatto: per me è gente mite... No?

Loro L'unica cosa certa è che prima o poi ci scappa lo stupro, l'aggressione ecc. ecc. Poi, caro mio, potrai continuare a sbandierare la tua idea di integrazione e di amicizia con questa gente. Ma prima di tutto quello che dobbiamo fare è fermare la gente come te che ripete a memoria quello che la sinistra va sbandierando. Per voi multiculturalità significa solo prendere altri voti per tenervi stretta una poltrona.


Ma quale poltrona? Io non ho nessuna poltrona... Io vorrei solo capire cosa vi ha fatto 'sta gente. Fanno dei lavori infami in Fincantieri, io solo questo posso dire! Tu ci manderesti tuo figlio a saldare nei bassifondi delle navi? Non credo proprio... Ed è gente che non ha mai fatto male a...

Loro Fatti un giretto per Padova e poi vediamo se ancora la pensi così. La pretesa inutile è quella di farli venire in Italia invece di farli restare al loro paese. Credimi che è una questione di pochissimi anni e poi noi saremo stranieri nel nostro Paese.


Stranieri noi nel nostro Paese? Ma perché mai? Ma quando mai? E poi lasciamo perdere la questione criminalità che, guardate, la Mafia...

Loro I mafiosi sono italiani o stranieri? Mafia albanese (il controllo della prostituzione e del traffico di droga sono sotto il loro esclusivo controllo), mafia cinese (l'immigrazione clandestina e il lavoro minorile sono le loro specialità). I mafiosi sono ANCHE STRANIERI, caro mio. Poi l'idea che hai della parola "Mafia" è ancora quella che telefilm come La Piovra ti hanno inculcato. Mi dispiace ma la realtà è diversa e anzi la mafia siciliana o calabrese sta davvero perdendo punti perché oramai la maggioranza delle attività sono appannaggio dei molti stranieri che vivono in Italia. Gli stupri li fanno anche gli italiani? E' vero, però guarda caso sono gli stranieri (che già nel loro paese hanno fatto queste cose) a essere più numerosi. I furti invece sono opera degli stranieri. Un italiano al massimo è capace di far saltare un bancomat, mentre albanesi e rumeni fanno cose ben peggiori. Guardati meno film polizieschi perché non siamo più negli anni Venti e Al Capone è morto da decenni.


A 'sto punto, però, dovreste prendervela con il Governo...

Loro Prendercela con il Governo? Certo! Con quello di Prodi che ha fatto uscire dalle carceri tutti i delinquenti ed ha fatto entrare in Italia oltre 100.000 clandestini. Tu ripeti solo cose a papera! Come i tuoi amici ripetevano "10 100 1000 Nassirya". Sei della loro stessa pasta e di sicuro sei uno di quelli che frequentano i centri sociali dove si allevano i futuri brigatisti rossi.




Ma quali centri sociali! Ma chi? Io?!? Ma scherziamo? Sentite: 'sta gente, da quando è qui, non ha mai fatto del male a nessuno e non mi pare proprio che abbia la peste...

Loro Non hanno la peste? Strano che malattie come la tubercolosi che erano praticamente debellate (da decenni non era stato più segnalato un caso) siano in aumento! E guarda caso proprio in concomitanza dell'arrivo di molti stranieri. Ah, giusto, siamo noi i BRUTTI SPORCHI E CATTIVI ITALIANI che abbiamo trovato una scusa per non accettare gli stranieri e quindi siamo RAZZISTI.


Ma io non volevo dire questo... Negli immigrati dal Bangladesh io vedo solo della povera gente, degli esseri umani come me e voi: questo volevo dire.

Loro Sono esseri umani come me? Sì, hanno anche loro una testa, due mani e due gambe, però IO NON SONO MUSULMANO e quindi parole come MATRIMONI COMBINATI DALLE FAMIGLIE, BUTTARE L'ACIDO IN FACCIA ALLA MOGLIE CHE NON SI DESIDERA PIU', TRATTARE LE DONNE SOLO COME OGGETTO PER SODDISFARE I PROPRI ISTINTI SESSUALI, tutte queste cose non fanno parte della mia cultura. Loro invece hanno la "cultura" di venire qui e di dettare le loro regole e di trasformare il MIO PAESE in una moschea. Grazie tante, ma fino a prova contraria QUESTO E' IL MIO PAESE E LORO SONO OSPITI! QUINDI, O SI ADEGUANO ACCETTANDO LE NOSTRE REGOLE OPPURE SE NE RIMANGONO A CASA LORO E SONO LIBERI DI FARE QUELLO CHE VOGLIONO. ACCETTARE LE USANZE E CONDIVIDERE LE REGOLE. Io all'estero accetto le regole altrui perché so di essere un ospite e non il padrone di casa. Questo vale in tutto il mondo. O ti adegui o te ne vai! Quando loro accetteranno le nostre usanze, allora sarò il primo a volere che restino qui, e anzi li difenderò se qualcuno vorrà fare loro un torto. Ma finché ci saranno persone "esaltate" e "violente" come te, caro il mio no global, beh, io non starò zitto e penserò prima di tutto a tutelare le persone oneste che in questo Paese CI SONO NATE e non chi CI E' VENUTO PER DELINQUERE.


Il dialogo sopra riportato non è mai avvenuto. Le risposte, però, sono vere: provengono tutte da una pagina di Facebook che si chiama “Monfalcone pulita, piazza vecchia e senza bangla!!!!!!!!!”, uno spazio in cui si racconta di una povera città invasa da immigrati sporchissimi. Uno spazio che, a tutt'oggi, “piace – come si usa dire in Facebook – a 1.216 persone”. Alcune di esse, certo, sono diventate “amici” del tizio che ha messo in piedi 'sta bella impresa solo per potergli dare del razzista (però lui non è mica razzista, ci mancherebbe...), ma i più hanno aderito con molto entusiasmo alla causa. Io mi sono limitato a fare un po' di copia e incolla, a inventarmi qualche domanda (senza sforzarmi troppo, visti contesto e interlocutori, per quanto fittizi siano) e ad arrangiare appena appena la meravigliosa prosa di tali Corrado e Massimiliano. Perché l'ho fatto, vi state chiedendo? Ma solamente per recensire, a modo mio, un libro che non ho letto e che non leggerò mai, Perché siamo antipatici. La sinistra e il complesso dei migliori. L'ha scritto il professor Luca Ricolfi, uno che ha veramente tantissime cose da insegnare alla sinistra.

sabato 1 maggio 2010

Tra questa immensità s'annega il pensier mio

La migliore di oggi (che promette di essere la migliore del mese)? È di Claudio Scajola.


A Repubblica, che gli chiede conto dei suoi rapporti con il corruttore e corrottissimo Angelo Balducci, risponde così: "Balducci... stiamo parlando di uno degli otto gentiluomini del Papa, non so se mi spiego".
E mecojoni! Non so se mi spiego...


P.S.

In ogni caso, il cavallo non beve. Voglio dire... l'opinione pubblica: com'è che non sanziona? Domanda retorica?

lunedì 12 aprile 2010

Senza retorica e con occhi attenti


Fantastica l'uscita di Giacomo Babini, vescovo di Grosseto in pensione.
Parlando dei "nemici naturali" del cattolicesimo, gli ebrei, Babini ha affermato che «l'Olocausto fu una vergogna per l'intera umanità, ma ad esso occorre guardare senza retorica e con occhi attenti. Non crediate che Hitler fosse solo un pazzo. La verità è che il furore criminale nazista si scatenò per gli eccessi e le malversazioni economiche degli ebrei che strozzarono la economia tedesca. La Germania era stanca delle angherie di chi praticava tassi di interesse da usura».
Cioè, questo tizio una volta faceva il vescovo: ci rendiamo conto, sì?


Lo scandalo pedofilia promette di tirar fuori il meglio del meglio, dalla Chiesa cattolica sotto schiaffo.
Ci sarà da divertirsi, insomma.