Visualizzazione post con etichetta spunti di riflessione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta spunti di riflessione. Mostra tutti i post

sabato 24 dicembre 2011

Mite agnello redentor...

E anche per quest'anno Paulo Coelho se n'è uscito col suo racconto di Natale.
Lo trovate su Repubblica ed è davvero imbarazzante. Il mistero del dio che si fa uomo (per chi ci crede, ovvio...) è roba da dilettanti in confronto al mistero del credito di cui ancora gode (presso Repubblica, ad esempio) questo furbacchione brasiliano.


Bene, dixi.
E adesso faccio anch'io come Coelho (sarò mica il figlio della serva, no?): perciò chiudo scrivendo qualcosa di assolutamente banale, fatuo e irrilevante.
Ecco qua, sentite un po': se la religione è l'oppio dei popoli, i libri di Coelho sono l'ovvio dei popoli.
E adesso ditemi: non vi sembro molto intelligente e soprattutto molto profondo?
Eh?



P.S.
Tra l'altro, quella dell'ovvio dei popoli mica è mia...

mercoledì 14 dicembre 2011

Radici

"Furlans fevelait furlan!".
Lo trovate scritto dietro al banco di molti bar, in Friuli.
Significa, lo dico a beneficio di chi non fosse delle mie parti, "friulani parlate in friulano!".
"Furlans fevelait furlan!": e ci senti dentro tutto l'orgoglio della gente operosa e coraggiosa che abita queste contrade.
"Furlans fevelait furlan!": parole d'amore, un amore immenso, non solo per la propria marilenghe, ma anche per il proprio blut (und boden, naturalmente: l'Heimat, anzi: la Patrie).
"Furlans fevelait furlan!": tra un taiut di vino e un altro, diomadone, "furlans fevelait furlan!".


Il signor Ning, intanto, che è cinese, vive a Londra e studia e lavora in una prestigiosissima istituzione britannica, si preoccupa di parlare un buon inglese.
Ed è pure astemio.

mercoledì 23 novembre 2011

If...

Che dire del rapporto che hanno gli italiani col loro nuovo governo?
Mah, solo questo: che se Luciano Pavarotti fosse ancora vivo non dubito che cercherebbe in ogni modo di duettare con Mario Monti a un Pavarotti&friends.


Dopo aver duettato con gli Iron Maiden, certamente...

venerdì 11 novembre 2011

Come eravamo

Nel mondo prima del berlusconismo... Anzi, no, dai: posso fare di meglio.

Nel mondo prima del maggioritario, quando andavo in edicola a comprare la Repubblica o l'Unità e notavo che il signore accanto a me comprava il Giornale (diretto da Montanelli, vabbé, ma era comunque il Giornale), pensavo (più o meno, ma insomma): “Guarda guarda: un conservatore”.
(e lui di me pensava una cosa tipo: "Bah, 'sti comunisti... State lì dove state, va, che state bene...")
Nel meraviglioso mondo del maggioritario, quando vado in edicola a comprare la Repubblica o la Stampa (l'Unità non la compro più da almeno dieci anni, e per ottimi motivi) e vedo il signore accanto a me che compra Libero o il Giornale, io penso: “Guarda guarda: uno stronzone. Povero demente...”.
(e lui, di me, in genere pensa: “Guarda guarda: un comunista di merda. Meno male che Silvio c'è, schifoso farabutto che non sei altro...”)
Questo è quello che ci resta del berluscon... Anzi, no, dai: questo è quello che ci resta del maggioritario.
(perché senza il maggioritario Silvio Berlusconi non sarebbe mai diventato il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi: chi non ha capito questo, secondo me, non ha capito un accidente di niente di tutto ciò che è accaduto in Italia negli anni che vanno dal 1994 al 2011, e soprattutto del perché tutto ciò che è accaduto in Italia negli anni che vanno dal 1994 al 2011 sia potuto accadere)



(nella foto, una soddisfattissima vestale del berluscon... Anzi, no, scusate: una soddisfattissima vestale del maggioritario)

lunedì 3 ottobre 2011

Ipotesi


Odio con tutta l'anima (cos'è diventato) il calcio. Ma leggo le cronache calcistiche, ogni tanto. Quindi so che l'Inter non sta facendo granché bene, in questo momento (ha beccato 11 gol, che non son pochi, in appena cinque partite), e so pure che ha recentemente cambiato allenatore.
Non sono dunque momenti facili, per il club meneghino.
Oggi poi è venuto fuori che il presidente Moratti, in privato, un paio di mesi fa (cioè pochi giorni dopo la decisione della Figc di non revocare all'Inter lo scudetto del 2006 nonostante il ricorso della Juventus), avrebbe detto: «Vedrete che ce la faranno pagare».
Chi? Chi è che la farà pagare all'Inter? Moratti non l'ha detto.
E allora, sotto con le ipotesi (occhio alle prime due: sono dei classici intramontabili).

1 – i framassoni;
2 – gli ebrei (nonostante Gad Lerner);
3 – il Fondo Monetario Internazionale (forse perché vorrebbe essere l'unica Internazionale al mondo);
4 – i Rosacroce;
5 – Massimo D'Alema e la sua famigerata ombra;
6 – per sei, trentasei;
7 – i magnifici sette;
8 – i quattro figli di Katie Elder e le loro gentili signore;
9 – i tre moschettieri moltiplicati per tre;
10 – l'uomo che corruppe Hadleyburg, l'uomo della pioggia, l'uomo che sussurrava ai cavalli, l'uomo in ammollo e l'uomo Del Monte;
11 – Maga Magò e Amelia;
12 – Magneto e i tutti i mutanti amici suoi;
13 – Mefisto e il suo figliolo Yama;
14 – i Santo California;
15 – Santo and Johnny;
16 – Simon and Garfunkel;
17 – Rodgers and Hart;
18 – Dalla e De Gregori;
19 – il Gran Mogol e le Giovani Marmotte;
20 – i fascisti;
21 – gli Aerosmith;
22 – il sindaco della città di Monfalcone, signora Silvia Altran, e la sua giunta;
23 – i fratelli Karamazov;
24 – sette spose per sette fratelli;
25 – le sorelle Materassi;
26 – le sorelle Bandiera;
27 – le sette sorelle (e questa, secondo me, ci potrebbe stare tutta, visto il core business della famiglia Moratti);
28 – gli Unni;
29 – i Burgundi;
30 – i Visigoti;
31 – i Sioux Hunkpapa;
32 – gli Apaches Chiricahua;
33 – gli abitanti di Alma Ata;
34 – gli astronauti;
35 – i calzolai;
36 – i neo-diciottenni;
37 – le tigri siberiane;
38 – i cosacchi del Don;
39 – gli impiegati alle poste;
40 – gli studenti di farmacia;
41 - i carmelitani scalzi;
42 - i bersaglieri;
43 - i ragazzi della via Pal;
44 - le dame di San Vincenzo;
45 - i lancieri del Bengala.

martedì 23 agosto 2011

Compound sweet compound

Un caro amico, dopo essersi sciroppato in serata chissà quale telegiornale, mi invia il seguente sms: «Ma £%c* Dio, ma adesso anche Gheddafi abitava in un 'compaund'?».
Gli rispondo: «Mai capito cosa sia, un compound. Io sono una persona semplice».
E lui: «Ma neanche loro sanno cosa sia. È solo pigrizia linguistica e giornalismo da manuali acquistati all'autogrill. Neanche Bin Laden e Gheddafi sanno che cosa sia un compound!».


Un altro amico, sul suo profilo facebook, ha scritto così: «Quando troveranno Gheddafi (Osama sembra non possa più rispondere) vorrei che gli chiedessero “ma in un compound si pagano lo stesso, le spese condominiali?” (e se sì, come le chiamate?)».
E poi ancora, evidentemente ispiratissimo: «Un normale condominio diventa un compound quando gli ex amici vengono a prenderti senza suonare al citofono per portarti fuori per l'ultima volta».


Secondo quel tremendo reazionario che fu Joseph De Maistre, “ogni degradazione individuale o nazionale è immediatamente annunciata da una degradazione rigorosamente proporzionale del linguaggio”.

Non so più nemmeno quante volte le ho citate, queste parole, in quattro anni di talkischeap.

lunedì 20 giugno 2011

Definizioni

Dicesi pedagogia l'arte e la scienza dell'educazione che “si occupa della formazione del fanciulli, nel suo aspetto fisico, intellettuale e morale”estens. Teoria dell'educazione comprendente lo studio dei fini del processo educativo, dei problemi di apprendimento e delle tecniche di insegnamento.

Dicesi pedagogista lo studioso, o l'insegnante, di pedagogia ‖ estens. Persona che non vede un'aula scolastica da almeno trent'anni.

Almeno.

domenica 3 aprile 2011

VROOOOOOOOOOOOM!!!


Titolo sul giornale di ieri: «Barzelletta hard e parolacce show del premier con i sindaci Pdl». Occhiello: «Berlusconi senza freni a Palazzo Grazioli in un incontro con un gruppo di amministratori campani». Quindi la notizia sarebbe che Berlusconi racconta barzellette? No, dai. A legger bene, la notizia è che il presidente Berlusconi ha ricevuto “in veste ufficiale” (a Palazzo Grazioli, cioè a casa sua) “i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive”.

Ve lo riscrivo: i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.

Ancora: i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.

Di nuovo: i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.

Un'ultima volta: i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive.


Ma per fortuna adesso sta accorrendo in nostro aiuto un nuovo, italianissimo, supereroe: Luca Cordero di Montezemolo. E se nel 1994 Silvio Berlusconi, con squisita metafora calcistica, era “sceso in campo” con i suoi “azzurri” per salvarci tutti quanti dal comunismo, oggi Luca Cordero di Montezemolo scende, ovviamente, in pista “perché l'Italia è una macchina straordinaria fatta per correre, per competere e per vincere. Non possiamo più permetterci di tenerla ferma ai box per paura di una sconfitta, dobbiamo rimetterla in moto”. Vroooooooom, vrooooooooom, vroooooooooom!!!

E non è me-ra-vi-glio-so, dite, il nostro essere un popolo di sportivi?

martedì 29 marzo 2011

Quante divisioni ha, il Papa?


Per Giovanni Brusca, il boss mafioso, «la guerra non è fra Berlusconi e questi della sinistra. La guerra è tra Berlusconi e De Benedetti con Repubblica e tutto il resto».

Lucida, la canaglia, eh?

No?

Allora ditemi un po', in coscienza: secondo voi, in questi anni di vergogna, la sinistra italiana ha veramente inteso combattere Berlusconi? Ha davvero voluto fargli la guerra? Dai, su...

Quale guerra?

L'Italia dei moderati non l'avrebbe mica capita, una guerra così...

Perché Berlusconi, dopotutto, “è stato eletto”. Possiamo girarci attorno quanto ci pare, ma “è stato eletto”, giusto? E allora con lui un qualche accomodamento lo devi trovare.

È doveroso.

Perché bisogna essere “responsabili” (anzi, "perché noi siamo una forza responsabile").

Perché bisogna essere Rutelli.

Perché noi abbiamo dei doveri prima di tutto verso l'Italia.

Perché noi siamo un grande Paese europeo.

Perché noi siamo un grande Paese tout court.

Perché Berlusconi, noi, non lo dobbiamo neanche nominare.

Perché se si parla male di Berlusconi si fa solo il gioco di Berlusconi.

Perché la gente - la gente vera, mica gli intellettuali radical chic - non ci segue, se parliamo male di Berlusconi.


Secondo la mia modestissima opinione, nell'ultimo quindicennio le cose sono andate più o meno così, a sinistra, in Italia.

Al netto della competizione tra “le due sinistre”, naturalmente.

E della inestimabile coscienza dei Franco Turigliatto e dei Fernando Rossi.

Come dite? Chi sono Franco Turigliatto e Fernando Rossi?

Eh.

Chiedetelo un po' a Giovanni Brusca, chi sono: lui se li ricorda bene...

lunedì 21 marzo 2011

Gli sfondoni di Scalfari e Nichi che dice bafta

Ieri, nella sua consueta omelia domenicale, Eugenio Scalfari ha scritto che “Saddam Hussein aveva invaso il Kuwait però si ritirò subito dopo l'ingiunzione internazionale ma l'armata di Bush in nome dell'Onu lo inseguì fino a Baghdad, lo processò e lo giustiziò”.
Ho atteso inutilmente un'errata corrige su la Repubblica di oggi. Non c'era niente.
Qualcuno lo avrà notato, lo sfondone? O forse non c'era nessuno, in via Cristoforo Colombo 90 a Roma, che fosse disposto a far le pulci al barbone del padre fondatore del glorioso quotidiano di riferimento di noi ceti medi riflessivi?
Poco male, in ogni caso. Ci avrà pensato la stampa berlusconiana, immagino, a far presente che, se le cose fossero andate come le ricorda lo Scalfari, una seconda guerra del Golfo non avrebbe potuto aver luogo manco per sogno.
Eh, già: se nel 1991 l'esercito irakeno in rotta fosse stato inseguito dal Kuwait liberato fino a Baghdad, il famoso Occidente non avrebbe avuto bisogno di inventarsi, dodici anni dopo, la balla spaziale dell'uranio del Niger per giustificare l'operazione Iraqui Freedom.
Detto ciò, non ho molta voglia di scrivere qualcosa su quanto sta accadendo in Libia in questo momento, se non che le truppe di Gheddafi avrebbero dovuto essere fermate, nell'unico modo possibile, già dieci giorni or sono.
Adesso va bene bombardare chi non ha esitato a sparare sui civili per riprendersi il potere (momentaneamente?) perduto, è giusto provare a fermarlo, ma ho come l'impressione che le bombe occidentali rischino di essere molto poco efficaci.
Si è perso tanto tempo. Troppo?
In ogni caso, io ai raid aerei sulla Libia sono favorevole. Immagino che pure a Bengasi e a Tobruk ci siano un sacco di persone favorevoli e mi fa molto piacere essere d'accordo con lo loro e in totale disaccordo col nichivendola di turno che oggi, sempre sulla solita Repubblica, appariva preoccupatissimo: quale sarà lo lo slogancino appropriato alla bisogna, cari compagni?
Il più grande poeta di Terlizzi pare abbia scelto NO A GHEDDAFI NO ALLA GUERRA.
Che dire? A qualcuno il genere piace. A me, invece, ha veramente rotto i coglioni.
Tra l'altro, proprio non riesco a non pensare al fatto che furono i raid americani sulla Serbia, dopo che Milosevic aveva ordinato la pulizia etnica in Kosovo, a far cessare le ultime guerre balcaniche in ordine di tempo, quelle che noi europei ci siamo goduti per quasi un decennio, comodamente seduti in poltrona, senza fare un cazzo di niente per fermarle prima che arrivasse Bill Clinton – evidentemente molto preoccupato, e non ho mai capito per quali pozzi di petrolio – a mettere a posto tutto.
A Bill Clinton i kosovari hanno poi dedicato il Bill Clinton Boulevard, a Pristina.
E, chissà, forse dedicheranno una strada pure a quelli che, mentre Clinton bombardava i responsabili della pulizia etnica, in Italia dicevano NO A MILOSEVIC NO ALLA GUERRA.
Ma col tempo. Adesso non credo siano ancora pronti.




P.S.
Disse una volta il grande John Huston che davanti a un disgraziato che sta affogando si incontrano, di solito, due categorie di uomini: quelli che si buttano in acqua per salvarlo e quelli che si mettono a fare della filosofia sulla brevità della vita umana.
Sapendo che, certo, le guerre si fanno per ben altro (ben altro tipo il petrolio, perbacco!), voi a quale delle due categorie sentite di appartenere?

martedì 1 marzo 2011

Roba paranormale sul serio

Leggo sui giornali che l'indagine sulla scomparsa della povera Yara Gambirasio viene adesso giudicata «senza dominus e con troppi passi falsi», oppure come «una sequenza di eventi in cui i “vuoti” hanno prevalso sui “pieni”»: i carabinieri che puntano subito sul solito sospetto, cioè l'immigrato (in ogni indagine che si rispetti in cui la vittima sia un italiano, ancora meglio se un'italiana, ne deve per forza saltar fuori uno, ormai: stavolta è toccato a tal Mohammed Fikri, marocchino); le indagini della Mobile su un testimone, Enrico Tironi, a lungo considerato attendibile ma che ha finito per rivelersi un mitomane; i Ros su un cantiere edile che viene scandagliato persino con un geo-radar e dulcis in fundo...
Beh, dulcis in fundo ci sono state «le segnalazioni delle sensitive a Udine e Forlì».
Le sensitive.
Cioè, come da vocabolario, delle «persone dotate di facoltà paranormali».
«A metà gennaio
– ha scritto ieri la Repubblica - l'ennesima maga la spara grossa: cercate Yara nel borgo di Viaso (Udine). Si scava anche lì: una bufala».

Si è scavato, capite? E, nonostante l'avesse detto la maga, sotto terra non c'era nulla, ma proprio nulla: il corpo di Yara, povera bambina, si trovava, incredibilmente, altrove.
Io non so che dire.
Mi pare brutto chiedere su quale capitolo di bilancio sarà finita la gita degli inquirenti a Viaso (in comune di Socchieve, provincia di Udine) per verificare le indicazioni della maga, anzi della sensitiva, in contatto permanente, presumo, con l'anima de li mortacci sua.
Mi pare brutto, sì.
E però, checcazzo, ma siamo a questo? Alle maghe?
E alla mamma di Yara Gambirasio chi indagava glielo diceva, sì?
Glielo diceva che per scoprire dove fosse finita la sua bambina si doveva conferire con la maga, anzi con la sensitiva?

lunedì 28 febbraio 2011

Il fascino irresistibile degli irlandesi di Boston

- Ci vediamo un film in dvd, stasera?
- Per esempio?
- Per esempio
Rashomon di Kurosawa...
- Mmmmfffff...
- Guarda che ti stai perdendo qualcosa...
- Seee, seee...
- Vabbuò.
- E... quanto dura?
(butta l'occhio al contenitore del dvd) Ottantaquattro minuti. (soppesa la questione per un paio di secondi) Va bene, dai: si può fare.
- Co-come? Ripeti, prego...
- Si può fare.

Sembra che a indurla a cambiare idea (sono anni che le propongo Rashomon ricevendone sempre in cambio dei cordialissimi spernacchiamenti) sia stato il personaggio di un romanzo di Dennis Lehane che parla di Rashomon con una sua amica che non l'ha mai visto.
- Rashomon? Mai coverto!
- Beh, dovresti, sai?

Ed eccoci qua.
A me no, a Dennis Lehane sì.
Ma mica mi sono offeso, eh...
Va bene così.

giovedì 27 gennaio 2011

Gurubuldu (fu furutu)


Io mi chiamo Stefano. Ma se Roberto Saviano dice che mi chiamo Assurbanipal c'è poco da ribattere: io mi chiamo Assurbanipal.
Oggi è giovedì. Ma se Roberto Saviano dice che oggi è domenica, non si discute: oggi è domenica.
È l'aratro che traccia il solco. Ma se Roberto Saviano dice che il solco lo traccia lo spazzolino da denti, poche storie: il solco lo si traccia con lo spazzolino da denti.
Mia figlia si chiama Mila. Ma se Roberto Saviano dice che in realtà si chiama Sila, io non posso far altro che inchinarmi alla sua perspicacia: ebbene sì, visto che amo la Calabria alla follia, ho chiamato mia figlia Sila.
Dio consegnò le tavole della Legge a Mosè sul Monte Sinai; in analisi logica 'sul Monte Sinai' è un complemento di stato in luogo. Ma se Roberto Saviano sostiene che trattasi invece di complemento di limitazione, beh, che la sintassi della lingua italiana vada pure a farsi fottere: Dio consegnò le tavole della Legge a Mosè limitatamente al Monte Sinai e chi s'è visto s'è visto.
Il Monte Sinai si trova in Egitto. Ma se Roberto Saviano dice che si trova in Israele, non c'è niente da fare: Israele deve immantinente dichiarare guerra all'Egitto per annettersi il Monte Sinai.


E che? Niente niente che ce l'ho su con Roberto Saviano, io?
No, ve lo giuro: non ce l'ho su con Saviano.
È che stamani mi è tornata in mente una vecchia vignetta di Altan.
C'era disegnata una mamma che, imboccando la sua bambina, la esortava: “Su, mangia gli spinaci!”. E la piccola: “Li mangia anche Bobbio?”.
Magari oggi come oggi non significa molto. Ma nel momento in cui uscì - fine anni Ottanta, primi Novanta – la voga di citare Norberto Bobbio, a sinistra (più precisamente: dalle parti di una sinistra post-comunista alla disperata ricerca di nuove auctoritates, nuove parole d'ordine, nuove suggestioni, nuove legittimazioni), aveva raggiunto livelli parossistici con esiti spesso e volentieri imbarazzanti.
Che c'entra tutto questo con Saviano, dite voi?
C'entra, c'entra... Lasciatevi servire.

giovedì 6 gennaio 2011

The Dark Knight

Qualche giorno fa, alla cerimonia della quotazione in borsa di Fiat Industrial, l'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne - il manager tutto d'un pezzo che Fausto Bertinotti (il mentore del famoso poeta Nichi Vendola) una volta ebbe a definire “un borghese buono” - ha scasinato un bel po'.
E la Fiom di qua e la Fiom di là e io non accetto ricatti da nessuno ma se al referendum tra gli operai di Mirafiori sull'accordo del 23 dicembre – quello che ha visto la contrarietà della Fiom e l'adesione degli altri sindacati – i “no” arriveranno al 51% allora «la Fiat non fa l'investimento a Mirafiori», cari signori: prendere o lasciare, anzi – datosi che Marchionne è un manager internazionale - “take it or leave it”.
Marchionne (Marchionne) ha poi detto (said) di considerare (to judge) “offensive” (insulting) le domande (questions) sul progetto (plan) denominato (named) Fabbrica Italia (Factory Italy).
Alla lettera: «È veramente offensivo che bisogna vedere i punti specifici del piano. Chiedere a Fiat di svelare i dettagli del piano lo trovo ridicolo. Ma che, scherziamo? Smettiamola di comportarci da provinciali».
Dunque, gente mia bella gente, non ci è dato sapere perché Fiat sta facendo tutto 'sto casino in Italia (e la Fiom di qua e la Fiom di là eccetera eccetera eccetera). Il piano industriale della Fiat per Mirafiori e Pomigliano è un segreto (it's a secret).
L'international manager ha anche fatto presente a tutti noi (to everybody) che in Brasile, dove egli ha appena aperto una nuova fabbrica (a new factory), nessuno (nobody) «si sarebbe mai permesso di farsi dare i dettagli dell'investimento».
Che dire?
Che cosa dobbiamo attenderci, a 'sto punto, da Fiat?
Mah...
Secondo me, minimo minimo la produzione in serie della Batmobile.

lunedì 13 dicembre 2010

I confess

Oggi, a pranzo.
Si chiacchiera, con mia moglie, del più e del meno.
Ad un certo punto si finisce per parlare di Berlusconi che è arrivato a comprarsi dei voti utili a ottenere la fiducia dal Parlamento.
Io dico che il papi della Patria non riesce più stupirmi: è un farabutto conclamato e c'è poco da aggiungere.
Elena è più profonda: Berlusconi non stupisce nemmeno lei, ma...
«È un imprenditore - ancorché molto anomalo, lo sappiamo - e ragiona da imprenditore. Deve raggiungere un determinato risultato? Si compra le professionalità che gli servono per ottenere quel risultato, sottraendole alla concorrenza. E c'è poco da aggiungere...».
Eh, sì: gli imprenditori in politica fanno cose molto strane, a volte.
Cose che con l'impresa, magari, c'entrano molto: il problema è che non c'entrano niente con la democrazia.
E chi meglio di me può saperlo?
Non ho forse votato Riccardo Illy per ben due volte, io?

martedì 16 novembre 2010

Gli splendidi ottantadue anni di Piero Bassetti

Ad ogni batosta nel Nord Italia per la sinistra in generale e il Pd in particolare, spuntano sui giornali, puntuali come una passeggiata di Immanuel Kant, gli esperti 'di sinistra' o di 'centrosinistra' della cosiddetta “questione settentrionale” che ci spiegano come dovrebbero fare, la sinistra in generale e il Pd in particolare, per ritornare in sintonia con il Nord Italia dopo secoli e secoli di incomunicabilità e sangue cattivo, premessa indispensabile – eccheccazzo! - per ritornare a vincere nelle regioni del Nord Italia che poi sarebbero le regioni dove da secoli e secoli è aperta la cosiddetta “questione settentrionale” che nel Nord Italia condanna al dileggio, più che all'irrilevanza, la sinistra in generale e il Pd in particolare i quali, come è noto a tutti, della cosiddetta “questione settentrionale” non sospettano neppure l'esistenza e dunque giù batoste e batoste come se piovesse!
Sono sempre gli stessi, ad essere interpellati: Ilvo Diamanti, Massimo Cacciari, quel fesso del sindaco di Torino che non mi ricordo nemmeno più come si chiama, Mario Carraro, Piero Bassetti...
Oggi su La Stampa il giornalista Michele Brambilla si chiede e chiede: “Perché il Pd sembra non capire il Nord?”. Che domandona, nevvero?

Ed ecco s'avanza con rapido incedere Piero Bassetti, ottantadue anni, ex presidente della Regione Lombardia e della Camera di Commercio di Milano, oggi presidente della Fondazione Giannino Bassetti (me la farò anch'io una Fondazione, prima o poi, giuro: sarò mica il figlio della serva, no? Un giorno o l'altro ne parliamo) e di Globus et Locus che, mi dicono, sarebbe una “Associazione di istituzioni il cui scopo è l'analisi dei rapporti tra il globale e il locale” (perché, si sa, c'è sempre una morale, nelle delocalizzazioni delle imprese italiane: quelli di Globus et Locus sono tra noi per spiegarci qual è).
Secondo Michele Brambilla, Piero Bassetti, "democristiano", sarebbe “l'uomo che ha creato il centrosinistra a Milano negli anni Sessanta”.
E, guardate, lo si capisce fin da subito che il Bassetti, sfolgorante in soglio, punta a illuminarci tutti.
Sentite un po' qua: «Il Nord è il luogo del progresso, e la sinistra è il luogo della conservazione. Perché non ha risolto il suo rapporto tra valori e storia. Voglio dire: ha certamente dei valori buoni, ma non capisce qual è la possibilità concreta di inverarli oggi. Spinge con la marcia indietro».
Capito com'è? La sinistra «vede una società che è quella di cent'anni fa. Parla di una “classe operaia” che non esiste più. Pensa che la giustizia sociale sia da affidare allo Stato, quando lo Stato non è più in grado di assicurarla».
Verrebbe da chiedere al democristiano Bassetti - “l'uomo che ha creato il centrosinistra a Milano negli anni Sessanta”: e un bel 'mecojoni!', a questo punto, possiamo pure mettercelo - verrebbe da chiedere a Bassetti, dicevo, come sta messo il mondo cattolico, nella Lombardia leghista e ciellina: lo avrà risolto, in qualche modo, il proprio rapporto tra "valori e storia"? Quelli della Compagnia delle opere sostengono di sì, ma chissà cosa ne pensa il cristiano democratico Bassetti, che ciellino non è...
Ci fossi stato io, al posto di Michele Brambilla de La Stampa, avrei chiesto a Bassetti di fare i nomi, ostia: «Chi è che parla di “classe operaia”, a sinistra, a parte Giorgio Cremaschi della Fiom che però non è che abbia poi tutto 'sto gran seguito? Eh?». Anzi, meglio, dai: avrei chiesto: «Scusi, Bassetti, ma cosa intende, Lei, per sinistra? Il Pd, per caso? Cioè, secondo Lei il Pd è sinistra, Bassetti? E mi dica: così, tanto per sapere... ha sentito ultimamente qualcuno del Pd parlare di “classe operaia”, Bassetti? Chi? No, perché, sa... neanche nel vecchio Pds usava più, la “classe operaia”.».
Però io non sono Michele Brambilla, che comunque, poverino, non può interloquire in nessun modo col Bassetti datosi che il Bassetti viene intervistato dai giornali solo perché qualcuno dovrà pur insegnarglielo, alla sinistra in generale e al Pd in particolare, com'è che si dovrebbe stare al mondo dopo l'ennesima batosta presa nel Nord Italia; e dunque manco per sbaglio si può far presente a uno così che - a proposito di quello Stato di merda a cui giammai dovrebbe essere affidata “la giustizia sociale” - l'evasione fiscale, in Lombardia, è a livelli monstre, e da secoli e secoli ormai: perché il Bassetti, in quanto Grande Esperto del Nord Italia come “luogo di progresso”, mica può perdere il suo tempo in quisquilie e pinzillacchere, giusto?
E butta anche lì un paio di pensieri divergenti, il nostro.
Fuori uno: «Il Pd è un ferrovecchio». Perché? Ma perché «l'ambito di aggregazione irrinunciabile del Pd , ad esempio, è ancora il territorio. Si continua a credere che se due milanesi abitano entrambi al Lorenteggio debbono pensarla allo stesso modo, perché una volta l'organizzazione della vita privilegiava il luogo. Oggi non è più così, ci si aggrega con le “comunità di pratica”, cioè si aggregano coloro che svolgono la stessa funzione nella società».
Grandissimo, eh? Questa cosa delle “comunità di pratica” la dovrò illustrare a quel mio collega berlusconiano che oggi, in sala insegnanti, mi spiegava, tutto compunto, come adesso il Silvio ferito “dovrà per forza scatenare l'inferno” e trascinare con sé, nella sua caduta, la nostra povera Repubblica. Sì: gliela illustrerò per bene, poi ci aggregheremo in una “comunità di pratica” e vivremo felici e contenti!
Fuori due: «E ci si aggrega con i media: io sostengo sempre che se Carlo Marx tornasse al mondo non si occuperebbe più delle filature di cotone ma dei grandi giornali e delle televisioni».

Capito, asini? Avete preso nota? Se Carlo Marx tornasse al mondo, sostiene Bassetti, sarebbe Silvio Berlusconi.
E comunque, la sinistra «ha certamente dei valori buoni, ma non capisce qual è la possibilità concreta di inverarli oggi. Spinge con la marcia indietro».
Invece Bassetti corre: uh, come corre Bassetti!

domenica 24 ottobre 2010

Io non ce l'ho, un Giordano in cui battezzarvi. Lo giuro.

Su la Repubblica di oggi, pagina 19: “AVETRANA - Stop al turismo dell'orrore. Avetrana si ribella al nuovo esodo annunciato per oggi nella cittadina del Salento, dopo l'invasione di domenica scorsa. Addirittura si ha notizia di carovane di curiosi pronti a muoversi con bus gran turismo, in partenza dalla Basilicata, dalla Calabria e da Ancona. Tutti vogliono vedere i luoghi della tragedia di Sarah Scazzi. La casa dalla quale è uscita per andare incontro al suo terribile destino. E anche la villetta in cui, secondo gli investigatori, è stata assalita e strangolata dallo zio Michele Misseri con la complicità della cugina Sabrina”.
Secondo Elena, nel mio turpe cazzeggio di venerdì scorso sarei stato addirittura “profetico”.
Rispondo canticchiando.

E però...

domenica 26 settembre 2010

Papale papale


Inesorabile - come l'ennesimo giallista svedese che sta per essere tradotto e pubblicato in Italia a beneficio dei numerosissimi amanti italiani dei giallisti svedesi - mi prende l'impulso di scrivere qualcosa sul deragliamento della politica italiana dai binari del senso morale e della decenza.
Ma mi passa subito.
Ormai va così sempre più spesso. Mi metto lì, con l'indignazione che trabocca e...
Zero. Penso subito ad altro.
Per esempio al deragliamento della società italiana dai binari del senso morale e della decenza.
Per dirvi, ieri ho applaudito platealmente una stronza che, con la sua cazzo di monovolume lanciata ad almeno settanta orari in centro città, non si è fermata alle strisce pedonali mentre io mi accingevo ad attraversare la strada spingendo il passeggino di mia figlia.
“Brava! Bra-va!!!”.
Valeva la pena di applaudirla, quella cagna. Perché in Italia, oggi come oggi, ha vinto lei. E le è bastato correre a settanta orari.
Dopo di che, magari domani, un papa straniero verrà a salvarci e allora vinceremo noi.
Ma solo se non abbandoneremo lo spirito del maggioritario, eh....
Altrimenti, nisba!

venerdì 3 settembre 2010

Di plagi e finzioni

Fabio Filipuzzi, ingegnere e scrittore udinese, ha pubblicato tra il 2006 e il 2010 ben sei libri - tra romanzi e saggi di estetica, filosofia, architettura - per i tipi di Campanotto e Mimesis.
“Peccato – ha scritto su Il Piccolo Pietro Spirito – che almeno due dei suoi romanzi siano interamente copiati – si intende in modo integrale, dalla prima all'ultima pagina, da altri autori, peraltro di fama”.

Nel romanzo La parola smarrita, del 2008, Filipuzzi avrebbe vampirizzato, parola per parola, Pomeriggio di uno scrittore, di Peter Handke nella traduzione di Giovanna Agabio per Guanda. Invece L'ipotesi della bellezza, opera filipuzziana del 2009 (che “fra l'altro riporta in esergo una frase che Filipuzzi attribuisce a se stesso e invece è presa di peso da L'animale morente di Philip Roth”) uscita anch'essa per l'editore Campanotto, sarebbe integralmente copiata da Aurore di Jean-Paul Enthoven nella traduzione di Vincenzo Vega per Bompiani. Sempre nel 2009 è uscito per Mimesis un altro romanzo di Filipuzzi, La donna di velluto: qui il nostro avrebbe rubato a man bassa da diverse opere: L'Invenzione della solitudine di Auster, Un uomo solo di Isherwood, Il danno della Hart.
È stato un libraio italo-tedesco che vive a Trieste, Jean-Pierre Bouerdick, a smascherare 'sto plagiator cortese. Come, lo ha raccontato ieri lui stesso a Il Piccolo.
Una vicenda sconcertante e forse pure emblematica la sua parte: se non altro, di una presunzione di impunità a prescindere (con un di più di beata incoscienza che non si può definire altrimenti che infantile) diventata in questi ultimi anni forma mentis per troppi italiani. Per capirci meglio, “un ministro non può sospettare di abitare in una casa pagata in parte da altri. Se dovessi acclarare che la mia abitazione fosse stata pagata da altri senza saperne io il motivo, il tornaconto e l'interesse, i miei legali eserciteranno le azioni necessarie per l'annullamento del contratto di compravendita”.

In Finzioni, di Jorge Luis Borges, c'è un racconto che ha per titolo Pierre Menard, autore del «Chisciotte».
Vi si racconta dell'opera visibile e di quella invisibile, perché incompiuta, di un romanziere, Pierre Menard appunto. Vi risparmio la parte in chiaro, e mi concentro sull'altra: “la sotterranea, l'infinitamente eroica, l'impareggiabile”, un'opera che “consta dei capitoli IX e XXXVIII della prima parte del Don Chisciotte, e di un frammento del capitolo XXII”.
Pierre Menard, scrive Borges, “non volle comporre un altro Chisciotte – ciò che è facile - ma il Chisciotte. Inutile specificare che non pensò mai a una trascrizione meccanica dell'originale; il suo proposito non era di copiarlo. La sua ambizione mirabile era di produrre alcune pagine che coincidessero – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel De Cervantes”.
Fossi in Filipuzzi e mi mancasse il coraggio di spararmi un colpo di pistola alla tempia, imposterei la mia difesa in tribunale (perché qualcuno ce lo trascinerà, in tribunale, l'uomo: e giustamente, dico io) sul Menard di Borges.
Signor giudice, ha presente Finzioni di Jorge Luis Borges? Ecco, vede, in Finzioni c'è un racconto che ha per titolo...




P.S.
Spero tanto che Filipuzzi sia orfano e che non abbia un amico che sia uno. Lo spero per lui.

martedì 24 agosto 2010

Moderatevi, moderatevi: qualche cosa resterà


Uno di questi giorni me ne esco di casa e vado a conquistare qualche voto moderato per il famoso Partito democratico - se i moderati mi faranno poco poco il favore di mostrarsi, naturalmente, invece di trincerarsi dietro la loro solita mutria.
Dovete sapere, infatti, che i moderati non le appalesano mica volentieri, le loro idee moderate - in Italia, almeno, è così: all'estero non so.
Qui da noi i moderati non parlano volentieri di politica - è una cosa che hanno imparato dal loro papà, impiegato al catasto: “Perché la gente deve sapere come la pensi? Fatti gli affari tuoi, che non si sa mai. Tu lascia cantare gli altri, lascia... Se han voglia di cantare, che cantino”.
Un moderato lo identifichi da quel lampo di spavento negli occhi che diventa subito diffidenza davanti al latinorum di parole come “politica”, “partito”, “giustizia” (o anche solo “equità”), “società”, “cittadinanza” “diritti” (ma solo quelli civili, in realtà: sono gli unici che lo insospettiscono veramente: dagli altri diritti, infatti, ci si può sempre guadagnare qualcosa) e “lotta” (la parola per lui più inquietante).

Un giorno, al bar, ho sentito un tizio che diceva a un altro: “Hai capito, com'è? Adesso ci comandano pure i senegalesi!”. Stava parlando di un mio amico senegalese che faceva l'assessore ai lavori pubblici a Monfalcone. Io, ricordo, rimasi stupefatto: la persona che aveva parlato era evidentemente un moderato! Sapete, è così raro coglierne uno nell'esercizio della sua proverbiale moderazione. E guardate che quel signore non era mica un razzista, eh! Manco per idea! Era un buon uomo, in realtà: uno che parlava con adorazione della figlia più grande, appena laureata in Economia col massimo dei voti; diceva che alla ragazza sarebbe tanto piaciuto lavorare in banca, dove si entra ormai solo per conoscenza, purtroppo, ma lui, ostia!, conosceva uno.
Quando siamo seduti in un luogo pubblico e mia moglie tira fuori la tetta per allattare Mila, ho sempre il timore che qualche moderato, seduto per accidente accanto a noi, si metta a sbraitare che quelle son cose che non si fanno, vergogna!, e che le tette, specie quelle belle grosse, vanno bene in tivvù o in fotografia su Chi, non certo nei luoghi pubblici dove potrebbero turbare qualche bimbo, figlio o nipote di moderati.


Insomma, avere a che fare coi moderati non è punto facile. Trattasi di gente riservata e imprevedibile.
E io che mi sono messo in testa di convincerne almeno un paio a votare per il Pd!
Sarà una fatica di Sisifo, dite voi? Può darsi, può darsi... Sempre meglio, però, che cercare di convincere certi ex elettori diesse che conosco io a votare per il partito di Beppe Fioroni.
“Il Pd non si capisce mai che cazzo propone!”, ti dicono. E si sbagliano, oh come si sbagliano: è il moderato Fioroni, il centrista Fioroni, lo scout Fioroni, la proposta del Pd.
Per dei rompicoglioni di sinistra non sarà certo sufficiente, ma ai moderati potrebbe pure bastare.
Devo solo identificarne un paio...