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sabato 1 novembre 2008

Amor vincit omnia (per usare un eufemismo)



Nella rubrica Televisioni, de il venerdì di Repubblica, recensione di Ghost – Fantasma, regia di Jerry Zucker, con Demi Moore, Patrick Swayze, Whoopi Goldberg, USA, 1990.
Una ciofeca inenarrabile che Francesco Bono ha narrato nel seguente modo:
“Una commedia nel segno dell'aldilà, in cui lo zucchero si mescola allo zenzero e che propende al sentimentale, con il cuore dello spettatore che batte per Sam, che dal cielo interviene per salvare la ragazza che ama. La morale è che l'amore vince la morte. Vi segnaliamo la scena con Sam e Molly che plasmano dell'argilla, per farci un vaso. Fra le mani di Demi Moore l'argilla suggerisce qualcos'altro!”.
La parte migliore della recensione, per me, è l'ammiccante punto esclamativo finale: qualcos'altro!
E Francesco Bono ha detto tutto...
Ora, è significativo, secondo me, che tanti anni fa fosse nientepopodimeno che Walter Veltroni a recensire i film nella rubrica Televisioni de il venerdì di Repubblica.
Veltroni, ovvero il re dell'eufemismo.
Dicesi eufemismo la figura retorica che consiste nel sostituire espressioni di contenuto sgradevole o crudo con espressioni attenuate o perifrasi //estens. Parola o frase usata a tale scopo ETIM Dal gr. euphemismòs, “buona espressione”.
Esempio di eufemismo: “il mio principale competitore” (Veltroni dixit) oppure “il capo dello schieramento a noi avverso” (sempre Veltroni) per indicare quello lì.
Insomma, Francesco Bono, poveraccio, dovrà pur meritarsela, in qualche modo, l'eredità di cotanto predecessore...

Concludendo, un piccolo sondaggio per i lettori di talkischeap: a chi scrive, il “qualcos'altro!” di Francesco Bono suggerisce la testa del capo dello schieramento a noi avverso.
A voi cosa suggerisce?

giovedì 10 gennaio 2008

Francesco Sanna contro Maciste

Il gruppo di esponenti del PD che sta attendendo alla stesura dello statuto del nuovo (GRANDE!) partito pare si sia arenato su certe pericolose secche regolamentari. I ben informati dicono che si stia consumando uno scontro all'arma bianca (vabbé, dai: fatemela passare. Ormai, avrete notato, ogni questione politica, anche la più infima, viene presentata dai professionisti dell'informazione con lo stesso linguaggio usato nei bollettini di guerra: per cui leggiamo di agguati, avanzate fulminanti, assalti, assedi. Tutto molto sobrio, come l'italian style richiede. Perciò, anche se tic non è certo un professionista dell'informazione, fatemela passare, dai...), uno scontro all'arma bianca, si diceva, su quale dovrebbe essere il modello del nuovo (GRANDE!) partito, o su un nuovo modello di partito, non ho capito bene. Scrive Goffredo De Marchis sulla solita Repubblica fondata da Eugenio Scalfari (vi giuro che fra un po' comincerò a citare gli articoli e gli editoriali de La Stampa: almeno per qualche tempo): “Molti nodi non sono ancora sciolti e ieri sera se n'è aggiunto un altro. Francesco Sanna, il rappresentante di Enrico Letta nel gruppo Statuto, ha proposto una regola-choc: il segretario che perde le elezioni è obbligato a dimettersi. Sanna ha tutti contro, anche gli ex-Ds e gli ex-Ppi che in questa fase non hanno fatto sconti a Veltroni e ai veltroniani sull'idea di partito. Ma non molla e sabato ripresenterà il suo emendamento. Chi perde a casa. E non come scelta personale o politica, ma come regola scritta”.

Che dire? Innanzitutto che è davvero tristo il Paese in cui viene considerato scioccante mettere per iscritto in uno statuto di partito che “il segretario che perde le elezioni è obbligato a dimettersi”.
Io lo trovo sacrosanto. Mi piace un sacco l'idea che una cosa come il dovere di rassegnare le dimissioni da parte di un leader politico che ha fallito (mancando un appuntamento politico fondamentale) venga scritta da qualche parte e non lasciata al buon cuore, alla generosità e alla sensibilità del trombato.
Lo dico perché non mi pare siamo tanto abituati a vedere gente che si dimette da un incarico politico, in Italia, e sarebbe bellissimo, invece, abituarsi. Secondo me. Lo dico perché condivido, ma cominciano a starmi davvero sul culo, le frequentissime geremiadi sullo scarso ricambio di personale nelle classi dirigenti del nostro povero Paese: non c'è cane, nella parte politica alla quale mi pregio (e capirai...) di appartenere, che non se ne stia riempiendo la bocca in questa fase di costruzione di un nuovo (GRANDE!) partito. Per cui basta seghe, cari signori, e avanti con le proposte. Il signor Francesco Sanna, di suo, almeno se ne è assunto l'onere per cui chapeau! Le pratica delle dimissioni, in effetti, a me sembra una buona leva per mettere in moto il ricambio politico di cui tanto si ciancia. Ne conoscete altre che si potrebbero utilizzare? Se si, rendetemene edotto: saprò senz'altro esservi grato.
Cercherò di seguire questa vicenda. Soprattutto per capire quali sarebbero le motivazioni di chi è rimasto scioccato (e sticazzi!) dalla proposta del signor Sanna. Secondo me ci sarà da ridere. Lo dico così, a naso.

P.S.
Non ho trovato, in rete, il logo del nuovo (GRANDE!) partito. Cercate di accontentarvi di questo qui sopra. Ehm...

sabato 17 novembre 2007

Esseri pensanti



Trovo sempre più spesso, sui giornali, foto come questa qui sopra.
Persone importanti fotografate in atteggiamento pensoso. Generalmente mentre si sostengono la bazza con un dito. O magari con due dita: pollice sotto il mento, indice lungo la guancia, il polpastrello puntato sullo zigomo. Lo sguardo vaga. Pare tendere ad infinito (verso interminati spazi, sovrumani silenzi e profondissima quiete).
La mia domanda è: tutto questo cosa vorrebbe comunicare, a me e al mondo? Che la persona fotografata è una persona profonda? Mi pare banalotta, come supposizione. Ci dev'essere dell'altro...
Voi ce l'avete, qualche ipotesi in merito? Vi sarei davvero grato se me ne metteste a parte.

E, già che ci siamo, date un'attenta occhiata al secondo scatto pubblicato e dite: a cosa stava pensando Nostra Signora degli Zombies? (non mi rispondete, per piacere: "Stava pensando alla fava!". Vi cestinerei)

domenica 28 ottobre 2007

Dichiariamo guerra al popolo?

Oggi "la Repubblica" titola "Erba, curiosi in fila per avere i biglietti".
Il giornale informa che il 29 gennaio si terrà al Palazzo di giustizia di Como la prima udienza del processo per la strage di Erba.
Bene. Pare che da qualche giorno, ogni mattina, ci sia della gente che si presenta all'ingresso del tribunale e chiede di poter prenotare un posto nell'aula dove fra qualche mese compariranno i due subumani che hanno sterminato quattro loro vicini di casa tra cui un bimbo piccolo (sul caso è appena uscito per Mondadori "Vicini da morire" di Pino Corrias. Mia moglie l'ha letto e le è piaciuto).
Le domande più comuni rivolte alle guardie giurate che fanno la guardia all'entrata dell'edificio sono le seguenti: "Dove si ritirano i biglietti per il processo di Erba?"; "Come si prenota?".
Si prevede che sarà come per il processo alla Franzoni, con la gggggggggggente ordinatamente in fila a prendere il numero per poter entrare tutti assieme in un tribunale della Repubblica che, agli occhi della folla tumultuante, deve rappresentare una sorta di surrogato dello studio televisivo di PORTA A PORTA.
A me tutto ciò fa vomitare. O, per meglio dire, ho più rispetto per un gatto o un cane che per questa manica di untermenschen. Ma non è questo il punto, adesso.

Ieri un mio caro amico mi ha suggerito che dovrei promuovere qualche sondaggio, sul mio blog.
E sia!!!!!!!!
E' un sondaggio pensato per chi mi assomiglia, ovvio.

La domanda è la seguente:"Per quale buona causa dichiarereste guerra al popolo?" (il popolo. La famosa ggggggggggggggente. Ci intendiamo, no?)


Esempio: "Io dichiarerei guerra al popolo per colpa di quelle due cazzo di gemelle di Garlasco che, mentre venivano intervistate dai giornalisti sull'omicidio della cugina, trovavano il tempo per distribuire curricula professionali: vedi mai vedi mai vedi mai, se Padre Pio mi aiuta, che io trovi un lavoro a STUDIO APERTO di ITALIA 1!!!!!!!!!!! Anzi: ma quale lavoro?!? Vedi mai che mi riprendano con le telecamere!!! Vedi mai che io finisca in televisione!!!!!! Tanto ormai pagano anche solo per finirci, in televisione: a far che non importa. A che cazzo serve saper FARE qualcosa?".
Sono stato chiaro, si?

Accorrete numerosi.