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venerdì 1 luglio 2011

La primavera italiana


«Allora, guardi, è semplice: la Casta è corrotta, la società civile invece è pura come acqua di fonte. Ha preso nota?»

«Sì, non era difficile...»

«Percepisco come una punta di ironia o sbaglio?»

«No, no, Maestro. Nessuna ironia. Si figuri.»

«Sono anni che dico queste cose.»

«Lo so, lo so.»

«Anni di lotte senza quartiere, senza respiro, contro tutto e tutti.»

«Destra e Sinistra.»

«Sì! Destra e Sinistra. In nome della legalità. Del diritto. Della decenza. Del vero liberalismo. In nome della parte migliore di questo Paese.»

«Vabbé.»

«Vabbé che?»

«No, dico, vabbé. Battaglie sacrosante, le sue, certo.»

«Senta, il suo tono mica mi piace, sa?»

«E adesso che cos'ha che non va, il mio tono?»

«Scusi, ma lei che ha fatto, negli anni in cui io, con Micromega, non davo quartiere al populismo al potere? Eh? Ha forse fatto politica?»

«Beh, insomma, politica... Sì. Un po'.»

«E... Con chi, se è lecito chiedere?»

«Eh, prima col Pds, poi con i Ds... Poi con il Pd, in qualche modo.»

«Ah, bene, bene: allora lei è un complice, sa? Uno dei tanti complici di Berlusconi.»

«Io? Scusi, come complice? In che senso, complice?»

«Lei stava con D'Alema. Anzi, lei sta ancora con D'Alema.»

«Io sto con... Senta, ma io Massimo D'Alema l'ho pure criticato quelle mille volte e...»

«L'ho inchiodata! L'ho inchiodata a D'Alema. Si vergogni!»

«Mi ha inchiod... Ma senta, io...»

«Non sento niente. È colpa di D'Alema se ci ritroviamo con Berlusconi ancora al governo, sa? E lei è complice. Lei ha collaborato.»

«Ma come, cioè, in che senso?»

«Io, a suo tempo, contro il suo caro amico D'Alema ho sostenuto Sergio Cofferati. Se lo ricorda, Cofferati? Lei dove stava, quella volta?»

«Io dove stavo? Nei Ds, stavo.»

«Non ha capito la mia domanda: con chi stava?»

«Io? Io stavo con il partito, stavo... »

«Ma sentilo: stava con il partito, lui! Il partito. Che conformismo! Che schifo!»

«Ma che conformismo e conformismo! Avevo scelto di iscrivermi al Pds, a suo tempo, cioè, mica ho fatto niente di male, no? Ero iscritto a un partito e...»

«E cosa ne pensava di quello che cercava di fare Cofferati?»

«Non mi piaceva.»

«Ah, non le piaceva...»

«No, lo trovavo destabilizz...»

«Destabilizzante per D'Alema, sì!»

«Il segretario dei Ds era Piero Fassino, veramente, non D'Alema.»

«Tsé! Fassino! Un prestanome di D'Alema, uno dei tanti: come quello che c'è adesso alla guida del Pd. D'altronde, il suo amico D'Alema ha bisogno di nascondersi dietro questi uomini di paglia perché la società civile, cioè noi, l'ha condannato da tempo!»

«Condannato. E, senta: di che cosa era imputato, D'Alema, di grazia? Di intelligenza con il nemico, se ho ben capito.»

«No. Di partitocrazia, era imputato. Di aver assassinato la speranza, era imputato. Di essere un politicante di bassissima lega, era imputato. E avete in comune gli stessi capi di imputazione, se ne rende conto?»

«Senta, guardi...»

«Insomma, Cofferati non le piaceva. E sentiamo, caro il nostro partitocratico: cosa non le piaceva, di Cofferati? Eh?»

«Cosa non mi... Ma niente: il fatto che bombardasse il partito un giorno sì e l'altro pure sui giornali. Mi sembrava che non si comportasse correttamente. Fassino era il segretario e...»

«E?»

«Tra l'altro, me lo ricordo, sa, quello che disse lei il giorno in cui Cofferati fece quella grande manifestazione al Circo Massimo...»

«Ah, sì? E cosa dissi?»

«Non se ne ricorda?»

«No. Me lo ricordi lei.»

«Beh, le fecero presente che Fassino era stato eletto da un regolare congresso e lei, ridacchiando, disse: “Un regolare congresso? Ma Cofferati, qui, è stato eletto da un congresso di due milioni di persone...”.»

«Embé?»

«Embé?!? Come, embé? Per essere lei uno che combatte il populismo, mi pare che mettersi a far la lode dei bagni di folla e delle piazze piene sia quantomeno...»

«E lei, un corifeo di quello schifo partitocratico che ci ha regalato quasi vent'anni di berlusconismo, lei si permette di fare le pulci a me, che il berlusconismo l'ho combattuto veramente supportando con ogni mezzo necessario prima i giudici di Mani Pulite, poi i girotondi, infine il popolo viola? Eh?!?»

«Senta...»

«No, senta lei: io non credo di dover prestare ascolto a uno che stava con D'Alema quando, con una miserabile manovra di palazzo, D'Alema fece cadere il primo governo Prodi!»

«Guardi che il primo governo Prodi cadde in Parlamento e tra quelli che gli votarono contro c'era pure quel Nichi Vendola che lei, di questi tempi, apprezza senz'altro più di D'Alema. D'Alema, in Parlamento, votò per Prodi, quella volta.»

«Faccia dei gargarismi con la soda caustica prima di parlare di Nichi Vendola, lei!!! Nichi Vendola è una speranza per milioni di uomini e donne che se non ci fosse stato lui se ne sarebbero rimasti lontani dalla politica per chissà quanto tempo ancora!»

«Sì, questo l'ho sentito dire tante di quelle volte... Ma non ho niente contro Vendola, io. Niente. Solo, accà nisciuno è vergine, mi capisce?»

«Cosa fa, adesso? Battute a sfondo sessuale? Battute omofobe, magari? »

«Ma no, ma quale omofobia! Volevo solo farle presente che in questo Paese è sempre un po' difficile tagliare le questioni politiche con l'accetta...»

«Mi suona molto andreottiana, questa sua affermazione. D'altra parte, voi dalemiani siete gli eredi degli andreottiani...»

«Senta, questa poteva risparmiarsela!»

«Risparmiarmela? Ma al contrario io rilancio, caro signore, rilancio: non solo degli andreottiani, anche dei craxiani!»

«Io veramente l'ho sempre detestato, Craxi.»

«Ma esponenti del suo partito lo hanno in più occasioni rivalutato, non lo sapeva?»

«Sì, ma io non sono mai stato d'accordo.»

«Ah, lei non era d'accordo? Comodo, caro signore: troppo comodo! Lei è un partitocratico conclamato: non se lo può proprio permettere, il lusso di chiamarsi fuori se l'andazzo non le garba... Lei è patetico, sa?»

«Che c'entra, scusi? Aderire a un partito, avere una tessera di partito in tasca, mica significa perdere la propria autonomia di pensiero!»

«Ma di quale pensiero va cianciando, signor Piredda? Di quale autonomia? Lasci perdere e si vergogni, va. Si vergogni di essere complice di Berlusconi!»

«Senta, Flores, non le pare di essere un tantinello apodittico, eh?»

«Ma io posso dimostrarglielo con una sola mossa, che lei è un complice di Berlusconi, sa?»

«Ah, sì?»

«Ma certo!»

«Beh, ci provi, allora!»

«Mi sfida? Lei mi sfida? Ohhh, povero signor Piredda...»

«Coraggio.»

«Bene. Lei compra i libri della Mondadori, qualche volta?»

«Senta...»

«No, no: risponda!»

«Ma certo che li compro, i libri della Mondadori! Anche ieri: se le interessa, ho comprato Il cacciatore di nazisti, di Alan Levy. Una biografia di Simon Wiesenthal. Dove vuole arrivare? Che significa?»

«Significa che lei, signor Piredda, non solo è un complice di Berlusconi, ma persino qualcosa di più: lei è un finanziatore di Berlusconi!»

«Senta, Flores, magari anche Nichi Vendola compra i libri della Mondadori e...»

«Faccia dei gargarismi con la soda caustica, prima di parlare di Vendola, gliel'ho già detto! E non si arrampichi sugli specchi. Tra l'altro, signor Piredda, spero proprio che a casa sua gli specchi siano coperti da pesanti drappi scuri: così potrà risparmiarsi la vista della sua faccia e la voglia, che immagino insopprimibile, di sputarsi addosso da solo, farabutto che non è altro!»


mercoledì 29 giugno 2011

Poeti quasi a modo...


Restiamo aggrappati allo scoglio
trafitti da aliquote nuove:

ed è subito Grecia.

domenica 16 gennaio 2011

(Il mio rapporto con il) Progresso

Oggi ho finalmente capito che cosa Fiat vorrebbe produrre a Mirafiori.
Stava scritto su Repubblica, a pagina 13.
A Mirafiori si produrrà... il Suv!!! Pensate un po' che roba: il Suv!!!
Nelle due versioni (ché una non basta, evidentemente), Jeep e Alfa.
Secondo il Lingotto, «per la fine del 2012 il Suv dovrà essere già in produzione (280mila vetture l'anno) e pronto per essere commercializzato».

Ve lo dico? Massì, ve lo dico...
Non credo sia mio interesse vedere i Suv - quei bestioni terribilmente ingombranti e impestanti - correre in strada.
E non intendo l'interesse di Stefano Piredda in quanto cittadino di questa cazzo di Repubblica, ma l'interesse di Stefano Piredda in quanto essere vivente su questo cazzo di pianeta che dovrebbe continuare a esistere, si spera, anche quando Stefano Piredda sarà morto...
Mi dispiace un sacco per gli operai di Mirafiori, ma quello che produrranno nei prossimi anni è pura follia.
Se i posteri malediranno il nome degli uomini del 2011 - e lo straordinario ingegno che li portò a produrre e commercializzare i Suv - beh, per quanto mi riguarda faranno benissimo.
Ma già... in fondo che cosa hanno fatto, i posteri, per noi?

venerdì 22 ottobre 2010

La Talkischeap Travels organizza!



Pellegrinaggio per gruppi min. 25 persone a San Giovanni Rotondo (FG) e Avetrana (TA) . Pensione completa 4 giorni, 3 notti.



PROGRAMMA VIAGGIO


1° giorno - VERSO SAN GIOVANNI ROTONDO - SAN PIO.
Partenza in torpedone ore 8:00 dal luogo convenuto. Soste lungo il percorso e arrivo previsto a San Giovanni Rotondo (FG) in prima serata. Sistemazione in hotel 2*. Cena al ristorante Tuppe tuppe, marescià e pernottamento in hotel.
2° giorno – SAN GIOVANNI ROTONDO - Visite libere.
Prima colazione in hotel. Giornata a disposizione per visite individuali e devozioni presso il moderno Santuario la cui cripta ospita la Tomba di San Pio (poco lontano troviamo anche la Casa della Sofferenza e il piccolo Convento di S. Maria delle Grazie dove visse e operò il Santo da Pietrelcina). Pranzo al ristorante Tuppe tuppe, marescià. Pomeriggio a disposizione per continuare le visite ed il pellegrinaggio alla tomba del Santo. Cena al ristorante Tuppe tuppe, marescià e pernottamento in hotel.
3° giorno – AVETRANA E LA TRAGEDIA DI SARAH.
Prima colazione in hotel. Partenza in torpedone ore 9.00 dal luogo convenuto. Soste lungo il percorso ed arrivo previsto ad Avetrana (TA) nel primo pomeriggio. Sistemazione in hotel 2*.
Nel corso della giornata: visita in gruppo alla casa di via Deledda in cui la piccola Sarah Scazzi è stata aggredita e soffocata da Michele Misseri - lo zio orco - il 26 agosto 2010 (sosta davanti al portone che immette al garage e alla cantina sotterranea della "casa dell'orrore"); proseguimento del pellegrinaggio alla volta della dimora della piccola Sarah, in Via Verdi (sosta davanti al portone di casa Scazzi); visita al campo sportivo di Avetrana dove sono state celebrate le esequie della piccola Sarah (con possibilità di assistere all'allenamento dell' A.S. Sant’Antonio Avetrana); visita alla tomba della piccola Sarah al cimitero di Avetrana. Cena al ristorante da Savino 'u pacce e pernottamento in hotel.
4° giorno - RIENTRO A MONFALCONE.
Prima colazione in hotel. Partenza in torpedone ore 9.00 dal luogo convenuto per il viaggio di rientro con soste lungo il percorso e arrivo previsto a Monfalcone in tarda serata.



QUOTA PER PERSONA € 200.
Una batteria di pentole in regalo ai partecipanti!!!

giovedì 25 febbraio 2010

666

Poi mi fermai sulla sabbia del mare. E vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia.
E un nome era Fernando, e un altro Super Trouper, e poi Ciquitita,Voulez-Vous, The Winner Takes It All, Mamma Mia e da ultimo Dancing Queen.

E la bestia che io vidi era simile a un leopardo, i suoi piedi erano come quelli dell'orso e la sua bocca come quella del leone; e il dragone le diede la sua potenza, il suo trono e grande autorità.
E vidi una delle sue teste come ferita a morte; ma la sua piaga mortale fu sanata, e tutta la terra si meravigliò dietro alla bestia.
E adorarono il dragone che aveva dato l'autorità alla bestia e adorarono la bestia dicendo: Chi è simile alla bestia, e chi può combattere con lei?
E le fu data una bocca che proferiva cose grandi e bestemmie; e le fu data potestà di operare per quarantadue mesi.
Essa aperse la sua bocca per bestemmiare contro Dio, per bestemmiare il suo nome, il suo tabernacolo e quelli che abitano nel cielo.
E diceva:
Gimme gimme gimme a man after midnight
Won't somebody help me chase the shadows away
Gimme gimme gimme a man after midnight
Take me through the darkness to the break of the day.

E le fu dato di far guerra ai santi e di vincerli; e le fu dato autorità sopra ogni tribù, lingua e nazione.
E l'adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell'Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo.
Se uno ha orecchi, ascolti.
If you change your mind
I'm the first in line
Honey I'm still free
Take a chance on me
If you need me, let me know, gonna be around
If you've got no place to go, if you're feeling down
If you're all alone when the pretty birds have flown
Honey I'm still free
Take a chance on me
Eccetera eccetera eccetera...


P.S.
L'Apocalisse, se mai dovesse esserci, avrà la colonna sonora degli Abba.

martedì 29 settembre 2009

Sapesse, contessa...

Non so se quelli che reggono di questi tempi le sorti della casa editrice Einaudi pensino che il libro sia una merce scadente.

Mi auguro di no e perciò fa un po' specie che L'oblio che saremo, di Héctor Abad, un'opera uscita da un paio di settimane e di cui si dice un gran bene, abbia la stessa copertina di I figli e i padri, la raccolta dei tre romanzi – Luce del Nord; Colpa di nessuno; L'amico di infanzia – che ci ha lasciato il povero Sandro Onofri, pubblicata da Baldini Castoldi Dalai editore qualche mese fa ma ancora in libreria.
In quella che frequento io, Abad e Onofri stavano sullo stesso scaffale, lo scorso venerdì pomeriggio: ad appena tre metri di distanza l'uno dall'altro.

Lo so, lo so che ci sono problemi più seri (ci sono sempre problemi più seri dei miei, in realtà) ma insomma... come dire... tutto ciò non mi suona granché bene, ecco.
Sarà solo una mia fisima e comunque, già che ci siamo, come mai tanti refusi nei libri, da un po' di tempo a questa parte? E non sto parlando di carneadi dell'editoria, ma di realtà con un pedigree tanto: da Donzelli a Bruno Mondadori, da Bollati Boringhieri a... no, Adelphi non potrei dire: non ne sono sicuro, in effetti. E insomma...
Provo un fastidio fisico, io, a veder trattati male i libri, sapete?
E mi capita troppo spesso, ultimamente, di assistere ad autentici scempi.

martedì 14 luglio 2009

Articolo 19...

... della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.


Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.



P.S.
Tra l'altro, ve lo ricordate che giorno è oggi, sì?

venerdì 27 febbraio 2009

If you want blood...

Su la Repubblica di ieri c'era scritto che il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, sarebbe “un fautore del nucleare” e che “tra i nuovi siti di cui si parla c'è Monfalcone”, la mia città (vabbé, città... si fa per dire).
E io sento il sangue (come mi capitava, talvolta, quando facevo politica attiva).
Sento il sangue.
Com'è che dev'essere, eh?

martedì 17 febbraio 2009

Gherra a custa razza de bastardos



Pensavo (ma forse solo speravo) che Renato Soru avrebbe vinto. Perciò avevo preparato il seguente post.


Procurade e moderare,
Barones, sa tirannia,
Chi si no, pro vida mia,
Torrades a pe' in terra!
Declarada est già sa gherra
Contra de sa prepotenzia,
E cominzat sa passienzia
In su pobulu a mancare.

Mirade ch'est azzendende
Contra de ois su fogu;
Mirade chi non est giogu
Chi sa cosa andat a veras;
Mirade chi sas aeras
Minettana temporale;
Zente cunsizzada male,
Iscultade sa 'oghe mia.


Vi è mai capitato di ascoltare l'inno Su patriotu sardu a sos feudatàrios, meglio conosciuto come Procurade 'e moderare (o magari pure come Barones sa tirannia...)? No?
Beh, è arrivato il momento, direi... Buttatevi su YouTube, forza. Qualche bello spirito l'ha definito "la Marsigliese sarda": sono 375 versi, articolati in 47 ottave logudoresi, composti dall'ozierese Francesco Ignazio Mannu e pubblicati per la prima volta in Corsica nel 1794.


E invece...
Invece, alla fine, Caligola è riuscito a far eleggere il suo cavallo alla presidenza della Regione Sardegna. Che dire, adesso, all'imperatore? Mah, per quanto mi riguarda, solo questo:

A terra sos malos usos,
A terra su dispotismu;
Gherra, gherra a s'egoismu,
Et gherra a sos oppressores.

Gherra. Iscultade sa 'oghe mia: gherra!
E che uno tsunami possa spazzar via Villa Certosa in questo preciso momento.

domenica 16 novembre 2008

Crisi


Comincio a scrivere dopo aver letto, sul quotidiano la Repubblica, della dura presa di posizione del Sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, contro la multinazionale Motorola. Chiamparino, uomo solitamente pacato, si dice “pronto ad incatenarsi di fronte all'ingresso della Motorola”.
Cos'è accaduto?
“In una località dell'Illinois, a Schaumburg, si è riunito il consiglio di amministrazione e ha semplicemente deciso di chiudere tutte le attività non commerciali in Europa”, spiega Chiamparino. Una decisione che sarebbe stata presa in soli due giorni. Il sindaco è furente: “la Motorola ha ingannato la città. Ha ottenuto, in via indiretta, 11 milioni di finanziamenti pubblici, ha goduto di una serie di vantaggi per insediarsi a Torino e nel giro di due giorni ha deciso di chiudere baracca e burattini”. Secondo Chiamparino, “fino alla scorsa settimana i dirigenti locali discutevano con il vicesindaco sulla possibilità di ampliare l'insediamento: chiedevano 2000 metri quadrati in più”.
La chiusura della Motorola, per Torino, significa veder sparire, da un giorno all'altro, 370 posti di lavoro altamente qualificati.

Lo stabilimento Eaton di Monfalcone produce valvole per motori endotermici (a scoppio), sia di scarico che d’aspirazione. La lavorazione si compone di una trentina di passaggi o traguardi di lavoro, ad alta cadenza temporale e precisione, per una produzione giornaliera, su tre turni, di 100.000 valvole teoriche, al netto dello scarto e della ripassatura che si mangia, più o meno, il 5% della produzione. I clienti di Eaton sono FIAT, Volkwagen, PSA (Renault, Peugeot, Citroen), in passato pure Honda, Ford e Toyota.
La produzione annua dello stabilimento di Monfalcone (che conta 340 dipendenti) è di 22/23 milioni di valvole. Eaton, proprio come la Motorola, è una multinazionale (con sede negli USA, a Cleveland). I suoi maggiori azionisti sono dei fondi pensionistici.
La Divisione europea della componentistica, fino al 2006, era composta da uno stabilimento a Montornès, in Catalogna, uno a Nordhausen, in Germania, e quattro in Italia: Bosconero, Rivarolo, Massa e Monfalcone. Tutti siti dimensionati sui 300/400 dipendenti.
Poi, in successione, hanno chiuso lo stabilimento catalano, quello di Rivarolo e (è cronaca dell'ultimo mese) quello di Massa, l’unico che produceva punterie. Secondo il quotidiano La Nazione, a margine delle iniziative sindacali a Massa, Eaton avrebbe dichiarato l'intenzione “di smantellare tutte le aziende che attualmente si trovano sul territorio italiano: oltre alla Eaton apuana, anche gli stabilimenti di Monfalcone (provincia di Gorizia) e di Bosconero (provincia di Torino)”. L’azienda vorrebbe chiudere la sua produzione in Italia: probabilmente per seguire, da un lato, una strategia di delocalizzazione nell'Europa Orientale e, dall'altro, per concentrarsi di più sugli Stati Uniti. Secondo il quotidiano fiorentino tutto questo lo si può leggere pure all’interno del suo sito internet, in uno dei tanti documenti prodotti dall’azienda: “si parla di un preciso piano chiusura per gli stabilimenti italiani”.
A Monfalcone, la mia città, si trema, ma secondo Luca Cuoghi, il responsabile del personale della Eaton in Italia, l'azienda, nel nostro Paese, starebbe chiudendo soltanto lo stabilimento di Massa: “per gli altri non esiste alcun piano di dismissione, non andiamo via dall'Italia, non abbiamo mai dichiarato una cosa del genere. E questo vale anche per la Eaton di Monfalcone. Al sindacato abbiamo detto che c'è uno stato di crisi e la cassa integrazione ordinaria. Ci auguriamo tutti che il mercato riprenda. A fine novembre, prima della chiusura, ci incontreremo nuovamente con i sindacati, faremo il punto su come stanno le cose. Poi vedremo. Non ci sono altre notizie, sono tutte illazioni”.
Non è un illazione, però, la recessione che sta mettendo in ginocchio, in tutto il mondo, il settore dell'automobile. I lavoratori della Eaton di Monfalcone hanno terminato da poco tre settimane di cassa integrazione ordinaria iniziata a settembre. Venerdì 14 novembre la cassa integrazione è ripresa per durare altri 23 giorni. Dal 12 dicembre l'azienda chiuderà fino alla fine dell'anno: niente cassa, solo permessi e ferie.
Fidarsi di quello che dice Cuoghi? A Monfalcone si teme che l'azienda pensi di simulare, fino al penultimo secondo, la massima normalità, per poi comunicare, un secondo dopo, la chiusura dello stabilimento. Un po' come ha fatto la Motorola a Torino. Ad aumentare le preoccupazioni, in queste ultime settimane, una circostanza: sembra che qualcuno si sia imbattuto, in internet, nel curriculum del direttore dello stabilimento. Un caso?

giovedì 26 giugno 2008

Ammazza, che zozzi!!!

Hanno deciso di prendere le impronte digitali ai bambini che vivono nei campi rom.
Dicono che lo fanno per poter dare un nome e un cognome a tutti i rom che vivono in Italia, compresi i più piccoli.
Lo chiamano “censimento” e non vogliono che si parli di schedatura etnica.
Si comincerà da Roma, Milano e Napoli, le tre città dove ai prefetti sono stati attribuiti poteri straordinari per gestire “l'emergenza rom”.

In questi giorni Amos Luzzatto - chirurgo per passione (così dice lui), intellettuale raffinato (è un profondo conoscitore della Bibbia e della letteratura rabbinica), uomo politico (nel PCI) e presidente per otto anni dell'UCEI, l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane – sta girando l'Italia per presentare il suo ultimo libro, Conta e racconta. Memorie di un ebreo di sinistra (pubblicato dall'editore Mursia).
Gli chiedono che cosa ne pensa della meravigliosa iniziativa del governo Berlusconi.
Risponde così.
Sono stato bambino e non potevo andare a scuola con gli altri. Ricordo che mi indicavano con il dito: “Mamma, guarda, quello è un giudeo!”. Sono cose successe 70 anni fa, cose che mi hanno segnato la carne e la memoria. Cose che non dimenticherò mai per quel che ancora mi resta da vivere. Prendere le impronte ai bimbi rom, come vorrebbe Maroni, significa compiere una schedatura etnica, e questo è totalmente inaccettabile.
Amos Luzzatto è uno abituato a chiamare le cose col loro nome.
C'è un razzismo latente nella cultura italiana, dovuto purtroppo ad un'insufficienza culturale. Ciclicamente si manifesta.
E continua.
Prendere i polpastrelli dei piccoli di un certo gruppo etnico significa considerarli ladri congeniti, prevedere che diventeranno dei delinquenti e commetteranno dei reati. E' evidente e inaccettabile il segno razziale di questa iniziativa.
Amos Luzzatto ricorda poi il suo essere bambino, bollato, timbrato, come giudeo di cui non fidarsi. Dice che si comincia così e poi si va avanti con l'allontanamento dalle scuole, le classi differenziate, le discriminazioni diffuse. Questo pesa terribilmente sul vissuto di un bambino che si sente trattato diversamente dai suoi coetanei, vive come un appestato, carico di ossessioni e nevrosi. E' una ferita che dura una vita.

Com'è questa Italia? gli chiedono infine.
Un Paese che ha perso la memoria.

P.S.
Cosa facciamo? Stiamo a guardare?

domenica 25 maggio 2008

Sweet home Alabama

L'ultima vergogna ieri pomeriggio a Roma, borgata Pigneto.
Una squadraccia di venti merde a volto rigorosamente coperto ha preso d'assalto due negozi di alimentari e un phone center gestiti da immigrati bengalesi e indiani.
I titolari sono riusciti a scappare, evitando il pestaggio.
Non ce l'ha fatta, invece, a sfuggire ai picchiatori un emigrato nordafricano, che è stato aggredito e ne ha prese tante.
Credo sia proprio questo il famoso vento di destra che sta soffiando impetuosamente sul Belpaese.
Tra gente che si vanta davanti alle telecamere di aver 'contribuito' a ripulire il centro della città di Verona da negri e pidocchiosi con i capelli lunghi e i pogrom contro i campi nomadi a Ponticelli (NA), ogni giorno, ormai, ha la sua pena.
Una società sempre più impaurita, sempre più ansiosa, e quindi sempre più gretta, sempre più incanaglita, sempre più disperata.
Gretta, incanaglita e disperata anche (non solo, ma anche) perché ignorante, bestialmente ignorante (e orgogliosamente ignorante: a mia memoria, non c'è mai stato in circolo, nelle vene dell'Italia, tanto disprezzo, tanto ODIO, per quelli che leggono libri, per i 'filosofi', per gli 'intellettuali', per quelli, insomma, che perdono tempo con le parole. Perché adesso non di parole c'è bisogno, ma di FATTI).
Milioni di cervelli fritti da un'informazione demenziale. Vere e proprie 'agenzie della paura', così le ha chiamate qualcuno, che lavorano alacremente e senza posa (accendete la tivvù: accendetela adesso) per fornire munizioni sempre più esplosive agli imprenditori, sempre più numerosi e sempre più baldanzosi, dell'odio xenofobo e razzista. Quelle munizioni che saranno poi sparate ad alzo zero in campagne elettorali sempre più urlate, sempre più gaglioffe.
E sempre più violente.

Intanto, nel mio beneamato paesello, il locale capataz della Lega Nord, da poco eletto consigliere regionale, se ne è uscito così, un paio di giorni fa: “Entrando a far parte di tre commissioni regionali mi premurerò di ripresentare un progetto di legge per la rassicurazione civica dei comuni “.
Tra i provvedimenti prospettati figura “il finanziamento, con copertura delle relative spese, a tutti i gruppi qualificati e alle associazioni di privati cittadini che vogliono intervenire a supporto della sicurezza dei cittadini. Si tratta quindi di istituire sul territorio i cosiddetti volontari civici per la sicurezza: persone che, assistendo a dei fatti sospetti o a situazioni negative per la collettività durante i giri in città, le segnalano a chi di dovere”.
E continua, il nostro, parlando del pacchetto per la sicurezza del Ministro degli Interni Roberto Maroni: “Finalmente si sta facendo qualcosa che attiene al buon senso. Vi trovo una linea che ho sempre sostenuto: prima i doveri e poi i diritti. Sono convinto che già nei prossimi mesi ci saranno dei benefici per la collettività. Relativamente a M..., la città necessita innanzitutto di un'azione decisiva sul decoro: per questo i vigili devono essere mandati sulle strade, potenziando la loro dotazione di strumenti, come il distanziatore e lo spray anti-aggressione (...). I vigili vanno indirizzati verso compiti più utili: il controllo degli abusivi, dei documenti, dei clandestini e delle condizioni igienico sanitarie degli esercizi. Ve ne sono alcuni che non si sa quando chiudono o aprono e presso i quali vi sono continui assembramenti di persone e schiamazzi”.
Quali siano, poi, questi esercizi da monitorare attentamente, la Lega Nord ce l'aveva già fatto sapere da tempo, avendo chiesto al sindaco di M... (accusato di aver usato la mano pesante contro i titolari di bar e locali cittadini in fatto di emissioni rumorose, con un regolamento municipale che prevede in linea di massima lo stop della musica alle ore 23) se gli esercizi commerciali gestiti da persone del Bangladesh (ci sono un sacco di immigrati bengalesi, a M...) siano (invece) autorizzati a tenere aperto fino a notte fonda e, udite udite, se siano o meno sottoposti a periodici controlli igienico sanitari.

mercoledì 14 maggio 2008

Volemose bene!


Ma certo, brutto nanerottolo megalomane e prepotente, demagogo inverecondo, ex piduista, imbroglione, bugiardissimo nonché socio in affari di noti mascalzoni: qua la mano!

martedì 29 aprile 2008

Time is on my side

E' in uscita l'autobiografia del nume tutelare di questo povero blogghe, monsieur Keith Richards.
Sostiene Mick Jagger: "Credevo che uno dovesse ricordarsi la propria vita per poterne scrivere".


Ehm, in effetti, il santo patrono che mi sono scelto... Come dire?
Non è mai stato precisamente un salutista, ecco. Specialmente nei suoi anni verdi.
E insomma, di certe giovanili intemperanze (se così vogliamo chiamarle...) la sua memoria potrebbe forse avere un pochino risentito...
Si fa per dire, eh!

domenica 6 aprile 2008

Mister tic goes neocon (ovvero: poi dice che uno si butta a destra!)



Intervista al politologo Richard Perle su la Repubblica di venerdì 4 aprile.
Susanna Nirenstein lo presenta così: “I suoi nemici lo chiamano il Principe delle Tenebre, i suoi estimatori lo considerano una delle migliori menti politiche di Washington. Di sicuro Richard Perle ha giocato un ruolo cruciale sia durante la presidenza Reagan e la sua netta contrapposizione all'Urss (è da allora che, mentre era sottosegretario alla Difesa, gli affibbiarono quell'etichetta che evoca tutti i mali cospirativi del mondo), sia come consigliere del Pentagono di Bush (fino al 2004) nella scelta dell'attacco all'Iraq”.
Il Principe delle Tenebre è membro dell'American Enterprise Institute - uno dei più importanti ed influenti pensatoi della Destra americana – ed è considerato un capofila dei cosiddetti neocon e un falco di quelli tosti.
Alla domanda su cosa sarebbero realmente questi famigerati neocon, Perle ci stupisce subito: “Il termine è senza significato. Molti vi identificano gente che in realtà non ha niente in comune. E' diventato un modo per definire chi è stato in favore dell'invasione dell'Iraq. Ma la realtà è che la decisione fu presa non per le pressioni di qualcuno (...). A scegliere sono stati un presidente, un vicepresidente, un gabinetto della Difesa”.
Neocon, quindi, non vuol dir niente? “Un tempo si applicava a qualche intellettuale di sinistra che, dopo la II Guerra Mondiale, aveva capito la natura totalitaria dell'Urss. La parola fu inventata da Bill Kristol: neocon era per lui un liberal che aveva sbattuto la faccia contro la realtà, i gulag”.
Quindi lei dice, incalza la Nirenstein, che non c'è nessun gruppo di pensatori neocon. Perle risponde che no, “nessuna organizzazione. Ci sono delle opinioni condivise da alcuni intellettuali e pochi politici. L'idea centrale è semplice: i valori democratici sono fondamentali per una società civile e dovrebbero essere incoraggiati dovunque nel mondo. Ma non ha niente a che fare con l'uso della forza. Non siamo pacifisti, ma nemmeno guerrafondai. E comunque questi intellettuali non hanno avuto alcuna influenza sulle decisioni di Bush, che gli intellettuali li frequenta raramente”.
I chierici, negli States, non contano un cazzo, insomma. Qualcuno pensava di si?
O, per essere giusto un po' meno tranchant, nemmeno da quelle parti esistono intellettuali legislatori, ma solo intellettuali interpreti, per dirla con Zygmunt Bauman (che cito solo perché pare faccia un sacco fico citarlo): cioè interpreti ex post di decisioni prese da qualcun altro, vedete un po' voi da chi.
Il mio problema sono state alcune risposte e alcune considerazioni che il cattivissimo Richard Perle butta lì.
In Iraq la situazione è un disastro? Secondo Perle, no. Egli sostiene anzi che “buona parte del paese sta bene” e chiede: “Perché poi chi ora vede un disastro in Iraq, non diceva quasi niente quando Saddam uccideva decine di migliaia di persone?”.
Già, perché?

Poi il nostro (vabbè, fatemela passare) afferma: “L'Occidente può difendersi, identificare i terroristi, catturarli, ma la cosa più importante è il mondo islamico: sono loro a dover decidere se tollerare l'estremismo o rifiutarlo. Se lo respingeranno, gli jihadisti non troveranno acqua in cui nuotare. Ma se resteranno indifferenti o non si riterranno responsabili, gli islamisti andranno avanti. E' una battaglia di idee”.
Ehm... Io... Condivido.
Ocio a questa: “Quando l'Iran avrà il nucleare, lo vorranno anche i sauditi e tutti gli altri: si creerà una competizione atomica nell'area più instabile del mondo”.
E sarà così, poche storie.
Che ne pensate, voi?
Ve ne importa qualcosa?
Alla domanda della Susanna Nirenstein: “In Europa molti dicono che, se vuole fermare la violenza, Israele deve parlare con Hamas. La sua opinione?”, the Prince of Darkness risponde: “Hamas non vuole la pace: è votata alla distruzione di Israele. Nessuno dovrebbe essere spinto a trattare con un'organizzazione che nega il suo diritto ad esistere. Chi lo fa, evita di condannare gli obiettivi distruttivi di Hamas e i suoi metodi terroristi”.
“Che fare, allora?”
“A volte ci sono problemi che in un dato momento non possono essere risolti. In realtà esiste un livello più profondo del conflitto che i diplomatici vogliono ignorare, ed è la spinta all'odio e alla violenza. Ho visto tanti programmi per bambini alla tv palestinese con ragazzini di 6/7 anni che indossavano le cinture esplosive: che futuro ha un'infanzia cresciuta così? A chi suggerisce di trattare con Hamas, rispondo parlategli voi e ditegli di smettere”.
Beh, mi dispiace per il tizio qui sotto, che io ho sempre stimato e seguito (anche nei - suoi... E un po' pure nei miei - momenti più bui), ma secondo me ha ragione Perle: con Hamas non si tratta. Almeno, non in questo momento...
Tra l'altro, li ho visti anch'io quei programmi della tv palestinese di cui rifersisce Perle: danno il voltastomaco, sapete?
Finale col botto: “La Fiera del libro di Torino. Perché Israele è così spesso l'obiettivo di boicottaggi nelle università, nei progetti culturali?”
“Ci sono tante dittature che meriterebbero i boicottaggi, eppure gli intellettuali di certa sinistra passano il tempo a chiedere di boicottare la democratica Israele. Per quella sinistra è una bancarotta morale”.
Beh, si sarà capito: su certe cose io sono perfettamente d'accordo con Perle.
Si, sono d'accordo con questa canaglia di destra.
Sono d'accordo con questo amico di assassini.
E adesso potete pure tirarmi addosso uova e verdure assortite.
Va di moda a sinistra, no?


P.S.

Per farmi perdonare questa intemerata destroide, vi prometto che ascolterò per almeno cinquanta volte di seguito, in piedi, mano destra sul cuore, Sweet Neo Con dei Rolling Stones.
Conoscete?


You call yourself a Christian
I think that you’re a hypocrite
You say you are a patriot
I think that you’re a crock of shit
And listen, I love gasoline
I drink it every day
But it’s getting very pricey
And who is going to pay
How come you’re so wrong
My sweet neo con.... Yeah
It’s liberty for all
’Cause democracy’s our style
Unless you are against us
Then it’s prison without trial
But one thing that is certain
Life is good at Haliburton
If you’re really so astute
You should invest at Brown & Root.... Yeah
How come you’re so wrong
My sweet neo con...


E via andare...
Che Mick Jagger sia con voi.

lunedì 31 marzo 2008

Engagement



Nell'aula magna del liceo Visconti di Roma, mercoledì scorso, è stato presentato un documento dal titolo «Scuola: un partito trasversale del merito e della responsabilità». Cerco di farvela breve il più possibile: trattasi di una (classica...) lettera aperta ai partiti e ai candidati alle prossime elezioni politiche realizzata da un gruppo di docenti universitari e di intellettuali a cui piacerebbe raccogliere un largo consenso trasversale (leggi, da destra a sinistra. Ma non si aspettano un cazzo, immagino, dalle anime belle della Sinistra Arcobaleno a cui, si sa, non garbano le cose trasversali. Il loro eletto elettorato si dice non le capisca e perciò non le tolleri punto. E' proprio per questo motivo, accidempolina, che la Sinistra Arcobaleno ha fatto una scelta di parte) sulla necessità che quel camposanto bombardato (rubo l'immagine a una vecchia canzone di Fabrizio De Andrè) che è da tempo la scuola italiana esca dalla crisi in cui si trova ispirandosi "ai criteri di merito e di responsabilità" e, nel contempo, prendendo decisamente le distanze da decenni di falso egualitarismo e di buonismo decisamente ebete.
Qui di seguito i nomi dei firmatari dell'appello alla politica (del tutto assente all'iniziativa perché impegnata in campagna elettorale...): Giovanni Belardelli, Giulio Ferroni, Ernesto Galli Della Loggia, Giorgio Israel, Mario Pirani, Lucio Russo, Sergio Givone, Salvatore Veca, Sebastiano Vassalli, Giorgio De Rienzo, Aldo Schiavone, Gian Luigi Beccaria, Giovanni Sartori, Remo Bodei, Piero Craveri e Giorgio Allulli. Bei nomi decisamente (affinché non si dica che non ci sono più gli intellettuali engagé di una volta. Ma certo che ci sono: magari, ecco, si occupano di cose un po' prosaiche, come il miserrimo stato in cui versa la scuola pubblica in Italia in questo merdosissimo inizio di millennio, e non di massimi sistemi come andava di moda nei favoloooooosi anni Settanta. Però, poverelli, ci sono) che sono scesi in campo (da un po' di tempo si usa, nevvero?) al fianco di un gruppo di professori fiorentini che ancora insitono ad amare il loro lavoro.
Qualche dato, dai: tanto per capire de que hablamos.
Sui banchi delle scuole italiane siedono 7 milioni e 700 mila studenti.
Il 44 per cento degli alunni che nell'anno nuovo si portano sulle spalle un debito formativo dovrebbero recuperare in matematica.
Mario Pirani ha ricordato i dati (ormai famigerati) dell'indagine Pisa-Ocse secondo cui la percentuale dei giovani che non riescono ad intendere il senso del testo che leggono negli ultimi anni è passata dal 44 al 50,9 per cento.
Oggi su la Repubblica Pirani scrive: “Questo l'esito di un ventennio di riforme ispirate dalla demagogica sostituzione del principio sacrosanto del diritto allo studio con il diritto al “successo” nello studio, che ha impedito fino a ieri di bocciare anche chi riportava tre o quattro insufficienze gravi o aveva trasformato le aule in palestra di bullismo”.
Fino a ieri. Prima del ministro Fioroni e della sottosegretaria Bastico (a cui, da insegnante, va il mio ringraziamento. Perché forse non hanno avuto tutte le risposte, ma almeno si sono fatti le domande giuste).
Sorvolando sulle cagate che, sulla scuola, stanno scritte nel programma di Berlusconi, preoccupa molto che in quello del mio partito, il PD, sia di nuovo proclamato l'obbligo di “assicurare il successo educativo a tutti i ragazzi fino ai 16 anni”: quando sento il verbo “assicurare” io metto mano al mio revolver (o, tanto per essere giusto un po' meno hardcore, mi viene in mente il grandissimo Clint Eastwood: “Se vuoi una garanzia, comprati un tostapane").


Al liceo Visconti, il buon Pirani ha ricordato pure (e spero nessuno dei presenti abbia riso, perché non c'è proprio un cazzo da ridere) lo strafalcione “l'addove” in uno degli elaborati del concorso sostenuto da 5000 candidati per entrare in magistratura “dove 53 posti sui 380 previsti non sono stati assegnati per l'ignoranza degli aspiranti”.
Accanto a lui il docente di matematica all' università La Sapienza Giorgio Israel ha prima ricordato che “non si può educare alla vita pensando che a scuola non si deve faticare e che il parametro di riferimento è ormai l’ultimo della classe”, poi che sarebbe il caso di restituire ai docenti un minimo (un minimo...) di dignità professionale, visto che “ormai gli insegnanti sono considerati dei semplici facilitatori, quasi degli operatori per le feste pomeridiane”. E ha continuato rammentando ai presenti che la semplificazione eccessiva nella scuola “ha portato alla scomparsa delle discipline e delle competenze classiche del docente favorendo un insegnamento di tipo olistico: una visione del docente totalitaria, quasi di ispirazione sovietica, che ha spianato la strada ad un processo di apprendimento ormai fortemente ritardato”: e buono per dei ritardati, aggiungo io.
Sarebbe forse ora di ritornare all'autorevolezza del ruolo del docente, smettendola con le menate sulla scuola-azienda. Ancora Israel: “La scuola non è un'azienda perché non fornisce pomodori pelati o servizi postali: il giudizio di un insegnante non può essere commisurato a quello che si attua verso un utente. E' ora di finirla di pensare che gli studenti siano utenti, perché in questo modo si favorisce l'egualitarismo e l'atteggiamento tollerante delle famiglie”.

E infatti: se la scuola è un'azienda, di tale azienda gli studenti non sarebbero forse i clienti? E il cliente, per definzione, non ha sempre ragione?
Il problema della scuola italiana secondo i galantuomini firmatari del documento?
Sta appunto nell'ideologia demente della scuola-azienda, nel “pedagogismo più efferato” (quello dei pedagogisti servitori dei due padroni che più hanno contribuito a devastare, da ministri dell'istruzione, la scuola italiana, ovvero Luigi Berlinguer e Letizia Moratti. Porca puttana: i medesimi consulenti avevano, 'sti due geni della stirpe!), nella cultura (...) del "sei" garantito (vi ricordate, si, cosa diceva Eastwood a proposito delle garanzie?) “ereditato dal Sessantotto” (e, ostia! Quest'anno non ti va a ricorrere proprio il quarantesimo anniversario del mitico Sessantotto?).
E qui c'è un po' l'idea, che io condivido in pieno, che l'antiautoritarismo quasi congenito in una classe dirigente (?) formatasi generalmente negli anni Sessanta abbia indebolito molto oltre il lecito, nella scuola e prima ancora nella società, ogni principio di autorità. Principio però necessario come il pane, nell'Italia di oggi: alla facciaccia della nostra sinistra (arcobalena) da operetta. Perché in una società senza regole forti si vive male (specialmente i più poveri, ovviamente, vivono male) e si cresce pure peggio.

Intanto, in campagna elettorale, si discute amabilmente dell'età dei candidati.

sabato 19 gennaio 2008

Cattivi pensieri

A ognuno di noi capita di pensare cose che poi ci si vergogna di aver pensato.
Intendo cose che, una volta pensate, non è per niente bello dire a voce alta e che sarebbe bene, quindi, rimanessero sepolte per sempre in qualche recesso della mente.

Avrete certamente saputo che il governatore della Regione Sicilia, il signor Salvatore Cuffaro (che poi sarebbe questa silfide qui sopra), è stato condannato a cinque anni di reclusione, con l'interdizione dai pubblici uffici, per aver rivelato a un boss mafioso la presenza di microspie nella sua abitazione. E' stata però esclusa dai giudici l'aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra e Cuffaro perciò era tutto contento!
Il giorno prima della sentenza molte chiese della Sicilia (a Palermo, a San Vito Lo Capo, in provincia di Agrigento, a Siracusa, a Caltanissetta) hanno ospitato delle veglie di preghiera per il governatore. I suoi 'fedelissimi' hanno recitato salveregine e padrenostri: un modo, ha detto il segretario regionale dell'Udc (il partito di Cuffaro), Saverio Romano, “per stare vicini al presidente che sta vivendo il momento più difficile della sua vita politica”. Tra le altre cose, Salvatore Cuffaro ci tiene a far sapere che fra le centinaia di telefonate da lui ricevute non sono mancate “quelle di prelati, compresi vescovi, che mi hanno inserito nelle loro novene”. E come potevano mancare? Salvatore Cuffaro, si sa, è devotissimo alla Madonna.

Avrete poi saputo delle terribili vicende che hanno visto protagonisti il ministro Clemente Mastella da Ceppaloni (provincia di Benevento), la sua signora, il suo consuocero e altra gente del loro giro. E avrete magari sentito parlare, in qualche servizio televisivo, quello che è stato un po' il deus ex machina dell'inchiesta su Mastella, il procuratore della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei. Se non vi è capitato, fate un capatina su YouTube... Io, vi confesso, non ho ancora capito in che lingua si esprima il signor Maffei. E' veramente un caso interessantissimo. Che sia l'antico osco?

E vi sarà anche capitato di seguire alla tivvù qualche servizio sul disastro dei rifuti in Campania, con annesse interviste al popolo esasperato. Avrete senz'altro preso nota, allora, delle opinioni di certe erinni scarmigliate, urlanti e gesticolanti che, con gli occhi fuori dalle orbite, accusavano ora questo ora quello invocando ora questo ora quello.

Bene. Io ho deciso di condividere con voi un pensiero di quelli brutti e cattivi, di quelli che non si dovrebbe mai, ma proprio mai. Lo faccio perché vi voglio bene, a tutti voi che venite qui a leggermi. Lo faccio perché mi vergogno, mi sento veramente meschino, e ho tanto bisogno di essere consolato.
Davanti alla vicenda Cuffaro e alle veglie di preghiera in suo onore, davanti a Clemente Mastella, alla moglie di Clemente Mastella, alla famiglia di Clemente Mastella, alla roba di Clemente Mastella e pure al procuratore di Santa Maria Capua Vetere Mariano Maffei che rompe il cazzo a Clemente Mastella, e infine davanti alle urlanti erinni napoletane (c'è una foto fantastica su la Repubblica di oggi: una panzona del quartiere di Chiaia, seduta sulla monnezza, che leva le mani al cielo ad invocare, presumo, a Maronna 'o Carmine) io ho pensato, si, insomma... Ho pensato che... Che i terroni hanno rotto i coglioni. Ma proprio frantumati, me li hanno, ho pensato...
Ed è una cosa terribile da pensare e da dire: fortuna che ne sono consapevole. In Meridione, parlando in generale, c'è tanta brava gente, mica c'è solo Cuffaro (votatissimo e amatissimo), mica c'è solo Mastella. Ci sono anche tante, tantissime persone impegnate a lavorare concretamente, da decenni ormai, per il riscatto morale e civile della loro terra. Gente che si espone e rischia di persona. Contro tutti i Cuffaro che fanno soffiate ai mafiosi. Contro tutti i Mastella e le loro clientele.
Da decenni.
Da decenni.
Da decenni.
Da decenni.
Da decenni.
Dai e dai, prima o poi il riscatto arriverà. Ne sono più che convinto. Sul quando, visti i precedenti, proprio non me la sento di azzardare previsioni. Questo per dire che potrebbe anche essere una faccenda moooolto lunga.
Il mio cuore, comunque, è con loro.

lunedì 14 gennaio 2008

Tutti a squola


Mario Pirani, su Repubblica, continua a prendersela con il livello disastroso dell'istruzione pubblica in Italia.
Oggi un articolo della sua rubrica LINEA DI CONFINE inizia così: “L'addove con l'apostrofo è solo uno degli infiniti strafalcioni che costellavano la prova scritta dei quattromila laureati in giurisprudenza, presentatisi all'ultimo concorso per entrare in magistratura. Gli errori di ortografia, di grammatica elementare, di sintassi, l'assoluta incapacità espositiva si sono rivelati tanto diffusi ed irrecuperabili che alla fine il collegio docente ha rinunciato ad assegnare 58 dei 380 posti che aveva a disposizione”.
Secondo Pirani, la scuola italiana ha ormai da tempo rinunciato alla qualità dell'insegnamento in nome di un permissivismo demenziale con cui si è fatto credere ai ragazzi che “potevano largamente infischiarsene del rispetto della lingua nazionale (ma anche delle altre discipline, dalla matematica alla storia)”. Una delle bestie nere del giornalista è l'inesauribile inventiva di certi pedagogisti nostrani (professionisti a contratto di chiarissima fama, servitori assai stimati di due padroni, i ministri dell'istruzione Luigi Berlinguer e Letizia Moratti, Franza o Spagna purché se magna!). Cito da un articolo apparso su Repubblica sabato 20 ottobre 2007, La scuola nel paese dei balocchi: “chi alla fine dell'anno si mostrava assolutamente carente gli si dava un voto virtuale, un sei rosso, come veniva chiamato, perché era scritto sui quadri finali con questo colore. Poi lo si nascose in nome della privacy e la carenza è stata, finora, resa nota per lettera ai genitori, con l'informazione che, per ogni materia con insufficienza grave, il loro figliolo era gravato da un “debito” che avrebbe dovuto saldare negli anni seguenti. Ma in tutto quest'arco di tempo solo uno studente su 4 si è dimostrato capace di saldare i debiti entro la fine del successivo anno scolastico. La maggioranza ne esce fino al termine dei corsi con una serie di promozioni che si portano in seno una sequela di bocciature, cancellate artificiosamente”. Perché questo è accaduto, negli ultimi anni, nella scuola italiana.
Conosco un paio di professori universitari. Ogni tanto mi capita di chiedere com'è il materiale che arriva loro dalle scuole superiori. Mi rispondono, generalmente, con due sole parole: “Da piangere”. Detto da gente, badate, che ormai è da quasi un decennio che piange già per conto suo comunque, visto come è stata ridotta l'Università italiana da una politica del cazzo, di sinistra e di destra, che ha pensato bene di chiamare “riforme” una immane sequela di astrusità burocratiche e di imposizioni didattiche da barzelletta.
Risultato? I ragazzi italiani risultano i peggiori d'Europa nei test internazionali. Tra di loro c'è qualche eccellenza, e come no: in genere parliamo di figli di famiglie dove la cultura è di casa e la televisione, se c'è, rimane accesa molto poco. Famiglie in buone e buonissime condizioni economiche, ovviamente. Ed è fantastico, davvero, toccare con mano che certi egualitarismi vissuti come un valore a prescindere e certi permissivismi anti-autoritari hanno avuto come risultato una scuola dove, è ancora Pirani, “la differenza di classe sociale genera una ingiustizia assai più grave che nel passato”.
Cito una simpatica giornalista, la Concita De Gregorio: “Non so dire con precisione cosa sia successo nella scuola italiana dal tempo dei nostri genitori (Dante e Ariosto a memoria, capacità di tradurre all'impronta quasi intatta oggi, a sessant'anni dalla maturità) al nostro (vaghe reminiscenze di antiche fatiche) a quello dei nostri figli”.
Io, nel mio piccolo, credo che sia successo qualcosa nella società, prima che nella scuola. La scuola è uno specchio della società: di solito la segue immancabilmente, come l'intendenza di De Gaulle.
E forse stiamo parlando di un fenomeno che non è solo italiano. Nell'articolo di oggi, Pirani segnala che anche in altri paesi c'è chi ha cominciato a fare i conti con “una prolungata deriva permissiva in casa e a scuola”. Pare che Le Monde, nei giorni scorsi, abbia ospitato un bel dibattito tra psicologi infantili, psichiatri ed educatori che si sono confrontati “con i figli di una generazione che ha confuso autorità con autoritarismo e si è ritratta di fronte ad ogni forma di punizione”.
Nella famiglia, e poi nella scuola (quindi prima nella società, e solo dopo nella scuola) per anni annorum si è rubricato in non cale ogni principio di autorità e ci si è dedicati a demolire allegramente - con annesso corredo di fumisterie psico-pedagogiche a fornire copertura culturale - ogni concetto di limite. Alla fine, la figura del docente non poteva che perdere ogni autorità di ruolo e gli studenti non potevano che vivere la scuola come un luogo insignificante, “da attraversare di tappa in tappa, anche senza eccessiva fatica e sforzo, dove ogni tipo di comportamento è tollerato ed impunito, dove non esiste sanzione, dove i più scansafatiche e i bulli si affermano e prevalgono nel gruppo”.
D'accordissimo con Mario Pirani, per quello che vale la mia opinione.
Perché ho voluto scrivere di scuola? Ma perché nel 2008 molto si parlerà del quarantennale del 1968.
E figuratevi qui da noi - altro che Francia! - dove il 1968 è durato un decennio (perché ci son voluti nove anni a smaltire quella che è stata una sbronza politica davvero omerica) come saremo afflitti dai "com'eravamo"...
E come eravamo belli, noi. Noi che una certa lettera ad una certa professoressa la leggemmo, vedete, in tempo reale. Noi che l'autoritarismo l'abbiamo combattuto eccome, ed era dura, altro che voi. Noi che c'eravamo tanto armati. Noi che non è un caso, cari e care, se veniamo celebrati come la meglio gioventù.
Intanto, in Italia, a quarant'anni da quelle gloriose vicende, siamo passati per legge dal diritto allo studio garantito dalla Costituzione repubblicana al “diritto al successo formativo”: pensate che progresso! Con tutto che il ministro Fioroni ha cercato un po' di cambiar rotta, se non proprio di invertirla, di ritornare (che bello da dire) all'ordine, mi pare che ci sia poco da stare allegri. E' da anni, ormai, che il “riformismo”, di sinistra e di destra, vede nella scuola italiana un terreno privilegiato di sperimentazione e azione. Rimane ancora qualcosa da demolire?

sabato 5 gennaio 2008

Ricominciamo


Ricominciamo, dai...
Manco (mi manco) da una settimana tonda tonda e proprio non riesco più a reggere la mia assenza.
Anche perché in questa settimana sono accadute (mi sono accadute) un sacco di cose interessanti e ho proprio voglia di scriverne. Ma ho voglia di scrivere in generale, sapete...
L'unica funzione di talkischeap, d'altronde, è proprio quella di riconciliare tic con la scrittura. In sei anni e mezzo da assessore (da politico attivo, come si dice... Ma anche un po' passivo, via! E a questo punto mi viene in mente quello che diceva della sodomia un certo trattatista medievale, e cioè che può essere peccato veniale o mortale: dipende dalla posizione in cui ci si trova), in sei anni e mezzo da assessore, dicevo, la scrittura, in effetti, l'avevo un po' sacrificata ai negotia (come si sarebbe detto ai tempi in cui Roma era Caput Mundi). Ora, la vera tragedia, per me, sarebbe stata il sacrificio della lettura (che ritengo sia cosa infinitamente più importante della scrittura, ovvero: ritengo sia meglio saper leggere che saper scrivere): tragedia che però non si è verificata, per mia fortuna. Ed è stata cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza. Però scrivere un pochino mi mancava, devo dire. Trovo che aiuti a pensare. O a darsi l'aria di pensare (e questo, proprio questo, dovrebbe essere il mio caso...).
Aver mollato l'attività (ehm...) pubblica ha regalato molto del mio (preziosissimo, ovviamente) tempo all'otium (sempre per dirla come usavano gli antichi) e quindi, oltre a leggere persino un po' di più (e non credo possiate avere idea di cosa ciò significhi per me), ho ripreso a scrivere.
Ricominciamo, allora. E ricominciamo da W.

L'uomo dei sogni ha rilasciato un'intervista a Massimo Giannini di Repubblica. E' uscita proprio oggi.
Ad un certo punto se ne esce così: “Sinceramente, mi piace una Chiesa che concentri la sua attenzione su alcuni dei temi che stanno dentro la grandezza dell'esperienza di fede: la protezione degli ultimi, la lotta contro ogni forma di ingiustizia sociale, la pace e i diritti delle persone. Non mi spaventa che la Chiesa affermi e tuteli i principi morali che considera fondamentali. Ma ammaestrata da una storia millenaria, la Chiesa sa bene che proprio la laicità dello Stato è un confine che non può essere valicato”.
Sei proprio sicuro che lo sappia, caro il mio segretario del PD? Eh? Ne sei sicuro?
Ma W. non si ferma mica alla sottolineatura di quello che Santa Romana Chiesa, dice lui, “sa bene”. No: e infatti, imperterrito, prosegue. E lo fa da par suo, con il solito striscio e busso (alla vaselina) che l'ha reso giustamente celebre tra tutte le mamme, le zie e le nonne apprensive d'Italia: “Poi, con altrettanta sincerità, vorrei che anche i laici fossero più laici. Che ragionassero senza dogmatismi sui temi della vita e della morte. Noi laici, più di ogni altro, non possiamo accettare l'idea di una società senza valori. Dobbiamo moltiplicare le sedi di confronto e di ricerca comune. E' nella vocazione di un grande partito come il PD”. Ora, per dire, dal giorno delle primarie che hanno incoronato W. sovrano del PD, il suddetto grande partito, nella mia città, ha riunito quelli che dovrebbero essere i suoi organi dirigenti una volta sola e, giuro, non si è capito bene perché lo abbia fatto. Se ne deduce che, quanto a sedi di confronto, stiamo messi maluccio, dalle mie parti. E da altre parti, a quanto ne so (e qualcosa ne so...), non è che le cose vadano poi tanto meglio. Mancano per il momento gli spazi agibili e le occasioni che potrebbero favorire una qualche corrispondenza d'amorosi sensi tra i laici (ma quanti saranno mai?) e i cattolici del GRANDE PARTITO i cui vertici, poveracci, in questo momento stanno pensando agli organigrammi. O meglio: si estenuano pensando agli organigrammi mentre il mondo intanto va avanti come ha sempre fatto e sempre farà. E io mi chiedo (ingenuamente?) come faremo, caro W., come faremo a fare l'amor, nel PD? Tutti quanti in automobile, infrattati lungo qualche strada di campagna, con i giornali ai finestrini a proteggere l'intimità tra laici (si, vabbé...) e papisti? Non andrebbe meglio se ci mettessimo tutti un pochino più comodi?
Cerca di capire, caro W.: a te le occasioni di confronto non mancano, e in questo senso sei un privilegiato. A me invece mancano.

Ad esempio, ho appreso dai giornali che hai recentemente incontrato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano. Ti sei confrontato insomma, beato te, con un pezzo da novanta di Santa Romana Chiesa. Ho visto poi che il cardinale ha invitato pubblicamente il PD a “non mortificare i cattolici”. Non mi ero accorto che il PD lo avesse mai fatto, sinceramente (proprio come dici tu, vero? “Sinceramente”. Tu parli sempre “sinceramente”, o “con franchezza”, no? E ci tieni a ricordarcelo sempre), ma il cardinale probabilmente mette solo le mani avanti.
Sostiene Bertone: “Il Partito comunista di Gramsci, Togliatti e Berlinguer non avrebbe mai approvato le derive che si profilano oggi”. Una volta “c'era più rispetto”.

Gramsci? Mmmm... Gramsci, per quel che ne so io, è quanto segue: “Il concordato è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio statale. Nel mondo moderno, cosa significa la situazione creata in uno Stato dalle stipulazioni concordatarie? Significa il riconoscimento pubblico a una casta di cittadini di determinati privilegi politici. La forma non è più quella medievale, ma la sostanza è la stessa”. Non mi pare che sia roba tanto raccomandabile a cardinali e papi d'oggidì. Togliatti? Beh, per Togliatti ci siamo in pieno, in effetti. Il lavoro dell'Assemblea Costituente (siamo in tema di Costituzione repubblicana di questi tempi, nevvero?) fu condizionato pesantemente (lo possiamo dire? Sommessamente, eh...) dalle ingerenze vaticane. Il papato voleva, fortissimamente voleva che il Concordato firmato nel 1929 tra la Chiesa e Benito Mussolini venisse incluso senza ritocchi nella Costituzione della Repubblica. Il Concordato, lo ricordo, tra le altre cose proclamava il cattolicesimo religione ufficiale dello Stato e rendeva obbligatoria l'educazione religiosa nelle scuole. Fino all'ultimo i comunisti, come tutti i partiti laici, si opposero a questa richiesta. Ma il 24 marzo del 1947 Palmiro Togliatti convocò il gruppo parlamentare del suo partito e spiegò che i comunisti dovevano difendere il concordato per rafforzare la pax religiosa nel Paese e mantenere un dialogo con i cattolici. Tutti i comunisti, ad eccezione di Teresa Noce, fecero quello che chiedeva Togliatti e votarono a favore dell'articolo 7. Il dialogo però non si mantenne poi chissà che aperto. Come direbbe W.? “Ammaestrata da una storia millenaria” la Chiesa cattolica prese comunque a calci in culo i comunisti: il 1 luglio 1949, ad esempio, dichiarò ufficialmente che i cristiani che professavano, difendevano e propagavano in qualsiasi modo la dottrina comunista si trovavano in situazione di scomunica.
Ed è proprio per questo che il cardinal Bertone ha tanta nostalgia di un Italia che non c'è più (ma quanto era bella!) e dei comunisti buoni, quelli che si calavano tutti contenti le braghette davanti alla Chiesa di Pio XII. E siccome nel PD non mancano gli ex comunisti, hai visto mai che il richiamo a Palmiro Togliatti, ma soprattutto, furbissimo il cardinale, ad Enrico Berlinguer (uno che, visto il culto di cui è fatto oggetto, si potrebbe forse definire il padre Pio dei sentimentalissimi marxisti de noantri), possa far breccia in qualche cuore generoso.

E il cardinal Bertone non può ignorare, secondo me, che i laici alla Ernesto Rossi, in fondo, sono stati più disprezzati (perché rei di impoliticità, naturalmente: gravissima colpa agli occhi di certi machiavellici coglioni) dai comunisti italiani che dai papisti. E quindi esterna, il porporato. Esterna ai suoi polli e qualcosa, purtroppo, resterà.
A W. piace una Chiesa “che concentri la sua attenzione su alcuni dei temi che stanno dentro la grandezza dell'esperienza di fede: la protezione degli ultimi, la lotta contro ogni forma di ingiustizia sociale, la pace e i diritti delle persone”. Probabilmente anche a Tarcisio Bertone piace tale Chiesa, ma con W. è stato chiarissimo: la Chiesa è anche altro, caro segretario, e una volta – prima della legge 194, prima dei temuti Pacs, prima dei temutissimi Dico - “c'era più rispetto”.
Pare di capire, insomma, che arriverà il momento in cui noi del PD (qualunque cosa sia, 'sto cazzo di PD), cattolici e laici, non riusciremo a farla franca paraculeggiando qua e là, tra una strisciata e una bussata. Non vedo l'ora.