«Allora, guardi, è semplice: la Casta è corrotta, la società civile invece è pura come acqua di fonte. Ha preso nota?»
«Sì, non era difficile...»
«Percepisco come una punta di ironia o sbaglio?»
«No, no, Maestro. Nessuna ironia. Si figuri.»
«Sono anni che dico queste cose.»
«Lo so, lo so.»
«Anni di lotte senza quartiere, senza respiro, contro tutto e tutti.»
«Destra e Sinistra.»
«Sì! Destra e Sinistra. In nome della legalità. Del diritto. Della decenza. Del vero liberalismo. In nome della parte migliore di questo Paese.»
«Vabbé.»
«Vabbé che?»
«No, dico, vabbé. Battaglie sacrosante, le sue, certo.»
«Senta, il suo tono mica mi piace, sa?»
«E adesso che cos'ha che non va, il mio tono?»
«Scusi, ma lei che ha fatto, negli anni in cui io, con Micromega, non davo quartiere al populismo al potere? Eh? Ha forse fatto politica?»
«Beh, insomma, politica... Sì. Un po'.»
«E... Con chi, se è lecito chiedere?»
«Eh, prima col Pds, poi con i Ds... Poi con il Pd, in qualche modo.»
«Ah, bene, bene: allora lei è un complice, sa? Uno dei tanti complici di Berlusconi.»
«Io? Scusi, come complice? In che senso, complice?»
«Lei stava con D'Alema. Anzi, lei sta ancora con D'Alema.»
«Io sto con... Senta, ma io Massimo D'Alema l'ho pure criticato quelle mille volte e...»
«L'ho inchiodata! L'ho inchiodata a D'Alema. Si vergogni!»
«Mi ha inchiod... Ma senta, io...»
«Non sento niente. È colpa di D'Alema se ci ritroviamo con Berlusconi ancora al governo, sa? E lei è complice. Lei ha collaborato.»
«Ma come, cioè, in che senso?»
«Io, a suo tempo, contro il suo caro amico D'Alema ho sostenuto Sergio Cofferati. Se lo ricorda, Cofferati? Lei dove stava, quella volta?»
«Io dove stavo? Nei Ds, stavo.»
«Non ha capito la mia domanda: con chi stava?»
«Io? Io stavo con il partito, stavo... »
«Ma sentilo: stava con il partito, lui! Il partito. Che conformismo! Che schifo!»
«Ma che conformismo e conformismo! Avevo scelto di iscrivermi al Pds, a suo tempo, cioè, mica ho fatto niente di male, no? Ero iscritto a un partito e...»
«E cosa ne pensava di quello che cercava di fare Cofferati?»
«Non mi piaceva.»
«Ah, non le piaceva...»
«No, lo trovavo destabilizz...»
«Destabilizzante per D'Alema, sì!»
«Il segretario dei Ds era Piero Fassino, veramente, non D'Alema.»
«Tsé! Fassino! Un prestanome di D'Alema, uno dei tanti: come quello che c'è adesso alla guida del Pd. D'altronde, il suo amico D'Alema ha bisogno di nascondersi dietro questi uomini di paglia perché la società civile, cioè noi, l'ha condannato da tempo!»
«Condannato. E, senta: di che cosa era imputato, D'Alema, di grazia? Di intelligenza con il nemico, se ho ben capito.»
«No. Di partitocrazia, era imputato. Di aver assassinato la speranza, era imputato. Di essere un politicante di bassissima lega, era imputato. E avete in comune gli stessi capi di imputazione, se ne rende conto?»
«Senta, guardi...»
«Insomma, Cofferati non le piaceva. E sentiamo, caro il nostro partitocratico: cosa non le piaceva, di Cofferati? Eh?»
«Cosa non mi... Ma niente: il fatto che bombardasse il partito un giorno sì e l'altro pure sui giornali. Mi sembrava che non si comportasse correttamente. Fassino era il segretario e...»
«E?»
«Tra l'altro, me lo ricordo, sa, quello che disse lei il giorno in cui Cofferati fece quella grande manifestazione al Circo Massimo...»
«Ah, sì? E cosa dissi?»
«Non se ne ricorda?»
«No. Me lo ricordi lei.»
«Beh, le fecero presente che Fassino era stato eletto da un regolare congresso e lei, ridacchiando, disse: “Un regolare congresso? Ma Cofferati, qui, è stato eletto da un congresso di due milioni di persone...”.»
«Embé?»
«Embé?!? Come, embé? Per essere lei uno che combatte il populismo, mi pare che mettersi a far la lode dei bagni di folla e delle piazze piene sia quantomeno...»
«E lei, un corifeo di quello schifo partitocratico che ci ha regalato quasi vent'anni di berlusconismo, lei si permette di fare le pulci a me, che il berlusconismo l'ho combattuto veramente supportando con ogni mezzo necessario prima i giudici di Mani Pulite, poi i girotondi, infine il popolo viola? Eh?!?»
«Senta...»
«No, senta lei: io non credo di dover prestare ascolto a uno che stava con D'Alema quando, con una miserabile manovra di palazzo, D'Alema fece cadere il primo governo Prodi!»
«Guardi che il primo governo Prodi cadde in Parlamento e tra quelli che gli votarono contro c'era pure quel Nichi Vendola che lei, di questi tempi, apprezza senz'altro più di D'Alema. D'Alema, in Parlamento, votò per Prodi, quella volta.»
«Faccia dei gargarismi con la soda caustica prima di parlare di Nichi Vendola, lei!!! Nichi Vendola è una speranza per milioni di uomini e donne che se non ci fosse stato lui se ne sarebbero rimasti lontani dalla politica per chissà quanto tempo ancora!»
«Sì, questo l'ho sentito dire tante di quelle volte... Ma non ho niente contro Vendola, io. Niente. Solo, accà nisciuno è vergine, mi capisce?»
«Cosa fa, adesso? Battute a sfondo sessuale? Battute omofobe, magari? »
«Ma no, ma quale omofobia! Volevo solo farle presente che in questo Paese è sempre un po' difficile tagliare le questioni politiche con l'accetta...»
«Mi suona molto andreottiana, questa sua affermazione. D'altra parte, voi dalemiani siete gli eredi degli andreottiani...»
«Senta, questa poteva risparmiarsela!»
«Risparmiarmela? Ma al contrario io rilancio, caro signore, rilancio: non solo degli andreottiani, anche dei craxiani!»
«Io veramente l'ho sempre detestato, Craxi.»
«Ma esponenti del suo partito lo hanno in più occasioni rivalutato, non lo sapeva?»
«Sì, ma io non sono mai stato d'accordo.»
«Ah, lei non era d'accordo? Comodo, caro signore: troppo comodo! Lei è un partitocratico conclamato: non se lo può proprio permettere, il lusso di chiamarsi fuori se l'andazzo non le garba... Lei è patetico, sa?»
«Che c'entra, scusi? Aderire a un partito, avere una tessera di partito in tasca, mica significa perdere la propria autonomia di pensiero!»
«Ma di quale pensiero va cianciando, signor Piredda? Di quale autonomia? Lasci perdere e si vergogni, va. Si vergogni di essere complice di Berlusconi!»
«Senta, Flores, non le pare di essere un tantinello apodittico, eh?»
«Ma io posso dimostrarglielo con una sola mossa, che lei è un complice di Berlusconi, sa?»
«Ah, sì?»
«Ma certo!»
«Beh, ci provi, allora!»
«Mi sfida? Lei mi sfida? Ohhh, povero signor Piredda...»
«Coraggio.»
«Bene. Lei compra i libri della Mondadori, qualche volta?»
«Senta...»
«No, no: risponda!»
«Ma certo che li compro, i libri della Mondadori! Anche ieri: se le interessa, ho comprato Il cacciatore di nazisti, di Alan Levy. Una biografia di Simon Wiesenthal. Dove vuole arrivare? Che significa?»
«Significa che lei, signor Piredda, non solo è un complice di Berlusconi, ma persino qualcosa di più: lei è un finanziatore di Berlusconi!»
«Senta, Flores, magari anche Nichi Vendola compra i libri della Mondadori e...»
«Faccia dei gargarismi con la soda caustica, prima di parlare di Vendola, gliel'ho già detto! E non si arrampichi sugli specchi. Tra l'altro, signor Piredda, spero proprio che a casa sua gli specchi siano coperti da pesanti drappi scuri: così potrà risparmiarsi la vista della sua faccia e la voglia, che immagino insopprimibile, di sputarsi addosso da solo, farabutto che non è altro!»













Invece, alla fine, Caligola è riuscito a far eleggere il suo cavallo alla presidenza della Regione Sardegna. Che dire, adesso, all'imperatore? Mah, per quanto mi riguarda, solo questo:
Lo stabilimento Eaton di Monfalcone produce valvole per motori endotermici (a scoppio), sia di scarico che d’aspirazione. La lavorazione si compone di una trentina di passaggi o traguardi di lavoro, ad alta cadenza temporale e precisione, per una produzione giornaliera, su tre turni, di 100.000 valvole teoriche, al netto dello scarto e della ripassatura che si mangia, più o meno, il 5% della produzione. I clienti di Eaton sono FIAT, Volkwagen, PSA (Renault, Peugeot, Citroen), in passato pure Honda, Ford e Toyota.


Ehm, in effetti, il santo patrono che mi sono scelto... Come dire? 

ma secondo me ha ragione Perle: con Hamas non si tratta. Almeno, non in questo momento...
P.S.

E infatti: se la scuola è un'azienda, di tale azienda gli studenti non sarebbero forse i clienti? E il cliente, per definzione, non ha sempre ragione?

Secondo Pirani, la scuola italiana ha ormai da tempo rinunciato alla qualità dell'insegnamento in nome di un permissivismo demenziale con cui si è fatto credere ai ragazzi che “potevano largamente infischiarsene del rispetto della lingua nazionale (ma anche delle altre discipline, dalla matematica alla storia)”. Una delle bestie nere del giornalista è l'inesauribile inventiva di certi pedagogisti nostrani (professionisti a contratto di chiarissima fama, servitori assai stimati di due padroni, i ministri dell'istruzione Luigi Berlinguer e Letizia Moratti, Franza o Spagna purché se magna!). Cito da un articolo apparso su Repubblica sabato 20 ottobre 2007, La scuola nel paese dei balocchi: “chi alla fine dell'anno si mostrava assolutamente carente gli si dava un voto virtuale, un sei rosso, come veniva chiamato, perché era scritto sui quadri finali con questo colore. Poi lo si nascose in nome della privacy e la carenza è stata, finora, resa nota per lettera ai genitori, con l'informazione che, per ogni materia con insufficienza grave, il loro figliolo era gravato da un “debito” che avrebbe dovuto saldare negli anni seguenti. Ma in tutto quest'arco di tempo solo uno studente su 4 si è dimostrato capace di saldare i debiti entro la fine del successivo anno scolastico. La maggioranza ne esce fino al termine dei corsi con una serie di promozioni che si portano in seno una sequela di bocciature, cancellate artificiosamente”. Perché questo è accaduto, negli ultimi anni, nella scuola italiana.
Cito una simpatica giornalista, la Concita De Gregorio: “Non so dire con precisione cosa sia successo nella scuola italiana dal tempo dei nostri genitori (Dante e Ariosto a memoria, capacità di tradurre all'impronta quasi intatta oggi, a sessant'anni dalla maturità) al nostro (vaghe reminiscenze di antiche fatiche) a quello dei nostri figli”.


Mmmm... Gramsci, per quel che ne so io, è quanto segue: “Il concordato è il riconoscimento esplicito di una doppia sovranità in uno stesso territorio statale. Nel mondo moderno, cosa significa la situazione creata in uno Stato dalle stipulazioni concordatarie? Significa il riconoscimento pubblico a una casta di cittadini di determinati privilegi politici. La forma non è più quella medievale, ma la sostanza è la stessa”. Non mi pare che sia roba tanto raccomandabile a cardinali e papi d'oggidì. Togliatti?
Beh, per Togliatti ci siamo in pieno, in effetti. Il lavoro dell'Assemblea Costituente (siamo in tema di Costituzione repubblicana di questi tempi, nevvero?) fu condizionato pesantemente (lo possiamo dire? Sommessamente, eh...) dalle ingerenze vaticane. Il papato voleva, fortissimamente voleva che il Concordato firmato nel 1929 tra la Chiesa e Benito Mussolini venisse incluso senza ritocchi nella Costituzione della Repubblica. Il Concordato, lo ricordo, tra le altre cose proclamava il cattolicesimo religione ufficiale dello Stato e rendeva obbligatoria l'educazione religiosa nelle scuole. Fino all'ultimo i comunisti, come tutti i partiti laici, si opposero a questa richiesta. Ma il 24 marzo del 1947 Palmiro Togliatti convocò il gruppo parlamentare del suo partito e spiegò che i comunisti dovevano difendere il concordato per rafforzare la pax religiosa nel Paese e mantenere un dialogo con i cattolici. Tutti i comunisti, ad eccezione di Teresa Noce, fecero quello che chiedeva Togliatti e votarono a favore dell'articolo 7. Il dialogo però non si mantenne poi chissà che aperto. Come direbbe W.? “Ammaestrata da una storia millenaria” la Chiesa cattolica prese comunque a calci in culo i comunisti: il 1 luglio 1949, ad esempio, dichiarò ufficialmente che i cristiani che professavano, difendevano e propagavano in qualsiasi modo la dottrina comunista si trovavano in situazione di scomunica.