mercoledì 12 novembre 2008

Solo per te la mia canzone vola



In un libro bellissimo uscito dieci anni fa, Inventario italiano, a proposito di quella tara nazionale che si chiama familismo (“amorale”, secondo l'etichetta del sociologo americano Edward C. Banfield), Antonio Gambino così scriveva:
“Di famiglie (...) ne possono esistere di molti tipi: a cominciare, ovviamente, da quella paterna e patriarcale, che infiniti filosofi (e anche psicologi, si pensi solo a Freud) hanno visto come il luogo originario della formazione del concetto di autorità (o, se si vuole, del super-io), e quindi come il nucleo da cui si sviluppano le successive strutture collettive, della società civile e dello Stato.
Diversa è invece la famiglia che ha il suo centro nella figura della madre: la quale, ergendosi a vestale della conservazione e dell'accrescimento del suo gruppo “naturale”, guarda con sospetto tutto ciò che avviene al suo esterno; o, se proprio lo deve prendere in considerazione, lo fa solo per difendersene, o per usarlo come mezzo del fine più limitato che si è proposta. Con la conseguenza che, più che di una mentalità o sensibilità familiale, appare giusto parlare di una sensibilità o mentalità “materna”, o “maternofamiliale”: nel senso che gli elementi che la caratterizzano non sono quelli della famiglia intesa in modo generico, ma quelli della famiglia come viene interpretata dal punto di vista della madre, della anonima e archetipica figura “materna”.
Tale punto di vista si qualifica, e acquista contorni specifici, proprio attraverso la sua polarità nei confronti di quello “paterno”. Se infatti il “padre”, la figura anch'essa archetipica del Padre, è colui che giudica, che separa il buono dal cattivo, il giusto dall'ingiusto, e quindi anche quello che premia ma contemporaneamente punisce, sulla base di principii che hanno la pretesa della imparzialità e della generalità, e che, infine, fissa programmi e spinge all'azione, la Madre, l'istanza materna, è esattamente il suo opposto: è cioè colei che tiene i suoi “figli” (e tutti coloro che le stanno intorno sono, in qualche modo, suoi “figli”) legati in un unico abbraccio, e che accoglie, ama e, innanzitutto, perdona. O meglio, poiché lo stesso perdono presuppone pur sempre un giudizio, è colei che accetta tutto, non ricorda né meriti né offese, rifiuta ogni idea di distinzione”.
Insomma, secondo Gambino, “mentre l'educazione “paterna” ha come scopo – anche al costo di esporre i figli a qualche immediato rischio o sofferenza – la formazione di esseri umani self-reliant, autoreferenti, e quindi in grado di affrontare le impreviste situazioni difficili dell'esistenza, quella “materna”, tutta diretta alla protezione immediata ed essenzialmente fisica dei figli, e all'eliminazione di ogni forma di loro fatica, oltre a porre le premesse per le molte situazioni spiacevoli che ciascuno di noi ben conosce (bambini petulanti e urlanti, che rifiutano di andare a dormire, e tiranneggiano non solo i genitori ma anche i loro eventuali ospiti), produce, come risultato, individui – e innanzitutto uomini - spesso deboli, portati a coprire con una costante irascibilità e cupezza la loro sostanziale insicurezza, e specialmente tendenti a sottrarsi a ogni precisa assunzione di responsabilità. Insomma, dei “figli di mamma”, secondo la normale accezione di questo termine. I quali però – ed è questo l'aspetto interessante che vale la pena di sottolineare, al fine di evitare ogni ricaduta sul piano di una psicologia puramente individuale – non sono tanto il frutto dello specifico “attaccamento” di un singolo bambino alla sua singola madre quanto dell'influenza e del carattere pervasivo di una struttura mentale collettiva”.


Tutto questo per dire che c'è poco altro da dire: noi italiani siamo un popolo bambino dall'anima prepotentemente mammista. Tutto il nostro amore va alla mamma, una mamma pur che sia (sto parafrasando: se non ve ne siete accorti, date un'occhiata a un certo post qui sotto).
Guardiamoci un po' attorno, dai...
Qualche bambino italiano lo avete conosciuto, no?
In quale altro posto, si è chiesto Raffaele Simone nel suo Il paese del pressappoco, “i bambini sono consumisti e lipidici come in Italia? Dove li si trova già a quattro anni vestiti con giacconi firmati e capaci di spendere soldi da soli, senza neanche domandare il parere di mammà? Dove dispongono disinvoltamente di un telefonino personale? Dove l'esclamazione più diffusa e istintiva è “Mamma mia”? Dove altro i figli vengono accuditi e coccolati fino a trent'anni? In quale paese un genitore che accompagna il figlio a scuola in macchina costituisce un pericolo pubblico per l'estrema brutalità dei suoi comportamenti? Dove i bambini e gli adolescenti sono lasciati urlare, mangiare e scorrazzare senza ritegno in musei, parchi e luoghi pubblici?”.
Io ne ho conosciuti moltissimi, di bambini-mostri (e ho conosciuto pure moltissimi vecchi che avrebbero dovuto essere ammazzati da bambini), figli incolpevoli – povere, povere creature - di genitori-mostri che furono anch'essi, ai loro tempi, dei bambini-mostri: tiranni prepotenti e impuniti, trattati come principi fin dalla culla, mai contrastati in niente, sempre giustificati e perdonati da mamme ferocissime: le erinni mostruose, implacabili, del nostro magnifico carattere nazionale.
E quanto le amiamo, queste mamme terrificanti, noi italiani! Ma quanto...
Pensateci un po' su, volete?
Non viviamo, noi, nel Paese delle madonne? Lo aveva capito benissimo Stendhal, che in Italia la Madonna (la mamma più mamma di tutte: no contest) è “più Dio di Dio stesso”, e che molti italiani credono in Dio solo perché lo considerano “cognato della Madonna”.
Che cittadini possono mai nascere, in un Paese del genere?
O meglio: che cittadini possono mai nascere, da mamme del genere?
P.S.
Qui di seguito, alcuni titoli che possono aiutare a comprendere qualcosa dell'ideologia italiana. A me sono stati utilissimi. A motivare meglio certe mie avversioni istintive, ad esempio. O a precisare meglio certe mie (più o meno radicate) convinzioni.
Antistoria d'Italia, di Fabio Cusin.
L'italiano, di Giulio Bollati.
Paese Italia, di Ruggiero Romano.
Italiani senza Italia, di Aldo Schiavone.
Il mito del bravo italiano, di David Bidussa.
Sono tutti “libri per altri libri”: consentono, cioè, di avvicinarsi ad altri testi (che siano saggi di storia patria, o magari romanzi) con delle chiavi interpretative illuminanti e stimolanti.
E sono pure “libri di libri”: nel senso che dalle loro bibliografie (in alcuni casi davvero ricchissime) ho ricavato molti preziosi consigli di lettura.
Ite, missa est.

13 commenti:

alessandro perrone ha detto...

C'è una ragione d'altra parte, se la Nutella è stata inventata in Italia.

.....Scusa Tic, se ho subito buttato giù il livello del dibattito.
Mi sento come Thomas Prostata: "sono uno scrittore pulp, molto pulp, pure troppo!"

Tic. ha detto...

E io mi sento come Pazzaglia, nel salotto di QUELLI DELLA NOTTE (per pochi, questa).

Non malaccio,comunque, la considerazione sulla Nutella: volendo, ci potrei pure lavorare un pò su.

yodosky ha detto...

Tutto quello che Tic ha riportato è l'assoluta verità. Ma vogliamo vedere anche il punto di vista inverso? Perchè tutti si sdilinquiscono come caramelle ciucciate appena vedono un neonato che sia anche brutto come il cane Gus e rompicoglioni come pochi?
Sarà anche vero che è la mamma a comndare, ma anche il potere del pargolo non scherza... e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Qualche sberla in più, a mio avviso, non guasterebbe.
E parla una che di pinze, da piccola, ne ha prese tante...

alessandro perrone ha detto...

Sicuramente per pochi, anche perché stiamo diventando vecchi.

E come ricorda Pablo Milanés:

"...El tiempo pasa
Nos vamos poniendo viejos
Yo el amor
No lo reflejo como ayer
En cada conversacin
Cada beso cada abrazo
Se impone siempre un pedazo
De razon...."

Anonimo ha detto...

Di pinze invece mi sa che non te ne hanno date abbastanza

firmato

sorella misteriosa

Tic. ha detto...

Bé, misteriosa mica tanto...
Io, ad esempio, ti conosco bene.

yodosky ha detto...

Deficente. Racconta a tutti il testo di Topo Topino, se ne hai il coraggio.

Anonimo ha detto...

Cosa c'entra la mia parentesi come cantautore?! cmq parlando di bambini, i numerosi genitori che hanno deciso di chiamare Sofia la loro preziosa nuova nata, sappiano che é stata chiamata in tal modo anche un cucciolo di orango nato nello zoo di Brookfield nell'Illinois in ottobre. Tra l'altro nelle foto a mio avviso é molto piú bello di molti pargoli che condividono il suo nome.

firmato

sorella di qualcun altro

yodosky ha detto...

La prentesi di cantautore indica che anche tu in quanto a pinze sei stata carente.

Ti ringrazio però per avermi segnalato la chicca del cucciolo di Orango, la prossima volta che incontro dei genitori con una piccola Sofia dirò loro: "Oh, è il famoso cucciolo di orango? Pensavo fosse in uno zoo dell'Illinois"

alessandro perrone ha detto...

Scusate se mi intrometto in questa discussione casalinga, ma rammento che il nostro anfitrione ci vuole più raffinati, altrimenti tra un pò rischiamo di arrivare all'odiata e temuta "Siora Maria".

Quindi, riassumendo, noi italiani siamo: mammisti, irresponsabili, piagnoni, maleducati, i nostri figli rischiano di diventare dei mostri, al tempo stesso e per effetto di tutto ciò, ci piace l'uomo forte.
E Bisio che c'avava fatto anche uno spettacolo su fatto che i bambini invece erano di sinistra.
C'è da dire, dunque, che non ci sono più i bambini di una volta.

Che sia tutta colpa della TV? di una TV consumista specchio rotto della realtà? di una TV brutale e brutalizzata, oltre che ovviamente abbrutente? Una TV insomma, che ha come obiettivo la famiglia che essendo sola è sua facile preda.
C'è da avere nostalgia di un etica di stato o meglio collettiva, che non soffochi la dialettica, educhi al confronto, all'analisi e combatta, si proprio combatta la banalità ed il conformismo.

luciano ha detto...

Che i bambini siano di sinistra, è una fesseria gigantesca. Perchè la sinistra NON è naturale ma artificiale, la sinistra è una costruzione difficile che si realizza (sempre in progress)attraverso la ragione e la compassione, la libertà e la giustizia (tutta roba che scarseggia, nel mondo dei bambini).
All'ottimo elenco di libri proposto da Tic, vorrei aggiungere un giochino. Prendete in mano I PROMESSI SPOSI, fate finta di non averlo mai letto e iniziatelo con un trucco: immaginate che sia appena uscito e che l'abbia scritto (fingendo di essere uno scrittore dell'Ottocento che a sua volta riprende un manoscritto del Cinquecento) Umberto Eco. Ecco allora che il mondo di Renzo, Lucia, Perpetua, Abbondio, Rodrigo, Azzeccagarbugli, don Ferrante, Cristoforo, Innominato diventarà con ogni lampante evidenza anche l'Italia di adesso.
ULTIMA COSA, TIC: io sono un disastro, non trovo più nè il tuo indirizzo email nè il tuo telefono. Ti faresti vivo per Konrad? Il mio numero di casa è 040213391, il telefonino 3479522030
Grazie
http://lucianoidefix.typepad.com

Zimisce ha detto...

beh la sinistra andrà costruita, ma qualche bambino anarco-individualista ci nasce. comunque sarò malato, ma i bambini per me somigliano quasi sempre a Gus. diolabbiaingloria.

e la mammomania in questo paese è un gran problema. non serve che sbrodoli le solite cose sui giovani degli altri paesi ma cacchio, son vere. e ci ridono pure tutti dietro.

ultima cosa: guardate silvio con mamma rosa nella foto. guardate lei dove gli arriva. ma quanto era alta? 15 centimetri?

povera rosa, adesso se ne sta nelle malebolgie a far le coccole a Gus.

yodosky ha detto...

In tal caso la invidio. Adoro Gus.