giovedì 31 luglio 2008

L'amico del tiranno



Fidel Castro ha raccontato alla stampa che il pomeriggio del 10 luglio lo ha passato assieme a Gabriel García Márquez e a sua moglie Mercedes: sono state, ha detto Castro, “le ore più belle della mia convalescenza”.
Omero Ciai, su la Repubblica di oggi: ”Può un mostro sacro della letteratura contemporanea trascorrere un pomeriggio di tè e biscottini al capezzale di un dittatore senza che la cosa passi inosservata?”.
Eh, no: non può. Specie se il dittatore in questione va poi a spiattellarlo in giro...
Antonio Muñoz Molina (grandissimo scrittore di suo) ne ha parlato il 26 luglio su El País .
In questi termini: “Al tiranno ottantenne lo lusinga che vadano a trovarlo intellettuali, che poi racconteranno con ammirazione quanto egli è affezionato alla letteratura e quanto è ancora attento, lucido ed informato. Gli intellettuali che rendono omaggio al dittatore e lo chiamano affettuosamente “Fidel” vengono di solito da paesi democratici nei quali manifestano apertamente le loro critiche contro il potere, ma evidentemente perché tanta ribellione si trasformi in riverenza basta soltanto che quel potere sia assoluto. Essi coltivano una solidarietà totale, quasi eroica, ma solo con i carnefici, mai con le vittime, ed hanno un cuore di ghiaccio verso i perseguitati che non fanno parte della loro ortodossia”.
Limpido, vero?
Grazie di cuore ad Antonio Muñoz Molina.


3 commenti:

luciano ha detto...

Non ho mai letto nulla di Molina ma mi sa che provvederò. (Pensa che al mio amatissimo Julio Cortazar, forse lo scrittore che in assoluto prediligo, soprattutto per gli incomparabili racconti, ho perdonato perfino il filocastrismo. Ma a Cortazar sì, mentre a Marquez, Gordimer, Saramago & C no.)

Tic. ha detto...

Anch'io amo moltissimo Cortazar, Lucià. Ma forse già lo sai.
Ma pure quel comunistone di Saramago, a dirla tutta.

Tic. ha detto...

P.S.
Di Munoz Molina mi permetto di consigliarti il bellissimo SEFARAD.
E pure BELTENEBROS.