lunedì 28 luglio 2008

Ferrero segretario?!?


Che avete fatto?
Pazzi!!!
E mò Massimo D'Alema con chi gioca?

26 commenti:

Anonimo ha detto...

Ho appena finito di leggere "Pura anarchia" una raccolta di racconti di Woody Allen (non straordinaria) e "Breviario comico" di Michele Serra, entrambi gli autori virano sul demenziale, offrendo alcune pagine di puro sghignazzo; niente però di comparabile con quanto ci hanno mostrato in queste ultime settimane i micropartitini della sinistra. Andiamo per ordine, sempre che sia possibile farlo in questo carnevale congressuale: cominciano i "socialisti", zero virgola qualcosa e un'arroganza infinita, unico momento scintillante di un congresso clandestino i fischi a Veltroni, poi tutti a casa per la nuova kermesse quando saranno allo zero vigola zero qualcosa.
Tocca poi a "sinistra democratica", ovvero i diessini che non si sa cosa vogliono ma solo cosa non vogliono: il partito democratico. Guidati da Claudio Fava, uno che ha perso tutte le elezioni alle quali ha partecipato, si impegneranno a unificare la sinistra. Nel frattempo, il loro partitino (sempre unitario, s'intende) contribuirà all'affollarsi di sigle e partiti in quella nave dei folli che è diventata la sinistra italica.
Proseguiamo con O. Diliberto e microstalinisti del Pdci. Per la mia gioia e, immagino quella di Tic, ci offrono nun congresso strepitoso che si conclude con il ripristino del centralismo democratico e l'eliminazione del Lambrusco.
Spumeggianti e splendidamente anarcoidi i "Verdi", dopo un'assise di insulti eleggono una povera segretaria che non fa nemmeno in tempo a ringraziare per l'elezione, quando oplà, salta sul palco l'ex ministro Pecoraro Scanio che, tenuto nascosto per tutto il congresso, appare rivendicando il suo ruolo di puparo del partitino del sole che rideva.
Infine, i più grandi, i rifondatori del comunismo che, in un impeto da ottobre rosso, si sbarazzano dello chiccosissimo Bertinotti, fanno piangere il poetico Vendola e installano ai vertici del partito un manipolo di guardie rosse guidate da Ferrero (non quello dei cioccolatini). Lotta di classe e lughissime analisi sulla crisi del capitalismo sono assicurati.
Naturalmente in tutti questi congressi le condizioni di vita degli italiani non sono state oggetto di discussione, anche perchè, com'è noto, alla sinistra italica, gli italiani fanno schifo e poi, si sa, votano a destra.
Non so, carissimo Tic, con chi giocherà D'Alema, ma so che finchè ci saranno questi il Partito democratico mi sembrerà l'unico luogo per una sinistra normale.
Ora passo a un film dei fratelli Marx, l'unico marxismo al quale può ispirarsi quel circo rosso verde che ci ha deliziato in questi giorni.

tic. ha detto...

Ammazza che cannonate! E chi sei?
La Viribus Unitis?

barone von furz ha detto...

...evidentemente all'estrema sinistra si gode enormemente martellandosi i coglioni...

Anonimo ha detto...

nella foto sembra l'allentatore di una squadra di serie D felice per l'amichevole vinta con il baracca Lugo...

Anonimo ha detto...

colleghiamo questo con il mini sondaggio di repubblica (a voto libero, per cui comunque da prendere con le molle), che vede la maggioranza schiacciante dei votanti dichiarare che alla sinistra del Pd ci vogliono non uno, ma almeno due partiti, e questo vi fa capire quale sia la situazione per una ipotetica moderna sinistra in Italia.
Da una parte questi pazzi da legare, la cui capacità frazionatoria è proporzionale alla loro fantasia malata; dall'altra un manipolo di figuri, che per il solo fatto di non potersi più chiamare comunisti, o di non poter più avere la falce e martello nel loro simboletto di partito, non osano immaginare niente di nuovo oltre quello che c'è già stato.
Da una parte Avanti Popolo
Dall'altra Berlinguer ti voglio bene.
Continuo a pensare che rinnovamento a sinistra voglia dire anche rinnovamento generazionale.
Quando riusciremo a staccare il cordone ombelicale dal PCI, forse, potremo guardare all'orizzonte..

tic. ha detto...

In effetti, Ferrero assomiglia parecchio all'allenatore dello Stradella...

E' stato 'na sciccheria davvero, il congresso di RC, stando ai resoconti.
Quando si arriva a dare del traditore al proprio compagno di partito, quando si chiamano i delegati al voto nominale sui documenti - sfilata sul palco, delegato per delegato - per poter controllare che nessuno tradisca (perché QUESTO è avvenuto...), quando si vede gente che piange sul palco, beh, vuol dire... Vuol dire... Vuol dire...

Vuol dire che stiamo proprio DENTRO (ma profondamente) alla storia gloriosa della sinistra italiana, ostia!
Here we go again, direbbero gli anglosassoni.
The same old shit, dice il Duca tic.

La sinistra de noantri!
Con le sue scissioni (previo bombardamento dell'atomo), il suo linguaggio esoterico, la sua tendenza a drammatizzare sempre un po' troppo(ma ci avete fatto caso a quanti STRAPPI e a quante SVOLTE ci sono stati, nella sua storia gloriosa?)e a pensare che tutti i discorsi che vengono fatti possano aiutare, chissà come, non solo ad essere migliori di chissà chi o cosa (e già qui...), ma anche, pensate un po', a cambiare il mondo.
Una noia...
Epperò.
Epperò...

C'è poco da gioire, per il PD.
Un partito fatto di aria.
Che non produce un'analisi che sia una (e non voglio dire l'analisi della sconfitta di aprile: intendo uno straccio di analisi della società italiana).
Subalterno al linguaggio della destra trionfante (di più: abituato a giocare sul terreno della destra trionfante. Abituato a farsi dare la linea dalla destra trionfante).
Incapace di autonome iniziative, capace solo di rispondere (spesso in modo profondamente inadeguato) ad iniziative degli avversari.
Incapace di vivere e di fare politica senza la televisione, lontano dalla televisione.
Incapace di produrre una critica alla politica dei media e al linguaggio dei media (che, secondo me, è cosa cruciale. Più cruciale, forse, di una legge sul conflitto di interessi... O forse prodromico?).
Sdraiato in maniera acritica sulle mitiche "compatibilità di bilancio" (ne parlerò fra poco in un post. Dedicato al mio paesello del cazzo, dove il PD governa prendendo botte dagli ultimi degli ultimi).
Incapace di criticare non tanto il mercato (io non ho nulla, ma proprio nulla, contro il sistema di mercato), ma chi del mercato ha fatto un'ideologia: incapace quindidi produrre uno straccio di critica su ciò che consente, e dico nel NOSTRO Paese, la presenza di disuguaglianze enormi; ovvero su ciò che consente ad oligarchie sempre più rapaci di impoverire un popolo sempre più COGLIONE; su ciò che, in ultima battuta, porta la ricchezza ad essere così mal distribuita. Nel NOSTRO Paese. Qui da noi. Dove forse NOI potremmo INCIDERE, in qualche modo, e contribuire a cambiare qualcosa.
E che dice, il PD, del modo in cui è trattata la CULTURA, in questo Paese? E l'ambiente? E il paesaggio?
E che dice sui diritti civili?


Eppoi, mes amis, lo dico: ma quanto è BRUTTO, irrimediabilmente BRUTTO, il NOSTRO gruppo dirigente?
I Veltroni e i D'Alema, i Rutelli e i Marini, le Bindi e i Parisi. Gli eterni Veltroni, D'Alema, Rutelli, Marini, Bindi, Parisi.
Quelli che quando PERDONO, restano. E pretendono di continuare a dar carte. Pretendono di comandare.

E pure a livello locale, no? Con pessimi boss (e tirapiedi soddisfatti) vanitosi, egocentrici, ignoranti epperò tanto arrivisti. E sempre tanto affamati, di gloria e di posti al sole.
Faccio i nomi o non è necessario?

Poi, certo, possiamo ridere della Francescato eterodiretta da un figuro come Pecoraro Scanio (che non si sa se faccia più pena il burattino o il burattinaio), o dell'indecente Diliberto che parla di vini (vini che dovrebbe bere 'a intullu', si dice in Sardinia: magari da ubriaco gli riuscirebbe di dire qualcosa di intelligente), o di Bertinotti applaudito per otto minuti il giorno prima e inculato senza sputo il giorno dopo (e ben gli sta. Ben gli sta, vanitosa, fatua, parolaia NULLITA').

Ma cerchiamo di ridere come tic, diogene, l'uomo tigre, barone von furz: non in nome del PD.
In nome del PD c'è ben poco da ridere (pensate un po' al presidente della provincia di Gorizia e vedete un po' se riuscite a darmi torto).
Almeno di questi tempi.

(ammazza quanto ho scritto!)

tic. ha detto...

Tra l'altro, segnalo questo bel commento (che sta in un bel blog): quando si dice la telepatia...

http://mammiferobipede.splinder.com/

Unknown ha detto...

Ferrero è valdese e dunque io e lui stiamo nella stessa chiesa. Ma ciò non significa che la sua elezione mi abbia rallegrato. Ho l'impressione che tutta la sinistra italiana sia stata afferrata da una sindrome suicida/omicida/catatonica che rischia di incatenarc i al berlusconismo per anni e anni e anni.
http://lucianoidefix.typepad.com/

tic. ha detto...

La butto lì, ma...
E se, alla fine, ce lo meritassimo tutto, Silvio Berlusconi?

Anonimo ha detto...

me lo sono chiesto anche io, tante volte

Anonimo ha detto...

Beh, evocato mi faccio vivo. :)
Sottoscrivo quasi tutto quello che è stato scritto fin qui, ma c'è un problema insolubile nell'essere "di sinistra" in Italia, il fatto che siamo un paese ricco.
E quando dico "ricco" penso all'Africa, all'Asia, al Sudamerica, dove il termine "proletariato" ha ancora significato, dove la gente è sfruttata e muore di fame.
Ma qui in Italia, ormai, gli ideali di sinistra, l'unità dei lavoratori, la solidarietà, si scontrano col fatto nudo e crudo che nessuno ormai lavora per vivere, lavoriamo tutti per il superfluo, per poterci permettere più "superfluo" degli altri. La povertà unisce le persone, la ricchezza le divide, e ormai siamo tutti ricchi (pensate solo a come sono cresciuti e vissuti i nostri genitori o i nostri nonni).
Per questo andremo avanti con questi teatrini patetici finché la crisi energetica che si profila all'orizzonte non ci darà (spero) una svegliata.

tic. ha detto...

Per me sei già un mito.

barone von furz ha detto...

e sia così tic...vivemus atque amemus...non sarà mica ferrero a toglierci l'Amore...

tic. ha detto...

No, e che ci può togliere Ferrero, poveraccio?
Amemus, igitur!
Ma... Arrigitur?

Anonimo ha detto...

Tic, ragionando su quanto hai scritto oggi ho messo a fuoco un'idea...
Negli anni '70 c'era il PCI che affermava che il mondo, la società, erano ingiuste e andavano cambiate.
Oggi c'è il PD, che al contrario afferma che il mondo, la società, vanno bene così come sono, al massimo va fatto qualche piccolo aggiustamento ma niente cambiamenti sostanziali.
Ora, a me pare che il mondo, la società, non siano meglio di trent'anni fa. Mi sembra che siano peggio... però adesso, come dire, "vanno bene".
Che ne pensate?

P.s.: il "mito" lo prendo come un garbato sfottò. Magari le mie analisi sono un po' rudimentali. Beh, pazienza, a me pare ugualmente che stiano "in piedi".

tic. ha detto...

Stanno in piedi eccome.
E non sono affatto rudimentali.
Sono senz'altro più raffinate delle mie, ad esempio...
E comunque, guardati attorno: ad esempio, ascolta un po' qualcuno dei dirigenti nazionali del PD (il mio partito): davvero ti sembra che le tue analisi siano così rudimentali?
Sul mondo di trent'anni fa migliore di quello di ora, beh, ci dovrei un po' pensare su.
Comunque, così, su due piedi, il mondo mi sembra senz'altro più insicuro ora ("Bring me back the Berlin wall", cantava Leonard Cohen...).
In Italia, però, non ci si spara più addosso nelle strade.
Non è poco.
Uhm...
Vediamo se qualcun altro se la sente di partecipare al dibattito.

tic. ha detto...

Ehm, sorry...
Per Leonard Cohen, non è "Bring me back", ma "Give me back".
Ieri sera ero poco lucido.
Scusa.

Anonimo ha detto...

Tic, la discussione è interessante, non credo che un'analisi comparata esaustiva tra la situazione attuale e quella degli anni '70 sia proponibile... ma qualche considerazione va aggiunta.
Al di là dello "scacchiere internazionale" (sul quale contiamo abbastanza poco, e non credo che una qualsiasi politica "locale" avrebbe cambiato questo fatto) voglio provare ad elencare gli indicatori che mi danno il segno di un peggioramento.
1) la "forbice" dei redditi è aumentata, i ricchi sono ancora più ricchi e, per contro, i lavoratori sono sempre più precari, ricattati e meno "autoconsapevoli". Tanto per dire, l'equo canone è ormai un ricordo, ma invece di chiedere affitti più bassi (provvedimento che colpirebbe le rendite parassite) si chiedono stipendi più alti...
2) il consumo e la cementificazione del territorio sono proceduti ad un ritmo demenziale, siamo il paese delle seconde e terze case, terre coltivabili hanno lasciato il passo a costruzioni, aree industriali, periferie urbane, strade e superstrade, mentre parallelamente acquistavamo derrate alimentari dall'estero. Ora che la tendenza dei costi di produzione e trasporto di cibo è a salire, ed in qualche caso alcune derrate cominciano già a scarseggiare, come affronteremo le esigenze alimentari del paese?
3) le politiche dei trasporti hanno investito miliardi sulla mobilità privata ed individuale (strade per le auto) tagliando a manetta il trasporto pubblico e collettivo, ferrovie in testa... non si possono certo dire scelte lungimiranti.
4) in sostanza abbiamo un "sistema paese" cresciuto ed alimentato in un'ottica miope di "vacche grasse", di energia economica e disponibile in quantità, ma del tutto inadeguato a fronteggiare un cambiamento di paradigma. Invece di costruire case con isolamento termico (come fanno p.e. in Germania, o in Trentino) abbiamo installato condizionatori dappertutto, invece di quartieri vivibili abbiamo periferie dormitorio e mega centri commerciali (e a Roma li ha fatti costruire Veltroni... a decine)...
Tutto questo avrebbe potuto essere diverso?
Beh, sì. Parecchio.

tic. ha detto...

E' vero, sul piano internazionale contiamo poco, ma sulla mappa del disordine mondiale siamo segnati.

Le altre cose che hai scritto sono il nostro presente, c'è poco da fare.
E saranno, purtroppo, pure gran parte del nostro futuro.
La tendenza allo sperpero e al consumo delle società cosiddette 'avanzate', poi, da noi ha raggiunto livelli davvero criminali, più che folli, datosi che il nostro povero Paese ospita i due terzi del patrimonio artistico mondiale censito dall'Unesco.
E questo, da noi, non ha mai fermato né ispirato particolarmente nessuno.
Nei meravigliosi anni Ottanta, il ministero dei Beni Culturali, la cenerentola dei ministeri, era in mano a quelle mosche cocchiere dei socialdemocratici, per dire (te lo ricordi il ministro Ferdinando Facchiano - da Ceppaloni, come Mastella? Quando arrivò ci fu chi scrisse: "La prego, ministro, non faccia nulla!". Da piangere ).

Unknown ha detto...

Ferrero? Preferisco la Novi.

Unknown ha detto...

E Diliberto che scomunica ufficialmente il Lambrusco, proibendone la vendita e il consumo, è una pagina degna del miglior Peter Sellers.

Adespoto ha detto...

La sinistra è per eccellenza la mano infida, quella che tiene le carte truccate, quella che impugna lo stiletto sotto il tavolo...
La sinistra è litigiosa, tanto da dover basare la propria esistenza politica novecentesca all'unico richiamo efficace all'unità politica mai effettuato da questo lato dell'agone. Quello Marxiano.

Il costante e perseverante richiamo retorico all'unità tuttavia non regge nei momenti di sconfitta, dove la spinta emotivo-intellettuale alla frammentazione è prevalente.

Però io senza sinistra, a differenza di altri, non ci so stare... Che ci volete fà.

tic. ha detto...

Nemmeno io, anche se non sono marxista.
La domanda, però, è: cui prodest?
(oltre a me, si intende...)

Adespoto ha detto...

Le divisioni a sinistra avvantaggiano le destre (ovviamente) e i piccoli maestri.
Tranne in rari casi, ovviamente,ma parliamo di crisi storiche non vicinissime negli anni.

Tuttavia le "crisi" si consumano rapidamente e lasciano i loro strascichi per anni nella politica. Le "crasi" invece sono processi lenti e talvolta anti-culturali, perchè le crisi sono il luogo metaforico dell'elaborazione teorica. La stessa condotta di Marx nella prima internazionale è quella di un unitarismo predicato ma non praticato (le espulsioni proudhoniane e bakuniniane).

I processi di riunificazione, spesso, non sono che azzardi idealistici che si sostengono sulla base dei risultati ottenuti. Così è stato per il Piddì, così poteva essere per la Sinistra Arlecchino.

I Grandi mutamenti politici hanno bisogno di momenti catartici.
Come la caduta del fascismo, la nascita della repubblica, o anche tangentopoli, in qualche dimensione. Questo governo delle destre, per quanto grave e desertificante nella sua politica conservatrice, non mi pare abbia le carte in regola per essere catalizzatore di sconvolgimenti radicali.

Per il futuro?
Le elezioni diranno se è la fine della sinistra (quella senza necessità e ambiguità centriste) in Italia. Il sentiero è stretto...

Adespoto ha detto...

nota a margine:
Non è necessario essere marxisti per essere di sinistra. Ma il marxismo rimane la proposta culturale unitaria storicamente più importante nella sinistra moderna.

barone von furz ha detto...

...vedo che conosce marziale...