lunedì 8 febbraio 2010

Col cuore in mano


È tutto il giorno che ci penso: ho una tessera di partito in tasca dal gennaio 1994. Prima Partito democratico della sinistra, poi niente più partito, solo Democratici di sinistra (la battuta non l'avevo capita, al tempo, e continuo a non capirla), infine Partito democratico (questa invece l'ho capita quasi subito, per fortuna: e, ma ormai dovreste averlo intuìto, mi fa ridere assai).
Bene. È dai primi giorni del dicembre scorso che non partecipo ad una riunione del mio partito. Anzi, meglio: che non metto piede nella sede del mio partito (che per me, in questi sedici anni, è sempre rimasta la stessa: Monfalcone, via Verdi, 48). Fan due mesi secchi ad oggi, se non ho contato male. Due mesi. In tanto tempo non era mai capitato e credo significhi pur qualcosa.
Dice: ma forse non se ne fanno più, di riunioni di partito...
No, mi risulta che se ne facciano, altroché: ultimamente, ad esempio, ce n'è stata una sui regolamenti delle consulte rionali, “indispensabili strumenti di partecipazione dei cittadini alla vita democratica”.
Dice: hai cambiato gusti, può capitare... Sei diventato, che so, Italia dei Valori?
Ultimamente tira un casino, il Di Pietro, nevvero? Non avete visto come il quotidiano più letto da noi di centrosinistra ha coperto il suo congresso, eh? Ma che lusso, che lusso sfrenato! E quindi, magari... Ma non è nemmeno questo: dell'Italia dei Valori non m'importa una sega e per me Antonio Di Pietro è solo un povero questurino descamisado.

Dice: embè? E allora?
Allora è che a me non importa più nulla di nulla della militanza politica, né della vita di partito: questo è. Ma proprio zero: nada de nada.
Magari è brutto da dire, ma tant'è: mi sono rotto le palle.
La tessera che ho in tasca, per quanto mi riguarda, vale come quella che mia moglie ha tirato fuori oggi all'Ikea (Ikea Family: trattasi di una specie di fidelity card, se ho ben capito), anzi persino di meno: la tessera del Partito democratico, ovviamente, non ti dà diritto a dei punti (e vorrei anche vedere).
Vado più volentieri a passeggiare sul Carso che a una riunione di partito: tanto gli amici (pochissimi) che mi sono fatto in politica li posso sempre vedere quando mi pare: si ciàcola, si ride, si scherza, si beve un bicchiere, magari si maledicono Veltroni e D'Alema. Non ho bisogno, insomma, di mettere piede in sezione per incontrare delle persone a cui ho voluto e voglio bene e che ho stimato e stimo.
La mia vita, insomma, è cambiata radicalmente da due anni e mezzo in qua. Tanto vale prenderne atto.
Che posso dire, per farvi capire?
A giugno conoscerò (conosceremo) Mila.
Ho molti amici a cui voglio bene e che mi vogliono bene. È una delle poche qualità che ho, d'altra parte: sono fedelissimo alle amicizie, io.

Fra una settimana, a quest'ora, sarò a Londra con mia moglie.
Se tutto va bene, tra un paio di mesi sarò (saremo) nella mia (nella nostra) nuova casa: i lavori in corso procedono bene e io non vedo (noi non vediamo) l'ora di traslocare.
Ieri sera ho finito Beltenebros di Antonio Muñoz Molina (più che un romanzo, un teatro delle ombre, o un gioco di specchi) e stasera inizierò a leggere Agente Zigzag, un saggio Ben Macintyre - opinionista e condirettore del Times - su una delle storie di spionaggio più incasinate e affascinanti della Seconda Guerra Mondiale.

Tra le nuvole di Jason Reitman è il terzo, bellissimo film di un regista ormai maturo, con un George Clooney sempre più bravo: mi permetto di consigliarvene la visione e già che ci siete buttate un occhio alle stelle, stasera...
Fox Crime, la domenica, sta ritrasmettendo tutte le serie di C.S.I. Las Vegas: tre ricchi episodi dalle 21 in poi e io per il vecchio Grissom ho un debole, lo sapete.

Luciano Comida scrive per Il Mucchio Selvaggio e io ho sempre sognato di essere amico di qualcuno che scrive per Il Mucchio Selvaggio.
Mi piace sempre tantissimo entrare in classe, la mattina.
E allora in verità, in verità vi dico: cazzo mi frega di esserci, in politica?
Non fraintendetemi, eh... La tessera la prenderò anche per l'anno in corso: sempre quella, ovviamente. E lo farò anche quando il partito cambierà nome, ché di sicuro lo cambierà di nuovo perché nulla cambi, come diceva quel famoso principe. Tanto, una tessera non la si nega a nessuno, ormai... No?
Ma da qui ad esserci (e cioè dire la mia, e sbattermi per convincere qualcuno a votare per noi, e la passione, e tutto), beh, da qui ad esserci ce ne corre...
Buona fortuna a chi ci crede ancora, in ogni caso.
Io passo. Anzi, io sono passato.

18 commenti:

Anonimo ha detto...

non sai se dare le condoglianze o fare gli auguri per la liberazione, in casi così.
tutto si potrà dire, ma non che manchi di chiarezza,(nè di delusione,forse).
buone letture e buon tutto.
ciao francesco

Booksworm ha detto...

... insomma sto fine settimana non siete nei pressi della centrale ?

ed io quando lo pago l'aperitivo ?

Booksworm...

[ o preferisci farti il fegato rosso dalle mie parti emiliane, ... e non per il grasso di maiale?]

Sab e Dom sono a monfy...
batti un colpo

Booksworm

Anonimo ha detto...

Non si capisce però quale sia la ragione per farla,o per tenerserla, stà benedetta tessera.
(vabbè che ormai te la regalano, peggio dei DS, dove almeno provavano a chiederti un'offerta)

tic ha detto...

Non c'è nessuna ragione, appunto.
E' cosa gozzaniana, hai presente?
Una piccola cosa di pessimo gusto...

luciano ha detto...

A parte che il mio cammeo mi ha commosso (non me l'aspettavo proprio), per il resto stracondivido quasi tutto.
E pure io ho questa tessera del PD (che mi serve come quelle che ho fatto in tanti negozi in cui ho messo piede una volta, me l'hanno offerta, ho detto di sì e poi non l'ho mai più utilizzata). Pigrizia mia? No: avrei molte cose da dire ma il PD non si riunisce mai, assemblee non si fanno, nella sede c'è vita come nella coscienza di Ghedini. Uno che voglia discutere dove può andare?
E così mi limito a parlare del PD (quasi sempre male o malissimo) con amici e conoscenti, a scriverne (quasi sempre male o malissimo) su giornali, blog e siti. Ma è un partito questo?
Non mi espellono neanche...

Anonimo ha detto...

Capisco (per modo di dire) l'atteggiamento gozzaniano, ma insomma ... se il PD non riesce più neppure ad espellere qualche iscritto "eretico", nè fa più riunioni o assemblee, che senso ha restarci? Per quanto poco costi, la tessera non sarà mica gratis. Quei soldi si possono spendere meglio altrove, no?
E alla fine, il fatto che tanti (sul fatto che siano tanti sarei ottimista...) non rinnovino più l'iscrizione, qualche effetto dovrà pur averlo. O no?

tic ha detto...

E su chi?
Su quelli che han combinato quella bella roba in Puglia?
Dubito.

luciano ha detto...

Io continuo a scrivere lettere al Piccolo (che me le pubblica) anche per vedere fin dove arriva il Pd locale. Quando insomma mi convocherà qualche dirigente per dirmi: "ciò, cocolo...te la gà finida de sputanar el Partito in pubblico?"
Al che io gli direi: "Varda che no lo sputano miga mi. Se voi col vostro comportamento."

Giulia ha detto...

E' il destino dei più: disaffezionarsi a quello che ci ha appassionato. E nella politica ormai appassionano solo i no a qualcosa, ma ci sono poche parole per i sì.
Così anche voi migrate...vi faccio un sacco di auguri (quelli di cuore, non che portano sfiga) per la nuova casa. Noi abbiamo tribolato un po' ma ora è tutto un altro vivere.
Ce ne fossero, poi, come te, che la mattina son contenti di entrare in classe. Anche senza sostenere un partito faresti un po' di bene all'umanità. Meglio crescere bene quella in divenire di quella già sul viale del tramonto, specie in politica.

Adespoto ha detto...

Bel pezzo vecchio Tic.
Oggi però parla la delusione, amara come in tutte le storie appena concluse, che bruciano di più. Per chi ne ha mangiata di militanza certe cose, credo, non passano mai.

Sembrano passare.

Per adesso preferisci vivere. Fai bene, mi sa.

La febbre per la politica però è come l'herpes, dopo che la prendi la prima volta... Non puoi mai sapere quando ritorna.

diogene ha detto...

Siccome continuo a pensare che la politica serva a cambiare un paese di merda, che senza i partiti la politica sia solo un esercizio di vanità e che tra i partiti di questo disgraziato paese il meno peggio sia il PD, resto e partecipo pure alle riunioni. Capisco Tic e, vi assicuro, che che sono dannatamente tentato di fare altrettanto, ma poi mi chiedo: perchè me ne devo andare? Perchè devo lasciare che in politica si affermino solo degli emeriti imbecilli? Allora non me ne vado. Tanto, un giorno, gli imbecilli riusciranno a cacciarmi.

tic ha detto...

Infatti. Nel Pd essi sono LEGIONE.

Mammifero bipede ha detto...

Io penso che tornerai al Pd quando e se il Pd ricomincerà a fare politica, e non i patetici teatrini dei tempi recenti.
Se non ricordo male il PCI si definiva un partito "di lotta e di governo", il PD vuole essere solo un partito "di governo", la lotta non lo riguarda più. Insomma, grande è la delusione sotto il cielo...

P.s.: è una deformazione mia o nell'ultima foto hai davvero citato una vecchia icona rock?

tic ha detto...

Eh, sai...
E' l'unico boss che ancora accetto...

Fabio Montale ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Fabio Montale ha detto...

Cara la mia vecchia ciabatta, per me resterai sempre il solito vecchio panzone. Ci sarebbe una boccia da stappare qua ma, siccome hai le dita ciccione, non riesci a rispondere agli sms.
Comunque penso che tu di passioni ne abbia troppe per le 24 ore disponibili (considerando il tempo che passi a mmagna'). Alla finestra del tuo mondo suino si e' affacciata prima Yod, adesso sta arrivando Mila: il rosso diventa rosa. Credimi, indescrivibile. E da amico sono contento che il tuo organismo stia facendo spazio nella tua povera mente. Altre cose, oltre alla politica, perderanno l'assolutezza attuale.
Poi, tra una dozzina d'anni, quando arrivera' il primo 'vaffanculo papa''... si riaffaccera' il rosso. Esistera' ancora il PD?

tic ha detto...

No. Torneremo a farci raccontare quella di Biancaneve e i sette nani. O i sette democristiani, non ricordo bene...

ivan crico ha detto...

Bellissimo questo tuo blog. Io, caro Stefano, non ho mai avuto nessuna tessera e rifiuto, di solito, anche quelle dei supermercati. Provengo da una famiglia di operai e sono cresciuto immerso nella retorica dell'assoluta perfezione della sinistra rispetto a fascisti e democristiani. Poi è diventato Presidente del Consiglio D'Alema e, lo ammetto, qualche volta ho preferito non andar a votare. Nella sinistra attuale è difficile ritrovare anche un millesimo della tensione ideale che faceva battere il cuore, forte, delle mie vecchie zie e zii. Ma arrivati a questo punto, l'altro giorno mi sono detto che non posso stare da nessun altra parte all'infuori di questa, al di là di chi oggi è ai vertici, al di là di tutti gli errori e le debolezze e i compromessi. Continuerò a non avere una tessera ma non farò più lo sbaglio, come da ragazzo, di non andare più a votare. Ai deboli, a chi soffre e non ha i soldi per curarsi, a chi non ce la fa a mandare i figli a studiare, chi ci pensa?