domenica 1 novembre 2009

Passeggiando con Felice Andreasi

L'altra notte ho sognato Felice Andreasi. Del sogno ricordo poco (di quello che sogno quando dormo ricordo sempre poco): solo che passeggiavamo insieme, che era autunno perché sotto i nostri piedi c'era un bel tappeto di foglie di tiglio ingiallite, e che Andreasi era più o meno quello di Storia di ragazze e ragazzi, di Pupi Avati, un bel film di vent'anni fa... Non ricordo di cosa parlavamo, e nemmeno se parlavamo. Magari, chi lo sa, andavamo per funghi: pare infatti che a Felice Andreasi piacesse un sacco, andar per funghi.
Com'è che dev'essere... Qualche tempo fa avevo pensato di dedicare un post - due righette alla buona, ma scritte col cuore - a quello che io considero uno dei più grandi comici italiani di sempre: così, solo perché mi era venuto in mente quel suo pazzesco monologo su un tizio che incontra dio nell'ascensore («mi ha detto: “Lei dove va?”. Gli ho risposto: “Io vado all'ultimo piano, e lei?”. Lui mi ha fatto: “Oltre”» - finiva, più o meno, così: «ma se era lui, che bisogno aveva di prender l'ascensur?»).
Poi lasciai perdere, non so perché, ed ecco che 'sta mattina mi son svegliato e invece di trovare l'invasor - capita spesso, pare, a quelli di sinistra, quando si svegliano - mi son trovato a ridere da solo davanti al caffè pensando a Felice Andreasi che recita Piemuooonte di Giosuè Carducci (su le dentate scintillanti vette/ salta il camossio, tuooona la valanga...).

“Un bel giorno io sono nato. Subito non mi sono accorto di niente, ma dopo un po' me l'hanno fatto notare”.
Era nato a Torino (la mia capitale morale, ormai lo sapete) ma aveva sfondato a Milano, in un famigerato scantinato di via Monte Rosa 84, zona San Siro: era il vecchio Derby, avete presente? Jannacci, Villaggio, Cochi e Renato, i Gufi. Ovvero, il meglio del meglio della comicità in questo cazzo di Paese dove si è sempre riso malissimo e dove ormai c'è proprio poco da ridere.
Poi - era il 1972, mi pare - Il Poeta e il contadino. Un'altra tivvù (ma a chi potrebbe mai venire in mente, oggi, di portare in televisione una roba del genere?), un'altra Italia: un posto in cui la Val Trompia (“Siamo su a milletré”) non era ancora diventata un deprimente ridotto prealpino per leghisti tonti e poteva essere, invece, un magnifico, surreale paesaggio dell'anima per tutti e ciascuno, ovvero pure per chi la televisione la guardava da campano, o da siciliano. Miracoli che avvenivano quando l'Italia era forse un po' più povera, ma meno divisa. E indubbiamente più intelligente. Sto mitizzando, magari? Sì? E allora diciamo “miracoli che avvenivano prima che il Berlusconi marchiasse l'Italia a fuoco con le sue puttanate”: va meglio, adesso? Ci capiamo?

In giro per la rete ho pescato una cosa che mi è piaciuta parecchio. Ve la vendo così come l'ho trovata, l'autore si firma Buenaversa.
«Ho avuto il privilegio e l'onore di conoscere Felice qualche anno fa nel Monferrato, a Rocchetta Tanaro dove si teneva una festa di paese. Quel giorno Andreasi mi ha raccontato alcuni divertentissimi retroscena della sua partecipazione a "Il Poeta e il Contadino". Sembra che Beppe Recchia, regista della trasmissione, lo avesse convinto ad interrompere un balletto di Liana Orfei, entrando in scena e declamando: "Sarò il tuo leone sotto il solleone, sarai la mia pantera, nell'ombre della sera, ed ecco il tuo ghepardo.. aspettami se tardo, e infine ippopotàmo per dirti che ti amo". Felice ricordò di averle quasi buscate dal ballerino».

E io adesso provo ad andare a memoria e ve ne racconto un'altra, fortissima davvero.
Pare che ad Andreasi fosse capitato un lavoro dalle parti di Concesio, provincia di Brescia, paese natale del papa Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini. Insomma, eccolo che se ne sta sul palcoscenico e si mette ad imitare il pontefice. Era uno dei suoi pezzi forti, al tempo: non come l'imitazione di Gustavo Thoeni, davvero leggendaria, ma quasi.
Com'è, come non è, pare che tra il pubblico ci fosse pure un fratello del papa che ad un certo punto si mise a gridare, scandalizzato: “Il papa non si tocca! Il papa non si tocca!”. E Andreasi: “Ma io non lo so, se si tocca...”.
Potete immaginarvi il seguito?
E chiudo ricordando il grande attore, perché fu pure un grande attore: per il teatro – tra gli altri con Tino Buazzelli, da lui considerato un maestro di vita, oltre che un maestro sulla scena – e per il cinema.

Guido Chiesa, che lo diresse ne Il caso Martello, ne Il tempo dei sogni e ne Il partigiano Johnny, un giorno raccontò: «Io ero un giovane regista esordiente e Andreasi era una leggenda della mia infanzia: Il poeta e il contadino, le trasmissioni tv con Cochi e Renato, la mitica imitazione di Gustavo Thoeni… Lo andai a trovare con tutti i timori reverenziali del caso, raggiungendolo nella sede Rai di Torino, dove stava lavorando a un programma radiofonico. Devi sapere che la Rai di Torino è un posto inquietante. Una volta entrato, devi percorrere un lungo tunnel sotterraneo che passa sotto via Verdi e ti porta nel palazzo di fronte rispetto all’ingresso, dove ci sono gli studi. Percorro queste catacombe e arrivo nello studio, dove incontro Felice. Gli dico subito: che strano, questo ingresso, questo tunnel… e lui: eh, e devi sapere che nel dopoguerra il tunnel era pieno di delinquenti, di prostitute, era un luogo oscuro e pericoloso… al che io gli chiedo: ma davvero? E lui mi mette una mano sulla testa e mi fa: com’è ingenuo, com’è giovane…».

Felice Andreasi se n'è andato il giorno di Natale, nel 2005. Si era ritirato da tempo a Cortazzone, un paesino dell'astigiano. Via dalla pazza folla e dal rumore del mondo. Aveva cominciato da pittore - “Avevo esposto in una mostra a Borgo Po. C'era stato un premio e durante la cerimonia mi hanno chiesto di raccontare qualcosa. Lì ho conosciuto un musicista jazz che mi ha invitato nel locale dove si esibiva. Ci sono andato dopo una settimana. Non ero abituato, mi divertivo, bevevo, cinque, sei whisky. Finito di suonare il musicista dice al microfono: e adesso vi presento un pittore che è anche un bravo attore, Felice Andreasi. Ero ubriaco fradicio, non mi rendevo conto di ciò che facevo. Ho sparato tre quarti d' ora di scemenze e sono crollato, tanto che mi hanno riportato a casa a braccia. Il giorno dopo il proprietario del locale mi telefona per scritturarmi. Lei è fenomenale, dice” - ed era ritornato a dipingere: le colline del Monferrato erano il suo soggetto preferito, con la terra del Monferrato si fabbricava i colori. E, quand'era stagione, andava per funghi, dicono.
Felice Andreasi: stralunato maestro della parola, gran contastorie, genio del nonsense.
Oggi come oggi non è che se ne facciano poi tanti, così...

5 commenti:

Anonimo ha detto...

A me viene da piangere quando penso ai comicastri fatti in serie con lo stampino di palstica che propina la televisione di adesso, ai pessimi comichetti che un adolescente vede in tv e poi pensa "questa è la comicità". Anche in queste cose, mi ritengo davvero fortunato: avendo visto la televisione degli anni Sessanta-Settanta, bianco e nero, poche ore al giorno, solo uno o due canali, gestita dai democristiani finchè si vuole, anche tarpata dalla censura, ma che roba passava...che fior di gente ho visto: Marenco, Andreasi, il Fo del Mistero Buffo, Walter Chiari, Franca Valeri, Mina, Sordi, Cochi e Renato, il Villaggio sulfureo degli esordi, Gasman, Carmelo Bene, il Benigni dei tempi d'oro, un giornalista come Andrea Barbato, Ugo Gregoretti, Nanny Loy e Specchio segreto, Bracardi, Mario Soldati...
D'altro canto...quella televisione portò al 1968 e agli anni Settanta. La merda che passa adesso è Berlusconi.

luciano ha detto...

L'anonimo di prima ero io: luciano /idefix

alessandro perrone ha detto...

Beato te, ed io che sogno di essere ancora in fabbrica e sto lavorando?
Cacchio, facciamo tanto per tornare, in un posto che neanche ci vuole ed è brutto pure nei sogni.....

yodosky ha detto...

Io DETESTO il Partigiano Johnny.

Fabio Montale ha detto...

L'ho visto all'Alcione (esiste ancora?) e faceva un freddo boia. Immagino per 'vivere' il film.
Ne ricordo di peggiori.