martedì 24 marzo 2009

A Left without a bone in its body

Sono andato a leggermi l'articolo di Perry Anderson apparso il 12 marzo scorso sulla London Review of Books (ne aveva scritto Nadia Urbinati su la Repubblica di lunedì 16 marzo). Lo storico britannico, già direttore della New Left Review, parla della sinistra italiana e il titolo del suo intervento è assai significativo: An Invertebrate Left, una sinistra invertebrata.
Il saggio di Anderson è molto lungo (vi metto il link, nel caso abbiate voglia di sobbarcarvi l'onere della lettura http://www.lrb.co.uk/v31/n05/ande01_.html).
Ne pubblico qui di seguito solo qualche riga, il grassetto è mio.

Five years ago, reflecting bitterly on his country’s politics, Giovanni Sartori remarked that Gramsci had been right to distinguish between a war of position and a war of manoeuvre. Great leaders – Churchill or De Gaulle – understood the need for wars of manoeuvre. In Italy, politicians knew only wars of position. He himself had always thought the title of Ortega y Gasset’s famous book España Invertebrada would be still more apt for Italy, where the Counter-Reformation had created deep habits of conformism, and continual foreign invasions and conquests had made the Italians specialists in survival by bending low. Lacking any elites of mettle, this was a nation without a bone in its body.


Concordo in toto. In Italia i politici (in politici in generale, ma quelli della sinistra in particolare) conoscono solo le guerre di posizione (Nadia Urbinati ha voluto sottolineare quel “risvolto pratico-politico della cultura idealista e storicista che ha animato molta parte (benché non tutta) della sinistra italiana: la refrattarietà a comprendere e praticare il conflitto politico, e al contrario, la ricerca della mediazione e del consenso”) e, proprio in quanto italiani, sono specialisti soprattutto nell'arte della sopravvivenza (che si impara by bending low, scrive il marxista Anderson sulla scorta del liberale Giovanni Sartori: e cioè piegandosi...).
Proprio ieri il politologo francese Marc Lazar (profondo conoscitore delle grandezze e delle miserie della sinistra italiana), lamentando “il mutismo dei politici italiani” sulle (demenziali e) irresponsabili parole pronunciate dal papa dei cattolici in Africa (“il problema dell'Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi, che anzi lo aggravano”), un “assordante silenzio” da lui definito “stupefacente”, ha scritto che “gli ex Ds perpetuano una tradizione comunista che consiste nel cercare in ogni modo di non mettersi in urto con la Chiesa cattolica. E' sostenibile questa politica dello struzzo? Oggi gli italiani di sinistra, siano essi laici, agnostici, atei, oppure cattolici tendenti al «fai da te», nel tentativo di conciliare le proprie convinzioni profonde con le raccomandazioni della Chiesa e con le sfide quotidiane della modernità, sono senza dubbio più avanti di quanto pensi il Pd”.
Oggi il mio amico Luciano Comida ha voluto ricordare in talkischeap una cosa che sentì dire al vecchio Riccardo Lombardi al congresso dei giovani socialisti del 1977, a Bologna: “c'è troppa prudenza, compagni”. Luciano non l'ha mai dimenticato.
Quanto a me, si sarà capito, di certe prudenze gesuitiche (deep habits of conformism) ne ho pieni i coglioni. E da tempo.


P.S.
Di Perry Anderson scrissi già lo scorso anno. Se interessa, http://tic-talkischeap.blogspot.com/2008/04/la-versione-di-perry.html

2 commenti:

luciano ha detto...

'Mazza oh...Scrivi un post su Anderson, Lazar, Lombardi e nessuno si fa vivo.
Se invece citavi (con tanto di foto a 3D) la Tettona del grande Fratello, arrivavano le folle?
Oppure hai sbagliato a citare pure me?

tic. ha detto...

Che ce voi fà, Luciano: quelli sulla sinistra son discorsi esoterici...