domenica 21 dicembre 2008

Ritrarre la memoria

“When I was eighteen, Uncle Sam told me he’d like me to put on a uniform and go off to fight a guy by the name of Adolf. So I did.”
La più bella storia a fumetti che ho letto quest'anno (e una delle più belle che io abbia mai letto) è (il primo volume de) La guerra di Alan di Emmanuel Guibert.
Si tratta innanzitutto della storia di un amicizia: quella tra l'autore e Alan Ingram Cope.
Nella prefazione Guibert ne ha parlato così: “Quando ho incontrato Alan COPE aveva sessantanove anni e io trenta. Non sapevamo che avremmo avuto solo cinque anni per essere amici, ma ci siamo comportati come se lo avessimo saputo. Come diceva Alan, non abbiamo perso tempo. Siamo stati molto insieme. Ci siamo scritti e telefonati centinaia di volte. Ci siamo coperti di libri, disegni, cassette. Abbiamo fatto giardinaggio. Abbiamo cucinato. Siamo andati in bicicletta. Abbiamo suonato il piano. Fatto compere”.
Per Alan era importante raccontare, per Emmanuel ascoltare.
“Raccontava la sua vita. Aveva una memoria docilissima che lo portava dove voleva lui. Lo portava in California, la California della sua infanzia e della sua adolescenza. In Europa, durante la guerra. Ovunque fosse stato e avesse vissuto. (...) Quello che mi parlava era un vero scrittore. Lo ascoltavo e lo guardavo con rispetto. Anche dopo aver spento e riposto il registratore, sulla strada di casa, rivedevo quell'uomo tutto raggiante del suo passato ed ero felice di potergli stare accanto”.
Emmanuel Guibert, disegnatore di fumetti, decise un giorno di ritrarre la memoria di Alan Cope (uno che del disegno aveva un'altissima opinione. E che amava i fumetti...). E lo fece: a volte illustrando i ricordi del vecchio così fedelmente che entrambi ne rimanevano turbati, altre volte deformandoli. In entrambi i casi, Cope “era felicissimo. E fiero”. Perciò, per il suo racconto da vero scrittore, scelse solo “momenti veri, non interpretati, colti per quel che hanno di autentico”.
La guerra di Alan è un memoir grafico straordinario. In questo primo volume (uscito In Francia nel 2000, otto mesi dopo la morte del vecchio) si racconta dell'addestramento militare di Alan negli Stati Uniti, a Fort Knox prima e a Fort Benning poi, tra il 1943 e il 1945. Negli altri due volumi (che Coconino Press pubblicherà. Presto, si spera) sarà della sua guerra in Europa che si racconterà.
Non so se può dirvi qualcosa, ma il lavoro di Emmanuel Guibert a me ha ricordato, in qualche modo, Band of Brothers, quella bellissima serie televisiva in dieci puntate prodotta da Steven Spielberg e Tom Hanks e ispirata da un lavoro di Stephen Ambrose, Band of Brothers: E Company, 506th Regiment, 101st Airborne from Normandy to Hitler's Eagle's Nest, del 1992. La conoscete? Forse si trova ancora in giro, per 80 euro (o su di lì), in un cofanetto con 6 dvd.
Un pezzo di storia della tivù, e non solo di quella americana. Accattàtevelo, s'il vous plait.
Nella sua prefazione al testo Guibert (autore che è particolarmente incline a misurarsi con la storia: fin dal suo debutto, Brune, del 1992) ci tiene però a precisare che quella de La guerre de Alan non è assolutamente una ricostruzione storica: “Mi documento poco. Cerco essenzialmente le immagini che il suo racconto ha suscitato in me quando l'ho ascoltato per la prima volta. Sono state quelle immagini a farmi venire voglia di lavorare”.
E ne è uscito un vero capolavoro, sapete? Delicato (come il disegno, sospeso tra ligne claire e realismo) e commovente, volutamente antiepico. Il primo volume comincia il giorno in cui venne bombardata Pearl Harbor (Mi ricordo le espressioni stupefatte, sconvolte. Quanto a me, non avevo la minima idea di cosa fosse PEARL HARBOR) e finisce con lo sbarco di Alan in una Le Havre completamente distrutta dai bombardamenti (Il sergente ci faceva fermare spesso per prendere fiato. E' stato durante una di quelle soste che STANLEY, il tipo che era di fianco a me, mi ha detto: “Ehi, Cope, ce ne ricorderemo di questo 19 febbraio!”. “E' il 19 febbraio?”. “Sì”. “E' il mio compleanno. Ho vent'anni”).
Vent'anni.
“Alan è nato in California nel 1925. Io sono cresciuto nel sud della Francia negli anni Settanta. Le nostre palme sono simili. Ovviamente io non ho fatto la guerra, ma il mio bisnonno è stato nello Chemin des Dames, mio nonnno Dunkerque, mio padre in Algeria. La guerra non è mai lontana da nessuno”.

3 commenti:

luciano ha detto...

Quanti bei suggerimenti, dai.
http://lucianoidefix.typepad.com

P@ola - Farinata ha detto...

BUON NATALE
.
Buon Natale, means Merry Christmas to you
Buon Natale, to everyone
Happy New Year and lots of fun
Buon Natale may all your wishes come true
Buon Natale in Italy means
A Merry Christmas to you
.
Far away across the sea
In sunny Italy
There's a quaint little town
Not a clock has been wound
For over a century
.
They don't know the time or year
And no one seems to care
And this is the reason
The Christmas season
Is celebrated all year
.


Warm Wishes

Health and Wisdom for All

tic ha detto...

Grazie, Paola...