mercoledì 22 ottobre 2008

Razzista io? Parla lei che è negro!


La battuta è di quel grande umorista (e giornalista sportivo) che è stato Beppe Viola e mi serve per raccontarvi di un'incazzatura omerica.
Che cos'è accaduto? Presto detto.
Stamattina apro il giornale locale alle pagine dedicate alla mia città (vabbé, città, insomma... Si fa per dire) e ci trovo una bella letterina, firmata da tal Fabio Berti.
Leggete un po' cosa scrive questo.

Razzista, io? Parlando con amici, appena ho messo sul tavolo il mio disagio nei confronti dello stile di vita «zingaro», sono stato prontamente tacciato di razzismo.
«Ecco un bel quadretto che spiega le fortune del nano», mi sono detto. Ho provato ad insistere, a spiegare; niente da fare. Mi sono visto costretto a ripiegare su un altro argomento con un senso di rabbia impotente che mi ha fatto pensare: «Hanno ragione a votare Lega le migliaia che hanno la tessera della Cgil in tasca! Devono ancora toccare il fondo!». Poi, sfumata la rabbia, sono stato colto da un'accorata compassione per il popolo di sinistra che manca di occhiali adatti alle circostanze. Gira usando il binocolo internazionalista, con ancora nelle orecchie il proclama «proletari di tutto il mondo unitevi!», incapace di ascoltare senza pregiudizi i discorsi «de privata» o «della siora Maria» che danno la reale misura dei bisogni.
Demonizzare i sentimenti di milioni di persone, chiamandoli «discriminatori», «segreganti» o peggio, è una politica facile, ma in realtà inefficace per la soluzione del problema. Le ansie e le preoccupazioni della gente non si dovrebbero trascurare, e nemmeno si possono controllare efficacemente etichettandole come razziste o xenofobe.
Inoltre, dire alla gente che «ha bisogno» degli immigrati per motivi economici o per il calo demografico genera un dibattito valido e utile, ma non risponde ai suoi dubbi più profondi. La sfida che abbiamo davanti è trovare modi legittimi ed empiricamente validi per rispondere costruttivamente a queste preoccupazioni. Apriamo uno spazio fisso di dibattito su queste questioni.

Legenda: per chi, tra i lettori, non fosse residente nella Venezia Giulia, la “privata” è un luogo (quasi sempre una piccola azienda agricola) dove, in certi periodi dell'anno, c'è mescita di vino. Non è un'osteria o un bar, avrete inteso, ma un'attività gestita da privati (appunto) cittadini che sono autorizzati ad aprire le porte della propria casa (della propria cantina) ad una clientela che in genere (ma direi per antonomasia) è molto popolare. Per cui dire gente “de privata”, dalle mie parti, è un modo per dire 'popolo'. E i discorsi “de privata” di Fabio Berti sarebbero le parole e i ragionamenti del popolo.

E insomma, ho deciso di rispondere stans pede in uno alla richiesta del signor Berti: dibattito, dibattito, perdiana!
Pertanto ho inviato a il Piccolo questa missiva.

Il signor Fabio Berti scrive al Piccolo del suo disagio nei confronti degli zingari e racconta che per tale motivo è stato “prontamente tacciato”, da alcuni suoi amici di sinistra, di “razzismo”. All'inizio si è arrabbiato, poi ha provato “un'accorata compassione” nei confronti di chi, a sinistra, non sa più ascoltare senza pregiudizi i discorsi “de privata” o “dela siora Maria” (parole sue).
Poiché egli termina chiedendo che venga aperto uno spazio fisso di dibattito su tali questioni, ho deciso di rispondere subito al suo richiamo.
Al signor Berti non piacciono gli zingari? Secondo me questo è un problema solo suo: non vedo cosa c'entri la sinistra...
A me gli zingari non fanno né caldo né freddo, in quanto categoria. Ma nemmeno gli sloveni, gli americani, gli elettricisti e i dipendenti pubblici, in quanto categorie. E questi sono solo cavoli miei: non credo che la sinistra debba farsene carico.
Detto ciò, secondo me uno dei problemi più pressanti per la sinistra, in questo particolare momento storico, consiste nel ritrovare, da qualche parte, la voce per urlare che se (come ha fatto notare la Caritas) sono quindici milioni gli italiani a rischio povertà (leggasi: costretti a campare la vita con 600 euro al mese o poco più); se il 48% del reddito nazionale è nelle mani del 20% delle famiglie più ricche del Paese; se il 20% delle famiglie più povere percepisce solo il 7% del reddito nazionale; se tutto questo è vero, la colpa non è precisamente degli zingari, o magari degli immigrati clandestini.
Concludo dicendo che mi va benissimo che la sinistra presti orecchio, senza pregiudizi di sorta, ai discorsi “de privata” o “dela siora Maria”, e alla povera gente insicura. Lo faccia pure, per 29 giorni al mese. Basta che si ricordi, il trentesimo giorno, di chiedere anche al professor Piredda come la pensa. Il professor Piredda, infatti, appartiene pure lui al famoso popolo anzi, alla famosa gente (anche se i 1.322 euro che prende al mese di stipendio lo qualificano, indubbiamente, come un privilegiato: non ha detto così, il ministro Brunetta?). Anche il professor Piredda vota. E infine (ebbene sì) pure al professor Piredda, qualche volta, capita (pensi un po', signor Berti) di andare a bere in privata. Ma non ha mai chiesto alla sinistra (la sua parte politica, nonostante tutto) che per questo motivo gli venisse appuntata al petto una medaglia.

Legenda: per chi, tra i lettori, non lo sapesse, il professor Piredda di cui sopra sarei io...

Ho fatto fatica a mantenermi calmo col Berti, sapete?
Ne ho pieni i coglioni di sentire certi discorsi, a sinistra (il Berti è in tutta evidenza un elettore della sinistra e probabilmente del PD, vista la sicumera 'modernista' profusa a piene mani). Siete lontani dalla gente, siete lontani dalla gente, siete lontani dalla gente: la destra ce lo ripete ogni giorno e noi, in alto e in basso, ci crediamo pure.
Dire 'a' o 'ba' sul razzismo che serpeggia nella società italiana sarebbe un male perché la cosiddetta gente comune (io però - con tutta la mia distanza dal popolo - non mi permetterei mai di definire qualcuno 'gente comune': trovo che sia un modo osceno di riferirsi a delle persone) certe cose non solo le pensa, ma ormai le dice apertamente visto che, oilallà oilallà, ormai si possono dire, sono, massì, sdoganate: e noi, noi sinistra à la page, non possiamo mica “demonizzare” i sentimenti di milioni di persone...

E il riferimento alla “siora Maria” e alle private? Dai... Roba alla Joe l'Idraulico, quel simbolo della classe media ''impaurita dal piano di Obama di alzare tasse e uccidere posti di lavoro'' che si sono inventati i ferocissimi strateghi della campagna elettorale di John McCain.
Ma quante vittime della cattiva televisione ci sono, ormai, in questo Paese? Quante?
Sono stato buono, sono stato tanto, tanto buono con il signor Berti. Ma checcazzo... Perché io non sarei popolo?
Perché leggo qualche libro? Perché penso che “le ansie e le preoccupazioni della gente” siano di molto influenzate da telegiornali e programmi di intrattenimento scandalosi? Perché penso che la tivvù abbia un'enorme responsabilità nella diffusione della violenza, in questo Paese e altrove? Perché penso che la tivvù contribuisca ad innescare non solo meccanismi di emulazione della, ma anche – ed è persino peggio – meccanismi di assuefazione alla, violenza? Perché penso che la sovrapposizione continua tra dimensione reale e proiezione virtuale sia all'origine di quella sensazione di insicurezza vissuta da larghi strati della popolazione italiana? Perché penso che l'opinione di milioni di persone potrebbe pure essere una grandissima cazzata, alla facciaccia dei milioni di persone? Perché io so come si fa a inventare un capro espiatorio?
Ma vaffanculo, va: vaffanculo ai discorsi de privata e pure a tutte le sioremarie del mondo.

16 commenti:

Zimisce ha detto...

Star calmi in questi casi non è facile. La tentazione della reductio ad hitlerum è sempre dietro l'angolo. Ma fondamentale è l'argomento che porti: milioni di persone possono tranquillamente pensare stronzate, pur essendo milioni.

E anche se tento di mettermi nei panni di siora Maria e guardare l'immigrato con i suoi occhi, non posso fare a meno di concludere che siora Maria non ha capito un clinz, per rimanere in ambito locale.

Mammifero Bipede ha detto...

Caro Tic, sulla questione vorrei provare a fare un ragionamento un po' più articolato, quello forse che Berti non è riuscito a fare.
Intanto la definizione "stile di vita zingaro" è secondo me fuorviante. Lo "stile di vita" uno/a se lo sceglie, se può. Ma se non ha scelta non si può parlare di "stile".
Io vivo a Roma, in periferia, campi nomadi qui ce n'è quanti ne vuoi. Mi capita spesso di sfiorarli nei miei giri in bici su strade secondarie, anzi, devo ammettere che molti dei sentieri che mi capita di percorrere per divertimento probabilmente sarebbero rimangiati dalla vegetazione senza il passaggio continuo di persone "invisibili", che si muovono a piedi ogni giorno alla ricerca di un'occasione di riscatto.
In quei "campi" (termine perfino nobile rispetto ad altri più esatti: baraccopoli, favelas, ghetti) vivono persone poverissime, ignoranti e senza speranza di sviluppo, di crescita, di un riscatto sociale. Vivono bambini che hanno spazzatura al posto dei giochi, che razzolano in mezzo a cani e topi e crescono vestiti di stracci, per diventare adulti vestiti di stracci.
Ora io penso che chiunque abbia un minimo sentire cosiddetto "di sinistra" (ma, perché no, "cristiano" va altrettanto bene) non possa non ritenere che una società "giusta" non possa esimersi dal darsi un obbligo di fornire a queste persone perlomeno una speranza, di riscatto, di integrazione, di crescita umana e sociale.

Oggi la destra xenofoba ha facile gioco nell'attizzare odio nei confronti dei "diversi", ma non posso dire che le amministrazioni di centrosinistra (Roma ne ha avute per decenni) abbiano realmente agito per disinnescare il possibile insorgere del problema.
Quello che hanno fatto è stato girarsi dall'altra parte. Forse erano troppo impegnati ad organizzare le estati romane, a chiacchierare nei salotti, a pensare alla festa del cinema, a ripulire il centro storico per favorire il mercato del turismo (o meglio "lo spennamento" dei turisti) , o a dare mano libera agli amici palazzinari per distribuire mostruose colate di cemento in tutta la periferia.
Quando si venivano a creare dei problemi (eh, già, a lasciare una mina innescata si rischia che esploda...) di volta in volta veniva sgombrato un campo qui, uno là, sempre spostando il problema fuori dalla visuale, mai affrontandolo, mai risolvendolo.

E non dico che una soluzione sia semplice, o che tout-court debba esistere, ma almeno provarci. Almeno provarci.

Anonimo ha detto...

Condivido ampiamente il post di Tic. Aggiungo soltanto tre elementi di ulteriore riflessione.
1) Er popppolo non ha necessariamente ragione. Nè ce l'hanno le maggioranze per il semplice fatto di essere "di più". Basti pensare al catastrofico referendum Gesù o Barabba, stravinto dal secondo. A questo proposito un libro che andrebbe studiato nelle scuole è IL CRUCIFIGE E LA DEMOCRAZIA di Gustavo Zagrebelski.
2) C'è una vignetta realizzata da uno dei più geniali pensatori che abbiamo adesso in Italia, Altan. "Se cento miliardi di mosche mangiano merda, non è un buon motivo per farlo anche noi"
3) Una deliziosa e fosforica barzelletta inglese dice molto sulla paranoia delle persone comuni, che si autoconvincono delle proprie fasulle idee. A Londra, mr Jones è vicino di casa di mr Hutkinson. Da alcuni decenni, ogni mattina, Hutkinson esce di casa e getta sul marciapiede un fiammifero mezzo masticato. Per anni, Jones non ha mai commentato il fatto. Finchè, un giorno, incrociando il vicino, gli chiede: "Scusi, mr Hutkinson. Posso farle una domanda?" "Certo, mr Jones" "Per quale motivo lei ogni mattina butta qua davanti un fiammifero semimasticato?" "Oh, è semplice, mr Jones: è per non far venire i leoni" "Ma, mr Hutkinson, qui a Londra non ci sono, i leoni" "Appunto, mr Jones"
dhttp://lucianoidefix.typepad.com/

Anonimo ha detto...

stomper romper.....e basta!!

Alessandro Perrone ha detto...

Dio bono! Piredda mi ha bruciato la lettera che pensavo di scrivere al Piccolo.
Ma vado a spiegare. Sono un operaio metalmeccanico e questa settimana lavoro al primo turno, quindi, mi alzo alle 4.40 per essere in fabbrica prima delle 6 e riuscire a leggere i giornali locali (online) tra le 5.10 alle 5.30 (facendo politica ci si deve informare il più possibile), poi devo correre; 10 minuti per arrivare ed altri 10 per indossare la tuta blu (el terlis) timbrare e arrivare in reparto.
Oggi mi capita di leggere la letterina del Berti e penso subito a quella storiella del tale che dice: “Io non sono razzista, sono gli altri ad essere negri!”, dunque armato di verve polemica da giustiziere della notte, in fondo è ancora notte, penso al titolo: “Signor Berti lei è un razzista, ma può guarire”.
La cosa è seria, mi dico, a questi beceri razzisti si deve rispondere, poiché tra un razzista convinto ed uno pseudo-inconsapevole, il secondo combina più danni, soprattutto di questi tempi, quindi, tra un traguardo di lavoro e l’altro, penso più volte alla lettera del Berti, ma soprattutto a come attaccarlo, ma senza prenderlo troppo sul serio e senza buttarla in politica, poiché, mi dico ancora, anch’io vado in privata e sono un comunistone, tipo Mario Braga del mitico spezzone del film di Verdone, ve lo ricordate?..... “Fascio a me? Fascio a me? A zoccolè io non sò comunista così (alza un pugno), sò comunista cosìììììì!!! (ed alza anche l’altro pugno)”. Insomma, mi faccio tutto il mio film e tosto ripenso che una volta a casa butterò giù una lettera di fuoco, ma cosa succede? Il professor Piredda mi anticipa e, “potere alla parola!”, scrive una lettera che ora gli invidio….. Ha ragione Brunetta? Ma che cazzo fanno ‘sti statali tutto il giorno?

Anonimo ha detto...

SCUSATE L'INTERMEZZO:al ottimo PERRONE: che ne pensi di quei due KAZZONI di sindacalisti che stanno a denunciare tutti gli amministratori delle provincia perdendo poi i ricorsi!! ma il SINDACATO non doveva stare ai tavoli di trattativa? non doveva sciperare se qs. non andava? e allora perchè i lavoratori pagano senza saprlo avvocati, già profumatamente pagati, per questioni che non interessano i lavoratori stessi? un sindacalista - vd- la ns. CGIL - che è contro la stabilizzazione del precariato (vd. caso Provincia) è meglio che vada al GRANDE FRATELLO e che dia le DIMISSIONI.ma sto' kazzo di sindacato affarista e tangentista la finirà prima o poi di strafarsi (in tutti i sensi) i Kazzi propri e penserà all'interesse dei lavoratori? inutile celebrarsi solo quando MUORE qualcuno!!! FRIZZI COMINI TONAZZI

Anonimo ha detto...

che KAzzo c'azzecca il sindacato con il RAZZ ismo??? forse c'azzecca è vero!!

forlanini

Xtiana ha detto...

Tic, mi concedi una punta di razzismo verso chi usa la K al posto della C?

rudy m. leonelli ha detto...

Beh, c'è k e k, e quando sta all'inizio della parola Kossiga, direi che se la cerca proprio...
_______

Ma ero passato di qui per dare una notizia a TIC: ho assegnato un premio (motivato) al tuo blog. E, quando hai tempo, passa da "incidenze", dove troverai tutte le informazioni.

Tic. ha detto...

Grazie, Leonelli.
Fa piacere...

Quanto al sindacato, il sindacato, in proviancia di Gorizia NON assomiglia per nulla ad Alessando Perrone.
Ergo, certe cose non andrebbero chieste a lui...

Anonimo ha detto...

e chi le chiede a Lui? però se incrocio il Suo pensiero su CAMERACONVISTA ebbè certe informazioni/prese di posizione potrebbe anche prenderle. Convengo che c'è K e Kappa. DETTAGLI. Gulliver&lillipuziani

billy bragg ha detto...

mi son perso qualcosa?

Alessandro Perrone ha detto...

A suo tempo ho espresso le mie preoccupazioni verso la mossa del sindacato, che ho giudicato abnorme e pare che avessi qualche ragione, ma anche verso la Provincia (Gherghetta) poiché penso che una giunta di centrosinistra non possa avere contro il sindacato.
Su quest'ultimo ho un giudizio complesso, anche critico, ma meno tranciante di quello che esprime Tic. Sono stato per 15 anni un delegato sindacale della FIOM e devo dire che tra le ormai innumerevoli esperienze politiche della mia vita, quella del sindacalista è stata senza dubbio la più bella.

Fabio Montale ha detto...

Non si crucci, non ci sono problemi, dài! La sinistra, anche col suo aiuto, si riprendera'. Basta eliminare quella milionata di oppositori interni che si ostinano a non pensarla come chi decide. Era Freak Antoni che scriveva: mangiate merda, miliardi di mosche non potranno tutte avere torto. Pensare il contrario e' un alibi, un po' troppo elitario per essere di sinistra.
Bella la lettera, praticamente ha pubblicamente detto: bravo, hai detto la tua, adesso togliti dalle palle che la sinistra la critico io, che te sei ignorante.
Date un pensiero alternativo al vostro elettorato, non incazzatevi solo perche' non vi capisce piu'. Sara' mica tutta colpa di chi si alza alle 4, no?
Onestamente mi sento in disaccordo su quasi tutto, ma non ho voglia di turbare il salotto, che a leggere tutto vi si raffredda il the.

Fabio Montale ha detto...

Ancora un pezzetto. Per levarmi il cappello davanti a una gran persona come Alessandro Perrone, che ricordo sempre con grande stima e affetto. Trent'anni fa mi salvo' il culo ponendosi a capopopolo di un nugolo di incazzati (con me, che avevo 12 anni). A scuola avevo raccontato di un furto nei garage del condominio in cui abitavo e che il ladro che avevano preso abitava nelle case popolari a fianco. Il passaparola si esauri' partorendo un concetto del tipo: quelli che abitano li' sono tutti ladri. Alessandro mi affronto', per rimproverarmi, certo, ma anche per salvarmi da giustizie sommarie che si stavano preparando (il povero 'yoghi' mi ha suonato a casa per anni con l'idea di farmi scendere per tirarmi un paio di sberle).
Penso che Alessandro conosca la capacita' di un operaio incazzato di tirare quattro porchi e quattro pugni se qualcuno si permette di rubargli un cacciavite.
Razzismo e' cacciare un professore universitario perche' ebreo o negro. Qui non si parla di razzismo. Qui si parla di coglioni pieni in una situazione economicamente difficilissima e chi si alza alle 4 oggi e' molto piu' incazzato di dieci anni fa.
Quindi deponete le armi, rimangiatevi il rancore vomitato e date argomenti.

Tic. ha detto...

Insomma, marsigliese: se ho capito bene, per lei Berti è di sinistra, in quanto popolare e io non lo sarei in quanto elitario...

Con la mia lettera ho detto a Berti:
1) che ragiona per luoghi comuni;
2) che è un presuntuoso.
Nient'altro.

Sta roba delle private e della siora Maria a me pare una gran cazzata. Sarò padrone di dirlo? O non devo farlo perché sennò il popolo si offende?
E perché devo sempre preoccuparmi io, se il popolo si offende? Ma lei lo sa quante volte al giorno vengo offeso io? Facciamo così: qualche volta che sia il popolo a preoccuparsi di non offendere me.
E poi, 'sto popolo, che cosa sarà mai? Io mica lo so.
Definisca 'popolo', please.

Quale sarebbe poi il pensiero alternativo che dovremmo offrire al nostro elettorato? Il 'noi, padroni a casa nostra' di Bossi?
C'è già il Bossi, ad offrirlo: possiamo benissimo risparmiarci lo sforzo, io credo...

Infine, io non so cosa faccia, nella vita, il signor Berti, per campare.
Non lo so mica, se si alza alle 4. Lei che ne sa?

E non provo proprio nessun rancore, nei confronti del signor Berti. Perché mai dovrei?

Solo una cosa mi sento di dire: siccome il signor Berti è di Monfalcone e a Monfalcone gli zingari non si vedono neanche col cannocchiale, ci sono buonissime probabilità che il signor Berti sia un razzista - e se non un razzista, una persona che fa pesare i suoi pregiudizi agli altri (tutti noi abbiamo dei pregiudizi: non abbiamo però il diritto, io penso, di buttarli in piatto all'umanità).

Un razzista, quindi: non un povero diavolo che si sveglia alla mattina con i coglioni pieni.

I coglioni pieni, tra l'altro, non legittimano nessuno a prendersela con nessuno.

La battuta sul the, infine, è decisamente populista...