martedì 11 ottobre 2011

Anch'io trenta/quarantenne (rampante) del Pd!!!


Leggo oggi sul giornale (la Repubblica) che il trenta/quarantenne (rampante) del Pd Matteo Renzi ha organizzato un'altra convention dei suoi ormai proverbiali rottamatori dal 28 al 30 ottobre alla stazione Leopolda di Firenze. Ci saranno, pensate, Alessandro Baricco in quanto scrittore e Alessandro Campo Dall'Orto in quanto numero uno di Mtv Italia, Giorgio Gori in quanto produttore (che cosa produca poi Gori non saprei dire, ma vabbè: qualcosa egli produrrà e via andare) e Fausto Brizzi in quanto regista. Ah, sì: ci sarà pure («viene apposta da Chicago», quasi si commuove Renzi) Luigi Zingales in quanto economista.
Che mi dite? Eeeeh? Fico, no?
Secondo il quotidiano la Repubblica, “quella di Renzi è una sfida al Pd: «Vogliamo incalzarlo sui contenuti, perché non pensi solo a piccole beghe e grandi alleanze. E ci sarà una grossa sorpresa finale», annuncia”.
Quale grossa sorpresa? Azzardiamo volentieri una previsione: potrebbe trattarsi di Natalie, la trans del caso Marrazzo.


Leggo poi che la ormai leggendaria Debora Serracchiani e Pippo Civati - trenta/quarantenni (rampanti) del Pd, esattamente come Renzi – il 22 e 23 ottobre saranno a Bologna con la convention intitolata Il nostro tempo: «non abbiamo litigato con Matteo – sostiene Civati – abbiamo solo preso strade diverse».
Avete preso nota, sì? Bene. Sappiate allora che non è finita: il prossimo weekend, infatti, Nicola Zingaretti e Andrea Orlando - altri trenta/quarantenni (rampanti) del Pd denominatisi, pare, “neo-dem” - terranno una loro convention a L'Aquila.
In tutto 'sto magnifico fervore di iniziative politiche, il quotidiano la Repubblica si è lasciato sfuggire la notizia della convénscion dei trenta/quarantenni (rampanti) del Pd della provincia di Gorizia, organizzata da me e da Stefano Pizzin alla trattoria "Dal Peon" a Turriaco (GO) per una delle prossime serate.


Ci ritroveremo in quel luogo (così carico di storia, non esito a dire) per discutere, ovviamente, di futili minchiate: le stesse - ma proprio le stesse, sputate sputate - di cui Matteo Renzi discuterà con Baricco, Campo Dall'Orto, Gori, Brizzi e Zingales alla stazione Leopolda di Firenze dal 28 al 30 ottobre; le stesse di cui Debora Serracchiani e Pippo Civati discuteranno a Bologna nel corso dell'iniziativa denominata Il nostro tempo; e, indubbiamente, le stesse di cui discuteranno a L'Aquila i “neo-dem” Zingaretti e Orlando).
All'importantissimo appuntamento - denominato Diamoci immantinente al buon tempo alla facciaccia di chi ci vuol male – ci saranno sicuramente Fabio Manunza detto "il Grezzo" in quanto Fabio Manunza detto "il Grezzo" e il dotatissimo (e ho detto tutto...) assessore Michele Rossi del comune di Staranzano in quanto Michele Rossi, miei sciagurati sodali da quasi trent'anni. È stata confermata anche la presenza di Alessandro Fabbro, sindaco del comune di Farra d'Isonzo (GO), in quanto principale esponente della nuova corrente del Pd isontino denominata neo-sanfedisti democratici ("neo-sandem"), e del mio carissimo amico Daniele Gerin (che viene apposta da Conegliano, provincia di Treviso, e a scriverlo quasi mi commuovo).
Chiudo con il menu: trippa e baccalà con polenta.
Si prevede (tenetevi forte!) un tasso alcolico piuttosto alto.

giovedì 6 ottobre 2011

Parole celebri dalle mie parti (n. 101)


"Quando noi ammiriamo la bellezza della perla, non dobbiamo dimenticare che è nata dalla malattia della conchiglia."

(Karl Jaspers)

lunedì 3 ottobre 2011

Ipotesi


Odio con tutta l'anima (cos'è diventato) il calcio. Ma leggo le cronache calcistiche, ogni tanto. Quindi so che l'Inter non sta facendo granché bene, in questo momento (ha beccato 11 gol, che non son pochi, in appena cinque partite), e so pure che ha recentemente cambiato allenatore.
Non sono dunque momenti facili, per il club meneghino.
Oggi poi è venuto fuori che il presidente Moratti, in privato, un paio di mesi fa (cioè pochi giorni dopo la decisione della Figc di non revocare all'Inter lo scudetto del 2006 nonostante il ricorso della Juventus), avrebbe detto: «Vedrete che ce la faranno pagare».
Chi? Chi è che la farà pagare all'Inter? Moratti non l'ha detto.
E allora, sotto con le ipotesi (occhio alle prime due: sono dei classici intramontabili).

1 – i framassoni;
2 – gli ebrei (nonostante Gad Lerner);
3 – il Fondo Monetario Internazionale (forse perché vorrebbe essere l'unica Internazionale al mondo);
4 – i Rosacroce;
5 – Massimo D'Alema e la sua famigerata ombra;
6 – per sei, trentasei;
7 – i magnifici sette;
8 – i quattro figli di Katie Elder e le loro gentili signore;
9 – i tre moschettieri moltiplicati per tre;
10 – l'uomo che corruppe Hadleyburg, l'uomo della pioggia, l'uomo che sussurrava ai cavalli, l'uomo in ammollo e l'uomo Del Monte;
11 – Maga Magò e Amelia;
12 – Magneto e i tutti i mutanti amici suoi;
13 – Mefisto e il suo figliolo Yama;
14 – i Santo California;
15 – Santo and Johnny;
16 – Simon and Garfunkel;
17 – Rodgers and Hart;
18 – Dalla e De Gregori;
19 – il Gran Mogol e le Giovani Marmotte;
20 – i fascisti;
21 – gli Aerosmith;
22 – il sindaco della città di Monfalcone, signora Silvia Altran, e la sua giunta;
23 – i fratelli Karamazov;
24 – sette spose per sette fratelli;
25 – le sorelle Materassi;
26 – le sorelle Bandiera;
27 – le sette sorelle (e questa, secondo me, ci potrebbe stare tutta, visto il core business della famiglia Moratti);
28 – gli Unni;
29 – i Burgundi;
30 – i Visigoti;
31 – i Sioux Hunkpapa;
32 – gli Apaches Chiricahua;
33 – gli abitanti di Alma Ata;
34 – gli astronauti;
35 – i calzolai;
36 – i neo-diciottenni;
37 – le tigri siberiane;
38 – i cosacchi del Don;
39 – gli impiegati alle poste;
40 – gli studenti di farmacia;
41 - i carmelitani scalzi;
42 - i bersaglieri;
43 - i ragazzi della via Pal;
44 - le dame di San Vincenzo;
45 - i lancieri del Bengala.

sabato 1 ottobre 2011

Post (moderatamente) colto con caduta di stile finale

Charles Péguy (1873-1914), singolare figura di intellettuale cattolico francese (un cattolico pochissimo ortodosso), ha lasciato scritto che «le pécheur est au cœur même de la chrétienté... Nul n'est aussi compétent que le pécheur en matière de chrétienté. Nul, si n'est le saint».
Traduco: il peccatore si trova nel cuore stesso della cristianità... Nessuno è competente quanto il peccatore in materia di cristianità. Nessuno, tranne il santo.
Parole su cui riflettere, no? Le trovate, tra l'altro, in esergo a Il nocciolo della questione, uno dei capolavori di Graham Greene, che era pure lui un cattolico ma non amava per niente essere definito “scrittore cattolico” e adesso non sto qui a spiegarvi perché.


Ora, se prendiamo per un attimo sul serio il punto di vista di Péguy, ecco che forse acquistano un senso le parole del cattolicissimo ministro Rotondi (non so bene che faccia abbia: forse è questo qui,

o magari quest'altro qua)

che nei giorni scorsi ha dato di Silvio Berlusconi la seguente definizione: “un santo puttaniere”.
Proviamo a metterci, per un momento, nei panni di un cattolico di quelli tormentati e pensosi. Su, su, che non è troppo difficile...

Bene: e se Santa Romana Chiesa, che ha fatto capire, da qualche tempo, di voler abbandonare Silvio Berlusconi al suo destino, stesse sbagliando?
Magari - chi lo sa, chi può dirlo? - il papi della Patria - con tutte le sue Began, le sue Minetti, le sue ninfette montenegrine: le sue maddalene, insomma - si trova, in questo momento, diciamolo pure con le parole di Péguy, nel cuore stesso della cristianità...
Pensateci: il cuore della cristianità, in questo preciso istante, potrebbe battere nel lettone di Putin a palazzo Grazioli o nella discoteca con i pali per fare la lap-dance della villa di Arcore.
Cosa stiamo facendo, dunque?
A chi stiamo voltando le spalle, eh?
Ma non si è fatto uomo per i peccatori, per noi peccatori, Gesù Cristo? Mi pare si fosse detto così, temporibus illis, no?
Cari miei, son dilemmi etici laceranti, questi: non possiamo mica liquidarli facendo bellamente spallucce, nevvero? Non abbiamo forse dei precisi doveri morali, noi, verso il nostro povero fratello puttaniere?


P.S.
I cattolici italiani mi hanno definitivamente rotto i coglioni.

giovedì 22 settembre 2011

It's the end eccetera eccetera eccetera


E vabbé, sono un romantico. Adesso è ufficiale.
Nel senso che ieri sera ho saputo dello scioglimento dei REM e questa mattina giù canzoni dei REM come se piovesse o come se i REM siano stati la mia band del cuore, il che non è (nel senso che io non ce l'ho mai avuta, una band del cuore, avendone avute molte, anzi pure troppe, o meglio avendo avuto molte band del cuore a seconda del mood di volta in volta prevalente dalle mie parti perché io, si sa, sono un tipo scostante e assai volubile).
Ma forse non è che sono un romantico, è solo che sto invecchiando.
O magari l'alternativa è quella messa giù da Bob Dylan, al tempo: “either I'm too sensitive or else I'm getting soft”, e tra rammollirsi e invecchiare chissà cos'è meglio.


E insomma ieri sera è venuto fuori che i REM hanno chiuso i battenti e oggi non è nemmeno stata dei REM, la prima canzone che ho ascoltato prima di buttarmi sui suddetti, ma dei fIREHOSE, una bella robina del 1987 intitolata For the singer of Rem - tre minuti e qualcosa in perfetto REM style - REM style sull'incalzante, non su giri lenti, if you know what I mean e spero proprio di sì perché ciò significherebbe che i REM, nella vostra vita, li avete frequentati almeno un po' - che sembra cantata da Michael Stipe in persona più che dal vocalist dei fIREHOSE e che non ho mai capito se debba essere considerata un omaggio con genuflessione annessa ai ragazzi di Athens, Georgia, o come un'affettuosa parodia, completa di liriche sul criptico-surreale andante che Michael Stipe avrebbe potuto benissimo cantare.
E con gli anni Ottanta siamo arrivati al punto, perché per me i REM sono soprattutto una faccenda da anni Ottanta.


Ricordo come fosse oggi la prima recensione di un loro disco in cui mi imbattei: era firmata da Federico Guglielmi sul numero 65 del Mucchio Selvaggio, giugno 1983. Trattavasi di Murmur, il loro primo lp (allora si chiamavano così, lp), e io avevo appena finito la prima liceo con matematica da riparare a settembre. Sosteneva Guglielmi che i REM ci tenevano in qualche modo ad assomigliare ai Byrds, anche se ne parlò come di Byrds aggiornati all'era new wave.
Allora non è che i Byrds li conoscessi poi molto, a dire il vero, ma capii immediatamente dove si voleva andare a parare (“i mitici anni Feffanta”, come avrebbe detto Gianni Minà) e la cosa mi sconfinferava un sacco, anche se poi il disco non lo comprai io ma il mio amico Nicola, che provvide a registrarmelo.
Quella cassetta mi accompagnò fedelmente per un bel po'. Fu con me, tra l'altro, nella mitica gita scolastica a Firenze del 1985: la ascoltai in corriera quelle millanta volte, col walkman (ve li ricordate i walkman, sì?) della mia amica Tatiana.
In quel 1984 uscì poi il secondo REM, Reckoning, che piacque a tanti e per il quale vennero chiamati in causa, per la band, altri numi tutelari, oltre ai Byrds (influenza tra l'altro non riconosciuta, venimmo a scoprire, dai signori Stipe, Buck, Mills e Berry), tipo ad esempio i Velvet Underground più morbidi (valga come esempio Camera) o certa psichedelia anno '67 o giù di lì, quando certe canzoni rock finivano per assomigliare a dei raga (ascoltatevi, se vi capita, Time after time) epperò, a ben vedere, qui i Byrds potrebbero essere chiamati in causa ancora, volendo.


Nel 1985, quando fu la volta di Fables Of The Reconstruction/Reconstruction Of The Fables, si capì – almeno chi aveva orecchie per intendere - che i REM erano lì per durare.
Intanto si fecero produrre da uno dei grandi stilisti del folk-rock fine Sessanta/primi Settanta, quel Joe Boyd che, per dire, aveva messo la sua firma sotto capolavori assoluti come Unhalfbricking dei Fairport Convention, Fives Leaves Left e Bryter Layter di Nick Drake e The Hangman's Beautiful Daughter della Incredible String Band: il che significava, se permettete, non solo conoscere un po' di storia, ma aver voglia di misurarsi con la storia.
E poi, beh, le canzoni di quel disco (cose come Maps and legends o Wendell Gee, con quel magico tocco di banjo) erano davvero magnifiche, autentici prodigi di scrittura e classe.
Ve lo dico? Beh, sì, dai: con Lifes Rich Pageant, del 1986, Fables... è il mio disco dei REM. Quello che ho ascoltato questa mattina assieme, appunto, a Lifes Rich Pageant, di cui ho mandato in loop quelle quaranta volte These days, col suo tiro che non se ne fanno più, con i suoi intrecci di voci (una cosa che i REM han sempre saputo fare come pochi), con quelle parole che a diciott'anni mi uccidevano (We're young despite the years we are concern/ we are hope despite the times) e che oggi mi hanno fanno venire i brividi per tutte le cose che son riuscito a ricordare di me e della mia vita.
E adesso posso pure tornare indietro da dove son partito, cioè da For the singer of Rem dei fIREHOSE, solo per dire che senza the singer, senza la voce di Michael Stipe, i REM mica sarebbero stati i REM: come riconobbe una volta Peter Buck, la band avrebbe potuto suonare in mille modi diversi ma quella voce sarebbe sempre stata unica e inimitabile e avrebbe fatto di una loro canzone una canzone inconfondibilmente loro.
E insomma, avrete inteso, per me i REM erano leggenda già a metà anni Ottanta. Non ho avuto bisogno, insomma, di Out Of Time e di Losing my religion (vent'anni fa, diobono) per saperlo.
E in ogni caso, beh, sì: i REM che amo di più son quelli del 1985 e del 1986, epperò Everybody hurts è cosa del '92 ed è pure una delle più belle canzoni della musica popolare di ogni tempo e luogo, giusto? Quindi lasciatemi pure cantare, va...
Gli ultimi dischi dei REM andavano avanti col pilota automatico, è vero, verissimo. Ma non sono mai stati indegni. Manierati? Sia. Ma non indegni.
Concludendo, ieri si è chiusa una gran bella storia, gente. E se per voi che mi leggete la musica pop è qualcosa di importante (per me sì che lo è, mi ha salvato la vita), di sicuro i REM qualche bella emozione ve l'hanno regalata.
Chapeu, dunque.

lunedì 19 settembre 2011

Misteri della fede

Confondo spesso la Minetti con la Binetti, io. E non è solo una questione di scambi di consonante.
Tra la Minetti vestita da suora, col crocefisso al collo – pensateci un attimo: un crocefisso rosso che ballonzola fra quelle poppe ubertose - e la Binetti, col suo cilicio d'ordinanza, ci sarà mica tutta questa differenza, no? Siamo sempre sul fetish spinto, e c'è a chi piace.

Ieri Giuliano Ferrara, sul Giornale, ha chiesto a Berlusconi di scusarsi con gli italiani.
Mi immagino una cosa del tipo «scusati, dai... Lo sai come sono fatti, no? Alle apparenze ci tengono. Scusati, su. Vedrai: per un po' ti terranno il muso, ma poi lo troveranno senz'altro, il modo di perdonarti: son mica protestanti...».
Ed è vero, come negarlo? Siam mica protestanti, noantri.
Anzi. In genere siamo docili, mansueti, paciosi. In una sola parola, moderati.
E, da che mondo è mondo, quando un protestante con la pistola incontra un moderato con il suo commercialista e magari anche, perché no?, con la sua igienista dentale e il suo pusher di fiducia al seguito, il protestante con la pistola è un uomo morto.

Una volta a Giovanni Testori scappò detto, se non ricordo male davanti a una platea di ciellini, che la bestemmia rappresentava ormai una delle ultime manifestazioni della presenza di Dio nel mondo.
Magari, chissà, oggi si potrebbe dire altrettanto del crocefisso rosso della Minetti vestita da suora.
Ma è decisamente roba da Aldo Busi, questa, non da Giovanni Testori.

domenica 11 settembre 2011

Il passo degli imperatori


"Organizzeremo, come partito, una manifestazione contro il governo per il 5 novembre...".
Questo stava scritto oggi sul giornale, e inizialmente ho pensato a un refuso.
Sarà il 5 ottobre, mi sono detto, e già mi suonava maluccio, la cosa. Poi ho indagato un pochino e, ostia, era proprio il 5 novembre, la data fatidica.
E dunque, fra due mesi il Pd manifesterà contro il governo Berlusconi.
Come diceva Napoleone dell'Austria? Toujours en retard, d'une année, d'une armée, d'une idée.
Il Pd.
Ma quanto è divertente il Pd, eh?

giovedì 1 settembre 2011

Maciste contro la Croce Rossa

Se c'è una dote che sono disposto a riconoscere volentieri al Governo in carica è quella che Voltaire attribuiva alle zanzare: aiutano a tollerare meglio le mosche.
Per esempio, tra Maurizio Sacconi e il vecchio Renato Altissimo, dite: non scegliereste Altissimo, voi? Beh, io sì! Tutta la vita Altissimo, lasciatevi servire.


E in un confronto tra Renato Brunetta e il leggendario Franco Nicolazzi, il secondo non ne esce forse come un autentico gigante della politica?


E Cirino Pomicino? Tremonti da una parte e o'ministro dall'altra: dai, chi vince?